
Per qualche settimana abbiamo lavorato, recependo anche moltissime segnalazioni di cittadini e lavoratori del settore, sul regolamento IMU. E' stato davvero spiacevole e decisamente alterante scoprire che i nostri emendamenti sono stati accorpati dalla maggioranza e che pertanto non sono stati discussi nel merito ma votati in un'unica soluzione: cioè bocciati a priori. Questa premessa era dovuta perché nostro malgrado ci siamo trovati costretti ad avere in aula tempi di discussione contingentati che di fatto non ci hanno quasi permesso di presentare i provvedimenti di accompagnamento che avevamo scritto ma che sollevano questioni a nostro avviso decisamente rilevanti. La prima proposta bocciata evidenziava la presenza presso il catasto di errori nella definizione della zona censuaria di alcuni alloggi. Questi errori fanno sì che in alcune particelle (immobili) ci siano dei subalterni (i singoli appartamenti) con zona censuaria diversa , il che comporta che vi siano cittadini che non pagano correttamente l'ammontare dovuto, alcuni in difetto ed altri in eccesso. A fronte di questa distorsione con la nostra proposta di mozione avremmo impegnato il Sindaco ad attivarsi presso l'agenzia del territorio, soggetto competente, affinché si facesse carico del problema e attuasse gli interventi necessari per identificare e correggere gli errori presenti, informando e coinvolgendo i cittadini. Ovviamente ripresenteremo i due documenti per cercare di permettere che avvenga la discussione, ma questo atteggiamento da parte della maggioranza è stato davvero inaccettabile e totalmente irrispettoso di chi, come noi, ha lavorato sul merito.
Questi approfondimenti e lo studio di regolamenti di altri comuni, ci hanno portato a proporre più di una decina di emendamenti di merito e alla stesura di due documenti di accompagnamento alla delibera.
La nostra "colpa" era aver fatto ostruzionismo ad un'altra delibera, che nulla aveva a che vedere con quella in oggetto. Non eravamo pertanto meritevoli del diritto democratico di discutere le proposte di merito. Non vi sto a raccontare qui quanto mi abbia infastidito la cosa, anche perchè in aula ho proprio dedicato qualche minuto a questo tema (potete vedere il video dell'intervento).
Ovviamente la maggioranza non li ha colti e con grande superficialità, secondo me senza nemmeno grande consapevolezza dei temi affrontati, li ha bocciati il giorno dopo in un consiglio durato fino alle 3 del mattino.
Ma evidentemente alla maggioranza questa questione non interessa...
Con il secondo documento, un ordine del giorno a cui tenevo particolarmente, abbiamo evidenziato l'iniquità oggi presente per quanto concerne i 50 euro di detrazione prevista per ciascun figlio di età non superiore ai 26 anni.
La detrazione è concessa solo nel caso in cui i figli dimorino abitualmente e risiedano anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale.
Nel caso di genitori separati, infatti, mantenendo l'attuale diretto collegamento della definizione di nucleo familiare con la residenza anagrafica si consolidano privilegi a vantaggio del genitore co-residente a la corrispondente penalizzazione dell'altro genitore.
Facendo un esempio pratico: oggi, se si considera una famiglia separata nella quale madre e padre hanno gli stessi redditi e ospitano i figli per tempi uguali, solo il genitore presso il quale il figlio ha la residenza potrà godere della detrazione inserendolo nel suo nucleo famigliare.
Questo è un tema sollevato anche da un movimento trasversale che sostiene e promuove da tempo la bigenitorialità, termine introdotto alcuni anni fa nel vocabolario italiano che definisce il diritto naturale del bambino ad avere due genitori e ad avere un rapporto stabile con entrambi, anche nel caso in cui essi siano divorziati e separati.
A fronte di questa iniquità, chiedevamo al governo di prendersi carico della situazione e intervenire con le iniziative che riteneva più opportune per rendere più equa la detrazione per i figli in caso di genitori separati.
Anche qui muro di gomma, la maggioranza, in blocco, ha votato no.