
Non accade troppo spesso che il giornale cittadino parli delle nostre proposte, ma venerdì scorso è successo - con un bel titolo “I vigili devono fare più multe”. Secondo alcuni, essendo che le multe sono impopolari, non era certo un favore; eppure noi siamo molto contenti che, come potete vedere nel video, la nostra mozione sia stata accolta e approvata dal consiglio comunale.
L’obiettivo, comunque, non è fare “più multe”, ma fare multe più giuste. Fino ad oggi, l’attività sanzionatoria dei Comuni è concentrata soprattutto sugli eccessi di velocità, tramite gli autovelox fissi e i terribili telelaser. Ora, noi troviamo giusto che si dissuada chi vuole usare i viali cittadini come piste da Formula 1, ma troviamo meno giusto che i limiti di velocità non siano adeguati alla normalità del traffico: su uno qualsiasi dei nostri stradoni tutte le auto corrono almeno a 60-70 chilometri orari, cioé oltre il limite dei 50, e delle due l’una - o tutti i torinesi sono pazzi incoscienti o il limite non è adeguato alla realtà.
Peggio ancora se l’ente pubblico si mette a multare in punti dove è molto più pericoloso andare ai 50 (rischio tamponamento) che andare agli 80, come alla fine della discesa della sopraelevata di corso Grosseto, o su vere e proprie superstrade, come hanno fatto recentemente alcuni comuni della cintura (vedi Rivoli su corso Allamano). Queste sono evidentemente multe fatte solo per fare cassa, sfruttando limiti talmente bassi che viene il dubbio che siano tenuti bassi apposta (e basta visitare i forum degli automobilisti arrabbiati per capirlo).
In compenso, ci sono violazioni che sono molto più pericolose e dannose per la collettività, ma che raramente vengono sanzionate. Una è quella di svoltare a sinistra da centro viale dove è vietato, specialmente quando l’incrocio è trafficato e si creano lunghe code per chi resta bloccato. Peggio ancora se, come in via Cernaia angolo corso Vinzaglio, chi svolta a sinistra illegalmente blocca i binari del tram e con esso una fila di mezzi pubblici carichi di persone, facendogli perdere un paio di minuti. Analogamente per due altri tipi di violazioni: la doppia fila sugli assi di scorrimento, che costringe il traffico a restringersi e le auto a cambiare corsia all’ultimo in modo pericoloso, e la violazione delle corsie preferenziali.
Già oggi queste violazioni vengono sanzionate, mandando una pattuglia ogni tanto; peccato che sui cinque incroci cruciali da noi segnalati siano state fatte nel 2011 1.600 multe per svolta vietata, che sembrano tante ma sono in realtà mediamente una al giorno per incrocio. Dato che le violazioni sono invece una al minuto, si capisce anche che il solitario beccato dai vigili si lamenti dicendo “perché io?”.
Ecco perché la nostra proposta è di usare le telecamere, come si fa per gli accessi alla ZTL; la tecnologia di oggi permette di individuare manovre e leggere le targhe dalle immagini in automatico, e se tutte le violazioni venissero regolarmente represse si otterrebbe contemporaneamente molta più equità e molta più efficacia, andando inoltre a recuperare entrate finanziarie non a caso, da chi si comporta esattamente come tutti e ha la sfortuna di essere preso di mira, ma solo da quella minoranza che compie manovre veramente dannose e pericolose.
Naturalmente la proposta ha suscitato qualche polemica, compreso l’intervento piccato di un consigliere comunale che era stato fermato e multato, a suo dire ingiustamente, proprio per aver svoltato a sinistra da via Cernaia in corso Vinzaglio. Alla fine però è passata, e ora vedremo come verrà applicata; inoltre vedremo se avrà esito positivo anche un’altra mozione da noi presentata, quella per studiare qualche sistema automatico per multare chi parcheggia alle fermate del pullman, impedendo ai bus di accostare e dunque di far salire gli invalidi. La nostra mozione per un maggior controllo su chi entra abusivamente in auto nelle isole pedonali è stata invece respinta dalla maggioranza, che ne ha chiesto il ritiro promettendo di affrontare l’argomento in commissione.
Ma dato che non vogliamo dimenticarci di chi invece è stato multato perché sfrecciava a “ben” 65 chilometri orari su un viale a tre corsie, segnaliamo anche che il consiglio comunale, tramite un nostro emendamento a una mozione della maggioranza, ha già approvato di elevare a 70 km/h il limite di velocità su tutti i grandi viali cittadini, portandolo invece a 30 km/h nelle vie residenziali; e che, alla notizia dell’ennesimo autovelox spremitore del comune di Moncalieri, abbiamo presentato anche un ordine del giorno per chiedere che la stessa cosa venga fatta dai comuni della cintura su tutte le grandi strade di accesso a Torino, ovviamente dove la strada è ampia e priva di incroci pericolosi.
Ecco dunque perché l’obiettivo che ci proponiamo non è fare più o meno multe… ma fare le multe giuste, a chi veramente guida come se sulla strada ci fosse solo lui, danneggiando e mettendo in pericolo tutti gli altri.
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E' stata certamente un'esperienza che ricorderò a lungo, molto formativa.
Qualche settimana fa ho affiancato l'unità di strada di un' associazione presente sul territorio da una decina di anni che svolge il lavoro di assistenza alle prostitute ed alle vittime della tratta.
I principali obiettivi dell'Unità di strada consistono nel fornire alle donne che si prostituiscono corrette informazioni sanitarie e nel tentativo di creare "il primo contatto", il primo e fondamentale passo per porre le basi per la costruzione di relazioni di fiducia.
