Scie chimiche e balle cosmiche

(di Vittorio Bertola) 06.02.13 10:16

Chi mi segue con regolarità sui social network sa che, diverse volte al giorno, racconto brevemente quello che accade in Comune; è una specie di cronaca in diretta che secondo me fa parte del mio dovere di consigliere comunale, in quanto permette ai cittadini di sapere di cosa si parla e di esprimere opinioni, informazioni e suggerimenti che io poi posso riportare o utilizzare per decidere quale posizione prendere.

Per questo, quando mi è giunta una e-mail che mi invitava a prendere visione di una petizione un po’ particolare, di cui io e tutti gli altri capigruppo eravamo già stati informati formalmente, mi è sembrato normale darne conto. Lo Statuto di Torino permette difatti a un gruppo di almeno trecento cittadini di presentare una petizione al consiglio comunale, che è tenuto ad ascoltarla, anche se poi ovviamente può non accoglierne le richieste; è una basilare forma di democrazia partecipativa.

Di petizioni ne arrivano spesso – questa è la numero 37 – ma questa è differente per via dell’argomento: 729 cittadini torinesi chiedono di dedicare una seduta aperta del consiglio comunale al presunto fenomeno delle scie chimiche, ovvero al sospetto che i nostri cieli siano solcati da aerei che rilasciano sostanze nel cielo per scopi militari o segreti (dal controllo del clima e dei cataclismi a un generale rincoglionimento della popolazione), lasciando quel reticolo regolare di strisce di fumo che spesso vediamo nel cielo; una teoria che la maggior parte delle persone ritengono una stupidaggine paranoica e anti-scientifica, ma che ha anche molti seguaci.

Che 729 persone chiedano formalmente al consiglio comunale di parlare di questo, invece che, per esempio, dell’IMU o dell’inquinamento da PM10, è secondo me una notizia interessante per tutti, anche se per motivi differenti: per chi non ci crede è il segno di una psicosi che si diffonde tra la popolazione, mentre per chi ci crede è il segno che si può riuscire a farne parlare le istituzioni (la stessa mail di presentazione mi diceva “io non ci credo, ma è giusto che ci sia una risposta ufficiale”).

Per questo motivo io ho pubblicato il seguente messaggio su Facebook:

Come faccio spesso, non ho esplicitato subito la mia opinione personale, per non influenzare la discussione e lasciare libere le persone di esprimersi. Tuttavia, l’italiano non è un’opinione: “è stata consegnata” vuol dire che gli autori della presentazione non sono noti o comunque specificati, visto che io non ho ancora copia del documento e dunque non ho idea di chi siano e come si chiamino; se l’avessimo presentata io o il Movimento 5 Stelle, avrei evidentemente scritto “ho consegnato” o “abbiamo consegnato”.

Quello che ne è seguito stato molto interessante. Intanto, un numero considerevole di persone si è dichiarato in favore dell’iniziativa, talvolta anche con entusiasmo; alcuni perché ci credono, altri perché non ci credono ma trovano giusto che chi ha dei dubbi possa ricevere delle risposte. Un numero altrettanto considerevole, invece, si è messo a ridere o si è direttamente scandalizzato che una richiesta del genere possa venire portata al consiglio comunale (tra l’altro questa cosa accade spesso, anche su argomenti molto meno controversi; se un gruppo di persone solleva una questione, immancabilmente arrivano subito degli altri a sostenere che parlarne è uno spreco di tempo e che le cose importanti sono ben altre).

In diversi, però, hanno interpretato il messaggio in modo erroneo e capito che io fossi il promotore della petizione. Fin che un singolo prende fischi per fiaschi, ci sta; il problema però è quando questo viene fatto in modo sistematico, sperando di poter mettere in cattiva luce me e il Movimento.

Esistono su Facebook tutta una serie di pagine dedicate a sbertucciare la presunta credulità degli elettori del Movimento 5 Stelle; non si sa chi le gestisca, ma sono molto divertenti… finché fanno satira e non dicono bugie. Questo è ciò che ha scritto la più conosciuta:

Converrete con me che la notizia riportata è completamente falsa e scritta in modo volutamente denigratorio; ed è stata poi condivisa e ricondivisa, spargendosi per la rete. Poi ci si è messa addirittura Repubblica:

Ora, il fatto che Repubblica lanci nella home page della cronaca una roba del genere vi fa capire quali balle cosmiche essa sia pronta a raccontare senza verifica pur di denigrare il Movimento 5 Stelle. Naturalmente io presumo che il giornalista che l’ha scritta fosse in perfetta buona fede e si sia lasciato trascinare dalla cattiva interpretazione degli altri, e però un giornalista che fa un articolo del genere non dovrebbe alzare il telefono e chiamare la persona di cui parla (nello specifico, me) per chiedere conferma? No, perché da anni ce la menano che servono i giornalisti professionisti e i loro codici deontologici per garantire la qualità dell’informazione… davvero?

Appena ci siamo accorti dell’articolo, abbiamo chiamato Repubblica e il pezzo è stato tolto. La notizia falsa resta però in rete; i lanci sopra citati, e tanti altri, sono stati condivisi centinaia di volte e ora io passerò alla storia – anche fra dieci anni, anche magari quando cercherò un lavoro o in altre occasioni personali – come un sostenitore delle scie chimiche.

Volendo, potrei querelare per diffamazione gli autori di questi articoli; del resto io sono stato querelato da un onorevole PD per avere riportato delle cose vere sul suo conto, solo perché secondo lui è offensivo l’accostamento dei vari fatti, e dovrò pagarmi l’avvocato per difendermi; dovrei farmi scrupoli per querelare qualcuno che ha scritto una cosa falsa? Però ancora verrei fatto passare per un permaloso censore della rete…

Il senso di questa storia, tuttavia, è che veramente non è il caso di fidarsi di quel che scrivono i giornali, a maggior ragione se parlano di noi. E’ proprio quando tocchi con mano direttamente come funziona l’informazione “garantita” dei giornalisti “certificati” che ti rendi conto di quante balle circolano, talvolta per incompetenza, talvolta per calcolo. E’ proprio ora di rottamare l’informazione tradizionale!

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