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Nuovi articoli nella categoria Servizi ai cittadini

Sull'inquinamento dell'aria

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Nel nostro paese si usa spesso l'espressione "emergenza" anche per fenomeni che si ripetono ciclicamente e i cui effetti si manifestano a tal punto da diventare ingovernabili nel breve periodo.
Non si può risolvere il problema dell'inquinamento dell'aria dall'oggi al domani, ma servono interventi strutturali e investimenti del Comune, della Regione e del Governo su energia verde, efficientamento energetico degli edifici e, soprattutto, mobilità sostenibile. Anzichè tagliare il finanziamento al trasporto pubblico locale, come ha fatto la Regione Piemonte, si devono creare le condizioni affinchè i mezzi pubblici, il car sharing/pooling, il muoversi a piedi e in bici risultino più appetibili dell'auto.
In particolare serve un cambiamento culturale; la grande sfida è proprio trovare un equilibrio tra il nostro stile di vita e l'impatto che questo ha sull'ambiente. L'ambiente e il clima sono beni comuni e ognuno di noi deve contribuire, anche con sacrifici, a preservarli per le generazioni future.
Tornando alla situazione odierna e alle misure temporanee, ritengo sia necessario intervenire per cercare di limitare i danni e tutelare la salute pubblica con provvedimenti anche impopolari come i sabati e le domeniche ecologiche, le targhe alterne settimanali, i limiti all'utilizzo dei mezzi diesel, il disincentivo all'ingresso in città e il potenziamento del trasporto pubblico con gratuità dei parcheggi di interscambio.
Occorrono, inoltre, appelli alla sensibilità dei cittadini da parte delle istituzioni.
A tal proposito si può invitare la cittadinanza a modificare le proprie abitudini ad esempio utilizzando l'auto in modalità "pooling" con almeno 3 persone a bordo, riducendo le temperature nelle proprie abitazioni e luoghi di lavoro sia privati che pubblici e accorciando gli orari di accensione del riscaldamento.
Il sindaco non tentenni e intervenga in modo efficace e chiaro nella sua triplice veste di Sindaco, presidente Anci e Presidente della Città Metropolitana

Chiarezza al Parco del Nobile!

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Il 5 marzo scorso il Consiglio di Circoscrizione 8 Torino vota all'unanimità una nostra Interrogazione ai sensi dell'art. 45 presentata titolata "Compendio Parco del Nobile " chiedendo conto del destino della nota fattoria didattica ProPolis in Strada del Nobile 92, collina a soli cinque minuti dal centro città, chiusa da dicembre 2014, compresi giardino delle farfalle, orto didattico, centro di osservazione delle api e casa del miele. Gli animali (galline e conigli, sei asinelli e qualche pecora) non ci sono più, scomparsi gelateria e ristorante prima presenti nella Fattoria.
Ma facciamo un po' di storia. Il parco è da molti anni incluso in contratto di Concessione/manutenzione affidato alla Cooperativa Agriforest la quale usa come propria sede (tramite concessione breve e canone ricognitorio) il fabbricato comunale in Strada del Nobile 36/a. Tra i quattro grandi operatori delle manutenzioni del verde su commesse comunali, vanta spesso grossi crediti con la Città di Torino.
Dal 2007 il Comune firma con Agriforest un nuovo contratto di Concessione trentennale includendo altri terreni all'intero Parco, ma soprattutto - al civico 92 - la "Villa Anglesio", da ristrutturare completamente con spese preventivate di circa 1,5 milioni di€. Nel contratto, la destinazione del compendio è "un centro ricettivo didattico con connotazioni di sostenibilità energetica ambientale destinato alla formazione e sperimentazione nel settore dell'economia ambientale con particolare riferimento alla gestione dell'ecosistema collinare ....."
Da contratto, il canone annuo complessivo è modesto (5.500 €, cresciuto a 8.000 nel 2012), si conferma la manutenzione generale del verde, la proprietà resta pubblica e si prevede la la completa ristrutturazione della Villa Anglesio a carico di Agriforest. L'investimento consolida la disponibilità a condizioni economiche super agevolate della sede, insieme all'opportunità di realizzare un centro didattico da sempre voluto dai membri storici di Agriforest. Grazie al credito di Banca Etica e dopo non pochi impicci burocratici, nel 2010 si inaugura centro polivalente "Fattoria ProPolis" autorizzata dalla Giunta Comunale nel settembre 2011. Esempio unico in città, per alcuni anni diventa meta di gite scolastiche oltre che punto di riferimento per centinaia di famiglie con i bimbi ancora piccoli che venivano qui tutti i giorni della settimana.
Nel contempo l'amministrazione autorizzava attività "accessorie" di gelateria e ristorazione, che avrebbero dovuto essere motore economico e sostenere le attività educative del centro, ma non hanno ingranato a dovere.
Risultato? Agriforest si è ritrovata così ad accumulare perdite per centinaia di migliaia di euro. Oltre al modesto canone annuo da corrispondere alla Città, ci sono le spese di gestione delle attività, ma soprattutto il mutuo annuale per 96 mila euro con Banca Etica.
«Ad oggi non abbiamo debiti - chiarisce Moschetti presidente Agriforest a marzo 2015 - ma non possiamo sopportare un altro anno di attività». Così i titolari della concessione allora informano la Città che la precedente gestione del bene non ha sortito effetti positivi pertanto chiedono un nuovo utilizzo. Gli assessorati al patrimonio e al verde pubblico, dopo aver informato la circoscrizione 8, hanno accettato l'ipotesi del nuovo utilizzo, a patto che il rapporto contrattuale permanga tra la Città ed Agriforest, con i rispettivi obblighi convenzionali, tra cui quello che il nuovo soggetto garantisca la piena fruibilità del Parco, compresa il relativo mantenimento. Ed ecco una nuova delibera di Giunta ad Agriforest, che permane titolare della Concessione originaria, per l'utilizzo di spazi del compendio da parte della "Vita al Centro" Culturale, la quale si è impegnata a farsi carico del pagamento del mutuo", dichiarano gli uffici competenti ad aprile 2015.
Da quest'estate quindi la struttura di proprietà comunale di Villa Anglesio è diventata una scuola privata. Senza voler giudicare l'approccio pedagogico applicato, non è una scuola riconosciuta e nemmeno parificata. Tutti i locali sono occupati da banchi e sedie. E per esplicita dichiarazione pubblica, l'associazione "aiuta" con un accordo ufficioso i concessionari a pagare il mutuo con xmila € mensili!

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Il contratto originario sottintendeva un implicito piano di rientro economico delle spese da ristrutturazione quantomeno azzardato, basandolo sulle attività commerciali da ristorazione e gelateria. Oggi, accertata l'impossibilità di realizzare quel budget gestionale, si autorizza l'uso esplicito ad un'attività privata fingendo un comodato gratuito!
Una recente commissione comunale ha ipotizzato che "le attività e i corsi che si svolgono sono molteplici e vanno dall'apicultura e produzione del miele all'educazione al bosco, dall'ecosistema alla biodiversità alla cultura e coltivazione degli orti".
Non ne siamo molto convinti. Seppur preferiremmo che gli obiettivi di uso pubblico previsti dal contratto fossero conseguiti, non possiamo accettare questo guazzabuglio ai danni della collettività!
La responsabilità politica dell'amministrazione sia chiara! Se non ci sono attività pubbliche coerenti con la concessione in essere che ripaghino il debito, che si affitti la proprietà pubblica del compendio a prezzo di mercato o, se ritiene, si ripensino finalità e predisponendo uno o più bandi aperti a tutti i soggetti interessati per la gestione degli spazi disponibili con differenti modalità.
Destinazione contrattuale ed implicita "sub-concessione" non gratuita di fatto, non sono coerenti con lo stato di fatto. Si ammetta formalmente la necessità di una soluzione!
Senza l'escamotage della scuola privata che paga il mutuo, Agriforest - incapace di rispettare il rimborso del debito - perderebbe la propria sede ed il Comune dovrebbe riprendersi struttura, manutenzione e debito.
Che ci sia trasparenza e rispetto dei beni comuni.

Le merendine di Pomezia e lo sconto di Torino

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Ieri in aula si è dibattuto della vicenda relativa allo sconto del 18%/25% sulla retta di materne e nidi riservato a chi porta a casa prima i propri figli.

Come avevo già avuto modo di dire, sono contraria: si è già liberi di fare uscire i propri figli anticipatamente ma non trovo corretto, per questo motivo, scontare la retta.
Il rischio è che le fasce di popolazione più deboli, allettate da uno sconto cospicuo, scelgano di portare via i figli prima e questo, a mio avviso, creerebbe una discriminazione. Chi se lo può permettere potrà lasciare i figli fino alla fine, mentre chi è in difficoltà porterà a casa i bimbi prima per usufruire dello sconto.
In secondo luogo l'applicazione dello sconto del 25% avvantaggia di più le fasce ISEE più alte rispetto a quelle più basse. Assurdo.
In ultima istanza, ho il sospetto che dietro questa manovra si nascondano tagli futuri: potrebbe essere il pretesto per ridurre il servizio e il personale.

Va anche sottolineato che la linea politica attuata non è nemmeno l'applicazione di quanto il Consiglio aveva deliberato! Si prevedeva una sperimentazione e l'applicazione solo in alcuni istituti. Ma che sperimentazione è se si applica subito su tutti gli istituti e la scelta è anche vincolante?

L'assessora, invece, sostiene la scelta dicendo che questo sconto renderebbe accessibile il servizio a una fascia di popolazione più ampia. Io, però, sono dell'idea che se è questo l'obiettivo, allora è meglio rivedere le fasce isee, magari rendendo il servizio gratuito per quelle più basse.

A lato della discussione, per provare a stimolare il dibattito, ho anche sollevato un'altra questione: ricordate il polverone sollevato dai politici e dai giornali per la scelta del sindaco M5S di Pomezia di concedere uno sconto di 40 centesimi alle famiglie che davano ai figli la merendina da casa rinunciando a quella confezionata?
Zingaretti , presidente regione Lazio, parlò di "discriminazione sociale".
Due senatori PD: "fanno subire ai bambini l'esperienza più terribile: la disuguaglianza sociale"
Il capogruppo di Sel in comune: "differenziazione odiosa"
Nicodemo (direzione Pd con delega Comunicazione): "vicenda Pomezia non solo triste ma sintomatica di un dato: M5S sa gridare ma a prova di governo fallisce".
Fassino: "umiliante per il bambino, è invece selezionare cosa si mette nel piatto, per cui allo stesso tavolo un bambino ha il dolce e un altro no".

Sarebbe stato interessante capire cosa ne pensasse il principale partito di governo della città, ma nessun esponente del PD ha preso parte al dibattito in aula, nè il Sindaco, nè alcun consigliere. Non una parola, un'opinione, una posizione di difesa (o meno) in merito all'operato dell'assessora. Il nulla.
Oltre al mio intervento si sono registrati due interventi critici da consiglieri di Sel e Moderati (trovate a questo link un riassunto della discussione) ma alla fine, nonostante tutto, l'Assessora ha comunicato che intende andare avanti per la sua strada.

In questi momenti viene da chiedersi che ci stanno a fare rappresentanti eletti dai cittadini in Consiglio se tanto poi chi governa fa come gli pare.


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Il social housing e l'assistenza ai poveri

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Il tema dell’accesso a una casa, necessità primaria per sopravvivere, è a Torino sempre più attuale, a fronte delle migliaia di sfratti ogni anno. Noi ce ne siamo occupati continuamente in questi anni, presentando in aula proposte concrete, che escano dagli schemi ideologici e possano dare delle soluzioni immediate; purtroppo non ci hanno dato molto ascolto.

A fronte della scarsità di risorse delle casse pubbliche, negli ultimi anni si sta affermando una nuova soluzione per l’assistenza immediata a chi perde la casa: quella del social housing. Esistono molte diverse interpretazioni di questo termine, ma generalmente si tratta di iniziative in cui un ente benefico privato contribuisce a mettere in piedi un edificio in cui sia possibile offrire spazi a prezzo convenzionato a chi non riesce più a pagare l’affitto, sia per breve che per medio termine, ma in cui abitino anche altre persone (spesso studenti o lavoratori fuori sede) che pagano il prezzo pieno.

In questo modo, le rette di chi può pagare il prezzo più alto sovvenzionano in parte anche le spese delle famiglie bisognose, e inoltre si crea un ambiente sociale misto in cui i diversi ospiti possono aiutarsi a vicenda, e questo può aiutare anche le famiglie bisognose a trovare vie d’uscita dalla condizione di bisogno; gli spazi comuni vengono condivisi, utilizzati per servizi (dal medico alla mensa alla sala studio) e spesso messi a disposizione anche del quartiere circostante.

Non di rado, comunque, è anche il Comune a finanziare e sfruttare queste iniziative, stipulando convenzioni con cui paga il costo di una parte delle camere e dei miniappartamenti che vengono poi destinate alle famiglie senza casa, tipicamente come “soluzione ponte” nel periodo tra lo sfratto e l’ottenimento di una casa popolare dall’ATC, ma anche per altre emergenze in cui in passato il Comune sistemava le persone in albergo, una soluzione generalmente più costosa e meno dignitosa; per esempio, gli sfollati di strada della Verna sono finiti in blocco nel social housing di via Ribordone.

A Torino le esperienze sono ormai parecchie. C’è Buena Vista, all’interno di una delle palazzine dell’ex MOI, realizzato da un raggruppamento di molte note associazioni e cooperative sociali torinesi; e c’è Luoghi Comuni, realizzato dalla Compagnia di San Paolo in piena Porta Palazzo. C’è DORHO, intitolato a don Orione e promosso dalla Caritas Diocesana in una struttura già esistente di corso Principe Oddone, e c’è Sharing, realizzato in un ex immobile delle Poste di via Ribordone poi passato alla Cassa Depositi e Prestiti e ristrutturato grazie a 14 milioni di euro della Fondazione CRT, e che nei prossimi anni raddoppierà con un progetto simile ristrutturando a tale scopo la Cascina Fossata.

Il Comune, di suo, non avrebbe mai avuto le decine di milioni di euro necessarie per mettere in piedi queste strutture; e anche se il modello in cui dal welfare pubblico si ritorna alla beneficenza privata sa di ritorno all’Ottocento, anche se indubbiamente queste iniziative sopravvivono anche grazie a buoni rapporti con la politica e/o i poteri forti della Città, bisogna comunque dire “meno male che ci sono”.

D’altra parte, qualcosa è cambiato anche nel rapporto tra le istituzioni e quella fetta di città che non ha niente e vive di assistenza. Fino a due o tre anni fa, per esempio, le case venivano anche date gratis; adesso, anche per chi ufficialmente ha reddito e patrimonio zero, l’ATC richiede un affitto minimo di 40 euro al mese.

Il Comune, per queste soluzioni temporanee, richiede lo stesso canone che chiederebbe l’ATC. Gli assistiti versano così al Comune circa 18.000 euro l’anno a fronte di una spesa di circa 400.000, ma quello che conta è il messaggio; nessuno può più vivere completamente di assistenza, sedersi lì e pensare che tutto gli sia dovuto.

In questi anni, infatti, ho imparato che l’assistenza ai poveri va fatta con la testa. E’ molto facile, difatti, farsi trascinare dall’emozione e dalla pietà per persone che perdono la casa o il lavoro, ma non sempre dare a tutti ciò che chiedono è la soluzione giusta. Per ogni persona povera che occupa una casa ATC o vi si barrica dentro per non esserne cacciata avendo perso i requisiti, ce n’è una ancora più povera che aspetta in silenzio il suo turno per avere la casa a cui ha diritto; e a fronte di un inquilino che non può più permettersi di pagare l’affitto e cerca di bloccare lo sfratto con la forza, può esserci non un cattivo proprietario speculatore immobiliare coi miliardi in banca, ma un comune cittadino della ex classe media che ha investito in una seconda casa da affittare i risparmi di una vita e che se non riceve regolarmente l’affitto non sa come pagare le spese e i mille euro di IMU che gli chiede il Comune.

Gli stessi dirigenti comunali ci raccontavano che ogni giorno arriva qualcuno negli uffici a battere i pugni sul tavolo, convinto che gridando più forte o facendo una sceneggiata potrà scavalcare le graduatorie o ottenere ciò a cui non ha diritto, e che non di rado sono costretti a chiamare la forza pubblica per difendersi. Aggiungo io che questi sono i risultati di decenni di assistenzialismo a fondo perduto e di collusioni con la politica, in quanto spesso l’assistenza è stata concessa essenzialmente per “intercessione” del politico di turno in cambio di voti, al di là delle effettive necessità; e quindi, molti si sono abituati a chiedere con insistenza per avere (ci provano anche con noi).

Per questo, anche se cacciare da una casa popolare qualcuno che non ha 40 euro al mese può sembrare a prima vista una cattiveria, alla fine promuovere la responsabilità e l’iniziativa di chi è in difficoltà, mettendolo piuttosto in ambienti sociali che gli diano l’opportunità di crescere e di tirarsene fuori, è più opportuno che scaricare tutto all’infinito sulle casse pubbliche, magari in quartieri-ghetto senza prospettive. Almeno, questa è la mia opinione e mi piacerebbe sentire la vostra.

La misteriosa tassa sul gas

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Negli scorsi mesi, i torinesi che acquistano il gas da Eni, circa il 60% del totale, aprendo la bolletta hanno avuto una sgradita sorpresa, questa:

Al normale importo della bolletta sono stati aggiunti senza preavviso circa 30 euro (24,03 + IVA, perché in Italia si paga l’IVA al 22% anche sulle tasse) a titolo di “canone comunale 2012-2013″. Non sono una cifra enorme, ma non sono nemmeno pochi per chi fatica ad arrivare a fine mese, e perdipiù vanno a colpire un bene fondamentale come il gas, che permette di cucinare e di scaldarsi.

A fronte delle numerose segnalazioni, dopo la pausa estiva ho presentato una interpellanza per chiedere spiegazioni: chi ha deciso di introdurre questa tassa e di farla pagare tutta in una volta? Come vedete nel video, la risposta dell’assessore in aula, circa un mese fa, è piena di dubbi; capito che questa tassa esiste dal 2011 e che è stata Eni a dimenticarsi di farla pagare per poi chiederla tutta insieme in un colpo solo, nemmeno la giunta sembrava sapere bene come funzionasse.

Ho quindi chiesto un approfondimento, che è avvenuto qualche giorno fa con l’audizione dell’amministratore delegato di AES Torino, Rocco Luigi Didio (anche lui lucano come mezzo PD torinese). AES Torino è la società nata nel 2001 come joint venture a metà tra la municipalizzata AEM (oggi Iren) e Italgas (cioé la stessa Eni), per gestire le reti cittadine del gas e del teleriscaldamento; qualche mese fa, peraltro, il matrimonio si è sciolto e Iren si è presa tutto il teleriscaldamento, mentre Eni si è tenuta la società e la rete del gas.

Anche questo è un tassello della storia; perché la tassa comunale sul gas nasce quando, alla fine dello scorso decennio, il governo decide di “portare il mercato nei servizi pubblici locali”. Come già per l’acqua, per i rifiuti e per i trasporti, gli esegeti del mercato a tutti i costi vogliono trasformare le vecchie società pubbliche e parapubbliche che avevano in gestione servizi di monopolio naturale, come sono i tubi del gas, in aziende che si contendono il servizio tramite gara, in modo da “fare efficienza per i cittadini”.

L’efficienza per i cittadini di questa scelta è talmente elevata che, per compensare i Comuni dalla futura perdita del controllo diretto della distribuzione del gas e dei relativi utili, viene introdotta subito la possibilità che essi istituiscano una tassa sul gas, il cui importo massimo è fissato da un algoritmo nazionale a un teorico “giusto utile” del servizio, pari al 10% di un “giusto ricavo” detto VRT; per Torino, questo massimo è pari a 5,7 milioni di euro.