Insieme a due mediatrici culturali (una ragazza nigeriana e una ragazza rumena) e una rappresentante dell'associazione siamo andati sul loro luogo di lavoro, le strade, dove è più facile raggiungere chi si prostituisce.
Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, le ragazze sulla strada non sono chiuse, non sfuggono all'incontro, anzi, scambiano volentieri due parole con noi. Scherzano e ridono. Certamente influisce la presenza della mediatrice culturale, soggetto fondamentale per favorire la creazione di un rapporto di fiducia, e aiuta la presenza ormai decennale dell'associazione sul territorio e sulla strada.
Tramite questo primo contatto diretto cerchiamo di distibuire loro materiale informativo e dialogare con loro dando particolare attenzione alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, ai metodi di protezione da gravidanze indesiderate e alle tecniche di difesa da possibili manifestazioni di violenza.
Perchè tutte le ragazze che abbiamo incontrato pensano che il lubrificante che si trova sui preservativi debba essere tolto perchè "fa male"; molte di loro, quando sono indisposte e sono costrette a lavorare, per ovviare alle perdite, inseriscono fazzolleti di carta nell'utero che poi spesso non riescono più a rimuovere, ignorando totalmente il rischio che si generino infezioni. Pensano che in caso di gravidanza, per abortire, non sia necessario andare in ospedale bensì sia sufficiente bere strani intrugli con sostaneze farmaceutiche e alcoliche.
Diamo loro anche caramelle, preservativi e lubrificanti ma soprattutto cerchiamo di farci raccontare un po' delle loro storie. Non starò qui a raccontarvele, ma vi assicuro che molte di queste sono davvero tristi. Quasi tutte contraggono un debito tra i €40.000 e i €60.000 e sono ridotte a schiavitù per restituire la somma dovuta. Sembra impossibile ma moltissime ragazze nigeriane non riescono a trovare la forza per uscire dal giro della prostituzione per paura delle ritorsioni che possono avere le madame tramite i rituali voodoo. Impossibile fornire loro una spiegazione razionale. Magia nera e voodoo sono talmente radicati nella loro cultura, fin dal primo giorno della loro vita, che i mediatori culturali preferiscono fare leva su altre argomentazioni.
Anche quando sono sulla strada sono controllate a vista d'occhio, quasi sempre squilla loro il telefono pochi minuti dopo che ci avviciniamo. Una ragazza che abbiamo conosciuto lavorava fino a qualche mese prima, l'abbiamo incontrata durante la sua prima notte sulla strada, e mentre ci raccontava che non aveva altra scelta per vivere è scoppiata a piangere.
Certamente un'esperienza che aiuta a far emergere eventuali pregiudizi che non sapevi di avere.
Ovviamente la consiglio a tutti.
Direi che l'affermazione che in Comune a Torino una mano non sa quello che fa l'altra è abbastanza veritiera, c'è chi parla di Smart City, di pedonalizzazioni, di non voler più auto in centro e dall'altra viene proposto un parere che passa per volere della maggioranza, la minoranza si astiene o vota contro come abbiamo fatto noi, per realizzare un enorme parcheggio ( 200 posti nei tre piani ipotizzati, ma se ne possono scavare anche di più)vicino alla stazione di Porta Nuova, dal lato via Nizza.
Ora non ditemi che quello non è centro, non ditemi che il Comune è in difficoltà economiche, perchè davvero ci guadagnerà solo un risicatissimo giardino che, tra l'altro, continuerà ad essere attraversato dal traffico veicolare di coloro che passano per il carico, scarico persone-merci.
E non mi dite che lo fate per i cittadini , poveri cittadini, anni di cantieri, polveri, inquinamento , traffico congestionato e, senza soldi, ad invidiare quelli che il box se lo possono comprare.

Non molti sanno che da qualche anno anche la nomina a scrutatore di seggio è soggetta alle spartizioni della politica: infatti gli scrutatori vengono scelti uno per uno dalla commissione elettorale comunale, un organo formato da tre consiglieri comunali più il sindaco. Come degli scrutatori nominati dai partiti possano garantire la massima correttezza delle operazioni elettorali è un mistero, ma in questo modo si ottiene la possibilità di far avere qualche soldo ai nominati in cambio di un lavoro facile facile a spese dello Stato, con in più uno o due giorni aggiuntivi di ferie dopo l’evento per riprendersi.
Certo, ogni tanto si esagera: è noto che i dipendenti GTT vengono precettati in massa per fare lo scrutatore o il rappresentante di lista (altra figura nominata dai partiti, non compensata ma che ha comunque diritto ai permessi e ai riposi compensativi) per conto di alcuni partiti e correnti del centrosinistra che storicamente controllano l’azienda, costringendo quest’ultima a lasciare a piedi i cittadini per mancanza di personale… evidentemente le elezioni sono prioritarie.
Potete dunque capire come la commissione elettorale sia importante, tanto è vero che in rete si trova tuttora questo opuscolo interno di Forza Italia, risalente all’anno di istituzione del meccanismo, in cui si legge, scritto in rosso e sottolineato, “È inutile sottolineare come, per garantire una nostra presenza all'interno dei seggi elettorali, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche del 9 aprile 2006, diventa di fondamentale importanza eleggere un consigliere di Forza Italia all'interno della Commissione elettorale del vostro Comune.”
Ovviamente, noi nella commissione elettorale non siamo rappresentati: è stata votata a inizio consigliatura con un accordo bulgaro, due PD e uno PDL. La prassi comunque vuole che i posti di scrutatore a disposizione siano rigidamente divisi: due terzi ai partiti della maggioranza e un terzo a quelli della minoranza, e all’interno dei due blocchi proporzionalmente al numero di consiglieri. E dato che a Torino ci sono 919 seggi e che per ognuno sono necessari tre scrutatori per i referendum o quattro per le elezioni, i posti da assegnare sono una bella quantità.
