
Il MoVimento 5 Stelle, a partire dalle 7.30 di questa mattina, ha assistito all'attraversamento dei lavoratori "esterni" del centro contabile SanPaolo di Moncalieri nel mezzo di un anello autostradale. Attraversamento molto pericoloso che i lavoratori, tutti i giorni, devono affrontare da soli senza alcun tipo di segnaletica e tutela, mettendo a rischio la propria vita.
L'azienda, infatti, ha impedito l'accesso al parcheggio interno a tutti i lavoratori non dipendenti. L'area non è servita da mezzi pubblici, dunque i lavoratori devono raggiungere il posto con la propria auto e sistemarla nel parcheggio del centro commerciale, situato vicino ma separato dal loro effettivo posto di lavoro da una strada a tre corsie.
All'inizio del turno di lavoro di questa mattina, alcuni attivisti volontari del MoVimento 5 Stelle, armati di gazebo come riparo per la pioggia, casacche catarinfrangenti, elmetti e nastri hanno aiutato i lavoratori ad attraversare il pericoloso tratto, regolando il traffico e segnalando il percorso. Inoltre, hanno simpaticamente offerto ai presenti tè caldo e biscotti per smorzare un po' le temperature mattutine.
La strada in questione è di competenza della Provincia che, pur essendo a conoscenza di questa pericolosa situazione, non si è adoperata per regolare questo attraversamento in tempi rapidi. Mentre gli esponenti politici delle varie estrazioni proseguono la loro campagna elettorale, i volontari del MoVimento 5 Stelle intervengono nuovamente per sopperire alle mancanze di un ente sempre più inutile la cui abolizione comporterebbe un risparmio per i cittadini di oltre 10 miliardi di euro.


Volevamo un giovane alla guida della città, e Fassino ha solo 62 anni, inizia appena la terza età.
Volevamo un volto nuovo e veramente Fassino ha dato delle nuove foto, ritratto con il cane e in posa sulla bici, ma chi ha mai visto questo politico girare in bicicletta a Torino?
Volevamo qualcuno che ci spiegasse dove erano finiti tutti quei soldi che ci hanno così pesantemente indebitati, ma se Chiamparino va via così felice, allora c'è la certezza che non si faranno le pulci alla passata amministrazione.
Volevamo qualcuno che affrontasse seriamente il problema del traffico e dell'inquinamento in centro, Fassino lo dice chiaramente che sogna di pedonalizzare, sogna, mica ha proposte concrete.
Volevamo una risposta al lavoro, vedrete con l'amico Marchionne quanti piccoli schiavi operai verranno fuori.
Volevamo un sindaco che dicesse qualcosa di nuovo, non vaghe promesse di fratellanza e solidarietà .
I cittadini hanno comunque votato e hanno creduto allo slogan di Fassino:"Il meglio deve ancora venire".
Adesso questo meglio io, con la crisi internazionale ed economica che non dà segnali di miglioramento, lo voglio vedere. Non solo per i grandi costruttori delle spine 1 e 3 e variante 200, non per i dirigenti delle aziende comunali con bilancio in rosso, non per l'industria automobilistica, lo voglio per tutti, per noi che siamo la piccola, grande, Torino.

Se ci sono le proposte, se ci si attiva concretamente possiamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati...
Cosi è successo per il progetto di Educazione Ambientale nella scuola primaria nato in un pomeriggio di Ottobre al Carp e sviluppato da due attivisti del Movimento 5 stelle di due territori diversi, Torino e Moncalieri.
Io ed Enrico abbiamo pensato che sin dalla più giovane età è importante prendere consapevolezza di ciò che sta intorno a noi che molto spesso diamo per scontato; decidiamo di chiamare questo progetto " Anche se non si vede c'è..." dopo un esame della realtà che ci ha portato a pensare che spesso capita di non fare più caso al nostro ambiente naturale perchè soffocati dall'abitudine, dalla fretta e da ciò che ci è più comodo.
Con questo progetto diamo la possibilità ai bambini di fermarsi un attimo, osservare e osservarsi cercando di capire come il nostro ambiente è cambiato tramite la mano dell'uomo e come ha inciso nella profonda trasformazione del territorio in cui viviamo.
Iniziamo affrontando il tema del territorio, delle risorse disponibili, dell'acqua, inquinamento e rifiuti in un progetto in divenire sempre aperto alle modifiche.
Creiamo una rete in modo che, chi ha tempo e voglia di proporre questo progetto nella sua città, circoscrizione, quartiere o scuola possa trovare un supporto già pronto.
