
Per un cane che abiti o venga in visita in città è d'importanza vitale poter almeno due volte al giorno, meglio tre, correre libero sull'erba, per sgranchirsi dalla costrizione dell'appartamento e per poter mantenere quel minimo di muscolatura che un animale che nasce libero possiede. Ma è ' proprio il Centro di Torino, quello che ripetutamente in circoscrizione viene chiamato il salotto di Torino, che nega , di fatto, la possibilità di correre liberi , in aree riservate, ai nostri amici quadrupedi.
Infatti il Centro è l'unica circoscrizione a non possedere un'area cani. Questo, in netta controtendenza con tutte le importanti città del nord- Europa dove, l'attenzione verso gli animali è una sensibilità ormai acquisita.
La mancanza di un'area sgambamento cani, proprio nella circoscrizione 1 , oltre a penalizare fortemente i cani mette i loro detentori in una situazione di illegalità ogni qualvolta il guinzaglio "scappi" e vigili vedano, con una multa che ammonta a 100 euro in tutti i parchi del Centro e Crocetta.
Il gruppo animalisti, molto attivo nel Movimento 5 Stelle ha lavorato mesi alla ricerca di una soluzione che potrebbe essere inizialmente la concessione di fasce orarie nei parchi, per poi giungere a una collocazione definitiva utilizzando uno spazio di circa 5000 mt ai Giardini Reali.
Il posto individuato sarebbe infatti una semplice piana verde, poco curata tra l'altro, recintabile su tre lati con un esborso davvero irrisorio..
Ho sollevato in Commissione VI il problema e mi è stato risposto che questo era già stato affrontato e che si poteva riqualificare la zona Clessidra ( area riqualificabile con 38 milioni di euro http://www.urbanfile.it/index.asp?ID=3&SID=435) o che si poteva utilizzare una parte di piazzale Valdo Fusi.
Ora il buon senso mi dice che in tempi terribili come questi pensare alla riqualificazione dell'Area Clessidra sia un po' utopico , oltre al fatto che è una zona decentrata,.
Anche l'utilizzo dell'orribile piazzale Valdo Fusi, ampiamente cementato, mi pare piuttosto onoroso per i contribuenti, o forse si intendeva dare ai cani il piazzale così com'è.
Se io fossi un cane, soprattutto se straniero e in visita alla città di Torino, mi sentirei offeso dell'accoglienza che mi viene riservata, ma per fortuna i cani non parlano, e per fortuna dei politici, non votano...
E così, la stagione consiliare è finita in anticipo di un paio d'ore, e non è stata colpa del terremoto ma dell'aria di vacanza che serpeggiava nella coalizione di Fassino. A rimetterci di più sono stati i lavoratori di Loquendo, che aspettavano la votazione di un ordine del giorno di solidarietà contro la vendita della loro azienda a un concorrente, firmato sia da quattro consiglieri del PD (che l'hanno stilato) che da noi (e non so se si sia ancora aggiunto qualcuno); non avrebbe cambiato nulla in sostanza, ma sarebbe stato almeno un segno di interesse e partecipazione.
Per prendere una decisione in consiglio comunale, però, bisogna che siano presenti 21 consiglieri su 41 (il quarantunesimo è il sindaco), e questo onere spetta alla maggioranza; le opposizioni (noi compresi) in generale - salvo su delibere per cui abbiano specifici motivi per mettere a verbale un sì o un no - non partecipano al voto, il che equivale all'astensione ma non contribuisce al numero legale. La maggioranza conta 25 consiglieri, ma due o tre erano già andati in vacanza con una settimana d'anticipo: dunque per tutta la seduta oggi si è assistito alle comiche, con il capogruppo PD Lo Russo sempre al cellulare per richiamare in aula i consiglieri missing in action e arrivare a 21, e vari consiglieri che arrivavano trafelati a schiacciare il pulsante un attimo prima della scadenza.
In aula, difatti, mica tutti stanno fermi al loro posto come noi; molti votano e poi vanno in giro, a chiacchierare, a lavorare in ufficio, a prendere un caffé, a incontrare qualcuno. All'inizio la maggioranza era presente con 22 voti, poi giusta giusta con 21; e peraltro cominciavo ad avere qualche dubbio, visto che io contavo i presenti sui banchi della maggioranza e ne trovavo 15 o 16, ma i voti da quel settore erano sempre 18 o 19. Mi hanno giurato che i consiglieri mancanti continuavano a entrare, votare e andare via, sfruttando il fatto che ogni votazione viene mantenuta aperta per 90-120 secondi.
A un certo punto, però, la situazione è degenerata: il conteggio ha dato 20 votanti, sotto il minimo necessario. In questo caso il regolamento prevede una chance di salvezza: quella di rifare l'appello. Chiama e richiama, all'appello erano in 21 e si è ripartiti, ma per poco. Un paio di votazioni dopo, ennesima agitazione nella maggioranza ed ennesima corsa ai cellulari. La sala scoppia in una risata quando Lo Russo chiama il cellulare del sindaco per richiamarlo al voto, e il cellulare squilla... sul banco del sindaco, desolatamente vuoto mentre Fassino è andato chissà dove. E' l'inizio della fine: sull'ennesima votazione di urbanistica, al conteggio i presenti della maggioranza risultano addirittura 19, due in meno del necessario. Alla seconda volta di fila non c'è appello: seduta chiusa e tutti a casa in anticipo, rimandando a dopo le vacanze il resto dell'ordine del giorno, tra cui la faccenda Loquendo.
Ora ci tengo a precisare una cosa: noi, come tutte le opposizioni, avremmo potuto salvare la situazione semplicemente partecipando alle votazioni, anche votando no ma permettendo il passaggio delle delibere con il numero legale (questo fin che loro erano in 19, fossero poi diventati 18 noi due non saremmo comunque bastati). Se la maggioranza fosse venuto a chiedercelo per favore, per far passare l'ordine del giorno su Loquendo, l'avremmo ovviamente fatto con piacere: anche perché, come avete capito, noi semplicemente guardando le persone in aula non siamo in grado di capire se sta per mancare il numero legale oppure no. Ma nessuno ce l'ha chiesto; sono affondati due volte da soli.
Mi spiace dunque per la situazione di Loquendo, però aggiungo una cosa: ironicamente, un paio di settimane fa, su suggerimento di un nostro simpatizzante che lavora lì, stavo per presentare io una interpellanza o un ordine del giorno, ma ero stato fermato all'ultimo momento da una gentile richiesta di un loro sindacalista, che mi disse che era già in contatto con il PD e preferiva agire tramite loro, che essendo maggioranza potevano ovviamente garantire il risultato. S'è visto...
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Oggi in consiglio, oltre alle avventure di cui vi ha già raccontato Vittorio, siamo riusciti ad ottenere una prima "piccola piccola" vittoria.
Questa mattina, in prima commissione, si è discussa una delibera concernente l'attuazione del regolamento delle entrate derivanti da canoni di locazione e concessione degli immobili di proprietà del comune. Si tratta di fatto di alcune regole che devono essere rispettate nella riscossione dei canoni, anche successivamente alle scadenze dei termini contrattuali.