Siccome si avvicina il referendum regionale sulla caccia del 3 giugno prossimo (pochi lo sanno, tanto che noi abbiamo presentato una mozione per chiedere che il Comune informi sulla sua esistenza…), con 2757 scrutatori da nominare, ci è giunta questa tabellina:
Posti di scrutatore assegnati alla Minoranza Consiliare: n. 919. Così ripartiti:
Pdl 460
Lega Nord 173
Movimento 5 Stelle 115
Fli 57
Terzo Polo - Udc 57
Torino Libera No Euro Lista Grilli Parlanti 57
Come potete immaginare, non abbiamo nessuna intenzione di cercare 115 amici da segnalare in quanto simpatizzanti del Movimento (peraltro dovrebbero essere già iscritti all’albo degli scrutatori, come da domanda che si può presentare ogni anno a novembre: quest’anno contiene 35.021 aspiranti). Però ci siamo chiesti, a maggior ragione in questi tempi di crisi, perché riservare questa opportunità di lavoro a chi ha i contatti con un partito che può nominarlo? E dunque, invece di lasciare anche i “nostri posti” ai partiti, abbiamo pensato di aprire questa possibilità a chiunque, ad eccezione ovviamente di chi ha una tessera di partito in tasca e/o un partito che già lo nomina.
Invitiamo dunque chiunque sia già iscritto all’albo degli scrutatori e voglia essere nominato per il 3 giugno a compilare il modulo che trova in questa pagina. Avete tempo fino alle ore 12 di giovedì 5 aprile, dopodiché nel pomeriggio procederemo a un sorteggio tra tutti quelli che si saranno segnalati; ci è sembrato il metodo più equo… in attesa di poter andare in Parlamento a cambiare anche questa legge.
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In questi giorni ci siamo occupati molto di criminalità, corruzione, antimafia.
Per prima cosa, ieri il consiglio comunale ha approvato una mozione firmata da noi, insieme a SEL, IDV e alcuni consiglieri PD, che esprime solidarietà a Raphael Rossi e invita Amiat a farsi carico delle spese legali per il processo in cui è testimone e parte offesa. E’ stato il risultato di un lungo lavoro in cui - invece di presentare una nostra mozione da soli per magari vederla bocciare ma poterci fare belli - abbiamo realizzato un testo condiviso con la maggioranza, in modo che potesse essere approvato all’unanimità (con l’astensione/assenza del centrodestra).
Come saprete, Rossi aveva denunciato un tentativo di corruzione, facendo risparmiare quasi cinque milioni di euro alle casse di Amiat; eppure, a Torino da allora non ha più lavorato. La Città, nonostante molte sollecitazioni e una precedente mozione del consiglio comunale nel 2010, non si è mai costituita parte civile e non ha mai concretamente supportato Rossi. Noi abbiamo chiesto che perlomeno Amiat gli paghi le spese legali, e che il Comune si schieri con chiarezza e concretezza dalla sua parte e contro la corruzione, perchè alle molte parole sono seguiti pochi fatti.
Stamattina si è invece svolta la prima riunione della commissione che io chiamo “quasi antimafia”, perché la sua creazione - per la quale noi abbiamo fatto pressione in ogni modo sin da luglio, peraltro in compagnia di altri gruppi - è stata accompagnata da lunghe discussioni sul nome; assolutamente off limits la commissione d’inchiesta, il compromesso è stato “COMMISSIONE CONSILIARE SPECIALE DI PROMOZIONE DELLA CULTURA DELLA LEGALITA’ E DEL CONTRASTO DEI FENOMENI MAFIOSI”.
Quando si lancia una iniziativa del genere c’è il rischio che essa si limiti a produrre bei comunicati stampa (con la corsa dei politici a chi è più antimafioso) e tonnellate di carta, senza incidere veramente; o che concentri la sua attenzione su questioni importanti ma comunque secondarie, lasciando perdere l’elefante rosa che ingombra la stanza e che tutti fanno finta di non vedere. In questo caso, l’elefante rosa è il rapporto tra mafia e potere economico, politico, culturale, sociale; perché va bene occuparsi di appalti o di usura, ma la base del potere mafioso sta oggi in quella rete di relazioni verso chi mafioso non è, ma si mette al servizio della criminalità organizzata per reciproco e illecito beneficio.
Stamattina mi è venuto in soccorso proprio, pensate un po’, il procuratore Caselli, che ha partecipato alla seconda parte della riunione insieme al sindaco e al procuratore Maddalena. Sapete che solo poche settimane fa non mi sono fatto problemi a criticare pubblicamente e pesantemente Caselli, ma oggi sono stato colpito molto positivamente dal suo intervento, che ha ribadito come alla magistratura tocchi registrare il passato e perseguire le responsabilità penali, ma come sia la politica a doversi occupare di ciò che, pur non penalmente rilevante, ha una forte rilevanza sociale: appunto la rete di relazioni, amicizie, alleanze e conoscenze dei mafiosi, che è essenziale per il loro potere.
Ci ritroveremo tra un paio di settimane per organizzare il lavoro, e allora vedremo se l’appello di Caselli sarà stato colto. Nel frattempo, il pomeriggio ha visto un mezzo incidente quando è stata bocciata la proposta di intitolare un ponte a Mauro Rostagno per l’opposizione del centrodestra (con l’astensione di PD e Moderati), comunque non legata alle attività antimafia di Rostagno ma alla sua precedente militanza in Lotta Continua negli anni ‘70. Spiace, perché la storia di militanza sul campo e fuori dagli schemi di Rostagno mi sembra attualissima.