Siamo a fine 2010, e il sindaco è ancora Chiamparino: può forse farsi sfuggire un’occasione per imporre nuove tasse? No, e dunque introduce la tassa e la fissa al massimo possibile. I giornalisti cittadini, secondo voi, denunceranno questo ennesimo prelievo dalle tasche dei torinesi? No, il massimo che esce è questo articolo che racconta le cose in modo un po’ diverso: si tratterebbe di un aumento di tasse di soli 200.000 euro che servirebbe a finanziare il welfare.

La realtà è invece che i 5,7 milioni vengono ripartiti in due come da regole nazionali: 2,1 milioni li paga AES Torino, che prima ne pagava 1,9 (di qui l’ “aumento di 200.000 euro”), e che comunque ribalterà il costo ai suoi clienti, che sono le decine di società che vendono il gas ai torinesi, che a loro volta aumenteranno le tariffe ai clienti finali per coprire l’aumento; ma gli altri 3,6 sono un nuovo prelievo che viene caricato agli utenti direttamente in bolletta, per poi girare le cifre incassate ad AES Torino e da AES al Comune.

Considerando che a Torino ci sono un po’ più di 450.000 utenze del gas, la tassa in bolletta diventa quindi di 8 euro l’anno, uguale per tutti indipendentemente da reddito e consumi. Siccome però siamo in Italia, l’Agenzia per l’Energia Elettrica e il Gas ci mette un anno a ratificare la nuova tassa torinese, che quindi entra in vigore il primo gennaio 2012, però con la clausola che per il 2012 la tassa sarà raddoppiata per recuperare il 2011. Di qui, quindi, le cifre apparse nella bolletta Eni; gli altri operatori, invece, hanno semplicemente spalmato questi importi nelle bollette già dal 2012.

Nel frattempo, a ritmi italici, l’avvento del mercato sui tubi del gas va avanti: e dunque dovrebbe partire tra un po’ la gara pubblica per la gestione della rete del gas a Torino e nei comuni limitrofi, che dovrebbe concludersi a fine 2015 (io scommetto che la vincerà una società chiamata AES Torino). Comunque, a quel punto la tassa sarà eliminata e sostituita dalla cifra che il miglior offerente si sarà impegnato a pagare ai Comuni in cambio della gestione del servizio, cifra peraltro che potete indovinare chi pagherà alla fine.

Per il 2014 e per il 2015, tuttavia, ci troveremo ancora altri 8 Euro + IVA in bolletta; già, perché in teoria la Città, che ha già incassato 5,7 milioni l’anno per tre anni, potrebbe decidere di ridurre l’importo o prevedere facilitazioni per i meno abbienti (peraltro complesse da realizzare in pratica, visto il giro che fanno questi soldi), ma quando ho anche solo ipotizzato la cosa si sono messi tutti a ridere.

Ah, e il welfare? Ovviamente era una bufala: quando ho chiesto dove sono finiti questi soldi, ho saputo che sono finiti nel calderone generale delle entrate del Comune, a tappare i buchi di bilancio; “però sul welfare mettiamo comunque già tanti soldi, dunque fa lo stesso”.

Dai cittadini alle banche

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Anche quest’anno, come già i precedenti, si è verificata l’assurda situazione in cui il Comune approva il bilancio di previsione per l’anno in corso nell’autunno dell’anno stesso, perché deve a sua volta attendere la fine del gioco delle tre carte che ogni anno fa il governo, cambiando nome e formula alle tasse locali in modo da sostenere di averle ridotte quando in realtà sono aumentate. Il risultato è che per tre quarti dell’anno si naviga a vista, spendendo il minimo, e poi a fine anno si corre cercando di fare qualcosa.

La situazione del bilancio comunale è sempre preoccupante, tanto che quest’anno si è ricominciato a fare debiti per 25 milioni di euro, per sostenere “investimenti straordinari” che poi sarebbero la manutenzione delle strade, dei giardini e delle scuole, che diventa “straordinaria” (e quindi legalmente sostenibile a debito) perché non si è più fatta quella ordinaria.

Basta la prima slide dei dati di sintesi del bilancio 2014 per rendersi conto dei problemi strutturali del bilancio di Torino: sono calate significativamente le spese per beni e servizi e quelle per trasferimenti, il che può voler dire sì qualche taglio di sprechi, ma vuol dire anche tagli ai servizi e ai sussidi dati direttamente alla cittadinanza; le spese del personale sono diminuite ma di poco, perché tagli secchi e improvvisi al personale, come quelli ormai frequenti nel privato, nel pubblico sono ancora da venire; l’unica cosa che è aumentata, a parte i fondi di riserva, è la spesa per ripagare i debiti alle banche: 250 milioni di euro su un miliardo e 300 milioni di bilancio.

Progressivamente, quindi, la ricchezza comunale dei torinesi, rifinanziata ogni anno dalle nostre tasse, viene spesa sempre meno per dare lavoro e fornire servizi e sempre più per arricchire le banche, a partire da quella della fondazione fino a poco tempo fa presieduta dall’ex sindaco e attuale presidente della Regione Chiamparino. Per ogni cinque euro di entrate, per ogni quattro euro pagati in tasse dai torinesi, più di uno non va in spesa produttiva, ma va alle banche.

Di questa situazione non si vede la fine; è vero che l’indebitamento in questi anni è stato un po’ ridotto (non perdetevi la fantastica ultima slide dei dati di sintesi, in cui modificando la scala e facendola partire non da zero ma da quasi tre miliardi fanno sembrare che vi sia un crollo dei debiti che in realtà non c’è), ma questo è stato ottenuto al prezzo di vendere le partecipate, gli immobili e pezzi di città agli speculatori; finito di vendere tutto, non si sa che succederà.

In questo bel quadretto, noi abbiamo deciso di fare un gesto concreto, l’unico che potevamo fare dall’opposizione: abbiamo presentato un emendamento al bilancio che tagliava i nostri fondi di funzionamento del gruppo consiliare per destinarli al welfare. Come sapete, alla fine di ogni anno noi restituiamo quasi il 90% del fondo di funzionamento, perché spendiamo il minimo necessario per tenere aperto l’ufficio (telefoni, cancelleria ecc.; qui trovate i rendiconti). Quest’anno, sui circa 9000 euro ricevuti, ne abbiamo spesi un migliaio e, con tre mesi ancora da pagare, abbiamo dunque pensato di poterne restituire subito 7000; non saranno una cifra folle, ma è meglio di niente.

Purtroppo, non solo gli altri gruppi consiliari non hanno voluto fare lo stesso, ma la maggioranza di Fassino ha bocciato il nostro emendamento al grido di “populisti”; non ci hanno permesso nemmeno di tagliarci da soli i nostri fondi. Però sono andati avanti a fare grandi discorsi e promesse che presto recupereranno nuovi soldi per ripristinare lo stanziamento per il welfare, che anche quest’anno è stato tagliato; ma a parlare e parlare son capaci tutti.

Fassino e la vera storia di via Roma pedonale

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Ha destato sicuramente una reazione positiva, in chi è favorevole a una mobilità più sostenibile, l’annuncio fatto dal sindaco Fassino alcuni giorni fa sui giornali: la domenica ecologica che si svolgerà dopodomani sarà, come scrive Repubblica, “la prova generale della proposta che il sindaco Piero Fassino ha rilanciato a inizio settembre, durante il seminario di giunta alla Pellerina: “Dobbiamo aprire via Roma ai pedoni, e lo faremo”.”.

Tuttavia, chi conosce un po’ la politica comunale avrà senz’altro avuto qualche sospetto: come mai Fassino, più noto alle cronache cittadine come un indefesso tifoso di Marchionne e dell’industria olandese dell’auto FCA, viene improvvisamente animato dallo spirito ecologista?

Difatti, siamo al quarto anno di amministrazione di Fassino e ancora la sua giunta non è riuscita a pedonalizzare un metro di strada che sia uno; l’unico avanzamento è stato chiudere al traffico cento metri di via Durandi, davanti alla cattolica Piazza dei Mestieri, per agevolare il parcheggio e le attività ricreative di quest’ultima, salvo poi rimangiarsi tutto quando un’altra corrente di cattolici del PD, non in buoni rapporti con quella della Piazza, ha inscenato un braccio di ferro sull’argomento.

Certamente ha fatto effetto la grande mobilitazione di massa del Bike Pride, ogni anno più splendido e affollato; anche i partiti hanno realizzato che tantissima gente è stufa di vivere in una città pensata solo per le auto, e pretende che la politica agevoli anche tutti gli altri modi di vivere il territorio urbano, che siano a piedi, in bici o coi mezzi pubblici. Ma il motivo per cui improvvisamente Fassino pensa a pedonalizzare via Roma, almeno nel weekend e nel tratto tra piazza San Carlo e piazza Castello, è che sei mesi fa, come vedete nel video, il consiglio comunale ha approvato una mozione del Movimento 5 Stelle che lo impegna a fare esattamente questo.

Non che, quando un anno fa ho scritto e presentato la mozione (che inizialmente aveva richieste anche più ambiziose, che poi ho dovuto negoziare con la maggioranza), io abbia avuto un’idea particolarmente originale: di pedonalizzare via Roma si parla da trent’anni, e vi fu addirittura un referendum comunale in merito, nei lontani anni ’80. Per un certo periodo fu già chiusa al traffico nei fine settimana, poi però fu riaperta: difatti, i commercianti della via si sono sempre opposti, ritenendo che per poter acquistare i clienti debbano poter arrivare davanti alla loro vetrina in auto.

Mi sembra tuttavia evidente che, anche per il commercio, questa è una strategia perdente. Mentre quasi tutte le strade pedonalizzate hanno visto una rinascita del commercio, via Roma è andata sempre più in crisi. Certamente il motivo principale è la congiuntura economica, però a me sembra evidente che se una persona parte e viene in centro per fare acquisti è per godersi una passeggiata in un contesto aulico, e non per comodità di parcheggio; se il criterio è la comodità di parcheggio, uno si dirige piuttosto in uno dei tanti ipermercati e centri commerciali che la Città ha lasciato costruire negli ultimi anni. Avere via Roma piena di auto costantemente ferme che sgasano e fanno le vasche, mentre i pedoni almeno nel fine settimana strabordano dai portici che non sono sufficienti a contenerli, ne riduce l’attrattività, non il contrario.

Personalmente, io non sono per pedonalizzare tutto a tutti i costi; l’auto è ancora un mezzo di trasporto irrinunciabile in diverse situazioni e bisogna valutare caso per caso quale soluzione produce la migliore qualità della vita per tutti, chiedendo in primo luogo a chi in quella strada ci vive e ci lavora, senza imposizioni dall’alto. In alcuni casi, come corso De Gasperi, sono gli stessi che ci vivono a non volere la chiusura, e allora è giusto che la strada resti aperta. E’ però evidente che in tante situazioni – penso anche al primo tratto di via San Donato, dove gli stessi commercianti chiedono da anni l’isola pedonale – una strada chiusa al traffico può migliorare la vita della città.

E allora, ben venga la chiusura al traffico, e ben venga che Fassino sia costretto dalla pressione pubblica e dall’azione concreta del M5S a cambiare atteggiamento.

Dopo quattro anni, però, stiamo ancora aspettando un fantomatico piano di pedonalizzazioni con cui la giunta dovrebbe dire alla città quali strade intende pedonalizzare e quando, in modo da poterle discutere con la cittadinanza e da preparare e tranquillizzare tutti, sia chi vuole le chiusure che chi non le vuole. Pertanto, spero di vedere in futuro anche in questa materia meno annunci sui giornali, meno azioni estemporanee, più pianificazione e più fatti concreti.

La vera storia dello stadio Olimpico

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A Torino e non solo, le vicende legate agli stadi sono sinonimo di speculazione, di favoritismi e di manovre politiche sin dall’epoca della costruzione del Delle Alpi (su cui raccomando sempre l’enciclopedica trattazione dell’ex assessore Matteoli); io, da cittadino e da tifoso, me ne occupo da molto prima di fare politica.

Da consigliere comunale, sono stato uno dei pochi a dare battaglia sui regali della Continassa alla Juventus – ancora qualche mese fa la Città gli ha abbuonato una ulteriore milionata di euro, come vedete nel video – e, anche se non abbiamo potuto fermare l’operazione, siamo stati noi a scoprire e pubblicizzare il prezzo di vendita di 0,58 €/mq/anno, che poi ha girato l’Italia. Ovviamente, all’epoca mi sono beccato parecchi insulti dai tifosi della Juventus, che mi accusavano di essere accecato dal tifo, visto che notoriamente io sono tifoso del Toro e vado allo stadio da sempre.

In compenso, alcuni giorni fa ho firmato una mozione per rimettere in discussione il contratto tra il Torino FC e la Città per l’affitto dello stadio Olimpico. I giornali cittadini hanno presentato la cosa come “i consiglieri comunali vogliono aumentare l’affitto al Toro per fare cassa”, e così stavolta mi sono beccato insulti da una parte dei tifosi granata, quelli più disinformati; alcuni hanno persino provato a dire che io avevo regalato la Continassa alla Juventus…

C’è, indubbiamente, il problema di far pagare il giusto a chi utilizza un bene pubblico, che ovviamente è dovere di un amministratore; prima ancora di discutere se i 250.000 euro annui che paga il Toro – con contratto di anno in anno, a differenza degli accordi pluriennali che vigono quasi ovunque – sono pochi o tanti, va segnalato che il Toro non ha ancora saldato il dovuto per la stagione 2013-14. Inoltre, non ha pagato nemmeno la tassa rifiuti, sulla quale però ha chiesto e ottenuto uno sconto del 30 per cento sostenendo di essere un “affittuario saltuario”, né il costo del servizio straordinario dei vigili, anche quello già scontato del 50 per cento rispetto ai 100.000 euro annui iniziali.

Pertanto, noi non possiamo mandare gli ufficiali giudiziari a chi non paga la Tarsu perché non arriva a fine mese e poi chiudere un occhio per una società a fine di lucro che incassa decine di milioni di euro l’anno. Inoltre, il Comune con quello che incassa paga la manutenzione straordinaria dello stadio, che per ora è di circa 150.000 euro l’anno ma che sarà di 400.000 nel 2016, quando si dovranno rivedere i tiranti. Il Toro paga la manutenzione ordinaria, come chiunque affitti un immobile; Cairo ha sparato una cifra di 1.300.000 euro annui, ma andando a vedere pare che ci sia dentro pure mezzo milione di euro di bolletta della luce e altre voci che con la manutenzione c’entrano poco.

La vera questione, però, è un’altra: non è tanto importante quanto si incassa oggi, ma è importante per la città che ci sia un progetto a lungo termine relativo all’area dell’Olimpico. Anzi, è importante soprattutto per il Toro, perché al giorno d’oggi tutte le società che ambiscono a stare in alto si stanno muovendo per avere uno stadio di proprietà, come ha già fatto la Juventus. Difatti, anche depurato dalle regalie urbanistiche aggiuntive che la squadra degli Agnelli ha avuto in abbondanza, lo stadio di proprietà permette di moltiplicare le entrate relative ai servizi ai tifosi, al marketing e al merchandising in senso lato.

Se il Toro non si mette in quest’ottica, non potrà avere un futuro all’altezza, o perlomeno sarà sempre svantaggiato rispetto alle altre squadre dalla mancanza di una fonte di ricavi cospicui. Per questo è giusto pretendere da Cairo un impegno a non vivere alla giornata, a non andare avanti affittando lo stadio di stagione in stagione, barboneggiando ventimila euro di sconto e ritardando i pagamenti finché si può, ma ad avere invece un progetto di lungo termine per far crescere e sopravvivere il Toro ad alti livelli, un progetto che – oltre magari a non vendere i giocatori migliori ogni anno per fare cassa – non può in ogni caso prescindere dall’avere il proprio stadio, con un contratto e un progetto di lunga durata. Dovrebbero essere proprio i tifosi i primi a pretenderlo, e non soltanto il consiglio comunale.

La situazione attuale, invece, combacia se mai proprio con quell’accordo al ribasso che tanti ipotizzano, quello per cui Cairo ha preso il Toro anche per risolvere un problema di ordine pubblico all’elite cittadina, ma sapendo di non dover rompere troppo le scatole alla squadra a strisce, coi cui proprietari peraltro ha successivamente imbastito ottimi affari calcistici e non (vedi l’ingresso in RCS).

Anche la vicenda della ristrutturazione dell’Olimpico, come quella del Delle Alpi, è uno scandalo italiano: doveva farla Cimminelli, ex proprietario del Toro e fornitore Fiat, che però è fallito permettendo alla Fiat stessa di acquistare la sua azienda per un euro, lasciando a noi le spese. La collettività ha infatti sborsato 45 milioni di euro per ristrutturare lo stadio in ottica olimpica, pessima però per il calcio; per cui ora il Comune, oltre alla manutenzione straordinaria, continua a pagare anche 1.200.000 euro l’anno di mutuo contratto per sostenere la spesa, per uno stadio comunque poco adatto allo scopo. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha ipotecato lo stadio per 38 milioni di euro per le tasse non pagate da Cimminelli, e tuttora non si sa chi pagherà per togliere queste ipoteche, che impediscono qualsiasi operazione.

Questi sì sono scandali, a danno del Toro e a vantaggio dei soliti noti, che la politica cittadina ha attivamente consentito se non promosso; tuttavia, ciò non ci permette di accettare che il Torino FC, che non è solo una società privata ma una entità con un grande valore collettivo sociale e culturale, continui a vivacchiare rassegnandosi a un progressivo declino.

Chiudo con un’ultima nota: con grande eleganza, Cairo ha risposto alla questione tirando in ballo i (presunti) 80.000 euro che “spende” ogni anno per biglietti omaggio al Comune (sindaco, assessori e consiglieri). Come sapete, noi rifiutiamo questi privilegi, e io continuo ad andare in curva ogni volta facendo la fila e comprando il biglietto di tasca mia; è però vero che la maggior parte dei miei colleghi utilizza gli omaggi, e l’uscita di Cairo dimostra come questi privilegi della politica siano pericolosi, perché permettono poi ai privati di esercitare un ricatto morale.

Pertanto, ieri in commissione mi sono permesso di fare una semplice proposta: visto che per Cairo è un problema dare quei biglietti, la Città vi rinunci e in cambio si faccia dare questi 80.000 euro annui in contanti, destinandoli poi a qualcosa di più utile, ad esempio al welfare comunale. La proposta è piaciuta a tutti, anche se dubito molto che poi sarà veramente portata avanti dall’amministrazione; ma chissà mai che per una volta la politica cittadina, anche quella abituata a vendersi per due noccioline, non abbia uno scatto di dignità.

Fatto: gli scrutatori saranno estratti

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Alle volte basta avere il coraggio di puntare il riflettore sugli altarini della politica per costringere le cose a cambiare. Un esempio sta nella nomina degli scrutatori, un privilegio che la legge da qualche anno affida direttamente alla spartizione dei partiti, che spesso lo usano per premiare con qualche euro militanti ed amici e per garantirsi la simpatia di chi conta le schede.

Sin da quando siamo entrati in Comune abbiamo denunciato questo sistema; sia nel 2012 che nel 2013 ci siamo rifiutati di nominare per “amicizia” la nostra quota della spartizione e, almeno noi, abbiamo proceduto con un bando pubblico e un sorteggio. Quest’anno mi sono rotto le scatole e così il 30 gennaio ho presentato una mozione che chiedeva una cosa molto semplice: preso l’albo degli scrutatori – a cui, per legge, bisogna iscriversi entro il mese di novembre di ogni anno – si chiede di estrarre a sorte gli scrutatori, invece che farli nominare ai gruppi consiliari, e di dare la precedenza ai disoccupati e alle persone a basso reddito.

