
Per gli anziani di quella zona rurale perdere la terra dove hanno vissuto è un dramma insuperabile; anche per i giovani, ricominciare da zero da un’altra parte non è certo facile. Ho visto le riprese di scene del genere in Cina, durante l’evacuazione definitiva dei villaggi e delle città sullo Yangtze (una di un milione di abitanti) che sono stati sommersi per sempre dall’attivazione della diga delle Tre Gole; e sono scene strazianti. Ma quando questo avviene a sorpresa, senza preparazione, per la superbia degli uomini nel pensarsi superiori alla natura, è ancora più devastante. I giapponesi sono abituati a subire; vivono in gran parte in città alienanti, con una densità di persone e di cemento superiore anche alla nostra. D’altra parte, per mantenere una popolazione così grande in un territorio così piccolo - sono il doppio di noi in un territorio di poco più grande, e di cui tre quarti sono montagne - è necessario pigiarla in condizioni disumane, totalmente artificiali; e per mantenere tali condizioni serve una quantità smodata di energia, perché senza trasporti il cibo non arriverebbe, senza ascensori non sarebbe possibile avere edifici alti, senza condizionatori sarebbe impossibile reggere le estati afose in mezzo a tanto cemento, e tutto questo parlando solo delle necessità basilari per la vita - cibo, casa, clima - senza cominciare nemmeno ad affrontare il tema delle attività umane e dell’economia. L’approvvigionamento energetico, insieme a quello alimentare, è una delle due questioni strategiche più importanti sull’agenda dell’umanità. Il nucleare poteva apparire una scorciatoia; non lo è, non solo per i rischi, ma perché dipende dalla disponibilità di minerali che, se usati a questo scopo, sono stimati in esaurimento entro qualche decina d’anni. E’ chiaro che, a fronte di una popolazione mondiale che continua a crescere esponenzialmente, l’energia o è rinnovabile o non è sostenibile. Certo, c’è da chiedersi quale sia il massimo di popolazione che, pure in condizioni artificiali, il nostro pianeta potrà sostenere; perché è assolutamente certo che ci sia un massimo, e che quando ci arriveremo vicini la natura, da sola, si organizzerà per ammazzarci come mosche, e riportarci ad una quantità accettabile.
Alla fine, il governo giapponese ha ceduto e ha deciso di proclamare una zona proibita permanente, nel raggio di venti chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima. Quell’area sarà persa per sempre, almeno rispetto ai tempi delle generazioni umane; e cominciano i drammi di chi ha perso tutto e dovrà ricominciare altrove; agli ex abitanti della zona sarà concesso un massimo di cinque ore per rientrare in casa, salvare il salvabile (da capire quanto radioattivo) e dire addio definitivamente ai propri luoghi.
Mi spiace non vedere nelle pagine del Blog di Beppe Grillo nulla di dedicato al reattore Rossi Focardi.
Finalmente c'è un sistema che rende percentuali eccezionali di energia in proporzione a quella di attivazione, dell'ordine delle decine di volte(quindi non un semplice prototipo con incrementi del 2% ad uso e consumo dei topi da laboratorio), di economica e semplice realizzazione, che non emette radiazioni, che non emette scorie e che da un giorno all'altro può sostituire pari pari tutte le convenzionali sorgenti energetiche a costi bassissimi... e qui non se ne parla?
Ma come? Dopo aver sponsorizzato la pallina per fare il bucato senza detersivo ci si dimentica dell'unica invenzione del secolo degna di questo nome?
Quella di cui un fisico svedese esterrefatto ha ammesso poter essere una probabile causa di assegnazione del Nobel per la fisica?
E dire che una volta tanto la prova della sua efficacia viene certificata in Università e da professori di tutto il mondo che, pur non riuscendo a comprendere fino in fondo la fusione fredda ottenuta da Rossi sullo schema di Focardi, non possono che ammettere che una produzione di energia così elevata per 24h a fronte di 1 solo grammo di idrogeno immesso non può che spiegarsi secondo una reazione di tipo atomico "a freddo".
Non vorrei che il referendum sul nucleare, giustamente contro la fissione, tagliasse in futuro le gambe all'introduzione da noi di questo sistema, secondo l'accezione "atomica" in senso allargato.
Tra l'altro il reattore (commercialmente lo chiameranno "catalizzatore di energia") è già in fase di produzione su vasta scala ed in Grecia stanno per aprire un generatore dimostrativo da 1 MW, costituito da più generatori standard in sequenza.
Guardate il servizio di RAINEWS
del 15 maggio sulla fusione fredda