Parlare di mafia è sempre difficile, lo dimostrano i due studenti di Susa censurati per aver distribuito un volantino che menzionava che le società appaltatrici del non-cantiere Tav sono “più volte fallite e più volte sospettate di collusioni mafiose”, ovvero un dato di fatto… pensate che Bruno Iaria, il capo ndrangheta al centro dell’operazione Minotauro, nel 2006-2007 era dipendente dell’Italcoge (una di queste aziende). Fin che si parla genericamente di antimafia sono tutti d’accordo, ma quando si vanno a toccare persone e affari concreti la musica cambia di botto.
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Portato in Commissione per il parere "non-vincolante" della Circoscrizione 1, la costruzione di un parcheggio interrato sul lato di via Nizza, che prevede lo scavo di tre piani interrati , la realizzazione di circa 200 parcheggi, metà pertinenziali, metà di passaggio e la riqualificazione della superficie in un risicato giardino
La situazione attuale è di circa 70 parcheggi di superficie e dal momento che la Stazione di Porta Nuova non è considerata dal Comune di Torino prioritaria, come lo sono invece il Lingotto e Porta Susa, possiamo solo ipotizzare che i treni diminuiranno di numero.
Il Comune di Torino guadagnerà da questa operazione solo la sistemazione superficiale, che prevede il progetto di un giardino, diviso in aiuola fiorita, parte che c'è già ma è lasciata a sfalcio verso corso Vittorio e della parte rimanente di piazzale dopo lo scavo della rampa circolare di accesso delle automobili. Poi il Comune riavrà i parcheggi di transito tra circa 30 anni, mentre quelli pertinenziali verranno venduti dagli stessi costruttori.
Va inoltre presa in considerazione la possibilità che si scavino ulteriori piani, visto che il progetto non dà restrizioni sul numero di piani interrati e quindi il numero di posti pertinenziali può aumentare.
Riporto qui la sensata osservazione di una cittadina che partecipava alla Commissione, la quale riteneva più opportuno che il Comune vendesse, qualora se ne intravedesse la reale necessità, a cooperative di cittadini residenti
Questo perchè i residenti si trovano nel doppio disagio di avere il cantiere sotto casa e di dover pagare salato il box sotto casa.
C'è poi un parcheggio più interno, non considerato in questo progetto, di proprietà delle ferrovie, che invece andrebbe integrato a quello esistente in modo da ottimizzare il carico, scarico delle merci e delle persone.
Senza contare la difficile gestione dei giardini prospicienti le stazioni come i Giardini Sambuy di fronte a Porta Nuova che sono stati recintati, vengono chiusi di notte e sono oggetto continuo di atti vandalici.
Tutto questo perchè forse sarebbe meglio evitare anni di cantieri, polveri sottili e inquinamento dovuto al congestionamento del traffico, quando i parcheggi, lo sappiamo, sono sempre attrattori di traffico, per aver in cambio solo un giardinetto poco utilizzabile, ma facilmente vandalizzabile.
Con questo titolo il pensiero corre ad uno di quei momenti in cui lo sport incontra la solidarietà.
I politici non esitano a partecipare al nobile gesto : tutti insieme a sudare sul campo con le pettorine addosso, ma con chiari distinguo: 2 colori diversi !
Ma torniamo alla realtà .
Durante la capigruppo di ieri, 22 Marzo, il Presidente ci domanda se è possibile spostare il Consiglio previsto per Lunedì 16 Aprile al 17 perché c'è la partita del Toro e ben sette persone hanno chiesto questa modifica.
Alcuni Rappresentati dei Gruppi Consiliari accolgono questa notizia quasi increduli pensando anche alle difficoltà di alcuni Consiglieri di conciliare gli impegni istituzionali con quelli lavorativi.
E' per questo motivo, infatti, che alcuni mesi fa fu chiesto una programmazione semestrale che potesse organizzare e regolare i lavori calendarizzando alternativamente i lunedì.
La presenza di un calendario semestrale dei lavori, quindi, non è ostativo agli impegni istituzionali della Circoscrizione ma ne migliora la funzionalità e non può essere indicato come motivo di intralcio ai lavori stessi . Si aggiunga, inoltre, che è stato formalizzato di comune accordo.
E' ovvio, tuttavia, che spostare una data non sia un problema di costo pubblico e lo sforzo richiesto ai Consiglieri può essere superato, ma occorre che vi sia una motivazione.
In un momento fitto di importanti impegni, mentre da più parti e per vari motivi ci si interroga sulla effettiva utilità di enti come le Circoscrizioni richiedendone anche l'abolizione tentando di allontanare ancora di più la politica dal territorio, credo sia indispensabile dare, non solo un maggiore impegno personale, ma soprattutto un segnale di serietà politica.
A mio parere la richiesta di spostamento di date calendarizzate adducendo la motivazione dello svolgimento di una partita di calcio svilirebbe profondamente il contenuto del lavoro politico dei Consiglieri
Si offenderebbero, inoltre, i Cittadini che sono rappresentati.
Ed ecco quindi cosa accade ... si vota e quindi si acquisisce il principio che vale maggiormente una partita di calcio a dispetto delle Istituzioni, del lavoro politico e del valore del rispetto verso i Cittadini.
La prima proposta è votare in Consiglio perché è quello il momento in cui sono presenti tutti i Consiglieri e poi qualcuno pensa sia meglio non discuterne davanti ai Cittadini quindi ... si vota in capigruppo.
