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Giovedì scorso siamo andati con Davide Bono ed altri amici del MoVimento presso il cantiere dell'inceneritore del Gerbido, dove era in programma un sopralluogo della Commissione Ambiente del Comune di Torino. Sul posto erano presenti anche attivisti del CARP e di Rifiuti Zero Torino.
Al nostro arrivo abbiamo constatato con stupore che l'accesso al sito veniva impedito a tutti coloro che non erano stati preventivamente autorizzati; inoltre, quel che è più grave, veniva interdetto l'ingresso anche ad alcuni dei Consiglieri Comunali che fanno parte della Commissione. All'interno dell'area venivano ammessi solo i funzionari dell'Assessorato, oltre al Presidente della VI Commissione Vincenzo Cugusi, il quale per protesta sceglieva di non partecipare.
Tutto ciò è gravissimo, perchè ci troviamo di fronte ad un vero esproprio della politica.
Siamo nella situazione in cui dei responsabili di un cantiere possono impedirne l'accesso a rappresentanti dei cittadini, alcuni dei quali eletti nel Comune che detiene il 93% delle quote di TRM e membri di una Commissione Comunale regolarmente convocata, in spregio totale ai più elementari principi di trasparenza e di democrazia.
Certamente non c'era bisogno anche di ciò che è successo ieri per considerare l'inceneritore un'opera dannosa per la salute e l'economia, ma questo non fa che rafforzarne la convinzione.
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Il villaggio E14 è situato tra via Reiss Romoli e Corso Grosseto ed è stato abbandonato. Da tutto e da tutti. Ogni tanto viene a trovarci qualche personaggio istituzionale, perlopiù della circoscrizione 5 (ma anche persone di rilievo quali l'assessore Sestero) e ci promettono una rinascita. Io però vorrei focalizzare l'attenzione sul fatto che da qualche anno siamo stati completamente lasciati soli. Niente scuole, niente negozi e una concessionaria Fiat che sta diventando il solo polo di (sotto)sviluppo del quartiere. Ma un problema per volta. Stiamo parlando di circa 600 famiglie che sono residenti da circa 30 anni e altre 200 famiglie appena insediate nelle nuove case costruite sul proseguimento di via Paolo Veronese. Per un totale di 800 famiglie non c'è un solo negozio. Gli abitanti sono COSTRETTI ad utilizzare i mezzi pubblici o privati anche solo per comprare un litro di latte. Di fronte al capolinea del 52 in via Scialoja esiste un basso fabbricato nel quale un tempo c'erano una panetteria, un macellaio, una farmacia, una cartoleria e per un certo periodo anche un minimarket. Tutto questo è sparito e al posto di questi servizi sono comparsi un Kebab e una sala giochi. Gli abitanti del villaggio mi sollecitano nel promuovere iniziative atte a far tornare i negozi. Dopo aver raccolto informazioni in circoscrizione ho scoperto che i locali sono stati dati in cessione temporanea ad una cooperativa, la CE.VE.DA che dovrebbe da contratto utilizzarli per inserire negozi di pubblica utilità che trattino beni a prezzi di mercato. La cooperativa però, contattata più volte da alcuni ragazzi interessati ad avviare attività, si è sempre negata. La Circoscrizione informa i cittadini cheè in corso una causa per togliere l'affidamento a questa cooperativa fantasma ma non vediamo nessun risultato. Dobbiamo batterci perché i comuni la smettano di creare quartieri dormitorio e costruire ipermercati in ogni angolo della città. Ogni volta che si avvicinano le elezioni viene qualche personaggio a raccontarci un sacco di frottole sullo sviluppo del quartiere.
Ovviamente ho messo l'accento sulla questione negozi, ma le priorità sono anche l'ambiente, l'aria dalle 7 alle 10 del mattino è irrespirabile perché ammorbata da non sappiamo quale nuova fabbrica, e la scuola che per il quartiere una volta comprendeva elementari e medie mentre ora c'è solo quella materna.
Alberto Unia
video di Alberto Unia e Antonino Iaria
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