A mio avviso il regolamento, in un equilibrio piuttosto difficile da mantenere, dovrebbe pesare bene le esigenze di entrambe le parti coinvolte: da un lato del comune di riscuotere il diritto all'incasso, per poter adempiere a sua volta ai suoi obblighi verso i propri fornitori, e dall'altro quelle che sono le esigenze e la tutela dei cittadini, in particolare in casi di momenti di difficoltà finanziarie.
Proprio in quest'ottica, in commissione bilancio durante la presentazione della delibera, ho sollevato alcune obiezioni su un punto particolare del regolamento in cui si determinano le modalità di riscossione in caso di mancato pagamento del canone.
Il regolamento prevede che, in caso di temporanea difficoltà finanziarie o altre valide motivazioni, le somme dovute possano essere rateizzate anche su più anni.
Fin qui tutto bene...non fosse che al punto successivo il regolamento, nella versione presentata, determinava che, in caso di mancato pagamento anche solo di una di queste rate, decadesse immediatamente il beneficio della rateizzazione, rendendo di fatto le somme dovute del piano immediatamente esigibili.
Sinceramente mi è sembrato un po' eccessivo: per una sola rata saltata, cosa che può avvenire anche a causa di un errore o un evento straordinario, si toglieva di fatto il diritto del locatario all'intero piano di ammortamento pluriennale, obbligandolo a rientrare di tutto il giorno dopo.
Abbiamo pertanto sollevato la questione in commissione e l'assessori Passoni ha colto l'istanza, condividendo la nostra preoccupazione. Così ha assunto l'impegno di presentare un emendamento come giunta, cosa che è avvenuta. L'emendamento è stato presentato dall'assessore ed è passato con 30 voti favorevoli su 31 partecipanti al voto in consiglio.
Così il regolamento, emendato e approvato, prevede che si perda il diritto alla rateizzazione solo in caso di mancato pagamento di 3 rate consecutive o comunque corrispondenti ad un periodo massimo di sei mesi.
Certo l'emendamento in aula è passato come emendamento di giunta e non del movimento 5 stelle (anche se io, con l'intenzione di fare la dichiarazione di voto, ho preso la parola e ringraziato l'assessore di aver colto l'istanza per far capire che era stata sollevata da noi...), ma poco importa...
Credo che l'importante sia stato portare a casa un piccolo buon risultato, cosa più facile da ottenere in commissione anziché direttamente in consiglio, che riteniamo sia un qualcosa nell'interesse dei cittadini.
Vittorio ha già parlato ampiamente del trattamento economico riservato ai consiglieri comunali (http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150303494501210) e molte altre informazioni le potete trovare sul sito, nella nostra sezione trasparenza (http://www.movimentotorino.it/trasparenza/)
Tuttavia c'è un aspetto che non abbiamo ancora approfondito e che avrei piacere di condividere con voi, sia per sentire un vostro parere in merito sia per questioni di trasparenza, elemento che contraddistingue il M5S da tutti i partiti e che deve continuare a contraddisntinguerci.
Io, a differenza di Vittorio e di tutti gli altri eletti del M5S di Torino, sono un lavoratore dipendente.
La legge n.267/2000 all'art. 79 stabilisce che i consiglieri comunali e circoscrizionali che sono lavoratori dipendenti, hanno diritto di assentarsi dal lavoro ed essere in permesso retribuito e che tale costo venga rimborsato dal comune all'azienda:
- quando si tiene il consiglio, per l'intera giornata;
- quando si tengono le commissioni, per la sola durata delle commissione più 1 ora e mezza per gli spostamenti;
Analizzando la legge di per sè, al di fuori della mia posizione personale, e valutandone le complesse implicazioni, ritengo sia una legge ragionevole, poichè penso che non avrebbe senso obbligare un dipendente a chiedere ferie o l'aspettativa per partecipare alle sedute del consiglio. Ciò creerebbe un grandissimo ostacolo determinando l'impossibilità (o quasi) ai dipendenti di candidarsi. Inoltre il fatto che sia il comune a rimborsare l'azienda funge da garanzia affinchè la stessa azienda non cerchi di fare di tutto per non fare eleggere il proprio dipendente o che in qualche modo ne diventi "sponsor".
Chi ha letto il mio CV sa che, dopo essermi laureata, ho lavorato per due anni in Juventus SpA come controller. A fine gennaio 2010, dopo una serie di considerazioni relative alla mia crescita professionale e per il fatto che sono sempre alla ricerca di nuove sfide, ho deciso di intraprendere una strada diversa e mi sono licenziata per andare a lavorare presso un'altra azienda come responsabile amministrazione, finanza e controllo. Per molti è stata una scelta incomprensibile in quanto sono passata da una grande e rinomata azienda a una più piccola. Ma per me questo non significava nulla. L'unica cosa importante, dal punto di vista lavorativo, era che io potessi imparare delle cose nuove e potessi continuare a crescere professionalmente.
Stando così le cose, ecco come sarebbe il mio trattamento:
percepirò per ogni consiglio o commissione ai quali sarò presente un gettone lordo di 120 euro, col limite massimo stabilito dalla legge di 19 mensili, nulla, invece, mi sarà dovuto quando non sarò presente o il consiglio sarà chiuso (la mia prima busta paga è visibile qui: http://www.movimentotorino.it/trasparenza/busta-appendino-201106.pdf)
Nel contempo, manterrò il lavoro che sto attualmente svolgendo che è definito per obiettivi e scadenze, di conseguenza continuerò a percepire il mio stipendio da lavoratore dipendente. L'azienda per la quale lavoro, come spiegato sopra, a sua volta sarà rimborsata dal comune, ogni qual volta sarò in consiglio o in commissione.
Vorrei anche precisare che le strade dell'abbandono del proprio posto di lavoro e l'aspettativa sono strade che ho deciso di non percorrere per diversi motivi. Innanzitutto da un punto di vista previdenziale sarebbe un suicidio. Inoltre siccome sono riuscita a conquistare un posto di lavoro fisso e a tempo indeterminato, ritengo che rinunciare a ciò sarebbe una follia e un rischio che non voglio correre. Se il comune dovesse dare il giro io rimarrei disoccupata.
Un'altra considerazione riguarda la carriera: un lavoratore dipendente che si trova a dover partecipare alla vita politica del proprio comune, con un importante impegno in termini di tempo, si trova, a tutti gli effetti, la carriera interrotta per 5 anni. Ovviamente sarebbe impossibile richiedere aumenti o cercare nuove e migliori opportunità di lavoro. Nessun datore di lavoro ti assumerebbe per non averti quasi mai in ufficio.
In ultima analisi ritengo opportuno fare presente che tutti i candidati del M5S hanno firmato un impegno etico nel quale vi sono delle indicazioni sugli stipendi e l'impegno a rispettare il programma: ecco cosa c'è scritto nei due documenti, rispettivamente:
Nell'impegno etico:
"Il MoVimento riconosce che l'attuale compensazione prevista per gli incarichi elettivi nella prossima legislatura comunale...è inferiore a quanto congruo per il lavoro previsto e pertanto non richiede agli eletti di ridurre il proprio compenso. Tuttavia, nel caso in cui tali compensazioni vengano modificate in modo da superare (sommando compenso fisso, rimborsi fissi, e gettoni di presenza) la cifra di 2500 euro netti mensili, mi impegno a versare quanto percepito oltre tale cifra in un "fondo progetti" da destinare ad attività di pubblico interesse"...
