
Ieri mattina siamo andati al tradizionale corteo del Primo Maggio: in un momento in cui i diritti dei lavoratori sono sotto attacco e in cui la stessa festa dei lavoratori rischiava di essere travolta dalla contemporanea overdose mediatica di Papa polacco, ci sembrava ancora più doveroso esserci. A metà corteo, abbiamo incrociato la troupe della Rai che ne ha approfittato per chiedermi una dichiarazione. Ho esposto circa quindici secondi di pensiero su lavoro e diritti, e mi hanno detto “è troppo lungo, puoi farne una più breve?”. Così ne ho rifatta una versione da dieci secondi (ormai espongo a macchinetta in base alle richieste). Se vi siete chiesti perché nelle interviste parlo così veloce, ora sapete perché; certo che poi la sera, guardando il TGR, abbiamo visto che Fassino e Coppola hanno avuto un minuto abbondante a testa, Musy (che non era nemmeno al corteo, l’hanno intervistato apposta la sera prima) e Bossuto trenta secondi, e a noi ci han fatto penare quei dieci. D’altra parte in passato non ci menzionavano proprio, e dunque già abbiamo fatto un passo avanti. Sul blog, comunque, non ho limiti di spazio, e allora volevo ribadire brevemente una cosa che ho detto anche sabato in piazza. Il lavoro, nei paesi sviluppati, non si crea certo tagliando i diritti, a meno che non vogliamo diventare il retrobottega povero della Cina; si crea invece tramite l’innovazione, puntando su settori ad alto valore aggiunto, che possono essere Internet e l’ICT, le nuove forme di mobilità (con la tradizione che abbiamo…), le energie rinnovabili, e tutto ciò che serve a una società che deve riorganizzarsi profondamente per essere sostenibile. Questo discorso ve lo fanno tutti, pure Fassino; quello che però non vi dicono è che c’è una seconda parte che viene regolarmente omessa. Infatti, se voi andate a vedere come sono nate le grandi aziende innovative degli ultimi anni, scoprite che Google è stata creata da due persone di 25 anni, Facebook da un ragazzo di 20, Napster e il peer-to-peer musicale da uno di 18. Perché, con tutto il rispetto per le altre età della vita, che offrono altre qualità, per innovare bisogna essere giovani (anche se quel che conta è la mentalità, che non necessariamente coincide con l’età anagrafica: uno come Coppola è vecchio dentro). In una società come la nostra, in cui si è considerati “giovani” fino a cinquant’anni e fino a tale età è quasi impossibile avere posizioni di responsabilità, ottenere fiducia e fondi per creare qualcosa, avere ascolto e credito dagli altri, per non parlare di un minimo di stabilità e fiducia nel futuro senza le quali la propensione al rischio crolla per forza, è chiaro che non c’è innovazione: e dunque è chiaro che non c’è lavoro. Questo perché le energie, che pure a Torino ci sono in abbondanza, sono bloccate da una classe dirigente anziana e fuori dal tempo, che teme di perdere i propri privilegi, e che al massimo si limita a piazzare i propri figli per raccomandazione; perché quel poco di spazio che è dato ai giovani non è assegnato per merito, ma per conoscenza. E qui entra in gioco la meritocrazia, un altro elemento fondamentale, che non deve servire a discriminare o a negare a tutti la possibilità di vivere dignitosamente, ma che è necessario perché le energie e le risorse spese in nuovi progetti siano affidate a persone capaci e dunque diano dei risultati. Per questo noi diciamo che siamo gli unici che possono dare a questa città una speranza anche nel campo del lavoro: perché abbiamo le capacità, le energie e il profilo per rovesciare questo meccanismo.

Ciao Vittorio,
ho seguito, per la prima volta dal vivo, il tuo discorso sabato (i miei complimenti per come esponi i progetti del moviemnto), e rileggo volentieri qui le tue idee sul lavoro, idee che condivido pienamente.
Tutti parlano sempre della necessitÃÂ di innivazione, ma poi, come dici tu, non si da fiducia ai giovani.
Io, in riferimento all'etàanagrafica e secondo i criteri dei paesi più avanzati, non sono più tanto giovane, ho quasi 44 anni.
Ma nonostante questo, sento l'entusiasmo di un ragazzino. Ho voglia di fare, ma troppo spesso, se da un lato ho ormai una certa esperienza nel mio settore, sono un'analista programmatore freelance, da un altro lato vedo che per certe posizioni di lavoro, le aziende preferiscono i giovani con poca esperienza.
Cosi le cose sono ugualemnte difficili anche per chi ha giàla sua etàanagrafica oltre i 40 anni, come per chi è troppo giovane e ha poca esperienza, ma tanta voglia di fare.
Quindi da diversi anni ormai, mi trovo a lavorare con contratti di pochi mesi alla volta.
Quando una persona raggiunge i 30 o 40 anni, vorrebbe avere più stabilitàe fare progetti per il futuro, e invece molte volte non è ancora riuscito ad entrare stabilmente nel mondo del lavoro.
Insomma con l'attuale classe politica, che uno sia giovane o 'vecchio', trovare lavoro è ugualmente difficile..
L'unica cosa che può aiutare con il sistema esistente è avere le giuste conoscenze.
Ma dobbiamo impegnarci a cambiare definitivamente questo stato di cose in modo che come dici anche tu, si punti più sull'innovazione e si dia fiducia ai giovani, anche a coloro che si sentono giovani di qualsiasi etàsiano.
è un'iniziativa stupenda..concordo con il movimento e sono contento che finalmente esista qualcosa di questo genere..ho ancora un dubbio però.. alla luce degli accadimenti politici degli ultimi tempi..siamo sicuri che si possa fare politica in questo modo?..siamo sicuri che il movimento non venga tagliato fuori (come giàviene fatto in più occasioni) dalla vita politica, quella che giàconosciamo?.. come può essere preso in considerazione un movimento simile a livello nazionale?.. essere sostenuti da Grillo è giàdi per se un'arma a doppio taglio che attira commenti sfavorevoli da parte di quella fetta di societàche sostiene Fassino (e devo ammettere che ne comprendo le motivazioni anche se non condivido)..come è possibile ovviare al disappunto dei cittadini che hanno vissuto il 68 e rimangono legati a quella fascia politica che li "rappresenta"? o che cedono al ricatto: "se non voto fassino vince il pdl"?