L'ambiente per come lo intendiamo noi è un argomento traversale a tutte le altre aree e, parlando di didattica, assolutamente interdisciplinare con le altre materie ed è anche per questo motivo che non può essere tralasciato.
Abbiamo iniziato da una Scuola Primaria di Moncalieri che si affaccia su Piazza Bengasi, piazza che stanno svendendo, per trovare risorse finanziare al fine di completare la linea 1 della metro, e che cambierà radicalmente l'aspetto della piazza, e ben 5 classi hanno aderito.
Ed iniziamo dai bambini perchè ciò che seminiamo adesso ce lo ritroveremo nel futuro, cerchiamo, così facendo, di tutelare le prossime generazioni per garantirgli una vita migliore e un ambiente sano.
Venerdì, 25 marzo, ho seguito l'incontro con Pietro Buffa, direttore del carcere delle Vallette e con Maria Pia Brunato, garante per i diritti dei detenuti.
Mi aspettavo una serata, se mi passate il termine, noiosa e lunga, in cui ci illustravano cifre e leggi, una serata più agli addetti ai lavori che non a persone normali. Al contrario, però, la serata si è svolta in un contesto del tutto informale ed amichevole, dove il direttore Buffa, dopo l'introduzione di Brunato, della quale, purtroppo, ho perso l'inizio, ci ha illustrato la situazione carceria in forma di racconto e non di dati tecnici, che poco avrebbero detto a persone non addentro alle problematiche che il tema pone.
Ma entriamo nel merito. Il direttore Buffa inizia il suo racconto con la spiegazione dei numeri e di cosa significa il termine sovraffollamento, che tanto spesso leggiamo sui giornali e di come sia molto lontano dalla realtà, in quanto quel numero sembra in crescita vertiginosa e costante nel tempo. In realtà bisogna tenere conto delle molte persone che escono dopo tre giorni, che portano la descrizione delle presenze in carcere ad un linea più simile ad una sinusoide che non ad un retta molto inclinata sulle ascisse.
Ma i punti fondamentali del discorso del direttore sono due. Il significato della detenzione in carcere e la normativa riguardante la possibilità di iniziare un percorso di restituzione alla società civile, del detenuto.
Nella prima, esprime un concetto molto interessante, il passaggio da un paradigma colpa → castigo, ad un nuovo paradigma, responsabilità → risarcimento. Differenza molto interessante. La necessità di passare dal primo paradigma al secondo, nasce, secondo il racconto del direttore, dalla necessità di colmare il vuoto che si viene a creare nella vittima a causa dell'azione criminosa subita dalla vittima stessa. Nella maggior parte dei casi, l'applicazione del paradigma colpa → castigo, lascia sempre la vittima insoddisfatta, in quanto ritiene il castigo sempre troppo debole se paragonato al danno subito, nel nuovo paradigma, al contrario, la ricerca è finalizzata a trovare una strada, un cui la persona riconosciuta come responsabile del crimine che è stato commesso, viene condotta verso una pratica di risarcimento in cui, la vittima, possa ritenersi risarcita del danno subito.
Il secondo punto affrontato, riguarda la scarsa efficienza della normativa attuale nel creare percorsi di riabilitazione e reinserimento del detenuto nella società civile. La causa di ciò, viene attribuita al fatto che la stessa è stata pensata per una popolazione stanziale e non emigrante. Le tre possibilità previste, ovvero permesso, lavoro e semilibertà, posso essere adottate nel caso in cui una persona abbia una famiglia, una casa od un lavoro prima del tempo in cui ha commesso il reato che lo ha condotto alla carcerazione. Perché queste tre possibilità non possono essere attuate ? Il motivo è semplice, il 75% dei detenuti è extracomunitario o clandestino e quindi non può accedere a quei percorsi di reinserimento che abbiano la finalità di portarti, per brevi periodi, fuori dal carcere, per il semplice motivo che non hanno una casa, non hanno una famiglia, ovvero sono soli. E questo non adeguamento della normativa carceraria alla realtà quotidiana, trasforma il carcere in un luogo da cui non si può uscire, e, cosa molto grave, gli impedisce di potersi porre come un punto di ripartenza per chi, in certo momento della sua vita, si è trovato a commettere un errore. Non può essere lo strumento che permette, al carcerato, di ritrovare la strada perduta per il suo reinserimento in seno alla società civile.
Ecco questi, sono stati i due punti principali della serata e sono stati raccontati in modo semplice e comprensibile, riuscendo a porre l'attenzione su che cos'è il carcere e quale scopo possa avere nella società.