Nel programma, invece l'eletto si impegna a tagliarsi lo stipendio a massimo 2500 euro al mese, anche se sindaco o assessore.
Nel M5S la condizione di lavoratore dipendente eletto, a Torino, riguarda esclusivamente me, ma non è da escludersi che altri, col passare del tempo, possano essere assunti o trovare lavoro dopo aver finito gli studi e trovarsi nella medesima condizione (cosa che tra l'altro mi auguro, vista la giovane età di molti degli eletti) e certamente il mio comportamento andrebbe ad incidere creando un precdente sui prossimi eletti, forse anche negli altri territori.
La retribuzione attuale dei consiglieri comunali è inferiore ai 2500 euro ma se dovessi sommare il mio stipendio di lavoratore dipendente ai gettoni di presenza, questa cifra verrebbe superata.
Allora chiedo: cosa ne pensate? Lo stipendio da lavoratore dipendente, va sommato ai gettoni di presenza per il calcolo dei 2500 euro al mese, oppure no? In caso di risposta affermativa, pensate che si dovrebbe intervenire anche sui redditi da lavoro autonomo o sugli altri redditi?
qui il link alla discussione che si è sviluppata su facebook:
http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150256092693049
Mi spiace farlo a posteriori ma per dare una visione più ampia della situazione, mi sembra opportuno riportare, anche se riguarda la mia nota solo in minima parte, il testo del comma 3 dell'articolo 51 della Costituzione:
"Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro."
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Come molti di voi già sanno, dall'ultima analisi effettuata dal world economic forum emerge che in termini di pari opportunità siamo al 74esimo posto su 134 paesi (http://www.weforum.org/issues/global-gender-gap) , in un anno siamo scesi di 2 posizioni, siamo stati superati dal Ghana e dal Malawi ed è inutile dire che e siamo tra ipeggiori se paragonati agli altri paesi occidentali.
Le donne hanno uno stipendio che mediamente è pari alla metà degli uomini e sono praticamente assenti nel mondo politico.
In seguito all'ultima tornata amministrativa la situazione non è migliorata molto. All'incontro di giovedì, della consulta delle elette (un'assemblea a cui sono state invitate tutte le donne elette nei comune e nelle circoscrizioni di tutta la provincia di Torino) è stato diffuso qualche dato in merito e ne sono rimasta personalmente piuttosto colpita:
- 10,9% dei sindaci sono donne;
- il 70% delle giunte non ha nemmeno un rappresentante donna;
Affronto questo tema con voi perchè proprio in questi ultimi giorni di attività comunale, e probabilmente anche per tutto settembre, sono in corso le nomine, l'assegnazione di incarichi di rilievo nella gestione delle partecipate.
Visto il quadro appena descritto concernente la situazione femminile, in commissione pari opportunità è emerso immediatamente il tema della disparità di rappresentanza di genere e si è iniziato a discutere ella questione "quote rosa", cioè di introdurre un qualche parametro di parità di genere nell'assegnazione degli incarichi.
Premesso che in termini concettuali non sono a favore dell'imposizione di una percentuale minima di sesso femminile tra i nominati, poiché la ritengo anch'essa una forma di discriminazione e diseguaglianza, ritengo però, vista la situazione oggettiva che caratterizza l'Italia, che in questo momento storico forse l'attuazione di uno strumento temporaneo che garantisca la pari rappresentanza di sessi in realtà sia molto importante.
Penso che, per come sia strutturata oggi la società italiana, forse non ci sia altro rimedio veloce per aumentare la partecipazione femminile (società/politica/lavoro) se non quello più drastico in assoluto, che individuo appunto nell'imposizione della parità di genere.
Viviamo una situazione in cui la percentuale di partecipazione delle donne al lavoro a livelli decisionali elevati e alla politica è minima a causa di svariati motivi (culturali e non).
L'inserimento di più donne forse potrebbe favorire l'intervento dell'azione politica e dell'attenzione nei confronti di quei temi (tipo asili nidi, incentivi alle imprese per sostenere dipendenti con maternità, ruolo della donna determinato come definito dalla cultura odierna etc) che sono anche in parte causa della mancata partecipazione femminile (ricordo anche che ci sono studi che dimostrano che la parità di genere si traduce anche in maggiore richezza)*.
Inoltre penso che l'imposizione genererebbe certamente nel breve scompiglio, ma sarebbe anche un elemento trainante per creare "l'offerta". Nel momento in cui si impone la presenza femminile in ruoli di rilievo, esempio nei CdA delle aziende o in politica, si sta di fatto creando una nuova "domanda", cioè di donne adatte a ricoprire tale ruolo. La nuova domanda potrebbe stimolare la professionalizzazione e la creazione "naturale" di profili adatti a ricoprire tali ruoli.
In alternativa, un'altra strada, ma più lunga, potrebbe essere l'impegno da parte però di tutta la nostra classe politica di portare avanti una serie di leggi, interventi e strumenti che possano favorire pian piano le condizioni necessarie per permettere alle donne di emergere "naturalmente" (senza imposizione) in campo lavorativo e politico. Ma la mia domanda è, chi si prende questo impegno? E quanto tempo ci vorrà?
Si tratta certamente di un tema molto dibattuto, del quale nei prossimi anni ci troveremo spesso a discutere, in particolare nella commissione pari opportunità.
*Dal global gender gap report:
"The most important determinant of a country's competitiveness is its human talent--the skills, education and productivity of its workforce. And women account for one-half of the potential talent base throughout the world. While closing gender gaps is a matter of human rights and equity, it is also one of efficiency. Figure 7 shows a plot of the Global Gender Gap Index 2010 scores against the
Global Competitiveness Index 2010-2011 scores and Figure 8 plots the Global Gender Gap Index 2010 scores against GDP per capita. We have produced these two graphs in all previous editions of the Report; both graphs once again confirm a correlation between gender equality and the level of competitiveness and GDP per capita".

Questa mattina ho avuto tempo di mettermi ad aggiornare il sito del Movimento 5 Stelle Torino, rivedendo un po’ l’home page; e ho potuto inaugurare la sezione destinata alla trasparenza, in cui troverete le informazioni per scrutinare il nostro operato.
Vorrei delucidarvi in breve sulla questione relativa alle nostre presenze e ai conseguenti gettoni di presenza, che - come già spiegato - determinano il nostro stipendio; perché non è così semplice come sembra.
Se confrontate le nostre buste paga con l’elenco delle nostre presenze (potete estrarlo anche voi da questa pagina), noterete che le presenze effettive sono superiori a quelle elencate nelle buste paga. Questo accade perché non tutte le riunioni sono retribuite; in particolare, non sono retribuite le riunioni della conferenza dei capigruppo, che cubano tranquillamente sei-otto ore a settimana, e che - a parte le prime due di giugno, prima della costituzione formale del gruppo consiliare - riguardano solo il capogruppo cioé io.
Inoltre, non sono retribuite le occasioni in cui, per nostro interesse, partecipiamo a una riunione di una commissione di cui non facciamo parte; per esempio, io qualche giorno fa ho partecipato alla riunione di prima commissione a cui si parlava di innovazione e agenda digitale, e per quella non sarò retribuito.