Dopo due o tre settimane in cui regolarmente chiedevo di inserire la mozione all’ordine del giorno, la prima discussione in commissione, il 27 febbraio, è stata surreale (qui lo streaming): concettualmente erano tutti d’accordo, però erano contrari perché:
- i sorteggi facilmente sono truccati
- se estraiamo poi ci sono troppe rinunce
- già i partiti scelgono da soli di nominare i bisognosi
- il comune non sa veramente chi sono i poveri, i politici sì
- mancano i dati, dobbiamo rimandare la discussione fino a quando non ci sono le statistiche
- far lavorare i poveri è una elemosina non dignitosa per loro
- è una legge nazionale, cambiatela lì che avete tanti parlamentari
- non si può sorteggiare perchè nella legge c’è scritto “nomina”
- non si riesce a incrociare in excel l’elenco degli scrutatori con l’elenco dei disoccupati

Alla fine tutti insieme mi hanno chiesto di ritirare la mozione, io invece ho chiesto di portarla al voto in aula e allora centrodestra e centrosinistra all’unisono si sono alzati e hanno fatto mancare il numero legale per bloccarla; presenti solo noi (favorevoli), SEL e Scanderebech (astenuti).

La questione è quindi stata demandata alla conferenza dei capigruppo, organo più politico, che avrebbe dovuto ascoltare la commissione elettorale comunale; formalmente, difatti, la scelta degli scrutatori non è fatta dal consiglio comunale ma da questa commissione nominata a inizio mandato, contenente un assessore, due consiglieri di centrosinistra e uno di centrodestra. Prima seduta, il 3 marzo, i componenti della commissione (assessore a parte) non si sono presentati; idem il 7 marzo.

A quel punto abbiamo chiesto all’assessore di dirci perlomeno se la proposta era realizzabile; e così, martedì scorso, ci è finalmente stato risposto che dal punto di vista tecnico e normativo si poteva fare, utilizzando come criterio oggettivo di precedenza l’iscrizione alle liste dei centri per l’impiego (ex collocamento). Abbiamo scartato l’idea di aggiungere le persone che autocertificassero il proprio basso reddito, perché si prestava troppo facilmente a manipolazioni e falsificazioni.

Smarcati alcuni altri argomentoni come “i poveri non sono bravi a contare e metteremmo a rischio la democrazia”, e arrivati al momento in cui tutti erano obbligati a prendere posizione, il centrosinistra ha sostenuto la nostra proposta, mentre l’ex PDL ha lasciato la sala in disaccordo e Lega e centristi hanno chiesto il sorteggio puro e semplice. Dunque si è deciso di andare avanti con la nostra proposta, fatto salvo che adesso bisogna verificare che la commissione elettorale comunale non faccia le bizze rifiutandosi di ratificarla; se non ci saranno problemi, a breve potrebbe comparire un avviso sul sito del Comune che invita chi è iscritto a entrambi gli elenchi (scrutatori e disoccupati) a segnalarsi per ottenere la precedenza.

Ovviamente bisognerà controllare l’effettiva realizzazione della proposta; qualche consigliere di opposizione non ha fatto mistero di temere manipolazioni del sorteggio a favore dei partiti di centrosinistra, e in più vi è il problema delle numerose e frequenti rinunce, a fronte delle quali – se fatte all’ultimo – i presidenti di seggio possono nominare chi vogliono. Tuttavia, almeno siamo riusciti a introdurre il principio per cui la spartizione deve finire; un altro risultato portato a casa per i cittadini.

Sui biglietti gratis per i ragazzi del Toro

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Pochi lo sanno, ma esiste da molti anni una legge che obbliga le società di calcio, in almeno metà delle partite casalinghe, a permettere l’ingresso gratuito dei ragazzi fino a 14 anni accompagnati da un parente adulto pagante, con l’obiettivo di avvicinare i giovanissimi al calcio.

Peccato che il Toro, spesso un po’ latitante rispetto alle esigenze dei tifosi, si fosse dimenticato di applicare questa legge; a ricordarla ci ha pensato una petizione di tifosi organizzata da Toro Supporters Network. La petizione mi è stata segnalata e allora io ho deciso di chiedere all’amministrazione comunale, che è pur sempre il padrone di casa delle partite del Toro, di intervenire per far rispettare la norma, eventualmente usando come arma il contratto di affitto dello stadio Olimpico.

Come vedete nel video, è stato un successo: a partire dalla partita di domenica prossima, Toro-Sampdoria, verranno messi a disposizione i biglietti gratuiti per gli under 14. Peccato che, come sempre, il Toro di Cairo ci metta del suo per non accontentare i tifosi: e così, adesso si è scoperto che i biglietti saranno solo 100, solo in curva Primavera e solo per chi compra online, mentre la legge non pone limiti né di numero né di settore.

Purtroppo siamo in Italia e le leggi sono spesso considerate carta straccia; se da una parte sono comunque contento di un bel passo avanti, dall’altra mi chiedo perché non si riescano mai a fare le cose per bene; per il Toro questa misura può voler dire rinunciare a qualche euro oggi, ma può anche essere importante per garantirsi il pubblico di domani. Basterebbe voler ragionare per il lungo periodo…

Tares, disorganizzazione sulla pelle dei cittadini

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A dicembre più o meno tutti i torinesi furono investiti dal ciclone Tares. Entro il 16 dicembre bisognava pagare una tassa costosa e complicatissima da calcolare (come avevamo già denunciato) e obbligatoriamente da versare col modello F24 indicando un numero di atto fornito dal Comune sui bollettini, ma i bollettini a centinaia di migliaia di persone il giorno della scadenza non erano ancora arrivati. Il Comune disse che la tassa si poteva pagare “nei giorni immediatamente successivi” senza dire quanti, ma una parte della tassa era diretta allo Stato e il Comune non aveva il potere di rimandarla.

Bisogna dire che il caos fu tale (e distribuito un po’ in tutta Italia) che poi lo Stato spostò d’autorità la scadenza al 24 gennaio, per cui multe per il ritardo non dovrebbero arrivare a nessuno. Tuttavia, in quei giorni gli uffici comunali preposti, in corso Racconigi, furono presi d’assalto in ogni modo (di persona, al telefono, per e-mail), e nonostante l’impegno di chi ci lavora furono sommersi, con code che uscivano dal portone d’ingresso.

In più, si verificò ogni genere di problema: in particolare, la tassa dipende pesantemente dal numero di persone che abitano nell’appartamento, ma sul bollettino non era indicato il numero di occupanti risultante al Comune, per cui era molto difficile verificarne la correttezza (il mio ad esempio era sbagliato, ma me ne sono accorto solo facendo le prove con le formule riportate sui bollettini e vedendo se il totale corrispondeva). Per gli appartamenti sfitti o tenuti a disposizione, bisognava comunicare al Comune il numero di occupanti altrimenti ne sarebbero stati attribuiti due, anche per case sostanzialmente inutilizzate e che non producono immondizia; ma quasi nessuno lo sapeva.

Noi abbiamo presentato una interpellanza per chiedere spiegazioni sull’accaduto; nel video trovate la risposta dell’assessore Passoni (per lui inviare i bollettini lunedì 9 dicembre per la scadenza del 16 non è tardi…). Abbiamo voluto fare anche delle proposte: per esempio, perché il numero di occupanti attribuito all’appartamento non viene esplicitamente indicato sui bollettini, in modo da permettere un facile controllo? E perché i bollettini – che il sistema informatico del Comune già genera in formato PDF, per poi mandarli alla stampa e imbustamento – non vengono inviati per posta elettronica certificata a chi lo chiede? Così risparmieremmo tutti tempo e denaro e ci sarebbe anche la prova dell’avvenuto invio.

La tassa sui rifiuti è un tema complesso, su cui noi abbiamo anche proposto e ottenuto diversi miglioramenti; dopo cinque anni di pausa e dopo tre anni di nostre pressioni, in queste settimane è finalmente ricominciata l’estensione della raccolta differenziata porta a porta, abbracciando 35.000 abitanti della Crocetta. Tuttavia, il costo dello smaltimento dei rifiuti che paghiamo a Torino è tra i più alti d'Italia e, a causa della scelta scellerata di bruciare i rifiuti invece di recuperarli, lo resterà per anni. Se perlomeno l'amministrazione riuscisse a farlo pagare senza complicare troppo la vita alle persone, sarebbe già un passo avanti.

Le case dei rom

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Da diversi giorni vedo girare per i social network la questione delle “case di lusso col parquet” assegnate ai rom del campo di Lungo Stura Lazio, come mostrato dalle foto e da un articolo di un sito di notizie cittadino.

Va a ondate: prima mi scrivono in venti segnalando che è uno scandalo che si diano le case ai rom quando c’è una famiglia italiana che dorme in macchina e che il Comune ha abbandonato a se stessa, poi mi scrivono altri venti segnalando che lo scandalo è una bufala razzista, dopodiché spesso partono gli insulti e lo scontro tra tifoserie, pro-rom e anti-rom. Come sempre, a me interessa innanzi tutto raccontare le cose come stanno in modo che ogni cittadino possa farsi un’opinione, possibilmente civile e costruttiva, di cui io posso essere poi il portavoce in Comune.

Peraltro, chi segue la mia bacheca Facebook (cosa che vi raccomando se volete rimanere informati) ha già potuto discutere questa faccenda il 7 gennaio, quando è stata presentata al consiglio comunale; e dello stanziamento di cinque milioni per l’emergenza rom vi avevo già parlato ad ottobre.

In pratica, quello che sta accadendo in queste settimane è l’inizio delle attività finanziate con i cinque milioni di provenienza nazionale, affidate a un gruppo di 19 associazioni italiane e romene, dall’Aizo alla Croce Rossa passando per Terra del Fuoco, associazione da sempre al centro delle polemiche politiche in quanto creatura dell’attuale capogruppo di SEL.

Da dicembre, gli operatori hanno censito gli abitanti del campo di Lungo Stura Lazio, che sono circa 850; ce ne sono poi altri 250 nel campo abusivo di corso Tazzoli, che sarà affrontato successivamente. In base al censimento, si decide cosa fare di ciascuna famiglia rom; a ciascuna viene chiesto se preferisce rimpatriare o rimanere a Torino. Chi vuole rimpatriare in Romania riceve sei mesi di sussidio e di assistenza là, grazie alla partecipazione di associazioni romene, e deve impegnarsi a non rientrare in Italia, anche se non è chiaro se e come si farà rispettare questa clausola.

Chi invece vuole rimanere viene aiutato a trovare casa; se ha diritto alla casa popolare, perché residente qui da almeno tre anni, viene aiutato a fare domanda; se ha qualche forma di reddito perché lavora, oppure se gli si può trovare un lavoro tramite un apposito progetto di inserimento, viene sistemato in alloggi a basso costo, come quelli appunto di corso Vigevano, impegnandosi a pagare l’affitto (anche se è previsto un contributo pubblico iniziale e decrescente nel tempo) e le utenze, a mandare i figli a scuola e ovviamente a non delinquere, rendendosi autosufficienti entro due anni. Questi sono i casi più facili da risolvere e quindi quelli che sono partiti subito, ma sono solo una parte; nei prossimi mesi, chi non ha né lavoro né diritto alla casa verrà diretto ad altri campi regolari, man mano che vi si liberano dei posti; e si stanno studiando altre possibilità, come ad esempio quella di dargli cascine da ristrutturare in proprio. In cambio di questo, la famiglia deve anche demolire la propria baracca in Lungo Stura Lazio, smaltendo i rifiuti e assicurandosi che nessuno vi possa subentrare.

Quindi, la notizia delle “case popolari assegnate ai rom” è vera, e del resto vi sono già molti rom nelle case popolari, perché ne hanno diritto in base alle stesse condizioni applicate a chiunque altro; tuttavia, in questo caso non sono alloggi ATC in assegnazione definitiva ma alloggi privati pensati per il “social housing” e assegnati temporaneamente; anche se sono nuove e hanno il parquet, non sono case di lusso ma case pensate per accogliere famiglie bisognose a basso costo; il costo della sistemazione è in parte a carico dei contribuenti e in parte a carico della famiglia alloggiata.

D’altra parte, il campo di Lungo Stura Lazio è una vergogna (già ampiamente documentata) e un problema sia per chi ci vive che per il quartiere; e certo quella situazione non aiuta a ridurre la delinquenza tra la comunità rom, al punto che un bimbo del campo che non vuole rubare deve scrivere e chiedere aiuto e fa pure notizia. Ma se si vuole eliminare il campo bisogna sistemare in qualche modo chi ci abita, perché un semplice sgombero per forza di cose si concluderebbe con la nascita di un nuovo campo pochi metri più in là.

Tuttavia, provo anch’io rabbia e frustrazione all’idea che, stringi stringi, lo Stato italiano trovi casa per una comunità di occupanti abusivi, in gran parte stranieri e privi di qualsiasi voglia di integrarsi o rispettare le nostre leggi, e non la trovi per famiglie nate e cresciute qui e che hanno sempre lavorato e pagato le tasse fin che hanno potuto. Potrei spiegarvi nel dettaglio perché, dal punto di vista burocratico, la famiglia sopra citata non rientri nelle condizioni dell’emergenza abitativa e dunque sia lasciata dal Comune in mezzo alla strada; la realtà è che ormai vi sono case pubbliche sufficienti solo per una famiglia sfrattata su tre e dunque molti in un modo o nell’altro devono essere esclusi.

La soluzione, però, non è perpetuare l’orrore delle baraccopoli e nemmeno far partire una guerra tra poveri, ma recuperare il patrimonio abitativo inutilizzato, sia quello abbandonato che quello costruito e mai venduto, in modo da avere a disposizione case sufficienti per tutti. Noi l’abbiamo proposto da molto tempo, ricevendo sempre risposte negative dall’amministrazione comunale.

Comunque, come sempre, se avete commenti e proposte alternative sono qui per ascoltarle.

P.S. Con la famiglia sfrattata, così come con tanti altri casi disperati che non arrivano sui giornali, siamo in contatto diretto, ma ci mancano i volontari che si occupino di approfondire e aiutare i singoli casi, dunque, piuttosto che girarmi il link all’articolo e chiedermi di occuparmene nei ritagli di tempo di tutto il resto del mio lavoro di consigliere, vi pregherei di farvi avanti e dedicare un po’ del vostro tempo a incontrare le persone che hanno bisogno di aiuto e studiare come dare loro una mano. Grazie!

"La politica di diritti ne promette a iosa, perché c'è questa abitudine della politica italiana di promettere diritti a tutti, anche se non siamo in periodo elettorale - anzi, forse ormai siamo in periodo elettorale sempre -, comunque di fare una dichiarazione di principio, condivisibile e giusta fin che si vuole, ma poi di non preoccuparsi della possibilità effettiva di implementare quello che si promette.

E' questo il problema, perché poi il risultato pratico di un approccio di questo genere è che il costo di questa accoglienza, giusta e sacrosanta eccetera, non lo pagherò io, non lo pagherete voi, non lo pagheranno quelli che si incatenavano né quelli che non si incatenavano, perché tutti noi torneremo a casa, mangeremo il nostro panettone, siamo tutte persone che bene o male non hanno problemi ad arrivare a fine mese; lo pagheranno quelli che veramente sono nelle nostre periferie e aspettano l'accoglienza e non riescono ad averla perché lo Stato italiano non ce la fa più ad accogliere le persone che perdono il lavoro, che perdono la casa.

E soltanto la settimana scorsa si è impiccato un signore di cinquant'anni perché ha avuto lo sfratto, in questa città, e io non ho sentito una maledetta parola in questo consiglio comunale per questa persona."

Alla fine, come già vi avevo anticipato, mi sono astenuto a riguardo della concessione della residenza ai profughi, non perché non condivida il principio, ma perché non condivido l'ipocrisia con cui la politica italiana affronta queste cose. Come sempre, io sono un portavoce dei cittadini e credo che il complesso del mio voto astenuto e del voto favorevole di Chiara rispecchi le diverse visioni che il Movimento ha in materia.

Comunque, per questa scelta, anche da persone del Movimento 5 Stelle, sono stato chiamato xenofobo, disumano, "di destra" e così via. Alcuni hanno chiesto le mie dimissioni. Il mio mandato è come sempre a disposizione, ma credo che sia necessaria una riflessione pubblica e profonda sul pluralismo interno al Movimento.

Sull'accoglienza dei profughi

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Domani pomeriggio, o al più tardi lunedì, il consiglio comunale dovrà esprimersi su una delibera che istituisce l’indirizzo fittizio “via della Casa Comunale 3″ e lo attribuisce come residenza ai profughi e richiedenti asilo che dimorano abitualmente a Torino, tra cui gli attuali occupanti del MOI (ex mercati generali di via Giordano Bruno). Data la complessità della questione, io vorrei raccontarvela con calma e chiedere un parere al fine di determinare il mio voto personale in consiglio comunale, visto che, trattandosi di materie esterne al programma comunale, non siamo vincolati da una posizione pregressa.

Innanzi tutto, non parliamo di immigrati clandestini, ma di persone che, pur entrate in Italia (spesso coi barconi) senza permesso, sono state riconosciute come profughi o meritevoli di protezione umanitaria, in quanto scappano dalla guerra o dalla fame; oppure sono in attesa di risposta alla loro domanda. L’Italia ha firmato diversi trattati internazionali che la impegnano ad accogliere queste persone, in particolare la Convenzione di Ginevra del 1951 che, al capitolo IV, stabilisce che queste persone hanno diritto a casa, istruzione e assistenza come se fossero cittadini italiani.

A Torino, tuttavia, ci sono centinaia di profughi che non hanno mai ottenuto quanto sopra, arrangiandosi per anni a sopravvivere in qualche modo e spesso stabilendosi in immobili occupati, in condizioni di vita spaventose; i più “anziani” sono passati già dalla Clinica San Paolo di corso Peschiera, poi dalla caserma di via Asti, poi dalla ex sede dei vigili di corso Chieri e adesso dalle palazzine del MOI. Il principale motivo è che la Città si è sempre rifiutata, per anni, di riconoscere queste persone come residenti torinesi, iscrivendole nelle liste anagrafiche; e dato che ogni Comune si occupa del welfare dei propri residenti (italiani o stranieri che siano), se non sei residente in alcun Comune nessuno potrà mai darti assistenza pubblica.

Queste persone sono dunque sopravvissute in un limbo, grazie ad aiuti di benefattori e associazioni varie (es. Banco Alimentare); non avendo la residenza, non hanno nemmeno potuto provare a rendersi autonomi, perché non possono accedere a un lavoro non in nero, iscriversi al collocamento o anche solo mettere un indirizzo su un curriculum. Dare la residenza a queste persone (la Città non sa stimarne il numero, ma solo al MOI risultano vivere circa 450 persone) ha dunque una doppia valenza: da una parte aggiunge alcune centinaia di persone a carico dello stremato welfare comunale, dall’altra però può essere un modo per avviarle all’autosufficienza.

Difatti, la situazione attuale comunque non è sostenibile, per loro e per la città, che vede spuntare ogni tanto un nuovo ricovero di centinaia di sconosciuti disperati, con gli inevitabili problemi di convivenza con chi ci abita vicino, e con la totale incapacità di controllare chi ci vive e cosa succede all’interno, nel bene e nel male; il Comune deve affrontare il problema, e su questo in passato abbiamo presentato più di una interpellanza.

Il motivo esposto dalla Città per non concedere la residenza è sempre stato proprio quello che non la si può dare in stabili occupati illegalmente; punto ribadito per iscritto non più di due mesi fa, in risposta a una nostra interrogazione in circoscrizione 3. Adesso, improvvisamente, l’amministrazione comunale ha invertito completamente la rotta; in commissione ci è stato detto che la Città è obbligata per legge a dare la residenza a chiunque dimori abitualmente sul suo territorio, anche in luoghi occupati, e addirittura che i profughi, tramite avvocati benevolenti, sono pronti a denunciare il Comune per questa inadempienza.

L’urgenza da parte della maggioranza nel far approvare questa delibera starebbe comunque nel fatto che a fine anno scade il permesso di soggiorno umanitario ai profughi della cosiddetta “Emergenza Nordafrica”, ovvero quelli che sbarcarono in Italia nei primi mesi del 2011 allo scoppio della guerra civile in Libia. Queste persone sono state accolte e mantenute per un anno e mezzo, con una spesa complessiva da parte dello Stato (a livello nazionale) stimata in un miliardo e mezzo di euro, che oltre a vitto e alloggio avrebbero dovuto coprire percorsi di integrazione e avviamento all’autosufficienza.