Alla fine della serata, vi è stato anche lo spazio per le domande, che non starò a raccontare adesso, ma una cosa mi ha colpito. Ad un certo punto un assessore di Giaveno, visto che si è toccato il tema sicurezza, illustra la sua idea di sicurezza descrivendola come certezza della pena - che in linguaggio tecnico significa che il presunto colpevole viene processato -. Al contrario, io mi trovo più concorde con l'affermazione di Brunato che nel descrivere le vicissitudini di un carcerato, si rammarica sul fatto che le istituzioni che sono entrate in contatto con lui non sono riuscite a comprendere che la sua strada poteva deviare verso una condotta criminale. Ecco questo è il mio concetto di sicurezza. Io riuscirei a sentirmi molto più sicuro, non perché esiste la certezza della pena, ma perché le istituzioni con cui una persona entra in contatto, riescono a fermarla prima, che questa possa arrivare a compiere un reato, dopo ... è troppo tardi.
Dopo l'articolo uscito su La Stampa e due giorni in attesa che il Comune intervenisse, giovedì notte, gli attivisti del MoVimento 5 Stelle, hanno deciso di intervenire in prima persona.
Laddove era stata denunciata la scomparsa delle strisce pedonali e per i residenti era diventato impossibile attraversare la strada, attivisti volontari del MoVimento 5 Stelle, armati di caschetti, vernice e pennelli, le hanno ripristinate.
E' evidente: mentre i partiti impegnano le loro risorse per tappezzare Torino di manifesti, il MoVimento 5 Stelle, con spirito di volontariato, si attiva in prima persona per dimostrare che i piccoli grandi problemi della città si possono risolvere senza tante chiacchiere, basta volerlo davvero.
L'articolo de La Stampa...

...durante il nostro intervento...

...alla fine della pittura...

...e una foto di gruppo degli attivisti del MoVimento 5 Stelle presenti :-)

Lunedì 21 marzo, il centro di Torino è stato militarizzato per permettere a Silvio Berlusconi di inaugurare la campagna elettorale del candidato sindaco del centrodestra, Michele Coppola. Insieme a tanti altri movimenti, anche noi siamo scesi in piazza per gridare forte "Fuori la mafia dallo Stato!" e per invitare il premier a farsi processare come qualsiasi cittadino. I giornali hanno parlato solo di "qualche facinoroso" e degli scontri con i ragazzi dei centri sociali, ma in realtà circa duemila persone hanno contestato Berlusconi duramente ma pacificamente, trovandosi davanti a centinaia di poliziotti in assetto da guerra.
Il video racconta uno dei momenti più intensi della manifestazione: il nostro piccolo impianto audio butta in faccia ai poliziotti le parole di Salvatore Borsellino, che ricorda gli agenti della scorta di suo fratello.
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Il Nucleare è morto, la fame energetica dell'occidente no.
Dopo il disastro accaduto in Giappone, che ha ricordato al mondo il pericolo Nucleare con il gravissimo incidente della centrale di Fukushima, il mercato mondiale dell'energia è entrato in fibrillazione esponendo l'Italia ad una grave crisi energetica dovuta all'inerzia di tutti i governi che ci sono stati dal'1987 ad oggi.
L'Italia dipende dalle importazioni energetiche perché manca un piano energetico degno di questo nome che preveda la messa in efficienza di tutti gli edifici sia pubblici che privati e la messa in opera di un nuovo sistema di produzione e distribuzione dell'energia basato sulle fonti rinnovabili (eolico, geotermico, solare, idroelettrico) e sul concetto che ogni cittadino può produrre e scambiare energia.
La Guerra Libica si inserisce in questo contesto perché produttrice sia di Petrolio che di Gas Naturale e nulla a che vedere con le emergenze umanitaria sventolate fino ad oggi. Infatti nessun tentativo di risoluzione pacifica dei conflitti è stato minimamente tentato o proposto, si è semplicemente passati alle bombe, mentre in paesi poveri di materie prime come il Darfur ed il Rwanda poco o nulla è stato fatto.
Nel 1911 l'Italia di Giolitti dichiarò guerra all'Impero Ottomano (Guerra Italo-Turca) per ottenere il controllo della Libia con la pace di Losanna. Fino agli anni trenta, gli italiani combatterono, uccidendo un ottavo della popolazione libica (100.000 vittime), la resistenza organizzata dai Senussi (Omar al-Mukhtar, Idris di Cirenaica, Enver Pascià, Aziz Bey), fino all'impiccagione di Omar al-Mukhtar, nel 1931, mentre coloni italiani si stabilivano in Libia, fino a costituire il 13% della popolazione nel 1939. Nel gennaio 1943 la Libia venne occupata dalle truppe degli Alleati, ed il sogno imperialista italiano tramontò. (Wikipedia)
Oggi l'Occidente ha più che mai fame dell'Energia Libica e il Governo Italiano vuole far parte della partita fregandosene della Costituzione Art.11 " L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali..." e calpestando l'intelligenza degli Italiani ci mente dicendoci che si tratta di un'emergenza umanitaria e di un'operazione di pace.