Sono invece retribuite le riunioni in cui ci facciamo sostituire formalmente; mentre in consiglio comunale non sono ammesse deleghe e dunque dobbiamo essere sempre presenti entrambi, io e Chiara possiamo gestirci i nostri impegni in commissione sostituendoci tra noi in caso di necessità.
Ricordo infine che esiste comunque un tetto massimo di tre riunioni retribuite al giorno e di 19 riunioni retribuite al mese, che tipicamente noi raggiungiamo già dopo le prime due o tre settimane. Tutto il resto diventa automaticamente non retribuito (potete capire quali sono le riunioni retribuite, a fine mese, guardando quelle che nell’elenco del Comune riportano la lettera L).
Alla fine, questo sistema porta a risultati abbastanza schizofrenici, a meno che non si raggiunga il tetto massimo e finito lì. Vi potreste chiedere ad esempio come mai Chiara a giugno ha guadagnato 604,25 euro lordi, e io invece solo 483,40. Vuol dire che Vittorio ha lavorato di meno? In realtà, se prendete le presenze, scoprirete che per certi versi io ho lavorato di più, partecipando a due conferenze capigruppo durate una tre ore e l’altra due ore e mezza.
Tuttavia, quelle non sono riunioni retribuite, mentre sono retribuite le riunioni iniziali delle commissioni, convocate per l’elezione del presidente; sono riunioni di dieci minuti, anche se sul verbale risultano di 30-45 minuti perché viene riportata l’ora di fine effettiva, ma l’ora di inizio teorica come da convocazione. La logica di questa scelta è che chi è puntuale è comunque lì da quell’ora, anche se la riunione inizia spesso con 20-25 minuti di ritardo. In pratica, io arrivo sempre alle commissioni con dieci minuti di ritardo, correndo e pensando che mi stiano aspettando, e trovo praticamente sempre la sala semivuota, con un paio di persone al massimo.
Dunque, le otto commissioni hanno fatto la loro prima riunione tra fine giugno e inizio luglio; il caso ha voluto che delle quattro di Chiara ne venissero convocate tre il 30/6 e una il 4/7, mentre le mie sono state divise due e due. Per questo motivo, a giugno Chiara ha una riunione retribuita in più di me, e dunque guadagna 120 euro (un gettone) in più di me. Poco male direte voi, Vittorio recupererà a luglio? No, perché a luglio comunque supereremo entrambi il tetto di 19 sedute, e dunque la seduta in più non sarà retribuita.
Non mi strappo i capelli per 120 euro, ma vi ho fatto questo raccontino per farvi capire la totale schizofrenia in una materia che a noi sta molto cara, quella della corretta compensazione dei politici per le loro attività. Peraltro, oltre alle sedute, noi dobbiamo dedicare una grande quantità di tempo (che nessuno può misurare o controllare) a tutto il resto, cioè a studiare le questioni, documentarci, scrivere e protocollare mozioni e interpellanze, partecipare a riunioni e incontri con cittadini e comitati, e raccontarvi le cose su Internet. Per certi versi sarebbe più corretto avere uno stipendio fisso, ma per altri, visto che comunque ci sono consiglieri che lavorano decisamente meno di noi, un compenso legato all’effettivo impegno è necessario.
D’altra parte anche il conteggio delle presenze è bugiardo, dato che un consiglio comunale di sei ore con decine di questioni e una commissione di mezz’ora di chiacchiericcio (in qualche caso ottenuta spezzando in tre sedute un argomento da un’ora e mezza, moltiplicando i gettoni) sono retribuiti allo stesso modo; e dato che basta farsi vedere in commissione per risultare presenti per tutta la sua durata, anche se magari si va via dopo dieci minuti.
Noi abbiamo presentato una mozione per introdurre la doppia firma e controllare almeno che le persone stiano alle commissioni per tutta la loro durata o quasi, visto appunto che alcuni vengono, ascoltano la prima mezz’ora e vanno via. D’altra parte mi è già capitato un paio di volte di avere due commissioni in contemporanea, dunque mi vedrete risultare assente per forza… Insomma, la questione non è così facile da affrontare come sembra!
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Ho appena ricevuto il materiale del consiglio di lunedì.
A parte le solite numerosissime delibere, che comunque verranno rimandate in commissione e quindi non votate lunedì, sono rimasta colpita dalla varietà di mozioni presentate e che probabilmente verranno discusse e votate nelle prossime sedute di commissione e consiglio.
Elenco pertanto brevemente gli impegni richiesti dai vari consiglieri sottoscrittori, che per ora non cito per non influenzare.....anche se potremmo quasi fare il gioco "associa la mozione al partito/i", preannunciandovi però che tra queste c'è n'è anche una nostra ;)
- "problematiche legate a equitalia": si chiede sostanzialmente al sindaco e alla giunta di promuovere un'azione nei confronti dei parlamentari piemontesi per ottenere una sospensione o una riduzione dei pagamenti; di promuovere un ricorso alla corte costituzionale; di giungere ad una denuncia collettiva e di garantire l'impignorabilità della prima casa o di beni strumentali per l'azienda;
- "La collina torinese ha bisogno del sostegno del comune di Torino": a fronte dei gravi danni provocati dalla pioggia, chiede al sindaco e alla giunta di affrontare con efficacia e serietà il problema della sicurezza e della salvaguardia del patrimonio ambientale della collina tramite azioni concrete;
- "Torino Onori Bobby Sands": si chiede la realizzazione di un murale in onore di Bobby Sands, patriota irlandese deceduto in carcere in seguito ad uno sciopero della fame;
- "Una via per i 39 angeli bianconeri": si chiede l'intitolazione in tempi rapidi di una via, di una piazza o do un giardino, alle vittime dell'Heysel (stadio in cui morirono 39 persone) in prossimità del nuovo stadio della Juventus;
- "Introduzione di un parametro legato all'effettiva presenza per l'erogazione del gettone" : si chiede di introdurre un parametro legato all'effettiva presenza durante la seduta (almeno il 70%) di commissione e di consiglio per l'erogazione del gettone di presenza.
- "sgombero immediato del centro sociale via asinari di bernezzo" : si chiede lo sgombero immediato tramite il ricorso alle forze dell'ordine del centro sociale di via Asinari di Bernezzo;
- "Ricognizione sui cosi occulti dei derivati": si chiede al sindaco e alla giunta di attivarsi immediatamente per effettuare una ricognizione dei costi occulti dei contratti derivati;
E' previsto che i consiglieri possano presentare degli emendamenti alle mozioni...ovviamente qualche emendamento in realtà lo avrei già in mente ;)
Questa mattina, insieme a tutta la commissione Ambiente, abbiamo fatto un interessante sopralluogo alla ex discarica (chiusa da fine 2009) di Basse di Stura. L’amministratore delegato Maurizio Magnabosco ci ha guidati fino in cima alla collina, da cui la vista è davvero bellissima; la montagna di rifiuti è già coperta d’erba, e intorno lo sguardo spazia su tutta la città fino alle Alpi.

Alla lunga, la città dovrà decidere se farne un parco o qualcos’altro, per esempio una grande distesa di pannelli fotovoltaici. Considerando però che nell’anno e mezzo dalla chiusura la cima della collina si è abbassata da sola di nove metri, capite che il tutto è piuttosto instabile e che ci vorranno una decina d’anni prima di poterci fare qualsiasi cosa; nel frattempo, il biogas estratto (con efficienza del 97%, la più alta al mondo - almeno secondo Amiat) viene utilizzato per produrre energia.