E come finale ecco che viene a mancare anche il coraggio di affermare in pubblico le proprie scelte.
Esito : 5 favorevoli (Presidente, IDV, PDL e Moderati, Lega Padana Piemont), 4 contrari (PD, FLI, La Piazza, MoVimento 5 Stelle), 2 astenuti (SEL e UDC) non partecipa al voto il capogruppo della Lega.
Il Consiglio viene quindi spostato al martedì, ma siccome noi pensiamo che ci siano cose molto urgenti da fare per il territorio invitiamo tutti cittadini ed esponenti politici Lunedì 16 presso Passepartout, Via San Marino 10 (sala teatro) ore 21.00 per discutere di proposte riguardanti il nostro territorio.
A distanza di due anni, a fronte di una nuova ondata di privatizzazione con GTT, AMIAT e TRM in testa, abbiamo sviscerato la vicenda dell'ultima privatizzazione eseguita dalla Città di Torino.
Siamo nel 2008, quando la Città ha deciso di vendere, per la bellezza di 12 milioni di euro, a un gruppo di farmacisti privati, capitanati da Platter, nome noto per le recenti cronache giudiziarie, costituitisi in un'associazione temporanea di imprese, unici partecipanti al bando, il 49 per cento delle 34 farmacie comunali. Un modo veloce e semplice per fare cassa e "salvare" il bilancio della città. La ragione dell'analisi? Capire e analizzare qual è il modello che Torino adotta in materia di privatizzazioni.Un buona parte della vicenda ve l'avevamo già raccontata qui (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/torino/2011/09/la-svendita-delle-farmacie-comunali-modello-che-il-comune-di-torino-replichera.html), ma ci sono stati sviluppi, in seguito ad ulteriori approfondimenti dell'operazione, che ci hanno portato a scrivere una seconda interpellanza sulla vicenda, alla quale ha risposto lunedì il vicesindaco. Chiedevamo spiegazioni su due elementi aggiuntivi, decisamente oscuri, che sono emersi nel prosieguo dell'analisi.
Innanzitutto abbiamo scoperto che con una lettera datata 24 dicembre 2008, il Vicesindaco ha impegnato il Comune di Torino a far approvare entro il 31/03/2009 dal Consiglio Comunale una modifica dei patti parasociali, conferendo al socio privato poteri molto ampi e ai soggetti di nomina del Comune di Torino invece solo la nomina del Presidente con poteri limitati ad aspetti procedurali. Come è possibile che un vicesindaco impegni il consiglio comunale, che è organo di indirizzo e controllo? E come mai la lettera è stata fatta il 24 di Dicembre? Perché non inserire chiaramente nel bando di gara come sarebbero stati divisi i poteri tra socio privato di minoranza entrante e il socio pubblico di maggioranza?
E non finisce qui, sempre in seguito ad un accesso agli atti, abbiamo ottenuto copia della perizia di valutazione. Ci ha colpito l'ultima pagina, ove, nelle considerazioni conclusive, si evince che i due metodi adottati di valutazioni adottati divergono fortemente in termini di risultati. Nonostante ciò si sceglie come metodo quello del D.C.F. (valutazione pari a € 20 mln) e non quello dei Multipli di Mercato (valore stimato tra i €30 mln e i 40 mln). Nell'atto si legge che la motivazione è riconducibile al fatto che il soggetto entrante è un socio di minoranza (quota del 49%) e non "un acquirente motivato da specifiche considerazioni industriali e strategiche", elemento che avvallava il valore più basso della società.
Ma come si poteva ritenere un'associazione temporanea di imprese costituita al 98,2% da farmacisti privati, con tanto di modifiche ai patti parasociali come descritte sopra, un socio non strategico?
E mi chiedo, e l'ho fatto anche in sede di discussione in aula, se questo è il modello che utilizza la città per privatizzare, cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi con la Città alla disperata ricerca di 380 mln per rientrare nel patto di stabilità? Inizieranno i saldi di fine stagione?
Il deterioramento della nostra società si vede da tanti fattori; uno dei primi è la crescente difficoltà di ascoltare e comprendere gli altri. Qualsiasi discussione pubblica diventa immediatamente un confronto tra idee prefissate, in cui ognuno cerca di convincere gli spettatori prevalendo sull’altro, invece che ascoltarne le ragioni.
E’ per questo che un gruppo di persone provenienti da movimenti e partiti diversi, riunendosi attorno alla storica struttura nonviolenta del Centro Sereno Regis, hanno deciso di lanciare l’iniziativa Ascoltateli!, ovvero un digiuno a staffetta centrato attorno a un presidio permanente posto in piazza Castello. La richiesta dell’iniziativa è semplice: riaprire il dialogo sul Tav Torino-Lione, chiedendo alle istituzioni di considerare veramente, per la prima volta, le ragioni di tutte le parti in causa, senza partire da preconcetti o da assunti non negoziabili.
Al presidio non troverete bandiere No Tav; questo ha un po’ sconcertato molti degli aderenti, dato che la maggior parte sono persone notoriamente contrarie all’opera, ma è una scelta di coerenza con la richiesta di ascolto di tutte le posizioni, senza partiti presi. Troverete però la possibilità di sedervi e chiacchierare di ciò che volete, con le persone che digiunano, con chi le accompagna e con ospiti prestigiosi.
Da molto tempo sentivo l’esigenza di una iniziativa nonviolenta su questo tema; non rinnego nulla delle manifestazioni No Tav, ma credo che sia importante ribadire, anche comunicativamente, che la violenza e gli scontri sono una conseguenza dell’atteggiamento di chiusura preconcetta dello Stato, e non una scelta o un’attitudine dei manifestanti. E così, mi sono subito offerto volontario per un turno di 24 ore di digiuno.