In realtà, è stata una grande abbuffata di fondi pubblici (vedi ad esempio questo articolo o quest’altro), di cui hanno goduto tutti tranne i profughi, ai quali, “finita l’emergenza” lo scorso 28 febbraio, sono stati dati in mano 500 euro a testa per “tornare a casa”. Ovviamente a casa non ci è tornato nessuno, e ora sono tutti accampati qui; se non gli si dà la residenza, a quanto ci è stato detto, non possono lavorare regolarmente né rinnovare il permesso di soggiorno e dunque diventeranno clandestini a tutti gli effetti, da espellere a partire dal primo gennaio.

La concessione della residenza pone problemi non indifferenti, in primis perché va comunque legata alla presenza sul territorio. Persino per i senzatetto, a cui da anni viene data la residenza in “via della Casa Comunale 1″, viene richiesto di fornire l’indicazione di una panchina o di una macchina in cui dimorano abitualmente; se per un po’ di volte i vigili non li trovano, vengono depennati dalle liste.

Pertanto, i vigili dovrebbero poi andare al MOI a controllare se i profughi abitano veramente lì; e ovviamente chi si oppone alla delibera sostiene che i vigili non entreranno certo in un posto occupato da centinaia di persone, magari spalleggiate dal centro sociale di turno, a chiedere i documenti, e quindi che il Comune darà la residenza a chiunque la chieda, compresi profughi pronti a spostarsi a Torino per il tempo necessario da altre città meno disponibili. Va però anche detto che diverse altre città italiane hanno iniziato a dare la residenza ai profughi, magari presso la sede delle associazioni umanitarie.

L’altra preoccupazione di chi si oppone alla delibera è la sostanziale mancanza di fondi per affrontare un nuovo carico di persone sul welfare comunale: la delibera difatti riconosce la residenza, ma non prevede alcun tipo di finanziamento aggiuntivo al welfare. Il problema maggiore è legato alle case popolari: la legge regionale (proposta da Bresso e votata da Cota) attribuisce cinque punti aggiuntivi ai profughi in virtù del loro status, il che, sui 12 che servono per avere la casa, vuol dire che i profughi finiranno in massa davanti a tutti, una volta maturati i tre anni di residenza torinese richiesti dalla legge, e che – visto che ogni anno si rendono disponibili al massimo alcune centinaia di alloggi – per un periodo di uno o due anni nessun altro riuscirà ad avere una casa popolare. E poi naturalmente queste persone entreranno in lista per tutto: collocamento, sussidi, asili e così via.

La prospettiva, in sostanza, è che si scateni una guerra tra poveri, e che il costo pratico e sociale dell’accoglienza dei profughi non venga scaricato, come dovrebbe essere, sulla fiscalità generale e sulle tasche di tutti a partire dai più ricchi, ma vada a pesare solo su quelli che si troveranno scavalcati nelle liste per l’accesso all’assistenza. Non saremo certo noi consiglieri comunali che dobbiamo esprimerci sulla delibera a pagarne le conseguenze, ma saranno i poveri delle nostre periferie (italiani e stranieri) già provati dalla crisi; poveri che, molto spesso, non sono stati mantenuti dalle casse pubbliche per un anno e mezzo e non hanno mai ricevuto 500 euro in mano dallo Stato per fare alcunché.

Per questo, pur condividendo il principio, a me questa delibera sembra inaccettabile perché incompleta; perché un modo serio di affrontare il problema sarebbe quello di avere dei dati su quante sono queste persone, su quale sarà il loro impatto (magari meno di quanto si pensa, chissà), su quali servizi andranno potenziati, su dove reperire nuove case, su come finanziare tutto questo e su come evitare che vada a discapito di chi c’è già (quando ho chiesto se i nostri servizi erano in grado di sostenere l’afflusso, la risposta dei dirigenti è stata che all’anagrafe ci sono tanti sportelli; non commento per decenza).

Eppure, la delibera è stata presentata per la prima volta martedì pomeriggio, discussa frettolosamente e portata a forza in aula per votarla domani; non c’è stata nessuna disponibilità della maggioranza ad esaminare concretamente il problema. Questo, onestamente, sembra più che altro uno spot natalizio per permettere al sindaco e ai suoi consiglieri di complimentarsi sotto l’albero su quanto sono stati buoni, umani e accoglienti coi poveri profughi.

Io sono favorevole al riconoscimento di un principio di accoglienza per chi fugge dal disastro, a cui comunque siamo tenuti dall’umanità prima ancora che dalle leggi, e all’inizio di un percorso che possa portare queste persone dal degrado all’integrazione, in cui con il loro lavoro e le loro capacità possano ricambiare l’accoglienza, ma sono contrario alle buone intenzioni portate avanti in modo astratto e ideologico, col solo risultato pratico di scaricare i costi dell’accoglienza sui più deboli e di fomentare la rabbia nelle piazze; per questo motivo la mia intenzione è quella di astenermi, presentando inoltre delle proposte per potenziare il welfare in modo che ce ne sia per tutti (ricorderete la nostra mozione sulla casa). Tuttavia, da buon portavoce, ci tengo a dare a tutti voi fino a domani pomeriggio per concordare con me o per convincermi con i vostri commenti a cambiare orientamento.

Aggiornamento: a causa del rinvio del punto in consiglio comunale, avete tempo per esprimere le vostre opinioni fino a lunedì alle 9:30.

Le liste dei giornalisti

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Le liste di proscrizione dei giornalisti sono sbagliate e pericolose, e io già in passato – ad esempio nei miei famosi quindici punti – ho avuto modo di dire che non sempre quando un giornalista ti critica è un venduto, e che bisogna saper dialogare con tutti, anche con chi ti disprezza.

Tuttavia, ho trovato piuttosto insostenibile l’apparente indignazione con cui il “giornalismo” italiano ha puntato il dito contro Grillo per avere segnalato gli articoli faziosi di tal Maria Novella Oppo e invitato a segnalarne altri con nome e cognome dell’autore. Perché se l’Italia, stando alle statistiche internazionali, compete per libertà di informazione con l’Africa ci sarà un motivo; e difatti, i giornalisti possono prenderti di mira per mesi e mesi, distorcendo e manipolando la realtà, ma basta parlar male di un giornalista per suscitare una reazione collettiva e corporativa quasi da lesa maestà.

Anche a me è successo, mesi fa, di venire preso di mira dal “giornalismo” italiano, aizzato da alcuni politici dei partiti di governo, stravolgendo completamente la lettera e il senso di alcune parole che avevo scritto su Facebook. Anche a me all’epoca arrivarono insulti minacciosi in abbondanza (ecco un piccolo estratto):

Notoriamente la rete è piena anche di frustrati, che non aspettano altro che qualcuno da insultare per un motivo qualsiasi; dopo un po’ non ci si fa più caso. Eppure, nel mio caso non si è scatenata nessuna solidarietà, nessun allarme, nessun grido allo squadrismo e al fascismo incombente. E addirittura, qualche giorno fa, un nostro attivista senza alcun ruolo pubblico è stato preso di mira per una sua (orrenda) battuta calcistica, venendo attaccato con nome e cognome dai blog calcistici e non di mezza Italia, solo per mettere in cattiva luce il Movimento 5 Stelle.

La verità è che, se per i giornalisti innovativi si aprono nuove possibilità, i “giornalisti” all’italiana sono sempre più nervosi; la loro presa diminuisce e sempre più persone usano la televisione come soprammobile e i giornali solo per incartare il pesce, tanto che le entrate crollano, le perdite aumentano e persino la Busiarda si appresta a diventare nient’altro che il supplemento torinese del Corriere della Sera, che peraltro per sopravvivere sta vendendo la sua storica sede di via Solferino a Milano.

Per discutere di questi temi, abbiamo organizzato un dibattito pubblico stasera (martedì 10 dicembre) alle 21, presso il centro civico di via De Sanctis 12, invitando diversi giornalisti del web, dei giornali e delle televisioni torinesi. Avremmo voluto sentire anche il parere dell’ordine dei giornalisti, nella persona di Giorgio Levi (tesoriere dell’ordine piemontese), che però ha rifiutato pubblicamente l’invito. Non importa: noi vi aspettiamo lo stesso, per darvi l’opportunità di ascoltare un nutrito elenco di professionisti – Vittorio Pasteris, Cosimo Caridi, Maurizio Pagliassotti, Cristiano Tassinari, Alessandro Valabrega – e di discutere tranquillamente con loro sullo stato dell’informazione torinese. Ci vediamo!

I dati di spesa sul welfare

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Ieri il consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione per il 2013; e già l’idea di approvare un bilancio di previsione – che dovrebbe pianificare le spese dell’anno – a fine ottobre, avendo atteso per tutto l’anno che da Roma decidessero su IMU eccetera, dimostra quanto la gestione della cosa pubblica sia ormai in totale emergenza.

Vorrei affrontare in questo post l’argomento dei finanziamenti al welfare, ossia a tutte quelle categorie deboli che hanno bisogno di essere sostenute dalla collettività. In questo modo potrò anche chiarire una questione che mi è stata sollevata infinite volte nelle scorse settimane, girandomi a colpi di due o tre al giorno due link (presi da blog piuttosto xenofobi) che hanno imperversato per i social network, ovvero “la città dà cinque milioni di euro agli zingari e poi taglia le scuole” e poi “undici milioni di euro regalati a zingari e immigrati”. Io vi dirò come stanno le cose, poi ognuno potrà farsi la propria opinione.

Questa è la tabella che illustra gli stanziamenti per le varie macro-categorie del welfare cittadino, confrontati con quelli degli anni precedenti, aggiornando quella che già vi avevo mostrato lo scorso anno:


201120122013Var. sul 2012Var. sul 2011% sul tot.
Stranieri e nomadi4.229.3124.291.57710.909.570+154,2%+158,0%11,3%
Anziani e famiglie37.689.97329.581.87232.228.987+8,9%-14,5%33,3%
Adulti in difficoltà6.864.3546.925.3438.111.122+17,1%+18,2%8,4%
Minori22.607.37318.737.51719.888.586+6,1%-12,0%20,6%
Disabili27.186.53925.243.07625.563.363+1,3%-6,0%26,4%
Altro498.99425.50025.500


TOTALE99.076.54584.804.88596.727.128+14,1%-2,4%
di cui





Fondi comunali41.172.89740.176.63942.417.521+5,6%+3,0%
Fondi esterni57.903.64844.628.24654.309.607+21,7%-6,2%

Quest’anno le cose sono migliorate; lo stanziamento complessivo è risalito quasi ai livelli del 2011, recuperando gran parte dei tagli del 2012, anche se per completezza va detto che su altre spese che non fanno parte del settore welfare le cose non sono andate così bene; per esempio il fondo per i trasporti dei disabili è di 1,5 milioni di euro (l’anno scorso erano 2,2, nel 2011 erano 3), e quello per i cantieri di lavoro (ovvero lavori socialmente utili per disoccupati) ha subito tagli analoghi.

Il grosso della risalita sul welfare vero e proprio, tuttavia, deriva non dai fondi comunali – che sono un po’ aumentati, ma sono aumentate non di poco anche le tasse… – ma dai fondi regionali e nazionali, che sono aumentati del 20% rispetto allo scorso anno. Ad ogni modo, questa è una buona notizia e ne va dato atto, dopo che molti di noi, in maniera bipartisan, avevano passato i mesi a battere sul tema.

In sostanza, sul welfare vengono stanziati 97 milioni di euro, così ripartiti: 32 per l’assistenza agli anziani, 26 per i disabili, 20 per i minori, 11 per stranieri e nomadi, 8 per gli adulti in difficoltà. Come detto, il totale è quasi pari a quello del 2011 (97 invece di 99) ma è diversa la ripartizione, che allora era: 38 per gli anziani, 27 per i disabili, 23 per i minori, 4 per stranieri e nomadi e 7 per gli adulti in difficoltà.

E’ chiaro che l’aumento di una volta e mezzo dello stanziamento per stranieri e nomadi è quello che proporzionalmente attira di più l’attenzione, ma va anche spiegato che tale aumento è dovuto all’arrivo di cinque milioni di euro di fondi nazionali stanziati molti anni fa per affrontare il problema dei campi nomadi abusivi e recentemente sbloccati; degli 11 milioni, i fondi comunali destinati a questo capitolo sono solo 800.000 euro, corrispondenti alla quota minima prevista per poter avere i finanziamenti nazionali; inoltre, una buona parte di questo fondo non è per i nomadi ma per i profughi e per i minorenni stranieri soli. E poi, è un po’ ingannevole parlare solo degli 11 milioni e non spiegare che ce ne sono altri 86 destinati a tutte le altre categorie, o non spiegare che l’aumento è un fatto straordinario derivante in gran parte da un fondo nazionale una tantum.

Certo, lascia perplessi anche la divisione dei 900.000 euro disponibili per investimenti nell’edilizia sociale per il 2013, che sono così ripartiti: zero per anziani, adulti, stranieri e minori; 300.000 euro per i disabili (realizzazione di rampe di accesso ai Poveri Vecchi); 600.000 euro per i nomadi (ripristino delle casette danneggiate nel campo regolare di via Germagnano e relativi impianti igienici e idrici; impianto di raccolta acque bianche nel campo di strada dell’Aeroporto; realizzazione di una barriera attorno all’area di Lungo Stura Lazio).

Allora, è vero che spendiamo “undici milioni di euro per zingari e immigrati”? Tecnicamente sì, almeno se equipariamo fondi locali e nazionali, ma la vera domanda è: ma questi soldi a cosa servono? Sono spesi bene o spesi male? E’ questo il problema; perché da una parte non possiamo pensare di risolvere il problema senza spendere niente (persino per abbattere le baracche abusive servono soldi e non pochi), ma dall’altra quanto speso in questi anni non è mai servito a risolvere il problema; si è limitato a finanziare associazioni direttamente connesse alla politica, dando risultati scarsi o nulli sia per i rom che per chi vive vicino a loro.

Insomma, io sarei ben lieto di spendere cinque milioni di euro se servissero a far sparire i campi abusivi, a togliere i bambini dall’immondizia (e dalle famiglie che li sfruttano), ad avviare qualcuno a una condizione di vita decente e a cacciare o catturare i delinquenti; ma ho il forte sospetto che anche questi soldi non serviranno a questo (nel video sopra trovate il mio intervento in aula quando si è discusso dell’argomento a settembre). E a cosa servirà ripristinare le casette di via Germagnano, distrutte nelle faide tra gli stessi occupanti, sapendo che verranno presto di nuovo devastate?

E allora, poi non ci si può lamentare se – come raccontavo anche nel mio intervento – mentre la politica pontifica e poi s’indigna e grida al razzismo a qualsiasi mezza parola non allineata sull’argomento, e però mantiene su queste spese una omertà difficile da penetrare persino per noi, basta girare per strada per sentire invettive e voci incontrollate contro "gli zingari" (ieri sul 4 un ventenne italiano apostrofava urlando il controllore con “e poi agli zingari non fate mai niente, anzi il Comune gli regala i biglietti e loro li rivendono e si fanno i soldi e poi girano senza”), e sui social network continuano a fare furore i link di cui sopra o foto come questa, in cui bastano un cartone e due pacchi di pasta a scatenare la furia da tastiera contro i rom, condivisa e approvata da decine di migliaia di persone. Io ho molta paura che prima o poi il nodo verrà al pettine, e nel modo peggiore.

Il discorso, peraltro, va per forza di cose esteso a tutte le categorie di cui sopra: c’è una grande parte di società che si trova in difficoltà ed è doveroso assisterla, ma al suo interno ce n’è una parte per cui questa assistenza è diventata un meccanismo opaco e clientelare, in cui la casa popolare o l’assistenza economica, anche se ottenute per diritto, implicano la riconoscenza in sede di cabina elettorale, o magari persino di congresso di partito (vedete l’istruttivo racconto del senatore Esposito su quanto avviene a Santa Rita); e ce n’è una parte di cui alla politica, più che il suo benessere, importano gli appalti che si possono dare ad aziende e cooperative amiche in nome del welfare.

In una società che prospera, la collettività è in grado di sostenere fasce anche rilevanti che vivono di pura assistenza; in una società in cui le fasce in difficoltà aumentano e le aziende chiudono, in cui le entrate fiscali diminuiscono e la spesa per il welfare aumenta, questo non è più sostenibile. Il rischio, conoscendo la politica, è che il welfare progressivamente sparisca per tutti, tranne che per quelli che permettono col loro voto di sostenere il sistema.

I rifiuti ammazzano la città

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Quando molti anni fa ho iniziato ad attivarmi nel Movimento 5 Stelle, il tema dei rifiuti era già in cima alle nostre priorità; e ricordo che ai banchetti e alle serate molti ci guardavano con sufficienza, come i soliti ecologisti che si preoccupano delle tendine mentre il Titanic affonda. Forse molti di quelli che ci guardavano con sufficienza ora cambieranno idea, quando riceveranno la bolletta della nuova tassa rifiuti, la Tares (per chi non lo sapesse, quanto fin qui pagato per i rifiuti è considerato un acconto e a dicembre dovremo pagare la differenza rispetto alla nuova tassa).

I rifiuti, insomma, rischiano di ammazzare la città; e qui non mi riferisco ai pericoli per la salute portati dall’inceneritore, di cui abbiamo abbondantemente parlato. Mi riferisco invece al fatto che molte famiglie e molte aziende faranno grande fatica a pagare una nuova stangata, anche perché gli aumenti non ricadranno allo stesso modo su tutti.

Le tariffe Tares, difatti, si calcolano così: si prende il costo della raccolta rifiuti in città dello scorso anno, che è stato calcolato in 204 milioni di euro (di cui circa il 20% sono costi indiretti, principalmente quelli spesi da Soris per riscuotere il tributo, e su cui è stato aggiunto un 5% di addizionale provinciale per coprire i costi di questo fondamentale ente) e lo si ripartisce tra utenze domestiche e utenze non domestiche (commerciali, industriali, professionali…) proporzionalmente a una stima di quanta immondizia fanno le due categorie (risulta che le famiglie producano il 46% dell’immondizia totale e le aziende il 54%).

La parte domestica viene distribuita tra le famiglie torinesi in base a due parametri, i metri quadri dell’alloggio e il numero di persone che vi abitano; questo secondo parametro è stato introdotto dalla legge in base al principio che più sono le persone e più immondizia producono. Il risultato è riassumibile in questo grafico, che rappresenta la proposta della giunta: le diverse curve sono relative al numero di componenti del nucleo familiare.

Sono comunque previsti degli sconti in base all’ISEE, del 50% sotto i 13.000 euro, del 35% tra 13.000 e 17.000, del 25% tra 17.000 e 24.000. Tuttavia, per le famiglie numerose ci sarà un aumento molto significativo (una famiglia di quattro persone in 90 mq pagherà oltre 300 euro), mentre i single pagheranno qualcosa meno dell’anno scorso.

La parte non domestica è distribuita in base ai metri quadri dell’attività e alla macro-categoria della stessa, in base a stime elaborate dall’Amiat su quanti kg di immondizia per mq produce un negozio rispetto a un banco del mercato o a un ufficio o a un parcheggio. Anche qui, è la prima volta che si fa il calcolo in questo modo e il risultato è un vantaggio per molte categorie che hanno una riduzione e pagheranno di meno (la più economica, parcheggi e magazzini a parte, è “chiese e oratori” che paga 43 centesimi al mq), ma ne consegue un aumento del 20% (sarebbe stato quasi del 50%, ma è stato calmierato) per i banchi alimentari dei mercati, per ristoranti e mense, per bar e birrerie, per gli alberghi, come da questa tabella:

E qui è scoppiata la rivoluzione, con proteste di piazza e infuocate audizioni consiliari. Per esempio, gli ambulanti ci hanno fatto notare che un banco di alimentari a Torino paga già tremila o quattromila euro l’anno di rifiuti, mentre lo stesso banco a Grugliasco ne paga 350 e l’intero Auchan di Venaria paga 12.000 euro. Come è possibile questa disparità? Il Comune risponde affidandosi agli studi tecnici, sui quali peraltro c’è stato un piccolo giallo: lo studio è stato commissionato dalla Città (100% pubblica) all’Amiat (100% pubblica fino allo scorso anno, ora 51% pubblica e 49% Iren di cui Torino è il primo socio) che l’ha appaltato all’IPLA (100% pubblico), eppure ambulanti e consiglieri non sono mai riusciti ad averlo; ci è stato dato ieri mattina intimandoci di non farlo circolare perché è “sotto copyright dell’Amiat”.