Magnabosco ci racconta che con la chiusura della discarica Amiat ha perso 30 milioni di utili, che guarda caso sono proprio la differenza tra quel che la città paga per il servizio di raccolta rifiuti (154 milioni l’anno) e quel che costa ad Amiat fornirlo (circa 185 milioni).
E’ chiaro che Amiat batte cassa, perché - finito l’attuale periodo di transizione in cui i nostri rifiuti vanno alla discarica Cassagna del CIDIU, a parte l’organico che va metà a Borgaro e metà a Pinerolo - ora le entrate da smaltimento di rifiuti di terzi andranno a TRM, che gestirà l’inceneritore (problema noto di cui vi parlavo già più di due anni fa). E dunque, il tema delle sinergie (fusioni?) tra Amiat e TRM si pone con forza, anche se ho il sospetto che qualcuno a Palazzo Civico possa preferire gli amici di Iren. (A proposito di inceneritori, Magnabosco ribadisce che un secondo inceneritore a Settimo da 100.000 tonnellate/anno è inutile perché sarebbe in perdita cronica; sotto le 300.000 tonnellate sarebbe una follia.)
Io gli chiedo notizie sull’estensione della differenziata porta a porta e lui alza il prezzo: l’assessore Lavolta aveva detto che servono due milioni di euro l’anno per ogni punto percentuale di incremento della differenziata, lui dice tre perché “la comunicazione è costosissima” e perché bisogna andare in centro dove il porta a porta non si può fare per mancanza di cortili. Gli facciamo notare che mancano ancora molti quartieri semicentrali, e anche che, passato l’investimento iniziale, Amiat dovrebbe iniziare a guadagnare dai materiali recuperati. Lui segnala che a Torino Amiat (pubblica) gestisce le fasi del ciclo in perdita, mentre quelle in attivo sono affidate ai privati, ad esempio a cooperative di tutti i colori (direi anzi arcobaleno). Altra bella questione!
Si chiude parlando di puzze, loro giurano che non arrivano dai loro impianti ma dai vicini campi nomadi, che sono circondati da discariche a cielo aperto e sono sede regolare di attività giusto un pelino inquinanti, tipo bruciare le guaine di plastica dei cavi elettrici rubati per estrarre il rame da rivendere. Partono racconti di zingari che bloccano i camion dell’immondizia, prendono il materiale che gli interessa e abbandonano il resto per strada; Amiat stima in due milioni di euro i soldi che servirebbero per ripulire la zona, operazione peraltro inutile perché dopo qualche mese sarebbe come prima.
Ma non era solo di questo che volevo parlarvi; è che stasera, in preparazione dell’estate, ho deciso di fare il grande svuotamento dei bidoni. Io ho tre grossi bidoni di plastica sul balcone (carta, vetro-lattine e plastica); produco pochi rifiuti, dunque i primi due vengono svuotati con le pulizie stagionali. A parte il fatto che appena ho sollevato il bidone della carta esso si è parzialmente sbriciolato come se fosse diventato di pane carasau, e dunque mi chiedo che razza di roba chimica corrosiva ci sia nell’aria di Torino; comunque, mi è venuto il dubbio delle confezioni dei biscotti.
Io consumo grandi quantità di biscotti in pacchetto di carta con interno di alluminio, che butto regolarmente nel vetro-lattine. Parlandone coi nostri esperti, settimane fa, mi avevano cazziato: secondo loro non erano riciclabili. Giunto il momento dello smaltimento, dunque, mi è venuto il dubbio, e ho pensato di andare sul sito Amiat per capire cosa dovevo fare.
Ho cercato con Google “amiat differenziata rifiuti”, ma il primo risultato non dice nulla di utile; ho guardato tutti i link della sezione, dove ci sono tante belle informazioni su che fine fanno i nostri rifiuti e quanto è brava Amiat, ma non l’informazione che credo cerchi il 99% dei visitatori del sito Amiat, ovvero “dove devo buttare questo materiale?”. Sulla sinistra vedo però un bel bannerone Flash con scritto “Buttalo giusto”: ok, sarà lì.
Clicco, e mi ritrovo su un fantasmagorico sito in Flash… perfettamente inutile. Già, perché tutto quel che posso fare è cliccare su un cassonetto e leggere un elenco molto incompleto di cosa ci va dentro. Peccato che il problema tipico dell’utente sia esattamente l’opposto, ovvero dato il materiale scoprire il cassonetto. Usability fail! Nemmeno cliccando su tutte le icone una per una trovo l’informazione: solo una gran perdita di tempo.
Un po’ scocciato, provo con l’home page… nemmeno lì c’è nulla di utile, solo trionfali comunicati stampa. Alla fine ce la faccio: c’è un’icona praticamente invisibile (grigio scuro su grigio chiaro…) con scritto “le guide di Amiat”; dentro, sperduto a metà elenco, c’è il link “rifiutologo”; lì dentro trovo finalmente un PDF di forma che pare appositamente studiata per non poter essere né maneggiata né stampata a casa, ma che almeno a schermo mi dà un elenco di materiali con associato il giusto cassonetto.
Vi risparmio l’ulteriore perdita di tempo nel cercare di capire quale materiale sia “busta dei biscotti”; cerchi “alluminio” e non trova niente di utile; cerchi “alimentari” e non trova niente di utile; alla fine è (sperando di aver valutato bene) l’intuitivo “confezioni per alimenti in carta argentata”. E va appunto nel vetro-lattine: alla faccia degli esperti.
Certo che (alla faccia della comunicazione costosissima) se ho dovuto perdere mezz’ora io per trovare l’informazione su dove buttare una normalissima confezione alimentare, come pensiamo che il torinese medio possa differenziare correttamente? Basterebbe che quel PDF fosse attaccato a un bel link grosso in home page…
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Ho capito che il lavoro di consigliere comunale, a pieno regime, è assolutamente a tempo pieno, tanto che manca persino il tempo per raccontare tutto quello che facciamo; stamattina sono entrato nella prima riunione alle 9, sono uscito dall’ultima alle 15:45 (con venti minuti di pranzo in mezzo), fino alle 17:15 ho scritto due interpellanze e smazzato posta e questioni varie, poi ho preso il pullman e sono andato al consiglio circoscrizionale aperto sugli allagamenti della Falchera, restando lì fino alle 20:30.
Siccome però quel che non viene raccontato non esiste, cerco lo stesso di dire in giro quel che vedo, se non altro tramite aggiornamenti di stato su Facebook (so che non è l’ideale ma è il metodo più gestibile che ho). Poi quando riesco faccio un post tematico.
Ad esempio, ora vi riassumo in breve le attività sul fronte mobilità. Lunedì scorso, l’assessore Lubatti ha risposto in aula alla mia interpellanza sui treni regionali Torino-Milano; ha esordito dicendo che non sono di sua competenza, e questo lo sapevo già, l’avevo pure scritto nell’interpellanza; poi ha cominciato a parlare del servizio ferroviario metropolitano. Alla fine io gli ho detto che il senso dell’interpellanza è che il Comune non si limiti a segnalare alla Regione e a Trenitalia le segnalazioni dei problemi (cosa che lui peraltro ha promesso di fare), ma che faccia anche pressione politica e morale perché vengano affrontati; siamo rimasti che a settembre vedremo di audire le varie parti coinvolte.