Il mio digiuno è iniziato alle 20 di martedì sera, in una situazione piuttosto particolare: con l’accordo degli organizzatori, sono andato al noto mobilificio svedese per acquistare di tasca mia una brandina da mettere a disposizione del presidio. Verso le 21 sono arrivato in piazza Castello, trovando l’altro digiunatore notturno e un paio di altre persone che ci hanno tenuto compagnia, oltre all’ormai famoso Turi - addirittura su Oggi in edicola c’è un lungo servizio su di lui - che però era in una fase di silenzio (ci ha poi spiegato a gesti che sarebbe andato a dormire su un albero, e non l’abbiamo più visto fino al mattino). Così appariva il presidio alle dieci di sera:
Avevo già dormito in un presidio a Chiomonte (molti ricorderanno questa fantastica intervista alle sei di mattina), ma piazza Castello è stata un’esperienza nuova. Già a metà serata la piazza è deserta, con la sola eccezione del traffico che scorre sullo sfondo, di qualche frettoloso passante e di una mandria di cabinotti in libera uscita. Ben presto però si scopre la vera essenza della città notturna: una litania continua di questuanti. Chi pazzo, chi furbo, chi venditore di rose, tutti passano dal gazebo e chiedono dei soldi: a Chiomonte questo non succedeva.

Il massimo ci è successo a notte fonda, verso le due: il centro era completamente deserto e stavamo per andare a dormire quando si presenta un ragazzo sui trent’anni, straniero, vestito piuttosto bene. Ci chiede qualche soldo, ci dice che è albanese, poi subito chiede se può fermarsi a dormire lì - in cambio, offre alcuni cellulari “trovati” sul treno. Si siede, e nei primi dieci minuti ci racconta che il giorno prima è andato a trovare sua figlia all’asilo, dopo tre anni che non la vedeva; e la maestra ha chiamato la mamma e i carabinieri, solo perché l’ultima volta, tre anni prima, suo fratello ha spaccato il naso con una testata al fratello della ex moglie. Al che lui ha spiegato all’ex moglie e ai carabinieri che non era lì con cattive intenzioni, perché se avesse voluto portarsi via la bambina sarebbe venuto con cinque o sei amici tutti armati e due carabinieri non l’avrebbero certo fermato.
Noi eravamo rimasti in tre, due digiunanti e un vegliante, e non eravamo precisamente tranquilli, mentre il tizio proseguiva a raccontare della solidarietà tra albanesi in galera (non come i romeni). Alla fine ha attaccato a raccontarci tutte le grandi imprese dell’Albania nella storia, di quando l’Albania ha conquistato l’Egitto, del fatto che Ataturk era albanese, di Madre Teresa. A un certo punto io sono entrato nella tenda e mi son messo a dormire sulla branda, nel sacco a pelo. L’albanese ha dormito fuori, steso su tre sedie, insieme al nostro vegliante: siamo stati molto contenti che fosse previsto qualcuno che rimanesse sveglio a controllare tutta la notte.
La notte è stata gelida e mi sono svegliato verso le sette, convinto che fuori avessero costruito nella notte un aeroporto - ma erano soltanto i tram. Anche al mattino la piazza è deserta, almeno fino alle sette e mezza, e lo spettacolo del sole che sorge sulle pietre è assolutamente insolito, e porta un tepore piacevole.

Alle nove sono andato in Comune, dove come sapete è stata una giornata travagliata e tutte le sedute sono state cancellate, il che mi ha permesso di non far troppo notare la mia stanchezza. In tutto il giorno ho assunto un caffé non zuccherato (anche così, i pacifisti di stretta osservanza mi hanno guardato male) e un paio di bicchieri d’acqua.
Sono tornato al presidio a pranzo, con gli attrezzi per montare la nuova brandina che avevo comprato, e poi dopo le 18, per un altro paio d’ore di chiacchierata con il professor Zucchetti e con le altre persone che stavano lì, mentre sullo sfondo il jet set dell’antimafia cittadina celebrava le vittime di mafia, dopo aver chiesto rassicurazioni sul fatto che nessuno li avrebbe disturbati.
Verso le 20 sono arrivati i nuovi digiunanti, e ho fatto in tempo a salutare festeggiando la fine del digiuno. Tornato a casa, effettivamente avevo fame ed ero piuttosto stanco; durante la giornata, però, non ho sofferto particolarmente.
Ci avevano spiegato che il digiuno si fa innanzi tutto per se stessi, per purificare il corpo, per indebolirsi e dunque perdere l’aggressività, e così facendo scardinare l’aggressività altrui. Effettivamente è stata una esperienza interessante, e se potrò, finito il primo giro di digiunanti, lo farò un’altra volta. Ho solo un augurio da farmi: dato che l’obiettivo è creare il dialogo rompendo gli schemi, spero che la prossima volta non mi troverò accanto altre persone contrarie al Tav, ma un vero Sì Tav pronto a costruire la pace e a raccontare pacatamente le sue motivazioni. Un bel digiuno con Stefano Esposito: perché no?
Un commento »
E' doveroso , dopo aver appreso del grave attentato al Consigliere comunale di Torino Alberto Musy esprimere solidarietà a lui ai suoi collaboratori, alla sua famiglia.
E' altresì doveroso dare solidarietà alla sua battaglia contro l'illegalità nella nostra città, soprattutto nell'attenzione verso i Murazzi, su cui aveva scritto un'interpellanza che doveva essere discussa in Comune.
