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Salviamo i servizi pubblici di Torino

(di Vittorio Bertola) 25.10.11 18:43


Nessuno lo sa, eppure è vero: nel giro di un paio di settimane Torino perderà di fatto il controllo dei propri servizi pubblici. Già lunedì 7 novembre in Consiglio Comunale PD, SEL, IDV e Moderati approveranno la cessione del 100% di Amiat, TRM (inceneritore) e GTT alla holding Finanziaria Città di Torino SpA, la quale ne darà in garanzia una parte per ottenere dalle banche un prestito che verrà girato al Comune per tappare i buchi del 2011 e del 2012. La finanziaria provvederà poi a vendere entro marzo a privati il 40% di queste aziende, ripagando il prestito (se tutto va bene).

Non vi tragga in inganno il fatto che il Comune tratterrà (per ora) il 60% delle quote. Questo è già avvenuto in altri casi di privatizzazione, come l’aeroporto e le farmacie comunali; in entrambi i casi, però, è stato stipulato un patto parasociale per cui a comandare è il privato. Di fatto è un ulteriore favore: il privato paga per il 40% ma comanda per il 100%. L’unica banca disposta a finanziare l’operazione - Unicredit - ha chiesto di controllare addirittura l’intera holding.

I rifiuti finiranno quasi certamente nel calderone Iren - e se oggi è difficile farsi ascoltare da Amiat per le strade sporche o i cassonetti mancanti, figuratevi quando dovrete chiamare un call center a Reggio Emilia. La TARSU aumenterà senz’altro, visto che attualmente il Comune paga ad Amiat meno di quanto costa il servizio di raccolta; ora Amiat compensa con altri guadagni, ma un privato certo non lavorerà in perdita. L’inceneritore, una volta privato, avrà come unico obiettivo bruciare qui più rifiuti possibile. I trasporti finiranno come l’aeroporto, dove da dieci anni comanda Benetton che ha trasformato lo scalo in aerogrill: pochi voli e tanti negozi, utili elevati per gli azionisti, e i torinesi costretti a volare da Malpensa o da Bergamo.

Perdipiù, questa privatizzazione avviene a pochi mesi da un referendum votato da 27 milioni di italiani, che diceva esattamente l’opposto: i servizi pubblici essenziali devono rimanere pubblici. Il 14 settembre, zitto zitto, il governo ha reintrodotto la norma abrogata dal referendum, obbligando a privatizzare entro marzo. I partiti che governano Torino, che a giugno erano in piazza a farsi belli con il voto degli italiani, ne sono stati talmente addolorati che il 7 ottobre avevano già approvato in giunta la privatizzazione.

Ma da qui a marzo non saranno in vendita solo le nostre aziende, ma quelle di tutta Italia: una vera svendita in blocco del patrimonio pubblico, che ovviamente comporterà incassi bassissimi per i Comuni, e grandi guadagni per i privati che compreranno. I soldi incassati pagheranno qualche debito e poi saremo da capo. Anche chi non ha pregiudizi di principio contro i privati deve riconoscere che questo è un pessimo momento e un pessimo modo per privatizzare.

Lunedì pomeriggio, insieme al comitato referendario per l’acqua pubblica e a quello contro l’inceneritore, abbiamo organizzato un primo presidio sotto il Municipio; lo ripeteremo il 7 novembre. Ma è la città che deve svegliarsi, nonostante il silenzio complice dei mezzi di informazione. Invece di farsi da parte, i politici svendono la città per mantenersi il castello dorato ancora per un po’. E quando ci saremo venduti tutto?





9 Comments

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facciamo una raccolta di firme per un nuovo referendum?

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ma il telegiornale del piemonte non dice mai un tubo di quello che avviene in città!!!!

a torino potrebbero anche farla, penso che avrebbe un certo successo. poi dovremmo farla in tutto il resto d'italia! i servizi publici sono appannaggio del comune, anche per rimpinguare le proprie casse!! se da questi servizi può guadagnarci un privato, figuriamoci un ente pubblico

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Non ci dicono tutto il vero sulla situazione delle nostre banche e del nostro paese; da Repubblica di ieri 24-10-2011, si apprende che le banche europee, sono in apprensione per l’eccessivo sbilanciamento dei loro crediti verso le banche italiane, es. ( il debitore Italia deve alle banche francesi 416 miliardi di dollari, il debitore Francia deve alle banche italiane solo 50,6 miliardi di dollari).
Quindi la preoccupazione dei nostri partners europei, che un crollo dell’Italia travolgerebbe anche le loro nazioni, ci dice che le preoccupazioni sempre più insistenti dei nostri coinquilini hanno una valida ragione d’essere, che il nostro paese naviga in questo periodo in acque molto pericolose che si possono affrontare solo con importanti, dolorose e coraggiose scelte politiche.

