
(video esplicativo di Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore)
In via del tutto eccezionale, ieri e oggi ho abbandonato la mia abitudine di dormire in Municipio e, grazie a Chiara che mi sostituisce, sono venuto a Trento all’annuale Internet Governance Forum Italia, di cui sono stato tra i fondatori e che è un po’ il ritrovo di tutti gli esperti Internet italiani a cui sta a cuore la libertà della rete.
Purtroppo i discorsi sono da anni sempre gli stessi: a fronte del modo in cui la politica italiana ignora Internet se non quando c’è da censurarla, c’è chi vuol promuovere una agenda digitale verso i politici, chi dice che bisogna fondare il partito di Internet, chi vuole “candidare un uomo della rete alle primarie del PD”… Io da anni ho detto che l’unica agenda digitale che serve al Paese è utilizzare la rete per cacciare l’attuale classe politica, e da lì ho quasi smesso di andare a queste conferenze e ho cominciato a lavorare nel Movimento 5 Stelle.
Comunque, il ritardo della diffusione di Internet nel Paese non è più tollerabile e così i più noti partecipanti alla conferenza, a partire da Stefano Rodotà e Fiorello Cortiana, hanno realizzato una lettera da inviare per canali diretti al nostro nuovo lider maximo, Mario Monti. La lettera è condivisibile, e chissà che tra le varie cose Monti non riesca a far saltar fuori i soldi per il famoso piano per la diffusione della banda larga, che peraltro anche il Movimento chiede da anni.
Crisi: per la crescita il nuovo governo deve affrontare lo "spread digitale"
Gentile Professore,
Non abbiamo bisogno di ricordarle l'importanza di Internet, spazio di libertà globale, strumento di organizzazione politica e sociale, sostegno indispensabile dell'economia. Lo "spread digitale" dell'Italia nei confronti dei principali paesi del mondo ha ormai raggiunto livelli insostenibili anche per la tenuta economica nazionale. Ancora più preoccupante, anche in queste ore di straordinaria apprensione per la situazione finanziaria del Paese, è il persistere di una condizione di inconsapevolezza politica e di inazione governativa nell'affrontare tale ritardo che pregiudica gravemente le nostre possibilità di crescita e di sviluppo. In particolare, l'incapacità di affrontare i problemi legati alla diffusione della banda larga è indegna di un paese che voglia restare in Europa.
Non si può aspettare il superamento della crisi economica per investire nel digitale, perché, come sancito dalla Commissione Europea nella Strategia 2020, lo sviluppo dell'economia digitale è una delle condizioni imprescindibili per il superamento stesso della crisi.
Nonostante i ritardi, l'economia digitale rappresenta già il 2% del PIL dell'economia nazionale e, negli ultimi 15 anni, ha creato oltre 700.000 posti di lavoro. Internet non può essere più ignorata. Il Paese non può continuare a rimanere politicamente emarginato rispetto a questi temi. Sono state abbandonate le iniziative che, grazie anche a documenti sottoscritti con altri stati, avevano fatto del nostro Paese un indiscusso protagonista dell'iniziativa per un Internet Bill of Rights nel quadro degli Internet Governance Forum promossi dalle Nazioni Unite. A fronte di questo ruolo, negli ultimi anni l'Italia è stata mortificata dall'inazione e da ripetuti tentativi di limitare la libertà in rete e lo sviluppo dell'economia digitale.
L'Internet Governance Forum Italia 2011 si rivolge a Lei affinché un nuovo governo si impegni concretamente, anche attraverso la nomina di un ministro se necessario, per la piena implementazione di un'agenda digitale in conformità con quanto stabilito dall'Europa. Richiamiamo in particolare l'attenzione sull'accesso ad Internet come diritto fondamentale della persona, come già riconosciuto da costituzioni, leggi nazionali e risoluzioni del Parlamento Europeo e del Consiglio d'Europa; sul riconoscimento in via di principio della conoscenza come bene comune globale; sulla garanzia della neutralità della rete in relazione ai flussi di dati; sulla definizione di uno statuto del lavoro in rete.
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Questa volta, più di ogni altra, sarà importantissimo esserci e votare SI ai quattro requisiti referendari.
Dovremo fare una domenica a piedi, fermare le auto nei garage, bloccare le strade e impedire che i cittadini si dimentichino di essere tali e vadano al mare o in montagna invece di votare.
Aver spostato al 12 giugno i referendum ha infatti una volontà precisa quella di tenere lontani le persone dalle urne blandendoli con la "moratoria" di un anno, e utilizzando una data di due giorni seguente la fine della scuola, giornata certo più usata per le vacanze che non per ritornare a scuola e votare...
La moratoria è una truffa, ben architettata, che di fatto non sospende nulla delle attività di individuazione dei siti strategici per la costruzione delle centrali nucleari, vedi il decreto legge qui sotto pubblicato.
Ma questa volta ci saremo e supereremo il quorum, voteremo per dimostrare che ci siamo, che contiamo, che
NON CI LASCEREMO RUBARE IL FUTURO
DECRETO-LEGGE 31 marzo 2011 , n. 34
Disposizioni urgenti in favore della cultura, in materia di incroci tra settori della stampa e della televisione, di razionalizzazione dello spettro radioelettrico, di moratoria nucleare, di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti, nonche' per gli enti del Servizio sanitario nazionale della regione Abruzzo.
Art. 5
Sospensione dell'efficacia di disposizioni del decreto legislativo n. 31 del 2010
1. Allo scopo di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui parametri di sicurezza, anche in ambito comunitario, in relazione alla localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, per un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto resta sospesa l'efficacia delle disposizioni degli articoli da 3 a 24, 30, comma 2, 31 e 32 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n.31.
2. In deroga a quanto disposto dal comma 1, la sospensione dell'efficacia non si applica alle disposizioni individuate nel medesimo comma nelle parti in cui si riferiscono alla localizzazione, costruzione ed esercizio del Parco tecnologico e del deposito nazionale.
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Il Lavoro è il tema in cima alle mie priorità politiche poiché è un diritto di ogni cittadino.
Come tutto ciò che ci sta intorno, anche il modo di lavorare e di intendere il lavoro è in costante cambiamento ed il Tele-Lavoro (o come amo definirlo Tele-Pendolarismo) ne è la dimostrazione migliore. Poter lavorare senza più una dipendenza fisica dall'ufficio è una rivoluzione perché gli spostamenti ci rubano la vita, il tempo e la salute, sono le informazioni che devono viaggiare mentre le persone possono stare ferme.
"Il tele-lavoro è una forma di prestazione d'opera che, benché svolta al di fuori dei tradizionali confini aziendali, non implica una trasformazione dei vigenti rapporti di lavoro." INPS
I benefici di questa forma contrattuale sono molteplici ed includono un rilevante aumento di produttività, un senso di libertà personale, un uso migliore del tempo, ed anche un risparmio per l'azienda, tutti fattori che possono portare all'aumento dell'offerta di Lavoro a Torino.
Ritengo che il Comune di Torino per promuovere lo sviluppo del Tele-lavoro può:
Agostino Formichella
Sito Web : www.formichella.org
Facebook : Agostino Formichella