Non è accettabile invece che si sottintendano legami tra questo attentato e il pacifico movimento NO-Tav che prosegue la sua battaglia non -violenta anche in piazza Castello con il digiuno di centinaia di persone.
La gravità del momento è acuita ancor più da falsi e tendenziosi suggerimenti che la stampa promuove riguardo alle contestazioni di Musy in Valsusa e non mettendo in luce il suo impegno per il contrasto dell'illegalità nel cuore di Torino.
Lasciamo che la Magistratura prosegua le sue indagini e i giornali non ipotizzino scenari assurdi.
2 commenti »
Siamo sconvolti dalla notizia dell'attentato al consigliere Alberto Musy. Si tratta di un atto gravissimo che desta grande preoccupazione.
Esprimiamo la nostra solidarietà personale alla famiglia.
Vittorio Bertola
Chiara Appendino
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Essendo una persona curiosa, quando come consigliere comunale ho ricevuto l’invito per le celebrazioni ufficiali della Festa dell’Unità d’Italia al Teatro Regio, alla presenza di Monti, ci ho pensato un po’ e ho accettato. A parte la speranza (ma sapevo che sarebbe stato impossibile) di poter consegnare un libretto al Presidente del Consiglio, non ero mai stato ad un evento del genere e volevo proprio vedere in cosa consistesse questa celebrazione dell’unità patria.
Ho girato col cellulare il video che vedete e l’ho uploadato in diretta, quando, dopo che ci avevano fatto sedere tutti, Monti è entrato per ultimo in sala, accompagnato da Fassino e da un lungo codazzo di dignitari.
In sala, nel teatro addobbato e imbandierato di tricolori, c’era tutta la bella società di Torino - politici, banchieri, industriali, magistrati, artisti, preti, da Marchionne a De Benedetti, da Littizzetto a Christillin, da Nosiglia a Caselli, tutti gli ex sindaci e l’ineffabile Virano - e anche qualcuno da fuori, come il fu Cofferati; c’era il meglio del famoso 1%, ovvero, tolti gli imbucati (la serata era solo ad inviti), alcune centinaia di VIP che, oltre ad abbracciarsi e scambiarsi pacche sulle spalle con i ministri Fornero e Profumo, hanno tributato a Monti una standing ovation.
Peggio ancora all’uscita: ci hanno ordinato al microfono di restare tutti ai nostri posti perché Monti doveva uscire per primo, e anche qui, quando lui si è incamminato con un ritmo da marcia di Guerre Stellari, tutti si sono alzati per applaudire, nemmeno fosse la regina d’Inghilterra; confondendo la celebrazione della patria con la celebrazione dell’attuale capo della patria.
Mi ha colpito soprattutto l’enorme contrasto con ciò che accadeva fuori. Piazza Castello era diventata una zona di interposizione militare; una spettrale e deserta zona rossa che comprendeva Palazzo Madama, i Giardini Reali, i portici e le vie che immettono sulla piazza, controllata da decine di camionette e centinaia di poliziotti schierati.
Tutto questo serviva a controllare una eventuale protesta del residuo 99% del Paese, che si è verificata peraltro in maniera misurata, con alcune centinaia di manifestanti, qualche spintone e il solito show del grande Turi. In compenso, tutta la città è stata bloccata, con poliziotti che ti intimavano, in un italiano esotico e poco comprensibile, di andare di qua anche se dovevi andare di là, anche se magari avevi parcheggiato dall’altro lato del bunker o dovevi soltanto salutare qualcuno.

E’ stata la dimostrazione palese dell’esistenza di due Italie, i potenti e tutti gli altri, militarmente separati. Ma ho infine capito in cosa consista la celebrazione della patria: vuol dire mettere le bandiere al teatro e riempirlo di gente elegante che si conosce tutta, mentre fuori è pieno di polizia per tenere lontani gli italiani.
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Ogni tanto l’impegno paga; e per tutti quelli che negli anni hanno passato notti insonni per la puzza che si spandeva per Torino oggi ho una buona notizia.
Questa mattina infatti, durante un’audizione, l’amministratore delegato dell’Amiat Maurizio Magnabosco ci ha comunicato che il tristemente famoso impianto di compostaggio Punto Ambiente di Druento, di proprietà del Cidiu e responsabile delle puzze che ammorbano Torino ormai da alcuni anni, verrà chiuso e sottoposto a una radicale ristrutturazione per eliminare gli odori. Non conosciamo né i tempi né i dettagli, ma la notizia è data per sicura ed è stata comunicata anche da altre fonti.
Sin da quando siamo entrati in consiglio comunale ci siamo battuti per la chiusura dell’impianto con ogni mezzo a disposizione, fino a riuscire a far approvare lo scorso 13 febbraio in Sala Rossa un ordine del giorno con cui la Città sottoscriveva la richiesta di chiusura nel caso in cui la puzza non fosse sparita entro aprile. Naturalmente, se la chiusura è avvenuta è anche per l’impegno delle autorità cittadine e provinciali, a partire dall’assessore Lavolta, nel portare avanti il problema e mettere i proprietari dell’impianto di fronte alle proprie responsabilità; eppure penso che se non ci fosse stata la pressione continua dei cittadini infuriati, che hanno mandato lettere ai giornali e inseguito i politici in ogni occasione, e anche la nostra azione dentro le istituzioni, probabilmente la chiusura non sarebbe mai avvenuta.