Lo studio risale a dieci anni fa, anche se i dati sono poi stati aggiornati ogni anno, e utilizza come campione i mercati Brunelleschi, Don Rua, Campanella e Chironi; ora, chi conosce la zona sa che gli ultimi tre sono da tempo morenti e addirittura quello di piazza Chironi è stato chiuso per oltre quattro anni per i lavori di un parcheggio pertinenziale; di qui le obiezioni degli ambulanti sulla significatività dei risultati. A maggior ragione dunque i mercatali dicono: perché dobbiamo subire un aumento di centinaia di euro l’anno, quando già facciamo fatica ad arrivare a fine mese, per uno studio segreto che non possiamo confutare? E come è possibile che le aziende torinesi (che già devono smaltire i residui inquinanti a parte, come rifiuti speciali) producano il 54% dei rifiuti urbani, quando la media europea e i valori di molti altri Comuni sono del 30-35%?

D’altra parte, dice il Comune, la raccolta dell’immondizia nei mercati ci costa 12 milioni l’anno e comunque la tassa rifiuti dei mercatali ne copre al massimo cinque; sette sono già messi, da anni, dalla collettività per sovvenzionare i mercati; inoltre, anche le famiglie dovranno sopportare aumenti pesantissimi. Di qui, la discussione poi degenera: i commercianti accusano, spesso senza tanti giri di parole, il Comune e Amiat di “mangiarci sopra” all’infinito; e qualche consigliere della maggioranza, spazientito, ha risposto dicendo “tanto questa è l’unica tassa che pagate” e “i ristoranti sono gli unici che continuano a crescere e far soldi”; insomma, la fiera del luogo comune.

E’ difficile, in effetti, intervenire in modo ragionevole: se prendi per buoni i calcoli “scientifici” di Amiat, tutto il resto è inevitabile; per contestarli servirebbero tempo e dati che non ci danno (io ho chiesto di avere un foglio di calcolo con il gettito totale di ogni categoria, in modo da poter lavorare ad aggiustamenti a somma zero; secondo voi me li hanno dati? è sotto copyright pure quello).

Certamente però qualche riflessione va fatta: è giusto aiutare le famiglie in difficoltà, ma se il risultato è che gli aumenti fanno chiudere le aziende allora l’anno prossimo avremo più famiglie in difficoltà e meno entrate fiscali per aiutarle; partire dal principio che chi fa impresa è per principio ricco e pure un po’ evasore e allora possiamo aumentargli le tasse all’infinito è al giorno d’oggi ridicolo. In pratica, se i dati sono veri, e se non si può spendere meno di 12 milioni di euro per pulire i mercati ma gli ambulanti non possono pagarne più di cinque senza chiudere, l’unica conclusione logica è che i mercati non sono più ambientalmente sostenibili e dunque bisogna chiuderli tutti; a me sembra impossibile, ma se l’amministrazione la pensa così, e vuole il completo dominio degli ipermercati, almeno che lo dica chiaramente.

In tutto questo bailamme, completato da un assurdo ostruzionismo del centrodestra che sta costando un mucchio di soldi e di tempo alla città senza alcun motivo comprensibile, noi abbiamo cercato di fare proposte concrete, utili e ragionevoli, partendo dalla considerazione che il vero problema di fondo è il costo insostenibile della raccolta rifiuti a Torino, derivante da anni di sprechi, clientele, cattivi investimenti e scelte sbagliate; se ora, invece di spendere 72 euro a tonnellata in una discarica, spendiamo per incenerire i rifiuti al Gerbido cento euro noi più altri cento lo Stato (con i certificati verdi), più i costi di realizzazione dell’impianto per la parte ancora di nostra competenza, è chiaro che i costi aumentano. Alla fine smaltire i rifiuti urbani ci costa “all inclusive” circa 40 centesimi di euro al chilo: è una bella notizia per Iren che deve gestire un debito-mostro di 2,5 miliardi di euro, ma per noi cittadini-clienti è troppo.

Le soluzioni dunque, oltre a quella prioritaria e radicale di produrre meno rifiuti e a quella rivoluzionaria di amministrare la cosa pubblica senza sprechi, sono due: aumentare i ricavi ottenibili differenziando e recuperando i rifiuti, e aumentare l’equità del sistema per davvero, misurando quanto produce ogni singolo utente (o, per le famiglie, il condominio), invece di stimarlo in maniera vaga e inevitabilmente arbitraria; ormai esistono sistemi e tecnologie per farlo, dal conteggio del numero dei sacchetti al peso del contenitore all’atto dello svuotamento, e perlomeno bisognerebbe provarli.

A questo scopo noi abbiamo presentato una mozione che chiedeva di destinare l’1% del gettito Tares all’estensione della differenziata porta a porta, ferma da anni per mancanza di investimenti (tra l’altro dobbiamo salire dell’8% entro cinque anni oppure l’inceneritore non sarà sufficiente e le discariche saranno esaurite); e di sperimentare i sistemi per la tariffazione puntuale. La maggioranza ha cassato la seconda parte, ma ha accolto la prima, evitando però di mettere una cifra ma impegnandosi a investire sul porta a porta quanto serve per salire dell’1,5% di differenziata all’anno. Tra tante parole, questo è un buon risultato concreto per il futuro, ammesso che mantengano l’impegno.

Per il presente, il PDL propone di aumentare la tassa alle famiglie per abbassarla alle imprese, dividendo il gettito 50/50; io preferirei invece una maggiore gradualità nella diversificazione tra le diverse categorie di imprese, abbassando un po’ sia gli aumenti che le diminuzioni senza modificare la ripartizione tra aziende e famiglie. Su queste proposte, e su tutta la materia, raccogliamo volentieri i vostri commenti per portarli in consiglio comunale.

Intervento in aula

Ringrazio l'Assessore di averci dato le comunicazioni.

Non desidero però entrare nel merito dell'appalto dal punto di vista tecnico, non credo infatti, rispetto a ciò che hanno fatto gli altri consiglieri, di essere a conoscenza di dettagli. Vorrei però constatare che la situazione appare, anche ai non addetti ai lavori, disastrosa! Le mail che continuano ad arrivarci ogni giorno ne sono una testimonianza e lo sono anche le notizie riportate oramai da una settimana dai giornali.

Non più tardi della scorsa settimana lei ci ha continuato a ripetere che andava tutto bene, forse avrà imparato dal Sindaco che continua a negare la profonda crisi della nostra città, almeno oggi riuscirà ad ammettere che la realtà è ben diversa da come lei ce l'ha raccontata?

Caro Assessore, ormai è tardi: è tardi per accorgersi che ci sono macroscopici errori nel suo operato!
Non voglio ripercorrere di nuovo i due anni fallimentari nonché gli errori, hi già raccontato tutto la scorsa settimana, non credo sia il caso.
Vorrei però ripartire dalle parole pronunciate da un consigliere di maggioranza, più precisamente dal capogruppo del suo partito di riferimento (Curto ndr) che cito testualmente dalla trascrizione della scorsa seduta:

"Allora, laddove ci si rende conto che si è arrivati oltre l'accettabile, laddove ci si rende conto, come abbiamo fatto negli scorsi giorni, che non si può continuare a garantire un servizio se non ci sono i fondi per le supplenze, laddove ci si rende conto che la discussione in una maggioranza sta arrivando ad un punto che è politicamente insostenibile, bisogna prima lanciare un grido d'allarme chiaro, evitando magari di contrapporsi a tutti i soggetti sociali della Città che si occupano di queste cose, che siano gli insegnanti, che siano i comitati dei genitori, o che siano i sindacati, e poi ci si rivolge verso il proprio schieramento politico e si dice: "Da qui in poi, non nel mio nome. Da qui in poi non più io. Da qui in poi noi non siamo più d'accordo".

Bene, allora io mi rivolgo proprio a lei consigliere Curto, ancora prima dei suoi colleghi di maggioranza, visto che l'Assessore in questione rappresenta proprio il suo partito.

Siete andati oltre all'idea che ha SEL in tema di istruzione ed erogazione di un servizio essenziale come appunto l'educazione dei bambini in senso lato?

Perché qui non c'è solo il tema della mensa, lo sappiamo bene, La mensa la definirei quasi la goccia che ha fatto traboccare il vaso rispetto ad un rapporto incrinato di fiducia tra l'amministrazione e la società civile, tra chi paga per un servizio e chi ha il dovere di erogarlo.

E allora, in nome di chi l'Assessore Pellerino continuerà a portare avanti le sue politiche qui nella nostra città?

Bene, cari colleghi tra poco, votando la delibera che prevede l'aumento delle tariffe a nonostante quanto accaduto in queste settimane capiremo in nome di chi viene approvato l'ennesimo aumento di tariffe.

Non solo. Votando poco dopo in modo palese la mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore capiremo finalmente chi oggi ha ancora la fiducia nei confronti di chi ha gestito il settore educativo dei passati due anni, chi ci ha portato a questo ennesimo punto di rottura.

Avremo quindi la possibilità di fare i nomi e finalmente faremo chiarezza: tutta Torino saprà e capirà in nome di chi l'assessore Pellerino potrà continuare il suo operato pur avendo ampiamente dimostrato di non essere stata in grado di farlo senza creare attriti con tutte le parti sociali coinvolte: dirigenti, sindacati, genitori, insegnanti.

PS: la delibera è poi passata con i voti di tutta la maggioranza tranne l'astensione di Curto di Sel.
Per quanto concerne la fiducia invece alla fine la maggioranza ha votato compatta contro la sfiducia all'assessore Pellerino. Contrario anche chi, come SEL, nella figura del suo capogruppo, l'ha attaccata in Consiglio e sui giornali e non ha poi colto l'occasione per porre la parole fine a chi si era già mostrato in questi due anni non all'altezza del ruolo.

Di seguito alcune delle decine di mail di protesta che i cittadini hanno inviato ai consiglieri e alla Giunta comunale

"Siamo qui a Torino per scelta, siamo venuti qui dall'estero, pensando che uno dei motivi fosse appunto la scuola pubblica e gli ottimi servizi che venivano offerti. Anno dopo anno ci stiamo purtroppo ricredendo: tra tutto, ci troviamo a spendere ben piu' di duemila euro l'anno per far andare nostra figlia a scuola elementare. Ma non e' solo questo il problema, ovviamente: per il servizio mensa di cui sapete? per le maestre di ruolo che non ci sono? per le supplenti che vanno e vengono in continuazione? per gli assistenti che mancano nell'edificio scolastico? E' semplicemente tutto molto triste. E pensare che tutti questi bimbi saranno gli adulti di domani...
Cordiali saluti,
MP e HD
(genitori di una bimba di seconda elementare)"

"Abbiamo fatto una indagine nei comuni della prima cintura di Torino e poi negli altri capoluoghi di provincia piemontesi: Torino risulta essere la città più cara e tenendo sempre conto della fascia ISEE più alta, la cifra media per pasto si aggira intorno ai 5,10 euro.
Un po' lontani dai 7,35 euro a pasto per i nostri bambini, ma chissà cosa ci sarà mai in queste pietanze??

Germano"


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Csea, la politica affonda

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Non è facile raccontare la vicenda Csea in poche righe, perché è una storia lunga e complessa; probabilmente ci vorranno diversi post per diverso tempo. Io ci ho dedicato sei mesi, sei mesi di lavori segreti che progressivamente si sono espansi fino ad occupare ogni minuto del tempo disponibile, comprese le notti e i fine settimana; e ancora adesso non penso di avere capito tutto, scoperto tutto, collegato tutto. Ma se c’è una cosa che ho capito è che Csea – un crac che ha bruciato decine di milioni di euro pubblici in quindici anni, mentre in molti se ne approfittavano – è il paradigma di come è stata gestita Torino, di come è stata gestita la cosa pubblica in questi quindici anni di apparente trionfo, realizzato in gran parte a colpi di debiti e di amicizie interessate.

Se dovessi riassumere in cinque parole la vicenda Csea, non potrei che dire “è tutto un magna magna”. Detta così, però, sembra la solita affermazione qualunquista; è per questo che è importante approfondire, leggersi i racconti dettagliati, impressionanti, di cosa succedeva, per capire che veramente non si tratta di una esagerazione. Nella vicenda Csea tutto si mischia: politici di primo livello, dirigenti comunali, sindacalisti, imprenditori, massoni; sorgono degli interrogativi persino sulle forze dell’ordine e sulla magistratura torinese, che nel 2004 indagò su un gruppo di esterni che volevano entrare in Csea senza interessarsi di ciò che vi accadeva dentro.

Non solo; colpisce il fatto che il malcostume fosse noto da quindici anni e segnalato in tutte le sedi, comprese quelle istituzionali, senza che nessuno prendesse provvedimenti. Vi sono prove evidenti di un muro di gomma, in primis in sede politica, che proteggeva la dirigenza aziendale veramente oltre ogni logica e ogni ragionevolezza, ignorando gli allarmi e anche concedendo a Csea trattamenti di favore, in Comune (dove tutto era nelle mani dell’ex vicesindaco Dealessandri) ma anche in Provincia, ma anche presso l’Inps, per dire. E vi sono i racconti dell’arroganza dei dirigenti Csea, che dicevano apertamente, in faccia ai lavoratori, di essere protetti dalla politica.

E’ preoccupante, anche, l’epilogo di questi giorni. Fino alla sua scadenza, a mezzanotte di lunedì scorso, la commissione d’indagine ha lavorato bene, compresi i membri del PD, dandomi la speranza che la politica potesse tutto sommato riuscire a indagare su se stessa e a voltare pagina. Quel che è successo dopo ha dimostrato che avevo torto; qualcuno ha passato la relazione a La Stampa, che ne ha fatte uscire solo certe parti, gravi ma tutto sommato non così devastanti come altre. Non si sa chi sia stato; il centrodestra accusa il centrosinistra e il centrosinistra accusa il centrodestra; nel frattempo poi qualcuno ha dato a Repubblica pezzi dell’altra relazione riservata sugli affidamenti diretti, perché Repubblica aveva “bucato” Csea e voleva una rivincita; i “professionisti della politica” si sono rivelati bambini in cerca di applausi, incapaci di tenere un segreto.

Poi, dando come giustificazione la fuga di notizie, ieri mattina la maggioranza (la voce è che sia stato direttamente il sindaco, del resto il presidente del consiglio comunale è arrivato un’ora in ritardo dopo essere rimasto a lungo nel suo ufficio) ha preteso che la seduta fosse segreta, e che in sostanza non si potesse raccontare ai cittadini quello che avevamo scoperto, e trarne le conclusioni in una pubblica discussione. A questo punto noi, come molte altre opposizioni (tranne il PDL, che ha poi pure detto che non si potevano chiedere le dimissioni di Dealessandri perché se no si sarebbe dovuto dimettere anche Berlusconi: alla faccia dell’opposizione e del pubblico interesse), abbiamo lasciato l’aula, perché la discussione doveva essere pubblica. E loro si sono resi di nuovo ridicoli: la seduta “segreta”, con dentro solo il centrosinistra e il PDL, è stata raccontata in diretta da Lo Spiffero, che ha pubblicato in tempo reale ampi riassunti di tutti gli interventi, evidentemente passatigli da qualcuno all’interno.

Siamo poi rientrati al momento di votare la nostra mozione, che sfiduciava Dealessandri e attribuiva le giuste responsabilità anche a Chiamparino, nonché a tutti gli altri personaggi di questa vicenda; e su quella la maggioranza ha rischiato di tracollare, dato che la mozione è stata respinta a voto segreto per un solo voto, nonostante in teoria ci fosse uno scarto di almeno dieci voti; una vera ondata di franchi tiratori.

Poi si doveva di nuovo votare su due mozioni di sfiducia a Dealessandri presentate da SEL, che da settimane chiedeva a gran voce la testa dell’ex vicesindaco; peccato che al momento buono, cinque minuti prima del voto, le abbiano direttamente ritirate; loro dicono perché sarebbero state bocciate, io mi limito a notare che contano i fatti e che quando si viene al dunque SEL fa spesso marcia indietro e si allinea buona buona al PD. Del resto, volevano talmente la sua testa che stamattina la commissione ambiente, presieduta da SEL, ha ospitato Dealessandri a fianco di Profumo per parlare di Iren, ovvero il lavoro da cui a parole volevano cacciarlo!

Infine, gran finale, si doveva votare su una mozione all’acqua di rose presentata dalla maggioranza, che in sostanza non individua nessun responsabile del disastro di Csea e si limita a dare una serie di generiche indicazioni in stile “dai, controllate un po’ meglio” e una timida richiesta di “valutare azioni sanzionatorie” non si sa verso chi; tarallucci e vino, insomma. Ma nemmeno questa sono riusciti ad approvare: visto che noi abbiamo deciso di non votare, loro erano soltanto in venti ed è caduto il numero legale.

In breve, ieri la maggioranza (mettiamoci dentro pure il PDL, tanto…) ha secretato d’autorità la seduta del consiglio comunale per impedire una discussione pubblica, poi ha raccontato sottobanco a Lo Spiffero tutta la seduta segreta, poi ha rischiato di disfarsi di fronte alla mozione da me scritta che traeva semplicemente le conclusioni logiche da tutto quanto appurato, poi si è sciolta e non è riuscita nemmeno ad approvare un singolo atto, concludendo la seduta ufficiale dedicata all’indagine Csea con il consiglio comunale che non prende nessuna posizione e non dice niente: complimenti.

Il tentativo di nascondere le cose è peraltro puerile; io mi ritengo libero e anzi in dovere di raccontare, con misura e obiettività, quello che abbiamo scoperto; ne riparliamo presto.

Porta Nuova e Porta Susa, un disastro annunciato

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Le stazioni ferroviarie sono ovunque uno dei luoghi di riferimento della città; in termini topografici - interi quartieri sono definiti come "vicino alla stazione" -, in termini di servizio di trasporto e anche, sempre più spesso, in termini commerciali. Torino ultimamente ha fatto grandi investimenti, con la nuova stazione di Porta Susa e con una ristrutturazione profonda di Porta Nuova, che mira a diventare il centro commerciale più centrale della città. La situazione, però, è più problematica di prima.

Dal punto di vista dei trasporti, pare non esserci una scelta chiara: la stazione principale sarà Porta Nuova o Porta Susa? Si è sempre detto che sarebbe stata la seconda, che però, con solo sei binari, ha una capacità limitata. Inoltre, spostando la stazione da piazza XVIII Dicembre al nulla di corso Bolzano la si è scollegata da tutto; a parte la metropolitana, tutto il resto del trasporto pubblico di superficie è scomodo e lontano. C'era un vecchio progetto di mettere i binari del tram sul corso e deviarci sopra il 13 (che ci arriverebbe passando da piazza Bernini e dal tribunale, allungando di molto il percorso) e il 9 (che percorrerebbe invece via Cibrario e corso San Martino), ma non ci sono e non ci saranno i soldi.

Sono state deviate lì un paio di linee di superficie alla bell'e meglio, in particolare il 57, che però passa davanti all'ingresso meridionale della stazione, nonché a quello della metro, senza fermare, andando poi a fermare a metà del corso davanti a un ingresso permanentemente sbarrato. Con una interpellanza abbiamo chiesto: ma che senso ha? Possibile che per trent'anni si costruisce da zero una nuova stazione, poi apre e nessuno ha pensato dove far fermare gli autobus, e poi gli autobus vengono messi in un posto scomodo perché è l'unico che si trova?

D'altra parte, Porta Nuova è tagliata fuori dal passante ferroviario e dunque dal servizio ferroviario metropolitano, salvo deviarci la linea che arriva da Orbassano, che così facendo però, stante che non ci sono i soldi per finire la stazione Zappata (che aspetta di essere finita da vent'anni), non fa coincidenza con niente. Abbiamo speso un sacco di soldi per ristrutturarla per poi vederla sempre meno usata, dato che anche il grosso del traffico di medio-lungo raggio va verso Milano e dunque è più comodo salire a Porta Susa.