Di certo non si può continuare a pensare a piccoli correttivi per temporeggiare e tappare di volta in volta le criticità che si presentano con l’urgenza e rimandando sempre la soluzione del problema, tartassando sempre i più deboli nel loro lavoro per lo più precario, nel welfare, che misura il grado di civiltà di un paese moderno, nella scuola, nella sanità, la ricerca, e nella assistenza agli anziani e i disabili; e continuare a romperci le …….. con le correzioni sulle pensioni. (quelle basse naturalmente).
Ancora non è possibile continuare con provvedimenti tampone e deprimere con tutti i sacrifici impostici, le possibilità di ricrescita, NON E’ PIU’ POSSIBILE CONTINUARE A SOSTENERE LE SPESE ANNUE PER INTERESSI SUL DEBITO PUBBLICO diventato mostruoso.
Questi interessi hanno raggiunto valori impossibili da sostenere e che ci paralizzano nelle nostre prospettive, non potendo pagare gli interessi del debito e nel contempo trovare risorse per le spinte alla crescita.
Non ho mai capito perché nei momenti di crisi si pensi sempre a spremere le classi meno abbienti.
E’ ora che si cambi spezzando in pochi anni le catene del debito pubblico, ridimensionandolo drasticamente, e liberando le risorse che ci occorrono per la crescita, ma questa volta si devono spremere quattrini dai più abbienti, anche perché il denaro vero è posseduto dal 30% della popolazione ed è giunto il momento che si prenda dove si trova.

Per questi motivi mi trovo d’accordo, in linea di massima, sulla soluzione prospettata da l’ex ministro Giuliano Amato, di ridurre il debito pubblico di un terzo, (secondo i suoi calcoli circa 620 miliardi di euro), con una patrimoniale a carico di quelle 2,4 milioni di famiglie di italiani che detengono il 45% della ricchezza del paese.
Si attiverebbe una doppia situazione favorevole, con la riduzione del debito da oltre 1880 miliardi di euro a circa 1260, si ridurrebbe notevolmente lo “speed” con i titoli tedeschi e di conseguenza gli interessi da pagare, per di più su un debito di peso ridotto.
Per ultimo dopo l’una tantum della patrimoniale, per rimetterci in condizioni di affrontare un futuro migliore, questa va conservata come abitudine negli anni, molto più leggera naturalmente, allineata a quella già in uso da anni dai nostri partners in Europa.

Occorre ancora che si recuperino denari per la crescita, e qui ci vuole solo la volontà di riconoscere l’ovvio: occorre ripristinare l’ICI sulla casa alla maniera che era stata giustamente prevista, dall’ultimo governo Prodi, per dare ossigeno alle istituzioni locali. Occorre il coraggio di inimicarsi il cosiddetto centro, tornando a tassare le rendite degli istituti della Chiesa che svolgano attività commerciali o alberghiere; occorre che le rendite finanziarie a parte i titoli Bot o simili emessi dal nostro stato, vengano tassate in maniera da adeguarci al costume degli altri paesi dell’area euro.
Ancora penso si dovrebbe smetterla di foraggiare gli istituti scolastici privati, devolvendo quanto ora di loro aspettativa alle scuole pubbliche, che sappiamo bene in che condizioni disperate operino, mentre spendiamo per far star meglio le scuole delle famiglie più abbienti.