Resta però da capire chi pagherà per le notti insonni dei torinesi e per lo spreco di denaro pubblico in un impianto nato inutilizzabile e costato già oltre venti milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno dodici (pare messi da privati) per la riconversione al compostaggio anaerobico (che non puzza) con cogenerazione di energia da biogas. Ma ora potremo pensarci con più calma…
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Torino, 13 marzo. Sala piena, gente in ascolto anche all'esterno. Consiglio Aperto in Circoscrizione 8 per l'Ordine del giorno: "Riorganizzazione dell'Ospedale Valdese". Tema molto sentito dagli abitanti non solo del quartiere ma di un buon pezzo di città intera. Presenti anche moltissimi medici e altro personale del Valdese, giornalisti, politici ...
Assenti invece invitati illustri: l'Assessore Regionale alla Sanità Paolo Monferino, passato sulla poltrona ancora bollente della Caterina Ferrero - di cui si sta occupando la magistratura - si giustifica con una lettera (letta pubblicamente dal Presidente Circoscrizionale Levi) in cui spiega che "riconfermiamo la volontà di mantenere tali servizi di tipo ambulatoriale, di day surgery e, più in generale, i servizi sanitari a carattere diurno." Niente di di sicuro tuttavia. Il piano regionale è in progress.
L'Assessore Comunale alla Sanità Elide Tisi, anche lei con una lettera esprime solidarietà alla circoscrizione affermando contrarietà alla "riconversione del Valdese". Assente anche il Direttore Generale Sergio Morgagni.
Apre gli interventi la capogruppo in circoscrizione8 PDL, Cristina Tommasi, da anni si batte per il Valdese ed è stufa di avere notizie dai giornali e non dai canali ufficiali dell'amministrazione pubblica, dimostrando come in Regione si ignorino le istituzioni più vicine al territorio.
Dal 2004, l'ospedale voluto dalla Tavola Valdese in San Salvario a Torino, è entrato nel SSN ed è pure tutelato con specificità dalla Legge regionale 11 del 2004. Sarebbero, secondo Giacomo Manuguerra - commissario Asl To1 e To2 - gli art. 1 e 4 ad impedire formalmente la trasformazione del Valdese in RSA ovvero Residenza Sanitaria Assistenziale, ovvero . Ma c'è chi riconosce che anche le leggi regionali possono essere ignorate.
Intanto oltre cinquemila firme raccolte dal comitato a difesa dell'ospedale. Il chirurgo Giuseppe Avogliero denuncia: "Ci aspettavamo, inoltre, di essere interpellati, ma nessuno ci ha ascoltati e non c'è nessuna intenzione di farlo." Le prestazioni ed i servizi della struttura sono state contate in migliaia l'anno scorso. I cittadini presenti sono la testimonianza di un'eccellenza palese in molte specialità.
Il Pastore Eugenio Bernardini, in rappresentanza Valdese, afferma "Ma i soldi della spesa sanitaria si sprecano proprio al Valdese?" e chiede il ripristino della Commissione consultiva apposita (dal natale 2009 non viene convocata) che coinvolge la Tavola Valdese e la Circoscrizione sui processi decisionali.
Intervengono tuttavia ben tre noti consiglieri regionali.
Nino Boeti (PD) dichiara di fare opposizione al Piano Sanitario regionale con numerosi emendamenti, propone poi trasferire la senologia delle Molinette al Valdese.
Anche Eleonora Artesio (Fed. Sinistra) annuncia i suoi emendamenti e definisce il Valdese "ospedale di territorio". Ed acutamente centra il nocciolo politico su cui la maggioranza in Regione sta strutturando la propria linea. Rivolgendosi ai professionisti medici in sala chiede loro di trovare una modalità di dimostrare l'eccellenza particolare del Valdese come "funzionale alla rete regionale", perchè sostanzialmente è questa l'obiezione della giunta di Cota alle proteste.
Ultimo Carossa (Lega) dichiara che dalle parole di Monferino emerge la volontà di salvare il grosso delle attività dell'ospedale, tuttavia lamenta l'attaccamento al mattone del personale medico. Anche quando è trasferita l'eccellenza resta tale, dice.
Una paziente oncologica, che ha proprio già "subito" il trasferimento da altro ospedale, chiede al leghista risposte ufficiali dall'assessore assente.
Io ho votato a favore dell'ODG in circ8 per impedire la trasformazione in struttura non ospedaliera e ripristinare la consultazione del territorio nelle decisioni.
Tuttavia la razionalizzazione andrà fatta. Anche il PD la farebbe. Il nodo centrale resta la "funzionalità alla rete". Una battaglia di relazione fra presidi. E speriamo che anche gli altri numerosi piccoli e medi ospedali sotto scacco riescano a sopravvivere. Perchè la salute pubblica è di tutti.

Nell'ultimo consiglio comunale è stata approvata la nostra mozione che prevede che a breve venga attivata la diretta streaming audio sul sito del comune di Torino delle sedute pubbliche delle Commissioni consiliari.
La diffusione della diretta audio è un'iniziativa in favore della partecipazione e della trasparenza dell'attività di Palazzo civico. Le commissioni, luogo in cui si entra nel merito delle questioni che riguardano la Città analizzando e dibattendo le proposte nel dettaglio, si svolgono normalmente in orario lavorativo e la necessità di doversi recare fisicamente presso la struttura per poter assistere ai lavori genera un evidente disincentivo a seguirle.
Siccome oggi l'audio è già registrato e archiviato per adempimenti di verbale, questo intervento non comporterà alcun costo aggiuntivo per la città. Sarà, per tutti i cittadini che lo desiderano, una grande opportunità per partecipare e seguire i lavori dell'amministrazione, anche da casa o dall'ufficio.
Per noi è una grande soddisfazione poiché questa mozione rappresenta un primo passo avanti sul tema della partecipazione e della trasparenza, punti fondanti del nostro programma, scritto e condiviso con i cittadini.
E ora andiamo avanti con il resto...