Al Darfur nel 2005 fu dedicata una sola ora su tutte le emittenti Italiane, alla Libia da Febbraio ad oggi direi almeno 1000 quasi tutte per giustificare il nostro ritorno armato in Libia.
Agostino Formichella
Sito Web : www.formichella.org
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E' recentemente apparsa la notizia che la nuova Biblioteca tanto pubblicizzata, con cartelli esposti un po' ovunque durante le Olimpiadi di Torino, non si farà, ma si cercherà di vendere il progetto a qualche banca.
Intanto l'architetto milanese Mario Bellini ha già redatto un progetto che fino ad ora al comune di Torino è costato 15 MILIONI DI EURO, ripeto per chi non avesse compreso bene l'importo, 15 milioni di euro per un progetto.
Il luogo previsto per la costruzione era alle spalle della stazione di Porta Susa e come si può vedere dalle immagini che pubblico era sicuramente "molto ardito", mi sembra si dica così di un edificio che fa la fama del progettista e non della città.
Questa la descrizione che ne veniva data:"A nord sorgerà il corpo principale, che è composto da quattro piani con i profili sinuosi che digradano verso l'alto a formare delle terrazze, le quali prospettano dolcemente sul grande parco dove era situata la caserma Lamarmora. Il movimento armonioso della sagoma dei solai del corpo principale si snoda e culmina in un volume troncoconico capovolto, che costituisce una torre di sei piani, più un ultimo piano di minore ampiezza rispetto agli altri. Proprio in cima alla torre vengono collocate più funzioni, che corrispondono ad altrettante destinazioni specifiche come bookstore, ristorante ed Internet cafè".
Ma per la modica somma di 15 milioni di euro si era pensato un edificio passivo, senza costi di riscaldamento, che occupasse meno spazio possibile e lasciasse del verde per le letture estive? Si era pensato a un sistema di raffrescamento basato sulla geotermia, un tetto di pannelli solari per tutto il consumo di elettricità dello stabile? In una città come Torino con frequenti precipitazioni nevose ha senso un progetto con i terrazzi piani anni '50?
Quale stupenda, nuova innovazione, veniva applicata?
A vedere le fotografie pare solo la fantasia visionaria di un architetto, ma per la somma che è stata spesa anche a mio nome, preferirei essere smentita .
Comunque il Re è nudo, e diciamolo una buona volta.
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Riportiamo un' intervista del 15 Marzo di Fassino a Repubblica, pochi giorni dopo la tragedia di Fukushima.
Al minuto 8:17 circa, il candidato Sindaco di Torino del PD afferma:
"...siccome di garanzie di sicurezza adeguate è difficile darne...il governo dovrebbe SAGGIAMENTE predisporsi a una discussione aperta e non dire : non c'è niente da discutere, noi andiamo avanti... perchè il RISCHIO è che si vada avanti fino al 12 Giugno e poi i cittadini dicano di NO. Quindi forse è meglio aprire una discussione seria subito".
Il dubbio sorge spontaneo, Fassino regalerà una bella Centrale Nucleare a Torino nel caso in cui venisse eletto? I fatti e le circostanze rafforzano questa ipotesi.
Sarà davvero un caso che il giorno 16 Marzo Fassino, anzichè essere in parlamento a sostenere la mozione di accorpamento del referendum alle elezioni amministrative (non passata per un voto), era invece a Torino in campagna elettorale?
E la presenza nel PD di alcuni personaggi quali Umberto Veronesi, fra i più grandi sostenitori del nucleare in Italia, non pone interrogativi?
I sostenitori di Fassino sappiano fin da subito a quali rischi stanno andando incontro.
Il MoVimento 5 stelle non ha dubbi e si pone, e si è sempre posto in passato, con forza e in modo trasparente in una posizione fortemente contraria allo sviluppo del nucleare.
Riprendiamoci il futuro!
Loro no si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
All''inizio Atrium, cioè le due strutture a
"gianduiotto", sorte in piazza Solferino nel 2006 per le Olimpiadi invernali, venivano presentate come una delle opere più significative realizzate a Torino negli ultimi anni, paragonate alla piramide del Louvre.