Peraltro, anche i lavori di Porta Nuova sono ancora a metà; a causa del fallimento delle imprese, il parcheggio sotterraneo dal lato di via Sacchi - per il quale, come segnalammo già due anni fa, fu sacrificata a tradimento l'alberata storica - non è ancora finito e non lo sarà almeno fino alla fine del 2014, così come i lavori di risistemazione della facciata e anche del tetto. Segnalo una perla: siccome hanno avuto la brillante idea di ristrutturare prima l'interno e poi il tetto, il vecchio tetto ha fatto piovere sui nuovi interni che hanno già iniziato a deteriorarsi... E comunque, anche senza aver finito questi, ora vogliono dare il via ad altri lavori per un altro parcheggio sotterraneo dal lato di via Nizza: auguri.

Ma è dal punto di vista commerciale che la situazione è più preoccupante. Porta Nuova, a causa anche del ridursi del passaggio, è sempre più desolata; i negozi sono sempre vuoti e ovviamente chiudono. Avevo presentato già in primavera una interpellanza sulla situazione, che vedete nel video; dopo di essa, la crisi del supermercato si è conclusa con la chiusura. Anche il self service del piano superiore ha chiuso da un giorno all'altro, sfrattato per morosità. Il rischio è di avere una stazione senza negozi, scomoda e pericolosa per chi la usa e inquietante per chi arriva da fuori, per cui la stazione è il primo impatto con la città.

Porta Susa, però, non è meglio. Ci hanno detto che a breve dovrebbero aprire nuovi negozi, ma di fatto ci sono tre punti vendita dello stesso bar, un'edicola e nient'altro: la stazione è un enorme contenitore di cemento triste e vuoto, in cui è facile perdersi e sentirsi spaesati. Oltretutto, se nell'unico bar un panino costa quattro euro e mezzo, contando sul fatto che fuori c'è il nulla e che per trovare alternative bisogna fare cinque minuti a piedi, è facile prevedere che non ci sarà molto affollamento.

Nell'interpellanza noi abbiamo chiesto: ma scusate, visto che da trent'anni Città e ferrovie (Porta Nuova e Porta Susa sono gestite rispettivamente da Grandi Stazioni e da Centostazioni, società del gruppo Ferrovie dello Stato) si parlano e si accordano per il passante, possibile che nell'accordo non ci fosse un impegno per le ferrovie di garantire almeno un minimo di servizi commerciali ai viaggiatori e al pubblico? Non c'è, ma l'assessore sembrava trovarla una buona idea. Chissà se prima o poi ci arriveremo.

Cittadini a difesa del territorio

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Il governo della Circoscrizione 8 a Torino da ormai due anni esprime una discutibile 'idea di "riqualificazione" e rilancio del territorio.
Parcheggio interrato pertinenziale (privato) di Corso Marconi, la Ruota Panoramica come fulcro del futuro parco dei divertimenti "Valentino", Dinosauri a pagamento come unica novità per il degradato parco Michelotti, un bel neo-complesso residenziale per decine di appartamenti di pregio in area Pilonetto per citare le più eclatanti. In sostanza si sostengono le brillanti idee di rilancio a "costo zero" proposte dalla giunta comunale. A prescindere dal parere delle migliaia di cittadini che ci vivono.
Tante volte si è sentito favoleggiare sulla VISION per il quartiere, con presunzione di forte vocazione "turistica". Si parla di nuova mobilità e contraddittorie prospettive di riduzione del traffico. Molte volte ho sottolineato la timidezza della posizione della maggioranza (e non solo) in merito a iniziative che potrebbero essere proposte e organizzate come sperimentazioni concrete in modo davvero rivoluzionario.1Corso-Marconi.jpg
La (semi)pedonalizzazione di L.go Saluzzo è stata un inutile fuoco di paglia di cui si pretende la svolta solo con le risorse recuperabili dal sacrificio di C.so Marconi; la pedonalizzaione di via Monferrato invece promette grandi risultati, considerati possibili solo con una costosa riqualificazione.
L'insistenza sul giusto strumento formale del Piano Integrato d'Ambito (PIA) nell'area storica di S. Salvario per risolvere concretamente la cosiddetta "mala-movida" è una ulteriore carta del NON-FARE, perchè è evidente che quando (chissà) sarà redatto ed approvato dovrà essere applicato, e fino ad allora i problemi relativi si acuiranno.
L'autunno offre speranze concrete per il reale riconoscimento della sensibilità dei cittadini che recentemente stanno vivendo una stagione di partecipazione importante per le questioni di comuni. Il Comitato di liberi cittadini "Salviamo Corso Marconi" contro il parcheggio privato sotterraneo tanto voluto dall'amministrazione comunale ha raccolto una notevole energia per la difesa consapevole del territorio. Non inganna la confusa strategia dell'incertezza sulla questione. Levi e la sua maggioranza lo avevano scritto a chiare lettere nel loro programma a pg 6. "Abbiamo già richiesto e insisteremo per uno studio di fattibilità di un parcheggio interrato sotto corso Marconi..". Chissà a quanti cittadini è stato precisato prima delle elezioni.

Non è semplicemente una questione architettonica... ma di legalità, democrazia e partecipazione dei cittadini. Nel lungo elenco dei contrari al bando comunale che permette di sventrare il viale storico, anche l'Istituto comprensivo "Manzoni" con insegnanti e genitori.

Dopo le migliaia di firme della primavera, in estate il Comitato Salviamo Corso Marconi hanno raccolto migliaia di euro per finanziare il ricorso al Tar che scatterà se il Comune non modificherà i suoi piani.
Un giovane ippocastano piantato il 4 luglio, ad una prima manifestazione proprio nel corso, sta diventando simbolo della resistenza al progetto. Il prossimo 27 settembre ci sarà una nuova iniziativa e ne saranno piantati altri dieci, al posto di quelli caduti o abbattuti in questi anni per malattia, e mai ripiantati.

Si richiede la sospensione del progetto e, se si va avanti lo stesso, che venga almeno mantenuta l'alberata, scavando due trincee a lato del parcheggio. Nel bando non è previsto alcun obbligo di ripiantare gli alberi che saranno abbattuti.

Al momento il Comitato, sostenuto fra le associazioni, da Pro Natura, Italia Nostra, Ecopolis e dal MoVimento, ha ottenuto l'attenzione del sottosegretario ai Beni Culturali Borletti Buitoni, la quale a luglio scorso ha risposto alla richiesta di tutela dell'alberata, promettendo particolare attenzione anche della presunta realizzazione della Ruota Panoramica.

Altre iniziative civiche in città si sono ispirate al grande lavoro compiuto dal Comitato Salviamo Corso Marconi per mobilitare l'opposizione attiva ad opere speculative analoghe. La dimanica della consapevole partecipazione si diffonde con entusiasmo e partiti e politici si trovano in imbarazzo.

Gli eletti in Consiglio comunale, dovranno poi votare obbligatoriamente la concessione del suolo e l'approvazione di una deroga al regolamento del verde che imporrebbe, quando si costruiscono parcheggi interrati, il mantenimento in piena terra (e non in vasche da 1,5 mt di profondità che al Comune si pretendono sufficienti a far rivivere il profilo unico del corso) del 60% degli alberi in superficie.

La Commissione per l'aggiudicazione del diritto di superficie mercoledì 4 settembre, assegnerà il diritto di superficie per la realizzazione del parcheggio "Corso Marconi". Invitiamo a partecipare per evidenziare che non ci siamo arresi e andremo avanti con l'opposizione al progetto. Per chi potesse l'appuntamento è per le 9.45.

Loro non molleranno mai (ma gli conviene?), noi neppure.

Ce lo chiede l'aeroporto

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Del progetto del tunnel ferroviario di corso Grosseto vi parliamo da molto tempo, anzi io ne parlo da molto prima di fare politica (vedi un post del 2005 e uno del 2008); eppure, la maggioranza dei torinesi ancora non ne sa nulla.

Dovete sapere che l’aeroporto di Caselle è attaccato alla storica ferrovia Torino-Ceres, costruita nel 1869, che in origine partiva da Porta Palazzo. Alla fine degli anni ’80, per ridurre il disturbo della ferrovia, Stato e Comune decidono di investire circa 200 miliardi di lire per scavare un tunnel sotto via Stradella in cui interrarla, costruendo la nuova stazione Dora GTT, la nuova stazione Madonna di Campagna e la nuova stazione Rigola-Stadio (difatti una parte dei fondi arrivano dai mondiali Italia ’90), e abbandonando invece il tratto da Dora a corso Giulio Cesare. Già allora, il progetto è di collegare i binari al costruendo passante ferroviario, e far arrivare i treni dall’aeroporto a Porta Susa.

Dieci anni dopo, nel maggio 1998, il servizio non è ancora pronto: come racconta La Stampa, la stazione Madonna di Campagna è ancora mezza da finire, e stanno appena iniziando i lavori per la faraonica (quattro binari) stazione dell’aeroporto. Nel frattempo, il comune di Caselle si lamenta per il “continuo passaggio dei treni” (un treno di tre carrozze ogni mezz’ora) e quindi si spendono altri soldi per interrare la ferrovia pure lì. I lavori, che devono chiudersi “entro il 1999″, vengono inaugurati a ottobre 2001 – dopo tre anni di nuovo fermo della linea – dall’allora presidente della Satti, un certo Davide Gariglio; il costo totale è nel frattempo salito a 345 miliardi di lire.

Peccato che, proprio mentre si finiscono questi lavori, il neoeletto sindaco Chiamparino abbia un’altra idea: stravolgere il progetto del passante ferroviario lungo corso Principe Oddone per farlo passare sotto la Dora anziché sopra. Vengono così spesi altri 150 miliardi, demolendo parte dei lavori già realizzati e mai inaugurati, ritardando di “due anni” i lavori, che naturalmente però saranno finiti per le Olimpiadi, anzi: “Se si realizzerà l’interramento, durante i giochi del 2006 non verranno interrotti i collegamenti ferroviari con Caselle”.

E’ solo un paio d’anni dopo, nel 2003, che i nostri brillanti amministratori si rendono conto che è esattamente l’opposto, per via di un piccolo problema: volendo abbassare la ferrovia sotto la Dora, in piazza Baldissera i binari che arrivano dall’aeroporto – appositamente rifatti solo dieci anni prima &88211; si troveranno una quindicina di metri più in alto di quelli del passante, e diventa un po’ difficile far passare i treni dall’una all’altra ferrovia per mandarli a Porta Susa.

La soluzione è geniale: buttare via i lavori fatti nel 1990 e costati duecento miliardi e scavare un nuovo tunnel sotto corso Grosseto, dal costo dichiarato di altri 100 milioni di euro, naturalmente da finire entro il 2010. E dunque arriviamo ad oggi: il tunnel ancora non è stato fatto, il costo previsto è praticamente raddoppiato (siamo a 180 milioni di euro), e ora Comune e Regione vorrebbero dare il via a quest’opera.

Se facciamo i conti, per il collegamento ferroviario per l’aeroporto sono stati spesi o saranno spesi, in soldi di oggi, oltre 600 milioni di euro, in gran parte per opere che sono o saranno inutili. Il tunnel di via Stradella e le due stazioni Dora e Madonna di Campagna, costruiti a fine anni ’80 (quest’ultima finita a fine anni ’90), saranno abbandonati e buttati via. Alla stazione Rigola-Stadio fermano due treni al giorno, in sostanza è del tutto inutilizzata. I due binari extra alla stazione dell’aeroporto non sono mai stati usati e probabilmente non lo saranno mai, visto che comunque non ci saranno treni che faranno capolinea lì. E il nuovo percorso via corso Grosseto sarà pure più lungo di quasi tre chilometri.

Ci sono diverse alternative alla soluzione scelta da chi ci amministra. Per esempio, si poteva riscavare in discesa l’ultimo tratto del tunnel di via Stradella, abbassandone il piano del ferro. O si poteva realizzare un collegamento in superficie lungo la Stura fino a Borgaro, meno costoso e più diretto, e coi soldi risparmiati realizzare una linea di metropolitana sul tratto Borgaro-Venaria-stazione Dora.

Oppure si potrebbe valutare che di questi tempi è meglio spendere “solo” un milione di euro per rendere comodo il trasbordo pedonale a Dora, dal passante alla stazione attuale, e con i 179 milioni risparmiati – anche essendo obbligati a spenderli in infrastrutture – fare tante altre cose che aspettano, ad esempio le stesse stazioni Dora e Zappata del passante ferroviario (40 milioni), o la copertura di corso Principe Oddone (30-50 milioni), o l’acquisto dei treni per aumentare la frequenza del servizio metropolitano, o il rinnovo dei tram cittadini, o il bici plan, o anche molte di queste cose insieme, vista l’imponenza della cifra.

Ma la cosa più ridicola è spendere 180 milioni di euro per collegare più velocemente un aeroporto che da anni sta morendo perché non si trovano 3 milioni di euro da dare a Ryanair per realizzare una base low cost e far sì che abbia dei voli decenti e vagamente competitivi rispetto a Malpensa e a Bergamo. Avremo pure il treno che ci arriva in un quarto d’ora, ma che ce ne facciamo se poi non c’è un volo decente a prezzo abbordabile per praticamente nessuna destinazione?

In compenso, la realizzazione di questo tunnel provocherà, a cascata, altri problemi. Si tratta di chiudere per almeno tre anni la carreggiata centrale di corso Grosseto, spostando il traffico sui controviali, nei quali sarà vietato il parcheggio, che potrà invece avvenire in parte della zona centrale; ovviamente per i negozi sarà dura.

In più, prima di iniziare i lavori sarà necessario demolire la sopraelevata che collega il corso con corso Potenza (potrebbe forse sopravvivere solo la curva da corso Potenza verso corso Grosseto, in una sola direzione), e solo trascorsi i tre anni e se non finiscono i soldi si potrà fare un sottopasso, solo tra corso Potenza e corso Grosseto. Tutte le altre auto, comprese quelle che proseguono su corso Ferrara, convergeranno in una gigantesca rotonda di 100 metri di diametro che potrebbe diventare una piazza Derna al cubo: auguri.

Nel progetto, dato che si butta via la stazione Madonna di Campagna, è prevista una nuova stazione in corso Grosseto angolo via Lulli, nell’area occupata dal mercato. Questo vuol dire, anche qui, chiudere il mercato per alcuni anni e poi naturalmente “riaprirlo riqualificato”. Vedendo cosa è successo durante le riqualificazioni di vari mercati, da piazza Crispi a corso Taranto, è facile concludere che spenderemo milioni di euro per realizzare un nuovo mercato che poi non riaprirà mai per mancanza di clienti, i quali nel frattempo saranno passati ai tanti ipermercati che la città fa costruire a iosa.

Credo di avere spiegato perché questo progetto è una follia, a cui noi siamo contrari sin dal programma elettorale. Noi abbiamo presentato una mozione al consiglio comunale che chiede di soprassedere almeno per il momento, dando priorità a completare i lavori già aperti e mai finiti (persino corso Francia aspetta ancora dal 2006 la sistemazione definitiva dopo i lavori della metropolitana, da piazza Bernini a piazza Massaua).

Perché, oltre a tutti questi argomenti specifici, c’è un discorso generale: non si può più andare avanti a far partire megaprogetti, credendo che la colata di cemento sia il motore dell’economia cittadina, rimanendo poi sempre con opere monche, incomplete e in ritardo di lustri (come dicevo su Torinow, nel video, qualche settimana fa). Per una volta, potremmo spendere in modo più oculato i nostri soldi.

Chiediamo per voi

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L’attività consiliare non è fatta solo dei grandi temi, quelli che finiscono sul giornale, quelli a cui di solito dedichiamo i post e le discussioni più accese in rete. Ognuno di noi riceve ogni giorno parecchie segnalazioni di problemi e proposte, di solito accompagnate da una richiesta di incontro; alcune vicende riguardano situazioni personali, mentre altre hanno un valore collettivo. Noi cerchiamo per quanto possibile di dare ascolto e seguito a tutti, anche se questo spesso ci impedisce di approfondire tutto; spesso le segnalazioni potrebbero dare il via a indagini o studi interessanti, ma che richiederebbero ore o giorni da dedicare a quel singolo problema, cosa di cui non disponiamo; per questo chiediamo ai cittadini di attivarsi, ad esempio nei gruppi di lavoro.

Comunque, quando le segnalazioni riguardano problemi collettivi, spesso ci ritagliamo le ore necessarie per analizzarle e produrre una interpellanza, ovvero un atto che richiede alla giunta comunale di rispondere alle nostre domande ufficialmente, in aula, con ciò costringendo l’amministrazione a prendere atto del problema e “mettere la faccia” su promesse di risoluzione. Le interpellanze vengono trattate il lunedì mattina in un’aula solitamente deserta, dato che ognuno viene soltanto a sentire le risposte alle proprie, e che sono solo alcuni consiglieri, praticamente tutti di opposizione, a utilizzare regolarmente questo strumento. Noi, però, quando possibile estraiamo il video e lo mettiamo sul nostro canale Youtube; inoltre i video sono reperibili sul sito del Comune, nella sezione dei verbali del consiglio.

In questi due anni, io ho scritto e presentato 124 interpellanze, più un altro centinaio scritte da Chiara (ognuno di noi firma le interpellanze dell’altro) e qualcuna presentata insieme ad altri colleghi. Per darvi qualche piccolo esempio, qui sotto riporto i video di alcune delle interpellanze di cui mi sono recentemente occupato io, con una piccola spiegazione; così potrete capire che fine fanno le vostre segnalazioni, o le mie osservazioni di situazioni problematiche.

I) Qualche tempo fa, diversi cittadini si sono accorti che i nomi e i dati dei propri cari defunti erano stati riportati senza autorizzazione su un sito Web organizzato come “cimitero virtuale” da una società di origine americana, con tanto di offerte di servizi aggiuntivi a pagamento; i dati erano stati scaricati dal sito del Comune, che li pubblica in maniera aperta a tutti. Questa è la spiegazione data dall’amministrazione su come sia stato possibile: in pratica, attendono da un anno e mezzo un parere del garante della privacy sulla legittimità della pubblicazione, legittimità che secondo me, come sentite nella mia risposta, è molto dubbia.

II) Negli anni subito prima del 2006, corso Francia è stato oggetto dei lavori per realizzare la metropolitana; a fine lavori, solo il tratto fino a piazza Bernini fu risistemato, mentre il resto fu rappezzato alla meglio a titolo “provvisorio”. Tuttavia, da allora la risistemazione definitiva del tratto più periferico viene continuamente rinviata per mancanza di fondi, e allora noi abbiamo chiesto, per la seconda volta da quando siamo stati eletti, quand’è che pensano di farla, o se (come di fatto ci dicono) l’opera sia ormai passata in cavalleria, e in questo caso se non si possano almeno sistemare le buche e i punti pericolosi.

III) L’hitball è uno sport nato a Torino e che vanta in città un buon numero di praticanti, tanto che negli anni si era parlato di aggiungere una seconda sede all’unico impianto disponibile… fin quando non si è scoperto che la Città vuole sfrattare gli sportivi dall’unico impianto perché ha venduto l’area agli “operatori immobiliari”.

IV) Il fenomeno dei furti di rame e del commercio illegale di rame è in continua crescita, e viene spesso collegato nell’opinione popolare ai roghi nei campi nomadi: è vero? Cosa fa l’amministrazione per reprimere questi fenomeni, e quanto spesso interviene?

V) Con un blitz, alcune settimane fa i vigili urbani hanno fatto chiudere alcune copisterie in cui si fotocopiavano testi universitari; eppure le fotocopie sono l’unico modo con cui molti studenti possono avere accesso ai testi. Siamo sicuri che l’intervento sia stato fatto correttamente, e come possiamo aiutare il diritto allo studio?

