Il mio Presidente della Repubblica

(di Vittorio Bertola) 09.04.13 11:36

Tra qualche giorno il Movimento 5 Stelle offrirà agli italiani un’altra storica prima: la possibilità di scegliere dal basso, con un voto online, il proprio candidato a Presidente della Repubblica, usando la stessa piattaforma già usata per le parlamentarie (se qualcuno non è ancora iscritto o non ha mandato il documento, ormai è tardi per questo voto ma fatelo subito per i prossimi, qui trovate le istruzioni).

Ci sono tanti possibili criteri per scegliere chi potrebbe essere un buon Presidente, e, ragionando in senso astratto, sarebbe bello se il prossimo fosse finalmente una donna. Tuttavia, io vorrei dichiarare in pubblico il nome per cui io voterò, che è quello di Stefano Rodotà.

Il motivo primario per cui lo farò è che conosco Rodotà personalmente, avendo collaborato con lui per molti anni, prima di fare politica, al progetto della Carta dei Diritti della Rete (in cui ho ritrovato il video del 2006 che vedete sopra) e in generale a varie battaglie per le libertà digitali; e ne ho grandissima stima. Oltre ad essere uno dei nostri migliori giuristi, noto in tutto il mondo, è una persona estremamente umile e lontana dall’arroganza del potere; pur essendo culturalmente legato al centrosinistra, è sempre stato indipendente, è fuori dalla politica di partito da vent’anni e sarebbe in grado di ragionare sopra le parti. E’ anche una persona dallo spirito giovane e aperto alle novità, nonostante l’età; del resto ha passato gli ultimi dieci anni a occuparsi di Internet.

Ma, oltre alla stima per la persona, c’è anche un ragionamento politico. So che moltissimi nel Movimento penseranno invece a scegliere personalità completamente slegate dalla politica, come Dario Fo, che già una volta Grillo indicò come papabile, o come Gino Strada. Sento anche parlare di vari magistrati, come Ferdinando Imposimato e Gherardo Colombo. Tuttavia, in questo momento così delicato io penso che una personalità senza una solida esperienza politica rischi di fare danni, e inoltre la sovrabbondanza di magistrati in politica (che peraltro raramente fanno bene) mi sembra più preoccupante che positiva.

Ma soprattutto, penso che sia sbagliato proporre anche in questo caso, come già per le presidenze delle Camere, un candidato di bandiera, ovvero una persona che, per quanto validissima, non possa raccogliere su di sè i voti necessari per essere eletta. Il probabile risultato di una scelta del genere sarebbe quello di votarci il nostro candidato per un po’ di volte per poi assistere all’inevitabile inciucio PD-PDL, e trovarci come Presidente un D’Alema o un Amato, o un Napolitano-bis; e magari nel frattempo finire pure per farci di nuovo del male da soli, con una parte dei nostri parlamentari pronti a spaccare il gruppo pur di non rischiare l’elezione dello Schifani di turno.

Credo che, per una carica che per definizione deve mettere d’accordo tutti il più possibile, sarebbe molto meglio proporre una personalità che possa essere condivisa dalla maggioranza del Parlamento; e che sia piuttosto il PD a spaccarsi, prendendosi la responsabilità di non votare una personalità di alto livello e della propria area culturale, pur di tener fede all’inciucio con Berlusconi a cui stanno lavorando da settimane.

Come sapete ho sostenuto sin dal principio che noi non possiamo dare la fiducia a un governo del PD, e non ho cambiato idea. Credo però che, visto il momento, sia necessario cominciare nei fatti a fare ciò che abbiamo sempre detto, ovvero trovare accordi per il meglio su singole questioni; questa può essere la prima. E anche se questo approccio dovesse essere impopolare per gran parte del Movimento, io credo che sia l’unico che può fare il bene del Paese.

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