Erano una grande struttura di accoglienza ed informazione in vetro e legno progettate dalla Giugiaro Design.
Le spese di allestimento e gestione delle imponenti strutture erano pressoché completamente coperte da sponsorizzazioni, cominciando con la banca San Paolo, principale partner con 3,6 milioni di Euro, e continuando con Panasonic (500mila Euro), Ferrovie (0,8 milioni di Euro), TOROC (1,5 milioni), Provincia di Torino (900mila Euro).
Finite le Olimpiadi non si riuscì a collocarle in alcun modo, una prima trattativa con Firenze fallì con in più una richiesta di danni, una trattativa con dei privati per trasformare uno dei due gianduiotti - per altri 5 anni almeno - in un tempio del gusto, naufragò , come pure quella dell'esodo verso la Pellerina come da espresso desiderio di Luigi Chiabrera, il patron della Turin Marathon che contava di di piazzarne uno nel cortile della Cascina Marchesa alla Pellerina, ancora trasportati a Rivoli riveduti e corretti come punti di promozione dell'artigianato e dell'enogastronomia piemontese collocati in posizione strategica alle porte della città, ma non si fece mai.
Si incominciò poi a parlare di notevoli costi di mantenimento proporzionati all'uso e infine di esose cifre per lo smaltimento delle medesime, ed infine apparve una miracolosa impresa, la Campana Costruzioni di Torino che attraverso l'amministratore delegato Morato comunicò che le strutture non erano rimontabili, si comprò la piazza per 2 milioni di euro per fare 233 parcheggi interrati e smantellare gli edifici.
Ora credo, si potrebbe fare causa al comune di Torino perchè non ha proceduto all'acquisto di una struttura rimontabile, visto che la collocazione era provvisoria . Oppure, se la struttura era di pregio architettonico, perchè non erano stati calcolati i costi di manutenzione e gestione? Non si trattava di edifici in cui si era posta attenzione nella progettazione dei particolari costruttivi, soprattutto per quanto riguarda la protezione e la salvaguardia degli elementi strutturali direttamente esposti all'esterno e si erano adottare soluzioni tali da permettere il regolare deflusso delle acque, l'eliminazione di possibili punti di ristagno ed una opportuna ventilazione dei pezzi?
900 cittadini hanno firmato per eliminare una struttura in degrado che nessuno ha voluto, neanche gliel'avessero regalata, ora Atrium è stata abbattuta, ma a noi cittadini cosa è restato?
Meno di due gianduiotti...
In maniera assolutamente scientifica, mercoledì, nel bel mezzo delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, la Camera ha deliberato sulla data del voto dei referendum sul nucleare, sull’acqua pubblica e sul legittimo impedimento; e per un solo voto, 276 a 275, ha vinto la scelta di tentare di ammazzare i referendum a spese degli italiani. Lo Stato spenderà dunque 350 milioni di euro in più per farci votare i referendum il 12 giugno, invece che il 29 maggio in contemporanea coi ballottaggi delle comunali; questo perché la scelta del 29 maggio avrebbe sì fatto risparmiare quei soldi e una domenica di tempo agli italiani, ma avrebbe anche facilitato il raggiungimento del quorum su referendum che quasi tutto il mondo politico vuole affossare.
I giornali hanno scritto che la colpa è del deputato Marco Beltrandi, radicale eletto nelle liste del PD, che ha votato con il governo invece che con l’opposizione; ma questo non è totalmente vero. La colpa è anche di venti deputati dell’opposizione che non si sono presentati in aula; e tra questi c’era anche Piero Fassino, che era alla notte bianca di Torino a cantare l’inno in piazza con Chiamparino.
Io non voglio fare il moralista, e penso che possano anche esserci dei motivi validi per essere assenti dall’aula; una malattia, un lutto in famiglia. Posso persino arrivare a capire che, a fronte di un ordine del giorno poco importante e di votazioni dall’esito scontato, una volta ogni tanto il parlamentare possa preferire un altro impegno politico di grande importanza, o persino prendersi un giorno di ferie come qualsiasi dipendente.
Ma andare a mettersi in mostra davanti alle telecamere perché mentre sei deputato sei anche candidato sindaco, proprio mentre si vota una questione della massima importanza, mi spiace, non è accettabile.
Vale anche per Coppola, che fa il candidato sindaco e insieme l’assessore regionale; da entrambi vorrei come minimo il chiaro impegno a dimettersi dalla carica precedente una volta eletti in Comune, e comunque la garanzia che la campagna elettorale non toglierà tempo all’attuale impegno istituzionale per cui tuttora li paghiamo. Se no, che si dimettano immediatamente e poi faranno la campagna elettorale come meglio credono.