Nel frattempo, ho presentato una nuova interpellanza a proposito della metropolitana; in pratica i grossi temi sono due - il primo è il crescente sovraffollamento, e chiedo lumi sui margini esistenti per aumentare la capacità nel medio-lungo termine e su eventuali piani in materia; il secondo è l’opportunità di tanti piccoli miglioramenti a basso costo. Per esempio, si potrebbero segnalare meglio le porte adatte a chi entra con passeggini e carrozzine; si potrebbero togliere una parte degli strapuntini, che vengono costantemente occupati anche quando la carrozza è piena e non si riesce più a passare dalla porta; si potrebbe indicare con più chiarezza di stare fermi a destra sulle scale mobili per farsi passare a sinistra; si potrebbero mettere al piano tornelli degli schermi che indichino i prossimi passaggi dei mezzi pubblici nelle varie fermate della zona; si potrebbero avere macchine venditrici dove sia umanamente possibile pagare con la carta di credito e comprare qualcosa di più complesso di un biglietto di corsa semplice; e poi c’è l’annoso problema del portare le bici in metropolitana, eventualmente gestibile con una integrazione tra metro e bike sharing. Insomma, io di idee gliene dò, si spera che ne facciano buon uso.
Oggi ho poi presentato una ulteriore interpellanza sulla vicenda della linea storica di tram numero 7, semplicemente per sapere quali fossero i costi e i numeri dei passaggi e dunque per capire se abbia davvero così senso cancellarla nei giorni feriali, come hanno appena fatto, proprio nel periodo di massimo afflusso turistico.
Stamattina peraltro Lubatti è venuto in II commissione e così ci ha esposto un po’ di prospettive su viabilità e trasporti, che posso riassumere in due punti principali: ci saranno sempre più buche per le strade perché ci sono sempre meno soldi per ripararle (la relativa voce di bilancio è passata dai 7 milioni di euro del 2001 ai 2 milioni di euro di quest’anno); ci saranno sempre meno pullman perché la Regione sta tagliando i fondi (-12% in tre anni). A fronte di questo taglio, la scelta è se tagliare i mezzi pubblici, aumentare il biglietto o entrambe le cose; Lubatti si è anche detto intenzionato a mettere in piedi una profonda razionalizzazione che potrebbe includere un ridisegno generale della rete dei trasporti pubblici, come quello che fu fatto nel 1982.
Secondo me (e questo è ciò che ho detto in commissione) un momento di crisi come questo si può affrontare in due modi, quello rassegnato e quello coraggioso. Nel modo rassegnato, si comincia a tagliare il servizio e si derubricano i trasporti pubblici a “sistema residuale per sfigati” che nessuno usa se non è proprio costretto, come è negli Stati Uniti (anzi era, perché pure lì si stanno convertendo). Nel modo coraggioso, invece, si scaricano le necessità di nuovi fondi non sul trasporto pubblico ma su quello privato, ad esempio aumentando il costo della sosta, in modo da mantenere inalterata la qualità dei mezzi pubblici e contemporaneamente disincentivare l’uso dell’auto. Naturalmente il secondo è (almeno in prima battuta) impopolare, per cui ho pochi dubbi su cosa sceglieranno di fare.
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Circ. 1 - V Commissione 14 Luglio, 5PM - 7PM Via Bertolotti, 10 Torino
Ordine del giorno:
1) Comunicazioni del Coordinatore.
2) Spazi palestre scolastiche 2011/2012
3) Varie ed eventuali.
Come da convocazione è iniziata alle 17 ed è durata circa 1 ora e mezza, erano presenti la maggiorparte dei 25 consiglieri e 5 cittadini firmatari, più alcuni altri cittadini non in lista. Il coordinatore Alberto Re (SEL) ha aperto i lavori... facendo una lunga introduzione (circa 25 min),dove ha elencato le deleghe che gli sono state assegnate e che si impegnarà a tenere i contatti con la giunta comunale.
Successivamente ha introdotto l'unico punto all'ordine del giorno: spazi palestre scolastiche 2011/2012. Ha mostrato il regolamento che la giunta comunale ha approvato lo scorso gennaio 2011. Ci si è interrogati sull'introduzione di una cauzione obbligatoria che penalizzerebbe sopratutto i gruppi "spontanei" di cittadini. Dopo alcune proposte riguardanti eventuali le polizze assicurative,in sostituzione della cauzione per danni alle strutture delle palestre, il coordinatore si è proposto di contattare l' assessore competente per avere maggiori dettagli sull'applicazione del regolamento, prendendosi l'impegno di informarne la commissione. Infine è emerso che ci sono delle ore libere in una delle 2 palestre dell'Istituto Avogadro (in corso S. Maurizo)
Il suggerimento che ho dato è che la cauzione serve a garantire un pagamento e si deve verificare quindi se questo sia il problema: che le associazioni di fatto non pagano. Per le associazioni spontanee invece il problema non dovrebbe porsi se non pagano non devono dare cauzione.
Solo chi ha frequentato la Libera Repubblica della Maddalena conosce il vero senso di questo slogan, in ossequio al quale una serie di omoni che spostavano interi tronchi a cavallo della strada (le barricate venivano messe la sera e smontate al mattino per permettere l’accesso ai contadini e ai vignaioli) si muovevano in punta di piedi per evitare le piantine di lavanda coltivate in un fazzoletto di terra proprio accanto all’ingresso.
Ora che il territorio della Maddalena è passato dalla Libera Repubblica allo Stato italiano, tutto è stato calpestato e devastato; a parte cagare nelle tende per dispetto, a parte sfasciare la nostra roulotte e bruciare il camper No Tav solo per vendetta, ora la nuova gestione non permette più l’accesso nemmeno ai proprietari dei terreni, nemmeno a quelli che non fanno parte di nessun movimento e vorrebbero solo evitare che il proprio campo o la propria vigna andasse in malora, come puntualmente sta accadendo. Il prato recintato che nasconde il villaggio neolitico della Maddalena, che durante il presidio era sacro, ora è stato usato come parcheggio per i blindati e rovinato forse irrimediabilmente; il museo è stato trasformato in caserma. Tutto questo senza aprire un metro di cantiere, anche perché l’area recintata non è quella dove devono iniziare lo scavo, ma quella militarmente più definibile; al momento non c’è nessun cantiere, solo truppe.
In tutto questo, ieri è uscito un video dove si vede benissimo il trattamento riservato dalla polizia ai fermati, trascinati per centinaia di metri mentre i poliziotti si avvicinano e li prendono a calci e bastonate, nonché una sassaiola da parte degli stessi poliziotti. A me non interessa tanto parlare di chi ha ragione o chi ha torto, interessa far notare che quello che è avvenuto a Chiomonte non assomiglia tanto a una operazione di polizia, quanto a uno scontro tra due eserciti sovrani, per quanto con grande differenza di mezzi militari: una guerra civile.
