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Qualche precisazione sull'ordine del giorno sulla legge Lussana.

(di chiara appendino) 01.02.12 11:04


Per qualche settimana in commissione pari opportunità si è discusso del tema della prostituzione. il tutto è nato a fronte di una proposta della Lega Nord approdata in commissione consiliare: un ordine del giorno che invitava il governo a discutere una proposta di legge (in particolare la proposta di legge Lussana) presentata dalla Lega stessa.

Pur riconoscendo l'importanza del tema, sia io che Vittorio abbiamo ritenuto che questa versione del documento fosse davvero invotabile per svariati motivi. Ad esempio il testo della proposta di legge Lussana, già nelle premesse stesse della proposta, aveva punti difficilmente condivisibili, quali l'inclinazione ad affrontare il tema come una questione morale e di decoro pubblico. Inoltre, un punto dell'impegnativa dell'ordine del giorno della lega faceva intravedere nella prostituzione una "interessante" fonte di entrata per i comuni che, vista la situazione finanziaria attuale tanto drastica, avrebbero dovuto, secondo i proponenti, compartecipare alle entrate.

Non volendo però ignorare l'importanza del tema e l'esistenza del fenomeno, in commissione, insieme alle altre forze politiche abbiamo affrontato la discussione, senza pregiudizi e non sul piano morale, proponendo tutta una serie di modifiche al testo, rendendolo una presa d'atto dell'esistenza del fenomeno ed un invito al parlamento a discutere le proposte di legge sul tema della prostituzione

Testo che alla fine abbiamo votato lunedì in consiglio a favore, riconoscendo la necessità di aprire un dibattito sul tema, senza farne una questione morale, cercando soluzioni che siano nell'interesse di tutte le parti coinvolte, soprattutto quelle più deboli, tutelandone la salute, difendendo la dignità della donna e cercando di contrastare i fenomeni di violenza.

Quanto riportato da alcune fonti giornalistiche, non solo è in contrasto con quanto emerso dalla discussione in commissione e in aula, ma è anche una strumentalizzazione, di chi, forse, il problema non vuole che venga affrontato in modo serio dalle istituzioni.





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