Cercansi scrutatori - 2013

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Anche quest'anno, in occasione delle elezioni politiche, i partiti sono chiamati per legge a nominare gli scrutatori; e anche quest'anno, ritenendo sbagliato il principio di questa norma, il Movimento 5 Stelle di Torino intende restituire a tutti i cittadini la possibilità di ottenere la nomina e con essa una opportunità di lavorare e di fare esperienza, senza necessità di trovare un partito che li raccomandi, per le stesse motivazioni che avevamo già esposto l'anno scorso.

Purtroppo quest'anno tutte le procedure sono accelerate dall'anticipazione delle elezioni, per cui soltanto ieri pomeriggio siamo stati avvisati della nostra possibilità di nominare 153 scrutatori e dobbiamo comunicarli entro domani pomeriggio. Per questo chiediamo ai cittadini interessati, purché già iscrittisi entro lo scorso 30 novembre all'albo comunale degli scrutatori del Comune di Torino, di segnalarsi compilando entro domani, venerdì 11 gennaio, alle ore 12 il seguente modulo. L'opportunità è riservata a persone che non abbiano tessere di partito e che non siano già stati inseriti nelle liste degli scrutatori dei partiti.

Domani pomeriggio effettueremo un sorteggio tra tutte le persone che si sono segnalate (se superiori al numero di posti disponibili) e invieremo i nominativi alla commissione elettorale comunale. Buona partecipazione!

I conti della Continassa

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Ha suscitato un certo scalpore, ieri, la contestazione al Comune di qualche centinaio di tifosi del Toro, che in occasione dell’intitolazione al Grande Torino della piazza davanti allo stadio Olimpico hanno rumorosamente criticato l’operazione di cessione alla Juventus dell’area Continassa, esibendo cartelli con la scritta “0,58 € sul campo”, con riferimento al prezzo dell’area al mq e all’anno, praticato dal Comune alla Juventus, che noi per primi avevamo calcolato nella nostra analisi dell’operazione e che ha poi fatto il giro dei media anche nazionali.

In serata, e poi stamattina, si sono scatenati tutti i media: TGR Piemonte, La Stampa, Repubblica, persino Tuttosport hanno riportato con evidenza i conti secondo l’amministrazione, la quale dice: i 10,5 milioni di euro vanno divisi non per i 180.000 mq di superficie dell’area ma per i 33.000 mq degli edifici che saranno costruiti; così facendo, viene 318 euro al mq. Vorrei allora spiegare un po’ più approfonditamente le cifre in gioco, così ognuno potrà decidere se preferisce il conto fatto da Fassino e dall’assessore Curti oppure quello che ho fatto io.

Intanto, l’idea di dividere solo per i mq costruiti è un po’ strana: è come dire che se io voglio un terreno pubblico per un uso che non prevede di costruirci sopra, ad esempio per giardino o parcheggio privato, il Comune me lo deve dare gratis. Intorno agli edifici non ci saranno solo, come dice l’amministrazione, “strade e piazze” – anche perché riempire 180.000 mq di strade e piazze è un po’ duro – ma ci saranno giardini e spazi a diretto servizio della sede sociale, dei palazzi e delle attività commerciali della Juventus, su terreni che per i prossimi 99 anni saranno in possesso della Juventus. Non si capisce perché il terreno per costruire tutto questo dovrebbe essere gratis.

Ma anche seguendo questa linea, l’assessore arriva a cifre che in realtà sono simili alle mie, ma le presenta in modo diverso. In sostanza, dire che uno paghi 318 euro al mq per avere un terreno in concessione per 100 anni, o che paghi 3,18 euro all’anno al mq, è la stessa cosa. Se dividiamo per tutta la superficie, si può dire che la Juventus pagherà 0,58 euro all’anno al mq, oppure che pagherà 58 euro al mq nel complesso dei 100 anni.

A dimostrare che il prezzo praticato alla Juventus è sottodimensionato di diverse volte ci sono però altri confronti possibili. Per esempio, la stessa amministrazione soltanto due anni fa ha deciso di concedere a privati per 50 anni un lotto di 14.352 mq nella stessa identica area, tra via Traves e corso Ferrara, con una superficie costruibile di 6000 mq e con un vincolo a una destinazione decisamente meno lucrosa dei palazzi e dei negozi, ovvero a impianti sportivi privati.

In quel caso, la richiesta della Città è stata di 2.700.000 euro, il che vuol dire con il mio metodo 3,76 €/mq/anno (oltre sei volte quanto chiesto alla Juventus) e con il metodo dell’assessore Curti 450 euro per 50 anni, ovvero 9 €/mq/anno (il triplo di quanto chiesto alla Juventus). L’asta è andata più volte deserta, dunque si può pensare che il prezzo fosse troppo alto; ma la differenza con il prezzo praticato alla Juventus è clamorosa, e comunque non si capisce perché con la Juventus si sia partiti direttamente dal prezzo stracciato, facendolo anzi fissare direttamente alla Juventus, mentre con l’altra area (che, ci dissero, interessava alle palestre Virgin) si sia partiti da un prezzo così più alto, nonostante la destinazione d’uso meno lucrosa.

Crediamo dunque di avere spiegato concretamente perché il prezzo praticato alla Juventus è di grande favore, senza scomodare paragoni ancora più imbarazzanti ma meno pertinenti (per esempio, la tariffa richiesta per affittare il suolo pubblico per attività temporanee è di 0,28 € al mq al giorno, che diventa 0,70 € al mq al giorno per le attività commerciali e 2,80 € al mq al giorno per i parcheggi; anche per le attività più grandi e stabili di tutte, come i grandi circhi, la tariffa è di circa 10 €/mq/anno). E anche le giustificazioni sull’incasso degli oneri di urbanizzazione non reggono, dato che a fronte dell’incasso la Città dovrà fare almeno altrettante spese: per esempio, la Juve verserà un milione di euro aggiuntivo per la sistemazione dell’area circostante, ma la Città dovrà abbattere l’ex Palastampa, spostare i giostrai, fare il parco…

Ribadisco comunque che non ci importa se l’operazione la fa la Juve, il Toro o una società che fa tutt’altro (non è questione di tifo) e che siamo ben contenti di accogliere investimenti privati per risanare un’area semiabbandonata (anche se poi c’è sempre da discutere se negozi e palazzi siano una riqualificazione), ma che il punto è che le aree, beni di tutti noi, vengano pagate alla Città un prezzo giusto. Su 10,5 milioni di euro, anche un piccolo sconto vale milioni di euro; se poi la tariffa è, a seconda dei metodi di calcolo, da un terzo a un sesto di quella praticata ad altri, lo sconto comincia a diventare astronomico.

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Ancora una volta quest'aula è chiamata a pronunciarsi su questioni molto importanti per Torino; ancora una volta, però, il tempo che ci viene concesso per esaminare in modo approfondito l'atto che si dovrebbe approvare è inversamente proporzionale all'importanza dell'atto stesso.

Sono ormai mesi che questa Giunta vive nell'emergenza, trasferendone l'ansia e l'urgenza all'attività di questo Consiglio Comunale.

È ormai palese, cari colleghi, che non vi sia un piano e non esista alcuna strategia, se non l'affrontare con sempre più affanno i problemi ereditati o che scaturiscono dal fallimento della strategia adottata nel passaggio precedente, per incapacità di gestione o semplicemente per mancanza di una visione di medio-lungo termine.

Noi, fin dagli inizi, abbiamo espresso la nostra posizione politica in merito alla questione della vendita delle partecipazioni delle aziende dei Servizi Pubblici. Per questo abbiamo votato in modo contrario a tutte le delibere presentate riguardanti le dismissioni, opponendoci spesso anche con l'unico mezzo che avevamo a disposizione: l'ostruzionismo.

Ci teniamo a ribadire, dunque, con forza, che siamo convinti che nessun privato possa portare dei benefici al Comune e che i servizi quali il trasporto pubblico, la gestione del ciclo dei rifiuti e l'acqua, (che solo grazie ad un referendum al momento non è in discussione) debbano restare completamente sotto il controllo pubblico. Riteniamo che il modello della gestione pubblica sia da perseguire intervenendo, non tramite la vendita delle quote, bensì tramite modelli di gestione efficaci ed efficienti, privi di clientele, cosa che il pubblico potrebbe fare se realmente lo volesse e che evidentemente non ha fatto sino ad oggi.

Ribadiamo, inoltre, che la vostra scelta di far entrare il socio privato, non è dovuta a motivazioni riconducibili a piani industriali convincenti o a volontà di valorizzare le società in oggetto, bensì alla necessità di incassare risorse per rientrare nel patto di stabilità. Patto di stabilità che lei, Sindaco, ha deciso di non rispettare quasi un anno fa.

Dopo i recenti fatti che hanno riguardato il bando delle quote di minoranza di GTT siamo ancora più convinti che un'azienda privata, qualunque essa sia, operi solo ed esclusivamente nel proprio interesse e non in quello della collettività. Ecco perché, se vogliamo dare un'interpretazione politica agli eventi, la gara è andata deserta: perché, infatti, pagare di più ciò che puoi tranquillamente avere con un notevole sconto?

Noi siamo stati eletti da una parte dei cittadini di Torino ma siamo convinti che dobbiamo lavorare nell'interesse generale, di tutti, anche di coloro che non ci hanno votato e che magari non capiranno quale sia lo spirito della nostra azione in questo contesto.

Ed è proprio per l'interesse generale che desideriamo che l'atto, che quest'aula si appresta ad approvare, sia corretto sotto il profilo amministrativo e soprattutto che garantisca il perseguimento dell'interesse pubblico, questione che dovrebbe essere cara a tutti noi presenti in quest'aula.

Come ho già avuto modo di argomentare in Commissione la delibera approvata dalla Giunta comunale presenta, a nostro avviso, notevoli incongruenze con le norme che disciplinano la materia e soprattutto il percorso proposto non garantisce il perseguimento dell'interesse della Città e dei Torinesi.

Si leggeva infatti di procedure "negoziate urgenti", di non applicazione del T.U. sui contratti ed Appalti, il DL 163/2006, e di giustificazioni per non seguire i principi fondanti dell'azione amministrativa previsti dalla L. 241/90 quali il buon andamento, l'imparzialità, la trasparenza e l'economicità.

Anche con le nuove modifiche non si cancella quanto avvenuto sino ad oggi. È compito di questo Consiglio stabilire che la procedura, data la complessità della vendita, debba essere quella ristretta, così come è stato fatto sempre con la delibera del 18 giugno scorso e quindi procedere con una nuova gara, unica via percorribile per evitare eventuali ricorsi al TAR che renderebbero inutile questa rincorsa all'incasso.

A noi, invece, non spetta assolutamente di votare un salvacondotto che consenta alla Commissione di gara di non ottemperare alle norme di buon andamento, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza evitando di pubblicare un nuovo bando, perché sappiamo bene che quest'atto che la Giunta ci chiede di approvare modifica sostanzialmente le condizioni di gara.

Non ripeterò qui il perché si tratti di modifiche di sostanza, l'ho già fatto in commissione. Dinnanzi a tale modifica, dunque, vi potrebbero essere altri soggetti interessati i quali, potenzialmente, potrebbero decidere di partecipare alla gara.

Noi abbiamo rinunciato a presentare circa 1000 emendamenti ostruzionistici che erano pronti, perchè in questo momento siamo convinti che non sia utile rinviare di qualche giorno l'approvazione di quest'atto, ma sia necessario modificarlo per il bene di tutti.

Abbiamo presentato 4 emendamenti di merito con i quali, seppur in totale disaccordo politico, non apportiamo modifiche al nuovo Statuto di GTT che la Giunta ci propone, ma rinviamo a FCT Holding S.r.l. il compito di iniziare un nuovo iter di gara.

Le norme, la giurisprudenza, le sentenze del Consiglio di Stato, la prassi e la buona amministrazione sono concordi sul fatto che sia necessario procedere con la pubblicazione di un nuovo bando, con l'acquisizione delle manifestazioni di interesse e con l'invio di nuove lettere di invito, se però la Commissione di gara desidererà derogare da tali norme lo faccia a suo rischio e pericolo.

L'ultimo pensiero invece va al Sindaco. A mio avviso il Sindaco ha perso il controllo di ciò che sta accadendo a Torino. Evidentemente non conosce questa città e i suoi cittadini e, cosa ancora più grave, non comprende la macchina amministrativa della quale, dal voto popolare, è stato messo a capo.

Dinnanzi al susseguirsi quasi quotidiano delle emergenze è solo in grado di dire che ha un piano segreto, molto segreto. Qual'è la sua visione di medio-lungo termine?

I sacrifici ai cittadini si chiedono a fronte di un percorso certo e sicuro, ma qui non vediamo altro che una barca che naviga a vista. Se un progetto c'è, ce lo dica oggi in aula e convinca noi e tutti i Torinesi che l'unica sua soluzione non è sperare in una norma "salva-Torino", cosa che già una volta ha dimostrato di non essere riuscito ad ottenere.

Siamo fermamente convinti che i torinesi siano ormai pentiti per la fiducia che Le hanno accordato e noi, di giorno in giorno, ci accorgiamo che stiamo assistendo agli ultimi scoordinati gesti di una politica vecchia che non è in grado di garantire un futuro alla città, ma neppure di immaginarselo.

Noi oggi non desideriamo aiutare né il Sindaco né la Sua Giunta, ma semplicemente auspichiamo che questo Consiglio non venga trascinato a fondo dalla evidente incapacità di gestire la nostra Città da parte del Sindaco e della Giunta.

Della povertà e di Fabrizio Biolé

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Qualche giorno fa abbiamo ascoltato in commissione il presidente della Caritas piemontese, che ci ha tracciato un quadro terribile della nuova povertà di Torino. Tanto per darvi qualche dato:

  • il numero di persone che nel 2012 si rivolgono alla Caritas, rispetto al 2008, è quasi quadruplicato;
  • il 90% di coloro che chiedono un aiuto economico per i propri ragazzi lo fa per pagare libri e attrezzature scolastiche imposte dagli insegnanti (fino a 300 euro a studente);
  • sono in forte crescita gli anziani che fanno la cessione del quinto della pensione per permettere ai figli adulti di avere un prestito per far fronte alle spese;
  • 45.000 famiglie a Torino e cintura mangiano grazie agli aiuti del Banco Alimentare;
  • i servizi sociali hanno avuto indicazione di non inserire in comunità i minori perché costa troppo alle casse pubbliche, anche quando il problema è che i minori restando in famiglia vengono maltrattati;
  • vi sono numerosi posti vuoti nelle case di riposo, sia convenzionate che private, perché le istituzioni e le famiglie non hanno i soldi per pagare le rette, ma vi sono anche 2000 anziani in lista d’attesa per la casa di riposo e 8000 in lista d’attesa per l’assistenza domiciliare;
  • a fine anno finiranno i fondi nazionali per i 1700 profughi libici sistemati a Torino da metà 2011, dunque saranno in mezzo a una strada (come già i somali di corso Chieri) e nessuno sa cosa ne succederà;
  • si stima che a gennaio 1500 famiglie potrebbero essere sfrattate dalle case popolari in quanto non in grado di pagare la quota minima di affitto prevista dal regolamento regionale;
  • il 40% delle richieste di aiuto per problemi economici menziona Equitalia e simili come causa primaria dei propri problemi;
  • oltre il 50% delle persone che chiedono aiuto fa stabilmente uso di psicofarmaci;
  • un richiedente di aiuto su tre minaccia esplicitamente il suicidio o racconta di avere già tentato il suicidio.

Una situazione del genere dovrebbe essere una emergenza per tutti, e la prima preoccupazione di chi amministra le istituzioni. Invece, passa drammaticamente sotto silenzio; si fa finta il più possibile di non vedere, e anche la vita amministrativa scorre tra altri discorsi e altre priorità (ieri il nostro sindaco si è sentito in dovere di organizzare in Sala Rossa una irrinunciabile celebrazione per i cento anni delle attività atletiche della Guardia di Finanza).

Non ho mai ben capito se questa indifferenza sia dovuta a mancanza di solidarietà, oppure a una presunzione di impotenza; non sapendo bene come ridurre la povertà, né dove trovare i soldi per assisterla, la politica si gira dall’altra parte e la prende come un fattore immanente, come il fatto che ogni tanto piove. Eppure la povertà è almeno in parte il risultato dell’organizzazione sociale che noi scegliamo, delle regole che diamo all’economia e allo Stato; con regole diverse, le risorse di cui tutti disponiamo potrebbero essere distribuite diversamente, in modo più equo e solidale.

Siamo una società basata sulla sacralità della proprietà privata, e per carità, ci sono ottimi motivi per difendere la proprietà privata. Alla fine, però, l’idea che nella società noi possiamo essere felici con le nostre cose a fronte della diffusa infelicità degli altri è una triste illusione… Magari qualcun altro ci riesce, tappandosi gli occhi, le orecchie, e anche il cuore. Eppure anche chi pensa di potersi chiudere in un’isola felice dovrà rendersi conto nel modo più spiacevole che oltre un certo livello nessuna società caratterizzata da grandi disuguaglianze è sostenibile, perché anche la minaccia del manganello non vale verso chi non ha più niente da perdere.

P.S. E Fabrizio Biolé? Scusate se l’ho messo nel titolo, sapevo che facendolo avrei attirato l’attenzione di molte più persone – se avessi semplicemente scritto che parlavo dei poveri, quasi nessuno avrebbe letto. Così funziona la pubblica opinione, ma spero che questo possa indurvi a riflettere su quali siano gli argomenti su cui varrebbe veramente la pena di accapigliarsi.

Riporto qui di seguito il testo del duro intervento in Consiglio sulle scelte dell'assessore alla Cultura Braccialarghe e del Sindaco Fassino riguardanti la FAM.


Oggi siamo chiamati, apparentemente, ad approvare delle semplici modifiche allo Statuto di una Fondazione già esistente da anni: la Fondazione per le Attività Musicali che organizza ogni anno MITO-Settembre Musica.

Sì, ha capito bene, Assessore, apparentemente!

Questo passaggio di aula, infatti, è ben di più ed ha una centralità decisiva nella vita di questa Giunta e del nostro Comune.

Nemmeno sei mesi fa, Lei, signor Sindaco, e Lei, caro Assessore, avete presentato a quest'aula un bilancio previsionale per l'anno in corso, e la maggioranza di quest'aula ve lo ha approvato, indicando delle linee guida ben precise che avreste seguito. Tali linee sono espresse, per l'attività di competenza dell'Assessore Braccialarghe, dal capitolo di Bilancio del settore della Cultura ed in particolare dalla marcata impronta che Lei, Assessore, ha voluto dare ad esso. Esiste infatti un capitolo, il 19900 articolo 2, che Lei ha voluto incrementare in modo spropositato portandolo a ben 4 milioni e mezzo di euro!


Sì, signor Sindaco e signor Assessore, voi avete stimato che, secondo i principi di "unità, annualità, universalità, integrità, veridicità e attendibilità", la Città di Torino introitasse per l'anno 2012 ben 4 milioni e mezzo di euro da parte di soggetti privati che volessero sponsorizzare "manifestazioni, attività culturali, artistiche e musicali"; così recita infatti la descrizione del capitolo di bilancio citato.

Ebbene, cari Signori, siamo a novembre e credo che sappiate quanto è stato accertato su quel capitolo: NULLA! E quanto verrà accertato su questa voce di entrata per la fine dell'anno? Probabilmente nulla!

Qualcosa non torna. Sappiamo tutti, infatti, che queste risorse sono arrivate; i famosi "sponsor privati" hanno versato laute somme! E questi soldi dove sono finiti a fronte di un capitolo di entrata che rimane tristemente a zero?

Come un puzzle che lentamente prende forma abbiamo riletto, in questa luce, un articolo apparso sul Giornale del Piemonte il 10 ottobre scorso in cui veniva detto che vi sarebbero delle lettere firmate dall'Assessore Braccialarghe, e forse qualcuna anche dal Sindaco, con le quali veniva esplicitamente chiesto agli sponsor di versare questi soldi, non nelle casse comunali ma direttamente alla FAM.

Allora le previsioni di bilancio erano corrette! Effettivamente questi 4 milioni e mezzo di euro esistono!