Importante infine che si provveda a che i lavoratori precari, costino alle aziende in maniera decisiva di più rispetto a coloro che sono in possesso di contratti a tempo indeterminato; se si vuole un precario,(per ovvi motivi opportunistici), mi sembra giusto che lo si paghi di più, e forse si riuscirà a ricondurre il fenomeno a parametri più socialmente accettabili.
Per quello che riguarda il mondo del lavoro, occorre un capitolo a parte perché la questione è veramente complessa, per esempio bisognerebbe, a mio parere, riportare le cooperative ad operare nella maniera e con i regolamenti che si erano date all’inizio della loro storia, tutti i lavoratori devono essere soci a tutti gli effetti e dividere i proventi del lavoro tra loro alla fine dell’anno finanziario, finendola di operare nella loro degenerazione, dove le cooperative come i “caporali”, scelgono i lavoratori, e li distribuiscono tra le aziende, con salari indecenti e lucrando su ciascuno di essi, spesso senza versare i contributi dovuti e sottratti come da legge, ai lavoratori. Ancora per gli appalti pubblici troncare l’abitudine di assegnare contratti ad aziende non in grado di operare indipendentemente, che affideranno l’opera da effettuare a subappaltanti, che magari subappalteranno anch’essi parte del lavoro da effettuare.
I problemi legati a questo modo malsano di procedere, sono sotto gli occhi di tutti, (uso di materiali scadenti, allungamento dei tempi di consegna, personale non registrato e sottopagato, per rientrare guadagnando, nei costi aggiuntivi che queste modalità da catena di S. Antonio produce, ecc.).

Occorre per altro modificare il costoso, in termini economici e tempistici, nostro sistema bicamerale: una sola camera con 2/300 parlamentari con compiti legislativi simili a quelli della camera dei deputati odierna, ed un altro consesso di un centinaio di delegati a rappresentare le regioni ed il federalismo, anche fiscale, con fine di raccordo e suggerimento per le leggi di loro competenza da promuovere alla camera legislativa.
Gli stipendi dei parlamentari succitati, dovrebbero essere legati al valore delle pensioni sociali minime, moltiplicate per 20 o 30, ed aumentare in proporzione dell’aumento delle succitate pensioni, si che lo stato economico dei parlamentari, dipenda dalla loro capacità di migliorare le condizioni di vita dei loro amministrati. Ricondurre a compensi più limitati ed accettabili anche i politici delle istituzioni regionali e comunali, ridurre i comuni e ridurre se non sopprimere le province; regolamentare meglio, riducendo ove possibile e necessario, il numero degli assessori di queste istituzioni. Limitare per legge la spesa per consulenze esterne quando all’interno delle istituzioni stesse esistono professionalità capaci e sufficienti a gestire le situazioni che si presentino.

Abolire tutte le prerogative e i benefici dei parlamentari, biglietti gratuiti sui treni ed aerei, per cinema e teatri, (non si capisce a che titolo conferiti), e tutti i rimborsi spese a vario titolo assegnati, visto che l'emolumento dei parlamentari continuerà ad avere sostanza e peso, tali da permettere loro di affrontarle in proprio. Credo poi che i nostri rappresentanti, sia al parlamento che nei posti più alti della vita politica del paese, essendo i nostri amministratori, dovrebbero per legge, pena il decadimento del mandato, conferire fiducia alle istituzioni che rappresentano, usufruendo dei servizi offerti dallo stato, USL, ospedali medico della mutua, ed ancora per i loro figli la frequenza alle scuole statali. Peraltro se costretti ad usufruire dei servizi come tutti gli altri cittadini, forse essendo direttamente interessati a che questi funzionino meglio, si impegneranno di più in prima persona a che questi servizi funzionino veramente.

I funzionari pubblici, per primi i parlamentari, non potranno essere ammessi a cariche pubbliche in caso di fedina penale compromessa o sottoposti a indagini per reati gravi interessanti i procedimenti penali o malversazioni importanti.
I parlamentari indagati, per stabilire se esiste persecuzione illegittima nei loro confronti, saranno sottoposti al giudizio di un organo terzo, non più dai loro colleghi, che sebbene legislatori, troppo spesso giudicano secondo convenienze politiche, ignorando volutamente ed ignobilmente i dettami della legge da loro stessi promulgata. Pensavo possibile una seduta straordinaria del CSM, magari presieduta dal presidente della camera come forma di garanzia.

Per eliminare quella odiosa ed infamante prassi, tutt’oggi in essere nel nostro parlamento, che conferendo al parlamentare un cospicuo rimborso per le spese di segreteria e collaboratore, che lo stesso parlamentare si sceglie ed al quale riconosce una sorta di mancia, intascando quasi tutta l’indennità che gli è dovuta, io suggerirei che sceltosi il segretario o collaboratore che sia, il parlamentare non abbia diritto ad alcuna indennità, ma sia l’amministrazione stessa della camera ad assumere direttamente e remunerare, nella misura idonea che verrà stabilita, lo stesso collaboratore.