Ora, se ci beccheremo le centrali nucleari sotto casa e la privatizzazione dell’acqua (cosa quest’ultima che peraltro Chiamparino ha ampiamente provato a fare di suo in questi anni) e se il legittimo impedimento non sarà abolito, al di là della campagna referendaria di facciata che il PD non mancherà di fare, sarà colpa non solo di Berlusconi e di Cota, ma anche di Piero Fassino, proprio lui personalmente - e non è uno slogan, ma la realtà delle cose.
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Fa sinceramente e seriamente piacere che gli italiani, una volta ogni cinquant’anni (anzi no: aggiungiamoci i mondiali di calcio), si ricordino di esserlo e abbiano voglia di celebrare la propria bandiera; in fondo siamo il Paese al mondo che meno rispetta se stesso, e questo, pur con le buone ragioni che uno può avere per criticare l’Italia, non è positivo.
I festeggiamenti hanno persino quasi smentito la mia previsione di baracconata incombente, anche se continuo a pensare che si sarebbero potuti spendere meno soldi in addobbi e cerimonie e più soldi per essere italiani insieme, cioè, almeno per un giorno, per aiutare davvero le tante persone che hanno bisogno e che dallo Stato ormai ricevono poco o nulla; invece di onorare i Savoia, Napolitano e Berlusconi avrebbero fatto meglio ad andare a servire il pranzo a una mensa dei poveri.
Credo che sia giusto, almeno una volta ogni cinquant’anni, ricordare e onorare i milioni di persone che hanno sacrificato la propria vita per la nostra bandiera, per un ideale nazionale di unità, libertà, prosperità e fratellanza; e poco importa chi le abbia mandate a morire e per cosa. Possa il loro sacrificio ricordarci che quell’ideale è tutt’altro che realizzato, anzi che è stato spesso tradito, e che i veri patrioti non sono coloro che abusano delle cariche istituzionali o le insozzano mancando ai propri doveri, ma coloro che dal basso cercano di abbatterli.
Credo anche che al giorno d’oggi, in una società multietnica dominata da fenomeni globali, il concetto di “stato nazionale” abbia sempre meno senso; che si potrebbero gestire le istituzioni in modo più economico ed efficiente con tre soli livelli, il Comune, la Regione e l’Europa, mantenendo l’Italia come una entità culturale a cui si sente di appartenere nell’animo, ma svuotata di poteri amministrativi; probabilmente, senza le pastette della politica, sarebbe anche più facile amarla.
Per il resto, ribadisco quel che scrissi in estate: che la retorica sugli italiani un tempo oppressi e ora finalmente uniti in libertà diviene facilmente eccessiva, se si ricorda che la realtà storica, purtroppo, non dice esattamente questo.
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La Casa assorbe più del 30% dei consumi energetici italiani, così suddivisi : 68% Riscaldamento, 16% Elettrodomestici ed Illuminazione, 11% Acqua Calda, 5% Cucina.
E' evidente che la voce su cui smanettare è la domanda di energia per il Riscaldamento, migliorando da una parte la resa degli impianti e dall'altra l'efficienza delle abitazioni.
Percorre questa strada aprirebbe un mercato da 36 mila miliardi che potrebbe dare lavoro a 430.000 persone. Come dire prendere 3 piccioni (Famiglie, Imprese e Ambiente) con una fava.
Agostino Formichella
Sito Web : www.formichella.org
Facebook : Agostino Formichella
I dati parlano chiaro. Negli ultimi anni sono stati autorizzati dodici nuovi centri commerciali nella città di Torino. Opere mastodontiche che vivono per se stesse e che di fatto nulla hanno a vedere con le mire di benessere dei cittadini. Questo brevemente il quadro che emerge da un articolo che compare su La Stampa di oggi a pagina 69.
Se da un lato l'assessore Viano è addirittura fiero di aver portato i centri commerciali all'interno della città, nell'articolo di spalla accanto si leggono tutte le perplessità in merito della prof.ssa Maria Cristina Martinengo, docente di Sociologia dei Consumi presso la Facoltà di Economia dell'Università di Torino.