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Come probabilmente già sapete, ieri sono stati discussi gli emendamenti alle linee programmatiche di Fassino. Tolti i 46 emendamenti che la maggioranza ha deciso di accorpare e bocciare in un'unica soluzione, dei 5 restanti ne sono stati approvati 3 e bocciati 2.
I tre passati riguardano il contrasto alla la diffusione del gioco d'azzardo tra le fasce deboli della popolazione, il tema della tutela degli animali e la crescita dell'aeroporto con riferimento al potenziamento della base low cost.
Ha comunque raccontato tutto Vittorio nella sua nota (http://www.facebook.com/#!/notes/vittorio-vb-bertola/il-programma-di-fassino-cosi-%C3%A8-la-politica/10150316337216210)
Vorrei invece soffermarmi sul fatto che è stato bocciato un nostro emendamento che proponeva l'inserimento del cosiddetto "gender mainstreaming", ( http://en.wikipedia.org/wiki/Gender_mainstreaming ) di cui riporto il testo di seguito:
"Gender mainstreaming in tutte le politiche attuate dalla Giunta comunale, riconoscendone l'importanza e riconoscimento del fatto che in qualsiasi decisione amministrativa si nascondono questioni di genere e di non discriminazione che vanno valutate preventivamente con attenzione"
Il parere negativo del sindaco è stato motivato con la presenza del tema "pari opportunità" già a sufficienza nel programma. Mi auguro, però, che il suo parere contrario fosse dovuto alla sua ignoranza sul tema o non comprensione dell'emendamento (forse non lo aveva letto bene...)
Ma mi ha stupito ancor di più vedere l'esito della votazione del consiglio di cui potete vedere al seguente link tutti i dettagli (http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti/cc/vol/VotazioniDettaglio.asp?riunione=5082&Arg=2&Voto=44).
Con piacere ho notato il voto a favore di Centillo (attuale presidente della commissione pari opportunità), Levi (ex assessore alle pari opportunità), e Nomis del PD, il voto di tutto SEL e di Viale.
Mi ha stupito invece il voto contrario di Scanderebech, UDC, tra l'altro ex vice presidente della commissione pari opportunità.
Una piccola riflessione finale:
Contenta perchè nonostante il parere del sindaco fosse negativo, la maggioranza in questa votazioni si è spaccata e non ha votato in modo univoco: probabilmente solo le persone più informate e consapevoli hanno compreso la natura e l'importanza dell'emendamento.
Dispiaciuta perchè l'emendamento non è passato, cercherò comunque di portare avanti la tematica nella commissione pari opportunità.
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Mercoledì sera, dopo una lunga maratona, il consiglio comunale ha approvato il programma del prossimo quinquennio; ed è stata una vicenda molto istruttiva per capire come funziona la politica.
Vediamola dal nostro lato: già vi abbiamo raccontato di come io e Chiara abbiamo presentato in totale 49 emendamenti di merito, assolutamente non ostruzionistici. In particolare, dato che non ci interessano i teatrini ad uso telecamere, abbiamo cercato di evitare le proposte che tanto la maggioranza non avrebbe mai accolto e di presentare invece soprattutto quelle su cui qualsiasi persona di buon senso avrebbe potuto concordare, cercando di riempire i numerosi buchi della bozza iniziale.
Bene, nella nostra ingenuità ci aspettavamo dunque che si potesse avere un esame in aula (per quanto breve, se no saremmo stati lì fino a settembre) delle nostre 49 proposte; e ci aspettavamo anche, meno ingenuamente, che avremmo dovuto ridurle a una ventina delle più importanti, in spirito costruttivo per non allungare la discussione.
Nulla di tutto questo; infatti, il regolamento riconosce alla maggioranza la possibilità di presentare una “mozione di accorpamento” che riunisce un qualsiasi numero di emendamenti in uno solo, che si può poi votare (e bocciare) in blocco; di fatto vengono così eliminati tutti quegli emendamenti, che non arrivano nemmeno a essere esposti e discussi in aula. E’ una misura anti-ostruzionismo, se no i 2700 emendamenti della Lega avrebbero bloccato i lavori per mesi; peccato che la maggioranza abbia deciso di applicarla non solo agli emendamenti ostruzionistici, ma a tutti gli emendamenti delle minoranze, anche quelli costruttivi, salvandone solo qualcuno in segno di buona volontà. Dunque, decidono loro quali nostri emendamenti possono essere discussi e votati e quali no.
Ora, la selezione nel nostro caso è avvenuta come segue. Mentre io ero in conferenza capigruppo, arrivano Chiara e il vicecapogruppo del PD con quattro fogli in mano (gli emendamenti si possono presentare solo su carta, uno per foglio); in pratica, il gruppo PD si è riunito e ha deciso di tenerne quattro dei nostri. Ma non quattro perché li hanno letti ed erano quelli che hanno trovato ragionevoli; quattro perché zero o uno sarebbe stato uno schiaffo morale troppo forte, e sei, otto, dodici sarebbe stato un regalo eccessivo.
Infatti, la logica in vigore è che se un nostro emendamento di buon senso viene approvato non è tanto un bene per la città, quanto una occasione per noi per dire a voi che ci avete votato che siamo stati bravi e far bella figura; dunque, ce ne lasciano qualcuno in segno di ringraziamento perché non abbiamo fatto ostruzionismo (altrimenti la prossima volta arriveremmo anche noi con 2700 emendamenti) ma non troppi per non permetterci di fare una figura troppo bella.
In sostanza, dunque, quali fossero i quattro da tenere era relativamente poco importante; e infatti, quando ho visto i quattro scelti dal gruppo PD, ho sbarrato gli occhi e mi è venuto da ridere, perché tra i quattro che avevano tenuto ce n’era uno dei soli due o tre veramente “antagonisti”, quello che cancellava l’impegno a realizzare la Tangenziale Est. Purtroppo ha sbarrato gli occhi (ma senza ridere) anche Lo Russo, capogruppo del PD, e ha subito tirato via il foglio…
…e mi ha detto “dai ve ne passiamo tre, son già tanti”. Io ho risposto “ma no dai, sono buoni emendamenti, teniamone qualcun altro”. Lui ha abbozzato, allora ho detto “ma se ce ne passate ancora un po’ magari sul documento finale ci asteniamo”. Lui ha detto “Ah beh allora cambia tutto, se è così tirane fuori un altro paio e mettimeli qui”, e io ho avuto circa dodici secondi per sfogliare una pila di 49 fogli, scegliere e salvare dalla cancellazione altri due emendamenti, se ben ricordo quello sulla base low cost all’aeroporto e quello sulla tutela degli animali. Lui ha chiamato il suo ufficio per dargli i numeri degli emendamenti da salvare, poi mi ha detto “ok sull’astensione ci conto eh?” e io “sì però dammi il tempo di pensarci e di parlarne con Chiara”.
Poi, parlandone tra noi, nonostante il 90% del documento sia talmente generico da non dire nulla di così impossibile da condividere, abbiamo deciso che non potevamo non votare contro a un documento che conteneva Tav, inceneritore e compagnia bella, e dunque un’oretta dopo gliel’ho comunicato, per correttezza. Lui ha risposto “chissà come mai me lo aspettavo” ma ci ha comunque lasciato i cinque emendamenti, che alla fine erano tre scelti da loro e due da noi.
