CIE, chiudiamo la demagogia

(di Vittorio Bertola) 19.02.14 19:08

Il mio voto negativo alla mozione di SEL e PD sui CIE ha fatto molto discutere, e dunque ci torno sopra, anche se la mia posizione era precisa e già discussa in rete tre settimane fa; ma evidentemente ancora non è chiara.

Potete vedere nel video quello che ho veramente detto in aula. In breve, io condivido l’idea di chiudere i CIE, sia perché disumani che perché inefficienti, ma credo che i flussi migratori vadano regolati e dunque che ci sia bisogno di garantire che chi non è in regola vada espulso: è inutile darsi delle regole per entrare in Italia se poi non le si fa rispettare. Ho detto che avrei votato favorevolmente se i proponenti della mozione avessero accolto questa precisazione, che ho presentato come emendamento, ma loro hanno rifiutato e dunque ho votato contro, come avrei votato contro a una mozione altrettanto ideologica presentata dal centrodestra.

La mozione di ieri, peraltro, non decideva nulla, semplicemente perché non è il Comune a decidere se chiudere o meno i CIE. Vedrete che tra sei mesi il CIE di corso Brunelleschi sarà ancora lì (la prefettura ha pubblicato da poco la gara d’appalto per la gestione per il prossimo triennio…); se non lo sarà, sarà perché il governo ha deciso di fare qualche manovra ad effetto, salvo poi rifare una cosa simile con un altro nome da qualche altra parte.

Difatti, non esiste alcun Paese che sia privo di un modo per allontanare forzatamente chi non è in regola, e se questo modo non ci fosse il risultato sarebbe uno solo, ovvero le frontiere aperte per tutti; giacché non esiste un immigrato che se ne vada semplicemente perché riceve un foglio che gli dice di andarsene. E io credo che le frontiere aperte per tutti, tanto più in un momento di crisi, portino solo guerra tra poveri, sfruttamento e ulteriore razzismo.

E’ decisamente scorretto, come ha fatto Repubblica in questo articolo, scrivere che il M5S si schiera contro la chiusura dei CIE e basta, senza riportare che io – come vedete nel video – ho detto chiaramente di volerne la chiusura. Il Fatto Quotidiano spiega meglio, almeno nell’occhiello, che io sono favorevole alla chiusura ma contrario a una mozione che non presenta prospettive per gestire l’immigrazione, se non quella di rinunciare a porre qualsiasi regola all’immigrazione. Repubblica fa disinformazione contro il M5S, ma questa non è nemmeno una notizia.

Questa mozione è pura demagogia, come lo è praticamente tutto quello che i partiti, di destra e di sinistra, hanno detto e fatto in vent’anni sull’immigrazione, portandoci alla situazione che vediamo, e che danneggia in primo luogo gli immigrati regolari. Lo prova l’unico confronto che ho potuto avere con i proponenti, in particolare col capogruppo Curto di SEL, tra ieri e stamattina sulla sua bacheca Facebook (difatti non hanno nemmeno voluto discutere la mozione in commissione, portandola direttamente al voto in aula).

Alla fine, gli ho chiesto quali sono i Paesi che per loro sono il modello di politiche sull’immigrazione, quelli che puntano sugli immigrati per la crescita economica aprendogli le porte. La risposta è stata “i paesi sudamericani” e “la Francia e il centro Europa”, seguita da altri che dicevano “gli Stati Uniti”, “l’Inghilterra”, “la Spagna”.

Peccato che questi siano tutti Paesi in cui se ti azzardi a entrare senza visto vieni buttato fuori senza tanti complimenti; in Francia e in Spagna vige la stessa direttiva europea che la mozione definiva “una violazione inqualificabile dei diritti umani” e ci sono i CIE, anche più grossi dei nostri, mentre in Germania c’è direttamente la prigione; e negli Stati Uniti basta il sospetto che tu voglia lavorare illegalmente per farti finire in prigione e poi su un volo di ritorno. Non so quali siano i Paesi sudamericani che sogna Curto, ma pure lì devi avere un visto che dipende da chi sei e da cosa vuoi fare, e se non ce l’hai e ti beccano ti allontanano a forza.

Insomma, alla fine questa società fantastica in cui tutti i poveri del mondo entrano senza limiti e prosperano senza confini nella soddisfazione generale – una società per cui tutti potremmo fare la firma – non esiste se non nella loro testa, e come strumento di campagna elettorale demagogica. E io, mi spiace, non sono disposto ad unirmi al coro della demagogia sull’immigrazione, né in una direzione né nell’altra; e sarebbe davvero ora che così facessimo tutti.

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