Ma fermiamoci per un attimo a ciò che dice l'assessore all'Urbanistica Mario Viano. Egli sostiene che i centri commerciali posti nella cintura o all'estrema periferia della città abbiano "espatriato la domanda di consumo". Premesso che se una città come Torino ha più centri commerciali di una città come Milano probabilmente ci sarebbe da porsi qualche domanda in merito a questa "domanda di consumo", quantomeno valutare quanto di questo consumo non sia in realtà surplus indotto. Ma queste probabilmente sono fisse da comunista radical-chic; va bene lo concedo. Detto ciò. Per risolvere il problema Viano ha una soluzione a dir poco geniale, che suona più o meno così: "Basta con questi centri commerciali fuori dalla città che rovinano il commercio, costruiamoli dentro la città!". Bravo!!! Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima?! Logicamente non fa una piega: non voglio i centri commerciali, quindi... costruisco centri commerciali.
Ora, tornando seri. Al di là dell'illogicità della proposta di Viano il pensiero a monte è un altro: davvero siamo convinti che in una città sempre più spersonalizzata, sempre più indebitata, sempre più disoccupata costruire un centro commerciale il cui solo fine è far 'sì che le persone si spersonalizzino, indebitino e spendano ancora di più, sia davvero una buona idea?
In tutte le città d'Europa - Parigi fa da esempio - i centri commerciali sono fuori dalla città, e ben serviti dai mezzi pubblici. Se proprio devi fare la spesa grossa ti prendi mezza giornata e vai al centro commerciale. Nella città ci devono essere parchi e piccoli negozi. Quei posti perduti dove c'è ancora il senso della fiducia reciproca. Michael Pollan, nel suo Il dilemma dell'onnivoro spiega bene come oggi l'uomo si aggiri per gli scaffali senza più sapere ciò di cui davvero ha bisogno e cosa davvero gli può fare bene piuttosto che male. Esattamente come l'uomo primitivo faceva quando si trovava davanti a una pianta che non conosceva. Abbiamo perso l'abitudine a guardare in faccia chi ci dà da mangiare. Se la frutta era buona non abbiamo nessuno a cui dirlo, nessuno che ci tiene da parte il latte, nessuno che ci consiglia cosa può davvero essere la scelta migliore. Si è soli in mezzo a centinaia di persone, ognuno in una bolla ovattata.
I piccoli rivenditori sono pesciolini che vengono costantemente mangiati da questi squali patinati. Le saracinesche chiudono a ritmi sempre più preoccupanti, e la massima aspirazione per una persona che magari ha anche investito tempo, soldi e passioni per costruirsi qualcosa diventa la speranza di trovare un posto part-time proprio in uno di quei centri commerciali. Che quindi - malato di Sindrome di Stoccolma - devi pure ringraziare sostenendo la "filosofia aziendale".
E' vero che i centri commerciali hanno il merito di potersi permettere di mantenere prezzi molto bassi, ma... cavoli, a che prezzo. Se si paga meno di 50 cent un litro di latte che si è sciroppato migliaia di chilometri su un camion, che viene da un Paese estero,che praticamente no scadrà mai, che cosa pensiamo di buttarci nello stomaco? Con questo sistema i piccoli negozi al dettaglio non potranno mai competere con i colossi della grande distribuzione. Ma proviamo a portare i centri commerciali fuori mano, ad aumentare la concorrenza, a incentivare i "negozi leggeri" dove si acquistano i beni sfusi e senza confezioni laddove possibile (non solo costituiscono quasi il 70% dei rifiuti totali ma possono arrivare a incidere fino al 60% sul prezzo finale!), dove si vendono prodotti a chilometro zero, certificati e senza marchio, dunque senza pubblicità. Scommettiamo che i prezzi magicamente inizieranno a scendere?
E' vero, non può essere così per qualunque prodotto. Me ne rendo conto. Ma dire che non può essere così per ogni prodotto non equivale a dire che non può essere così per nessun prodotto.
La sfida parte anche da noi. Iniziamo a usare di più i negozi sotto casa e i mercati rionali. Sarà un ennesimo passo avanti verso un vero cambiamento.
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Le immagini qui sotto (perdonate la qualità, il telefono fa quel che può...) vengono da una piccola azienda agricola nei pressi di Torino. Si chiama "L'Altra Terra" ed è in Strada della Berlia 543, Torino.
Premetto, a scanso di equivoci, che non ho nessun rapporto con i gestori di questa azienda.