Alla fine, in aula, ce ne hanno approvati tre (sviluppo dell’aeroporto, tutela degli animali e lotta al gioco d’azzardo) e bocciati due (piste ciclabili su tutti i corsi + estensione del bike sharing e valutazione dell’impatto sulle pari opportunità di tutte le decisioni amministrative) perché secondo il sindaco questi due erano “impliciti” in ciò che aveva già scritto (sarà…). E dunque ora, in questo teatrino, devo venire da voi a bullarmi del fatto (peraltro vero) che se non fosse stato per noi non ci sarebbe stata nemmeno una riga sulla tutela degli animali, sulla base low cost a Caselle e sulla lotta al gioco d’azzardo.
La verità è che tutta la faccenda è stata invero triste. Come già vi dicemmo, il documento in sé non era granché, molto generico e con poche idee concrete. La discussione è stata pure peggio: la maggioranza stessa, soprattutto SEL, ha chiesto subito un rinvio di una settimana perché Fassino non aveva consultato i suoi partiti prima di pubblicarlo. Poi sono arrivati gli emendamenti ostruzionistici della Lega a cui la maggioranza ha risposto cancellando sostanzialmente la possibilità delle opposizioni di partecipare all’elaborazione del testo, eliminando tutti gli emendamenti a parte due del PDL, cinque dei nostri e tutti quelli di Musy, che si era già messo d’accordo di suo (come ampiamente riportato dai giornali) e alla fine infatti non ha votato contro al programma ma si è astenuto.
Di fatto, abbiamo passato due pomeriggi fino alle nove di sera a discutere il programma non per i dubbi delle opposizioni, ma per i dubbi della maggioranza; mercoledì pomeriggio è stato uno spettacolo di dissenso interno, con SEL che si barcamenava per inserire i suoi punti-bandiera non condivisi da Fassino (e infatti alla fine non gliene hanno passato quasi nessuno, accettando solo emendamenti minori o riscrivendoglieli al volo in maniera molto annacquata, e loro hanno “convintamente votato”, parole loro, un programma contenente Tav e inceneritore) e con una discussione di mezz’ora tra i cattolici e i laici del PD sulle parole “quoziente familiare”, che peraltro in sé non vogliono dire nulla.
Il bello è che la maggioranza aveva pure imposto di limitare a un quarto d’ora per gruppo il tempo per parlare in aula, per evitare che le opposizioni la tirassero in lungo; dopodiché, a forza di arguire, i due partiti che sono arrivati al limite sono… PD e SEL; la Lega ha chiesto di far rispettare la regola, è scoppiato un putiferio, si è sospeso il consiglio per mezz’ora, il presidente ha giurato che da suoi conti il tempo del PD non era ancora finito e che avevano ancora un paio di minuti, la seduta è ripresa, poi all’emendamento successivo un consigliere PD ha parlato per altri cinque minuti e nessuno ha detto niente; le regole valgono solo per gli altri.
Insomma, abbiamo capito che noi, a parte l’ostruzionismo, non potremo fare nulla che non ci sia gentilmente concesso dalla maggioranza; il che ci lascia di fronte alla scelta politica tra essere sempre durissimi e non ottenere mai nulla, o essere costruttivi e dialoganti e ottenere tre emendamenti su 49. E su questo punto attendo le vostre opinioni.
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Ieri abbiamo scritto un comunicato in cui denunciavamo la ricezione di due lettere anonime contenenti insulti pesanti nei confronti del movimento no Tav, del Movimento 5 stelle, di Beppe Grillo e di Vittorio Bertola.
A questo link il testo del comunicato stampa completo: http://www.facebook.com/#!/notes/movimento-cinque-stelle-torino/comunicato-n14-bertola-appendino-lettere-anonime-da-fanatico-si-tav-ricoprono-di/238185872872780
Questa mattina lastampa on line riporta la notizia della lettera di minaccia contenente proiettili e "casualmente" inerisce l'immagine della lettera che abbiamo ricevuto noi.
Apena ho visto la cosa ho chiamata la redazione, arrabbiandomi non poco, e chiedendo che venisse rimossa immediatamente l'immagine.
Cosa che è avvenuta dopo qualche minuto.
Ma mi chiedo, dovevano veramente aspettare che chiamasse qualcuno di noi per denunciare la scorrettezza?
L'aver associato l'immagine della lettera che abbiamo ricevuto noi, con tanto di logo del movimento, ad un articolo che parla di minacce con proiettili a un sindacalista Pro Tav ha dell'incredibile.
Inserire le immagini del nostro comunicato stampo all'interno di un altro articolo, che non ha alcuna attinenza, ha un qualcosa di creativo che ha ben poco a vedere con il giornalismo.
Si tratta dell'ennesima dimostrazione di un giornalismo disonesto, manipolato in un regime in cui vige la disinformazione.
E' una vergogna.

Oggi abbiamo ricevuto la nostra prima lettera anonima di ingiurie, anzi due, una indirizzata al “Movimento Grillo 5 Stelle” e una personalmente a me. Sono scritte dalla stessa mano, ripetono all’infinito che “No Tav = merde” e danno al sottoscritto del “bastardo”, e così via.
Credo che si tratti di un semplice squilibrato e non do certo peso a queste cose, però in un momento in cui le lettere minatorie volano da ogni parte (son quasi deluso che nella mia non ci fossero proiettili) mi pare opportuna una riflessione: che i toni di questa faccenda sono diventati davvero troppo alti, da parte di quasi tutti. So che non tutti hanno gradito il nostro comunicato della scorsa settimana dopo gli scontri di Chiomonte, giudicandolo troppo poco schierato contro la polizia, ma continuo a pensare che chi ha assunto ruoli istituzionali debba portare per quanto possibile parole di calma e di pace.
Certo, stamattina abbiamo “audito” Virano, insieme a due commissioni del Consiglio Comunale, ed è stata un’esperienza frustrante; lui ha avuto un’ora e mezza per parlare, poi a noi sono stati concessi due minuti per fare domande - che io peraltro ho devoluto al professor Angelo Tartaglia, che è stato così gentile da venire in qualità di nostro esperto.
Virano è un ottimo affabulatore, e ha i media ufficiali ai suoi piedi (vedasi lo spot senza contraddittorio che anche oggi gli ha dedicato La Stampa); la verità è che anche i consiglieri della maggioranza sono usciti dalla sala piuttosto perplessi per la quantità di fattori indefiniti che ormai aleggiano attorno al progetto. A fronte delle richieste di giustificare il senso economico dell’opera, lui ha risposto “stiamo ultimando il nuovo business plan”… adesso?
La perla per me poi è stato il nuovo fasaggio dei cantieri, secondo cui la linea dovrebbe entrare in servizio nel 2025 avendo realizzato solo il tunnel di base e la galleria Buttigliera-Rivalta-Orbassano, e così restare per cinque o dieci anni. In pratica, tutto questo fantasmagorico traffico che rende necessario investire 20 miliardi di euro nel Tav sarebbe talmente esiguo da poter tranquillamente entrare nel passante ferroviario di Torino, nonostante esso sarà (da piani) già occupato da un treno ogni pochi minuti per il servizio ferroviario metropolitano, e dove i merci sfreccerebbero tranquillamente davanti ai marciapiedi sotterranei di Porta Susa pieni di gente in attesa del treno. Mah…
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