Auto blu, da destinare solamente al capo dello stato, ai presidenti delle camere, al presidente del consiglio dei ministri, ed ai ministri in carica, ancora al vicepresidente del CSM, ad ogni procura un auto per il capo della stessa, un’auto per i presidenti di regione; stesso criterio per gli alti gradi delle forze armate, carabinieri e prefetti. Un’auto di servizio di media cilindrata a disposizione di ogni singolo comune con popolazione superiore ai 30000 abitanti o provincia, per le necessità dell’istituzione.

I parlamentari ed i rappresentanti delle istituzioni fino al livello delle regioni, non potranno svolgere qualsiasi altra attività impegnativa una volta eletti, pena il decadimento dall’incarico.

Nel prossimo governo un’altra priorità importante sarà istituire una seria legge sui conflitti d’interessi, e sull’impossibilità di accedere alle cariche istituzionali in presenza di tale conflitto.
La materia dovrà essere trattata con attenzione ove evitare libere interpretazioni, magari rifacendosi a leggi simili applicate da tempo e funzionanti in diversi paesi europei.

Per il partito di maggior peso, che correrà per la dirigenza del paese dovrà esplicitare una legge giusta e credibile sviscerata anche nei particolari su questo tema e su quello di una nuova legge elettorale, necessaria per ridare rappresentanza ai cittadini, ed a conferma di serietà e capacità di affrontare veramente i problemi, la dirigenza prima di inserirla nel pacchetto delle proposte da porre all’attenzione di eventuali alleati, dovrà essere ben certa che goda di assenso dalla maggioranza dei SUOI dirigenti ed iscritti, onde evitare quell’odioso teatrino dell’ultimo governo Prodi dove ognuno diceva la sua smentendo anche il capo, e dando prova di improvvisazione, poca serietà e compattezza.
Ritengo che queste poche pagine potrebbero essere una buona base per sviscerare dei seri intendimenti di governo e se elaborata e fatta propria dalla maggioranza del partito, può essere un buon segnale di serietà, e facendo conoscere queste idee al mondo politico, possano esse da sole, sollecitare alleanze serie senza dover correre a pregare e contrattare con gli altri partiti per un’ipotetica alleanza.

Comunque sono idee condivise per lo più da moltissime persone non solo di fede di sinistra, e con le quali si potrebbe fra l’altro ridare un minimo di dignità e fiducia alla politica ed ai politici, oltre che prospettive di un’altra qualità di vita per il nostro paese.

Sognando………..


Dovreste fare una campagna sul "recupero dell energia di frenata" che permette un RISPARMIO DI COMBUSTIBILI dell 80%....
vedere pag.7
www.innas.com/Assets/files/Hydrid%20brochure.pdf
Risparmiando 100 euro l' uno al giono,
Da un valore aggiunto in conto capitale di >500000 di euro (500k al 7,30% = 36500) in piu ogmi UN AUTOBUS
PER SPIEGAZIONI 3474078367...Gruppo eng.Mi

Carlo, vi stanno svendendo i trasporti e scrivi la storia finanziaria d italia? Un pensiero amichevole...Stai danneggiando IL GRUPPO per MANCANZA diCONCRETEZZA

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Vittorio, sarebbe utile che dal sito si potesse risalire al testo della lettera di protesta da spedire ai Consiglieri del Comune

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Ma se vendono perché "Roma" gli ha tagliato i finanziamenti, che senso ha protestare contro il Comune?
E' un po' come, da parte dei greci, protestare contro Papandreu, quando in realtà l'enorme aggravio del debito pubblico greco è stato causato dal governo precedente; Papandreu si trova a dover rimediare alle scelte errate fatte da altri.
O si riportano dati da cui si evince che il Comune avrebbe risorse per evitare la vendita del 40% di quota azionaria oppure è inutile protestare contro il Comune.
Piuttosto, si protesti contro il governo che ha tagliato i trasferimenti agli enti locali.

Condivido l'argomentazione di Mauro anzi direi che liberalizzare è la soluzione da un mercato non libero in cui le aziende municipalizzate guidate da privati erano agevolate perchè pubbliche.

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