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Resistere per esistere

(di Viviana Ferrero (detta Vivi Rosso)) 28.06.11 19:44


E' da ieri che vi volevo raccontare come erano andati i fatti, ma ero troppo coinvolta e troppo stanca, per dare una visione, almeno chiara, di tutto quello che è successo alla Maddalena.

La sera prima c'era stata una fiaccolata da Chiomonte paese fino al Presidio , con una partecipazione massiccia di cittadini provenienti dalla Valle a anche da Torino. Credo che fossero circa 2000 persone che silenziose, pacifiche avevano, con una fiaccola in mano, manifestato il proprio dissenso all'opera e, come lucciole, avevano voluto illuminare un nuovo giorno: quello della resistenza ad oltranza nel Presidio della Maddalena.

Dopo la conferenza che si era tenuta sul palco prospiciente il Presidio, ci si era trovati, certi ormai dell'attacco, per coordinare le modalità della resistenza passiva.

Tre avvocati e due amministratori locali più 2 Cinque Stelle, venivamo definiti così, per ogni punto strategico ,per poter cercare una mediazione in caso di attacco.

Venivano mandati così Davide Bono e Claudio Di Stefano alla centrale, punto di ingresso alla strada tra le vigne che conduceva ai nostri accampamenti, io e Fabrizio Biolè all'autostrada, dove avrebbero potuto tagliare il guardrail per entrare, Vittorio Bertola e Nicola Santoro a Giaglione estremità più montana, ma di possibile accesso sempre dall'autostrada. La posizione di Vittorio e Nicola era in realtà quella potenzialmente più pericolosa, perchè se avessero attaccato lì sarebbe stato facile ,per i presidianti, rimanere isolati, mentre se avessero attaccato negli altri due punti sarebbero stati esclusi dallo scontro.

Il segnale poi dell'attacco sarebbe stato un fuoco di artificio sparato per avvisare tutti che erano arrivati.

Si discusse, sotto pressante richiesta di Valentina, anche sulle modalità di convincimento della polizia, su quali documenti esibire e quali le argomentazioni migliori da utilizzare.

E' passata così tra un buon tè e una fetta biscottata con il miele, chiaccherando con Giulietto Chiesa, buona parte della nottata.

Ma alle 4.30 circa sono arrivate le prime notizie che avrebbero attaccato alla centrale e contemporaneamente all'autostrada, allora ci siamo diretti davanti ai punti individuati con un nastro tricolore al braccio, riutilizzando un nastro da fioraio, noi amministratori, con una pettorina tipo stratorino gli avvocati.

Il fuoco d'artificio era stato sparato e noi carichi di buona volontà eravamo pronti per la mediazione.

Poi è iniziata l'attesa, una lunga attesa fatta di abbacci, pacche sulle spalle, di battute sulla poca puntualità della polizia, rallegrata dai racconti comici delle passate battaglie, un'atmosfera distesa che spazzava via la tensione. Sulle barricate tanti ragazzi e ragazze pronti a fare da barriera umana alle truppe di occupazione che però non arrivavano.

Ad un certo punto sono stati scaricati sull'autostrada dei mezzi cingolati, un mezzo enorme dell'Hitaci alto circa 6 metri con un braccio alla cui estremità c'era una cesoia , poi ne è arrivata un' altra ma con una pinza all'estremità e poi ancora due caterpillar che sgombravano le macerie del lavoro della prima, mentre diversi idranti lanciavano acqua dalla galleria. A quel punto che mediazione avremmo potuto fare? mica eravano Goldrake che prendeva il braccio dell'Hitaci e glielo torceva a foulard!

Molte donne hanno scavalcato la barriera e hanno urlato le ragioni del No-tav, una me la ricordo bene e diceva che lo facevamo anche per le loro pensioni e per il futuro dei loro figli.. ma nulla... la ruspa continuava il suo lavoro nonostante alcuni ragazzi lanciassero sull'enorme braccio qualcosa, forse escrementi

Poi abbiamo saputo che la prima barricata alla centrale era caduta poi la seconda e infine anche la terza.

Ci si è radunati sul piazzale della Comunità Montana, vicino al Presidio Sanitario per continuare la resistenza e testimoniare la nostra presenza, ma neanche questo è stato possibile perchè sono stati lanciati decine e decine di lacrimogeni anche lì e abbiamo dovuto ripararci nel bosco, ancora inseguiti dai lacrimogeni.

Fermo qui la narrazione perchè vorrei sottolineare che nessuno di noi o di voi è mai stato in guerra ma tutto quello che ho provato, da quel momento in poi, è stato molto simile ai racconti dei rastrellamenti dei tedeschi di mia nonna. Innanzitutto non sapevo cosa fosse un lacrimogeno e il bruciore a distanza di un giorno e il sapore amaro in bocca mi riportano a quei momenti, poi la paura per le persone che sono con te, che hai coinvolto e che vuoi riportare a casa sane e salve, ti inducono a pensare che ormai l'unica cosa sensata da fare è allontanarsi e non avere più contatti col nemico.

Forse mi sarei dovuta fermare, aspettare che i lacrimogeni si disperdessero, farmi identificare e parlare, prenderle senza motivo, ma avevo la gola completamente arsa dal lacrimogeno, gli occhi in fiamme e quella sensazione di smarrimento che non avevo mai provato.

Siamo saliti ordinati sulla mulattiera aiutandoci l'uno con l'altro, con i nostri zaini sulle spalle, con qualcuno che urlava qualcosa tipo Kantkatka, io pensavo fosse un povero cane rimasto al presidio, e l'elicottero che implacabile seguiva i nostri spostamenti, siamo saliti fino alla Ramat e poi ci siamo dispersi ognuno per la propria strada.

Ma qualcosa di me lassù è rimasto...è rimasto il mio cuore, mentre scrivo so che il mio cuore è ancora lassù in quel presidio di democrazia in mezzo alle montagne ...e per questo che domenica ci sarò per riprenderlo.