Detto ciò, vediamo cosa c'è di strano in questo posto. Tanto per cominciare, appena entrati, dopo un piccolo sentiero di ghiaia, si vede qualcosa di straordinario: gli animali! Ci si può avvicinare, guardarli, accarezzarli. Mucche, tori, vacche delle Highland, cavalli, asinelli, polli, caprette. Tutte quelle simpatiche bestioline che fanno impazzire di gioia i bambini e che quando ti leccano ti lasciano quella strana sensazione di "schifo" che però accogli con un sorriso e dopo la quale pensi che in fondo non è poi tanto male. Dopodiché si vede cosa mangiano gli animali. Altro fenomeno eccezionale. Tendenzialmente balle di fieno disseminate ovunque, oppure, se siete fortunati, capitate nell'ora del rancio e vedete cosa i contadini (sì, esistono, non c'è solo il nonno di Heidi) danno da mangiare agli animali ed eventualmente potete anche chiedere spiegazioni. Io, che sono notoriamente un rompiballe, lo faccio sempre :) Potete poi vedere la stalla della mungitura. Anche lì, se capitate nel giusto orario potete trovare latte appena munto, ma nella peggiore delle ipotesi trovate a 1,50 euro/lt. quello munto la mattina stessa.
Beh, ci sono anche cose che non vedete in realtà. Ad esempio, camion e pubblicità.
Ma allora, cosa c'è di strano in tutto questo? In teoria nulla, in pratica tutto. In una società dove ciò che è aberrante diventa la regola, è ovvio che quel che invece è normale viene percepito come strano. Ed è proprio questo uno dei casi più eclatanti. E' strano vedere gli animali, è strano respirarne l'odore, è strano vedere il latte nelle bottiglie di vetro senza un marchio e della carne senza pellicola e polistirolo.
Già, perché annesso a questa struttura c'è anche un negozio. E' aperto pochi giorni la settimana (giovedì, venerdì e sabato, ma i giorni cambiano durante l'anno) e vende al dettaglio carne, latte, formaggi e molto altro di produzione propria. I commessi sono molto gentili e disponibili e disposti a spiegarti fino all'ultima virgola tutto ciò che gli chiedi. Io sono entrato nel dettaglio del processo di macellazione e non hanno avuto nessun problema a rispondere alle mie domande. Puoi sapere quanto, dove e come è vissuto l'animale.
Sì, so a cosa state pensando: ma i prezzi? Vi assicuro che sono tranquillamente abbordabili. Si va dagli 8 euro/kg del petto di pollo ai 13 euro/kg della coscia di manzo. E' possibile tenere questi prezzi grazie all'assenza di spese per la pubblicità (vi ricordo che incide di almeno il 65% sul prezzo finale dalla maggior parte dei prodotti) e di spese per i trasporti. Questi animali non sono mai stati trasportati su camion, non hanno mai visto gabbie, non hanno mai respirato l'odore di sangue dei loro simili aspettando il loro turno come in una catena di montaggio. In una parola... non hanno sofferto e hanno vissuto da Animali invece che da bestie.
E' vero, i prezzi sono comunque leggermente più alti di quelli dei supermercati. Tuttavia fermatevi un attimo a pensare: pagate molto meno del suo valore un prodotto - in questo caso la carne - ma chi paga i prezzi che non sono sullo scontrino? Semplice: l'ambiente. Non vi convince come risposta? Sostituitela con "i vostri figli", tanto è uguale. Quella carne viene banalmente da allevamenti intensivi. Non voglio occupare tanto spazio per dirvi cosa sono. La maggior parte di voi già li conosce, in alternativa una ricerca su google immagini renderà le idee molto più chiare di quanto non sappia fare io. Cosa ci si può aspettare da un pollo che si paga 5 euro al Kg ma che all'ingrosso è costato poco meno di 1? E' ovviamente una domanda retorica.
La produzione intensiva di carne, per chi non lo sapesse, è la terza causa mondiale di inquinamento. Da sola produce il 18% dei gas serra (dati FAO), è una delle principali cause di danneggiamento del territorio, e ciò che è più grave è che è sempre un investimento negativo! E che non mi si venga a dire "Sì, ma questo vale per l'America". Non è che le mucche americane fanno le scorregge diverse da quelle italiane.
Il discorso in merito può essere molto lungo, ma il concetto finale spero sia chiaro. Ormai è un fatto scientificamente accertato che la carne non è necessaria per rimanere in salute, tuttavia non si deve diventare per forza vegetariani, questa è una scelta personale e insindacabile. La cosa importante è iniziare ad avere un approccio razionale e responsabile al consumo di carne. Mangiamone meno e mangiamola meglio.
"Ma se vi vendiamo le nostre terre io porrò una condizione: l'uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra come fossero suoi fratelli. Perché ciò che accade agli animali, prima o poi accade anche all'uomo"
(Lettera al Presidente degli Stati Uniti del Grande Capo Seattle, tribù Suwamish, 1855)