Perché dunque il capitolo di bilancio creato apposta è vuoto? Perché questi soldi sono stati dirottati- su indicazioni dell'assessore - dalle casse pubbliche al conto corrente di un soggetto privato?

A che titolo lei Assessore a nome della Città decide autonomamente di non far transitare quelle risorse dalla Città - come tra l'altro previsto a bilancio? Lo sappiamo che le spese sono vincolate alla realizzazione delle entrate per cui l'effetto sul bilancio in termini di saldo è pari a zero. Ma perché non introitarli come Città e poi tramite le voci di spesa collegate al capitolo di entrata utilizzarli per le organizzazione di eventi? Iter che sarebbe stato quello corretto, in linea con quanto sempre fatto e con quanto previsto a bilancio.

Tento di formulare un'ipotesi: forse perché l'erogazione del contributo dal soggetto pubblico - Comune di Torino - al soggetto privato - FAM - avrebbe obbligato al rispetto di quelle regole di trasparenza e evidenza pubblica che invece non diventano obbligatorie nel caso in cui l'erogazione avvenga da soggetto privato a fondazione?

Con la sua scelta consapevole, Assessore, questo soggetto, la FAM di cui voi oggi volete che quest'aula modifichi lo Statuto, li ha poi spesi per iniziative della Città di Torino, creando di fatto una contabilità parallela e separata, senza alcuna garanzia effettiva di trasparenza.

Sempre dagli organi di stampa abbiamo infatti appreso che per il Festival Jazz, evento voluto da questa amministrazione e non da quelle precedenti, è stata incaricata la ormai celebre "Punto Rec" per la registrazione dei concerti... pagata con quei fondi che per sua scelta non sono passati dalle casse comunali. E' già la seconda volta Assessore che le chiediamo spiegazioni su come sia avvenuto tale affidamento, in base a quali criteri di trasparenza e a quanto ammontasse la commessa. Ad oggi non è pervenuta risposta.

La dottoressa Martina ha commesso, se così possiamo dire, la leggerezza di firmare una determina a favore di suo figlio, ma Lei ha fatto ben di peggio: ha impedito che questi soldi entrassero nei capitoli del Comune eliminando all'origine- in modo più o meno consapevole - tutti i controlli pubblici.

Assessore, si rende conto che questa operazione di certo non si distingue per trasparenza e chiarezza e che altro non fa che gettare un'ulteriore ombra su come questa amministrazione voglia gestire gli affidamenti nella cultura?

E mi auguro che questa volontà sia esclusivamente sua.

Sarebbe infatti di una gravità inaudita trovare, oltre alla firma dell'Assessore Braccialarghe, anche quella del Sindaco in fondo a qualcuna di queste famose lettere: questo dimostrerebbe la piena intenzionalità da parte vostra nel perseguire questa condotta. Ci auguriamo che il Sindaco ne fosse all'oscuro.

Ma non è finita qui, c'è ben di più!

Lei, Assessore Braccialarghe, ha dichiarato su Repubblica del 10 ottobre scorso, che virgolettato: "è la FAM che ha organizzato gli eventi e che ha preso le risorse per farlo da privati".

Lei, caro Assessore non ce la racconta giusta. Queste risorse non sono state cercate dalla FAM ma da Lei ed erano destinate alla Città di Torino. E queste risorse, Assessore, sono state gestite dal suo Assessorato, e non dalla Fam.

Non sono io a dirlo, ma è il notaio Chianale, che nella sua lettera di dimissioni del 24 Ottobre ( di cui abbiamo distribuito copia a tutti i consiglieri) scrive testualmente:

"Confesso che le varie altre nuove attività già assunte dalla FAM (quali Torino Jazz Festival, Biennale per la Democrazia, CitYoung, Oltre i limiti), diverse da MiTo Settembre Musica mi pongono (e pongono anche agli altri Consiglieri) qualche difficoltà: non avendo contezza diretta delle varie fasi organizzative (pur egregiamente svolte dall'Assessorato), la FAM non ha un ruolo effettivo in esse!"

Vi rendete conto? Non è Chiara Appendino, consigliere di opposizione a dire che la FAM nel suo nuovo ruolo sia di fatto un paravento, bensì il suo stesso ex Presidente che scrive in modo evidente e netto che è l'assessorato di fatto a gestire il tutto.

Voi oggi chiamate quest'aula non a modificare uno Statuto - come vorreste far pensare- ma a legittimare tutte le operazioni che ad oggi la FAM ha svolto senza averne titolo. E noi dovremmo essere complici delle vostre azioni finalizzate a privare l'Ente Comune di Torino di ben 4 milioni e mezzo di euro? No, noi a questo gioco non ci stiamo.

Signor Sindaco, Assessore, non sono in grado di dirvi se i fatti descritti costituiscano illecito, lo farà chi di dovere.

Quello che è certo -però - è che dopo le dimissioni di Anna Martina, non solo io, ma tutti i Torinesi si sarebbero aspettati un segno di discontinuità sulla gestione dei soldi pubblici. E invece, come se nulla fosse, continuate a passo spedito sulla vostra strada, dove la parola trasparenza sembra solo un lontano miraggio.

E, se ne ha il coraggio Assessore, ci dica che è pura casualità che la Punto Rec abbia lavorato per il Jazz Festival, come dimostra quel video.

O Magari dovremo iniziare a credere all'ex sindaco ed ex presidente del Toroc Castellani che ha dichiarato che a Torino lavorano sempre gli amici degli amici perchè la città non è grandissima, l'ambiente è quello che è, ed è difficile non rapportarsi sempre agli stessi?

Concludo augurandomi che i colleghi consiglieri, ascoltate queste parole, richiedano, indipendentemente dalla propria appartenenza politica, con voce unanime, di sospendere la discussione in merito a questa delibera.

E a lei Assessore, propongo una riflessione. Dirottare fondi destinati al Comune a soggetti esterni, è davvero il meglio che ha da offrire a questa città?

Sugli affidamenti facili alle cooperative sociali

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Come avrete letto sui giornali, sabato abbiamo segnalato un’altra vicenda emersa dal CD degli affidamenti diretti e che ci ha lasciato perplessi. Il primo a riprenderla è stato Il Fatto Quotidiano, che ci ha subito fatto l’intervista che vedete nel video.

In pratica, insospettiti da alcune cifre clamorose contenute nel CD (e che si sono rivelate con tre zeri di troppo…), abbiamo scoperto che il servizio di assistenza familiare, appaltato inizialmente nel 1998 per quattro anni a cinque cooperative con una normale gara, è stato prorogato direttamente senza più gare per più e più volte, fino al 31 marzo 2006, per cifre variabili tra 250.000 e 350.000 euro circa ogni mese; se le prime proroghe rientrano tra quanto normalmente previsto negli appalti, le ultime sono state fatte aggrappandosi a cavilli di legge e a motivazioni che lasciano francamente perplessi. Dopo il 2006 il servizio passa in capo alle ASL e quindi alla Regione: di qui il coinvolgimento del nostro gruppo regionale, in cui Ivan Della Valle sta seguendo la questione (segnalazioni benvenute).

Al di là del fatto che la procedura sia stata regolare o meno, comunque, ci ha colpiti un fatto politico: una di queste cooperative è attualmente presieduta dalla moglie del deputato PD Mimmo Lucà, che è stata nel consiglio d’amministrazione per tutto il periodo indicato. Lucà è il deputato che fu intercettato mentre telefonava al capo della locale di Rivoli della ndrangheta, chiedendo voti perché Fassino vincesse le primarie da sindaco del centrosinistra.

La telefonata non era reato, ma il punto che volevamo sollevare è un altro: l’esistenza di un sistema per cui appalti comunali vengono continuamente dati a fornitori politicamente vicini o addirittura imparentati con gli esponenti dei partiti che governano Torino, spesso evitando le gare d’appalto (anche il fatto che un contratto si possa prorogare senza gara non vuol dire che si sia obbligati a non fare la gara: è una scelta politica), mentre questi fornitori procurano voti per la rielezione dell’amministrazione e addirittura delle correnti dei partiti di centrosinistra che rivendicano la continuità (come Fassino con Chiamparino) invece che il rinnovamento. E di potenziali casi di questo genere ne stanno saltando fuori sempre di nuovi.

Io vorrei essere chiaro su una cosa: non vogliamo incitare al linciaggio delle cooperative sociali, che svolgono con questi soldi un lavoro meritorio (è un anno e mezzo che giro per comunità e gruppi meravigliosi) e i cui operatori peraltro da mesi in molti casi non ricevono lo stipendio. Non è nemmeno in sé sbagliato che un parente di un esponente politico, o l’esponente politico stesso, lavori per un fornitore del Comune, se le forniture sono regolari e trasparenti; sui giornali di oggi ho visto apparire nomi di consiglieri comunali della maggioranza tirati in ballo a sproposito.

Vogliamo tuttavia capire se questo sistema di gestione dei soldi pubblici è meritocratico oppure no, se è efficiente oppure no, se il Comune sceglie i fornitori per capacità o perché ci sono dentro amici e parenti in posizioni importanti e se ogni euro speso viene destinato ai lavoratori e ai cittadini oppure se una parte si perde in questa rete di amicizie, magari con assunzioni pilotate, magari con subappalti, magari con sponsorizzazioni o chissà che altro.

Lucà ha risposto minacciando querele: che possiamo rispondere? Quereli pure se si ritiene diffamato, ma ciò che abbiamo scritto nel nostro comunicato è vero. Il tentativo del potere cittadino adesso sarà quello di mettere tutto a tacere, di intimidire chi parla, di scaricare la colpa sui singoli dirigenti che hanno firmato gli affidamenti e di insabbiare lo scandalo in “porti delle nebbie”. Non è un caso che queste vicende comincino in alcuni casi anche più di dieci anni fa, ma che la cosiddetta “opposizione” di PDL e Lega non ne abbia mai tirata fuori una che sia una.

Noi, in compenso, crediamo di avere dimostrato tutta l’utilità del Movimento 5 Stelle: anche per chi ancora non ci vota.

Chi è che infanga la città, Fassino?

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E' la domanda che ci siamo posti sentendo l'intervento di chiusura del dibattito del Sindaco in Consiglio Comunale a riguardo del caso degli affidamenti diretti nel periodo 2006-2011. Per provare a fornire una risposta è utile un veloce riepilogo dei fatti che hanno portato il Sindaco a rivolgere al M5S questa pesante accusa.

La vicenda ha inizio un anno fa, quando chiediamo spiegazioni, tramite delle interpellanze su due affidamenti "sospetti", entrambi sotto la soglia prevista dalla legge di Euro 40,000 e abbassata a 20,000 da un regolamento del comune di Torino, che consente di evitare una gara ufficiale e che quindi dà discrezionalità ai dirigenti nello scegliere i fornitori. Non soddisfatti dalle risposte fornite, e dopo un lavoro di approfondimento, della commissione, viene chiesta la storia di tutti gli affidamenti degli ultimi 5 anni fatti dal Comune. Ci è stato consegnato un CD contenente dei dati che richiedevano una decodifica. Dopo averli decifrati, abbiamo deciso di pubblicarli sul nostro sito internet.

Questa semplice e trasparente operazione ha suscitato grande interesse da parte di molti cittadini che ci hanno inviato delle segnalazioni e dei giornalisti che, una volta entrati in possesso dei dati, li hanno analizzati a fondo, sottolineando e portando a conoscenza della pubblica opinione, alcune operazioni, non proceduralmente scorrette ma di dubbia opportunità. Il caso più eclatante fra gli affidamenti diretti è quello di una dirigente di nomina del sindaco (fiduciaria) ad una società di cui il figlio detiene una percentuale rilevante.

Il Sindaco, presentatosi in Consiglio per spiegare l'accaduto, invece di condannare fermamente l'accaduto e prendere provvedimenti immediati nei confronti della dirigente in questione, ha demandato al Direttore Generale la decisione di un'eventuale sanzione e, nel suo intervento di chiusura, ha tacciato il Movimento 5 Stelle di demagogia e di voler infangare la città.

Questi i fatti che ci hanno portato a domandarci: chi è che infanga Torino? Chi porta legittimamente a galla i fatti o chi li ha commessi o, ancora, chi minimizza e non si assume le responsabilità di una scelta inopportuna, come quella di nominare una dirigente che si è scoperto fare affidamenti in famiglia?

L'elenco delle spese del Comune

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Come sapete, crediamo che l'amministrazione della cosa pubblica debba essere completamente trasparente ai cittadini. Per questo abbiamo deciso di rendere pubblico il contenuto del CD da noi richiesto all'amministrazione comunale alcune settimane fa e contenente l'elenco delle commesse comunali dal 2006 al 2011 che non sono passate tramite una gara ufficiale d'appalto.

Si tratta di spese decise e assegnate autonomamente dal dirigente, se di importo inferiore a 20.000 euro + IVA, o assegnate scegliendo il più conveniente tra almeno cinque preventivi ottenuti direttamente da aziende scelte dal dirigente, se di importo superiore. In ogni caso, si tratta di spese per un miliardo e 894 milioni di euro, di cui un miliardo e 475 milioni effettivamente pagati, affidate dal Comune di Torino in sei anni senza una gara d'appalto vera e propria.

Il file è nel formato libero OpenDocument (ODS), che potete aprire tra gli altri con OpenOffice o con una versione recente di Excel; è il risultato di una conversione da noi effettuata sui file contenuti sul CD, su cui abbiamo dovuto fare reverse engineering in quanto non ci è stata fornita alcuna documentazione sul formato dei dati. Abbiamo eliminato soltanto i dati strettamente personali (indirizzi, date di nascita ecc.) e protetto gli altri dalla modifica, ma è possibile copiarli ed elaborarli come si vuole. Naturalmente siamo a disposizione per qualsiasi rettifica o chiarimento relativo all'affidabilità dei dati, che forniamo così come abbiamo ricevuto.

Anche se i singoli atti di spesa erano già pubblici e reperibili sul sito Web del Comune, crediamo che la pubblicazione del file permetta a qualsiasi cittadino di fare le valutazioni che ritiene più opportune, ad esempio verificando se alcuni fornitori ricorrono più di altri o se vi sono casi ripetuti di forniture di importo appena inferiore alla soglia per l'affidamento diretto. Alcuni sono già oggi sui giornali... ad ogni modo, se conoscete alcune di queste persone ed aziende e sapete di cosa si occupano e perché possono avere avuto relazioni d'affari con il Comune, segnalatecelo senz'altro nei commenti (da cui per motivi legali dovremo però rimuovere qualsiasi illazione non supportata da prove) o in privato per e-mail a info@movimentotorino.it segnalando l'argomento nell'oggetto.

Per scaricare il file cliccate su questo link. Grazie per l'aiuto!

Note:

1) Il file è protetto da password soltanto per quanto riguarda la modifica delle celle contenenti dati. Per il resto è possibile aprirlo, copiare ed elaborare i dati senza password. Se avete problemi ad aprirlo con Excel, passate al software libero e utilizzate OpenOffice.

2) Ci hanno segnalato la presenza nel file di una decina di righe relative ad apparenti affidamenti da decine o centinaia di milioni di euro: verificheremo a cosa si riferiscono, ma potrebbero trattarsi di un errore nella base dati che l'assessorato ci ha consegnato.

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La storia inizia circa un anno fa quando, leggendo le determine dirigenziali nell'ambito della comunicazione (documenti che non passano né dalla Giunta né dal Consiglio), saltano all'occhio due documenti che affidavano incarichi in modo diretto (senza gara). Lo prevede la legge fino alla soglia massima di € 20.000 + IVA.

A Febbraio 2012 scrivo un'interpellanza che dopo qualche settimana arriva in aula. Per la risposta, però, mandano un assessore che può fornirmi solo un numero molto limitato di informazioni.
Non soddisfatta della risposta in aula, non mollo l'osso e chiedo la ridiscussione in commissione Controllo di Gestione. Approfitto del tempo a disposizione per approfondire ulteriormente il tema e ricercare altri casi simili.

Siamo in primavera, altro assessore, altro giro. La richiesta di approfondimento dell'interpellanza è stata calendarizzata ed è il turno dell'assessore allo sport: l'urgenza e l'impossibilità di fare una gara sono le motivazioni sostenute.
Ma oramai la cosa ha una valenza più ampia, mi sono resa conto che ci sono altri casi simili e quindi queste spiegazioni non mi bastano più. Voglio sentire l'assessore che ha le deleghe all'economato e all'appalto per verificare, per esempio, se il principio della rotazione dei fornitori, sia rispettato.
La commissione, con l'appoggio del presidente di commissione, si chiude così con la richiesta di convocazione dell'assessore competente per materia.

Siamo a Giugno e finalmente si presenta l'assessore Spinosa. La commissione, dove porto altri casi eclatanti, dura circa un'ora. Voglio capire se si tratta di casi isolati oppure di una situazione generalmente diffusa e così otteniamo, di concerto con gli altri commissari e la presidenza, un impegno da parte dell'Assessore a portarci un'analisi con tutti gli affidamenti diretti effettuati negli ultimi 5 anni.

Martedì, in giunta, viene annunciata la presentazione dei dati prevista per ieri in Commissione: ieri, però, non si è presentato nessuno. L'assessore ha solo fornito un cd con tutti gli affidamenti, protetto da una password, già ridefinito "il CD bomba", al presidente della commissione Carbonero.
Dovrebbe essere presentato il prossimo giovedì.

Il caso appare oggi su tutti i giornali.
Voci di corridoio danno assessori e dirigenti in agitazione.
Pare che Fassino sia decisamente infastidito, e sostenga che la commissione Controllo di Gestione non abbia un ruolo ispettivo (??) ma solo di verifica della gestione (più verifica di così...).

Da Repubblica: "un CD che rischia di trasformarsi in una bomba ad orologeria per tutto Palazzo Civico. Una bomba oramai innescata e che potrebbe produrre un'onda d'urto sul piano politico e mediatico"

Ne vedremo delle belle. Ed è solo l'inizio.


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Contrasto del gioco d'azzardo: a che punto siamo?

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Quasi un anno fa (era dicembre 2011) il Consiglio Comunale di Torino approvava la nostra proposta di mozione per attuare alcune importanti linee di contrasto al fenomeno del gioco d'azzardo.
Purtroppo il gioco pubblico rappresenta la terza industria italiana con numeri spaventosi: nel 2010 gli italiani hanno speso per giochi d'azzardo e scommesse più di 61 miliardi di euro, la spesa pro-capite media è pari a €1.260 (compresi i neonati). Lotterie, slot machine, poker, scommesse e giochi d'azzardo diversi hanno inondato il mercato a ritmi sempre più frenetici.

Anche le mafie hanno fiutato l'affare, come testimoniato dalle numerose inchieste in corso, dalla Relazione della Commis­sione parlamentare antimafia del 2011 e dal rapporto di Libera 'Azzardopoli' . Dal rapporto di Libera si apprende che il business del gioco d'azzardo costituisce un interesse specifico di infiltrazione delle grandi organizzazioni criminali.

"Ad Azzardopoli i clan fanno il loro gioco. Sono tante, svariate e di vera fantasia criminale i modi e le tipologie fare bingo. Infiltrazioni delle società di gestione di punti scommesse, di Sale Bingo,che si prestano in modo "legale" ad essere le "lavanderie" per riciclaggio di soldi sporchi. Imposizione di noleggio di apparecchi di videogiochi, gestione di bische clandestine, toto nero e clandestino. Il grande mondo del calcio scommesse, un mercato che da solo vale oltre 2,5 miliardi di euro. La grande giostra intorno alle scommesse delle corse clandestine dei cavalli e del mondo dell'ippica. Sale giochi utilizzate per adescare le persone in difficoltà, bisognose di soldi, che diventano vittime dell'usura. Il racket delle slotmachine. E non ultimo quello dell'acquisto da parte dei clan dei biglietti vincenti di Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci. I clan sono pronto infatti a comprare da normali giocatori i biglietti vincenti, pagando un sovrapprezzo che va dal cinque al dieci per cento: una una maniera "pulita" per riciclare il denaro sporco. Esibendo alle forze di polizia i tagliandi vincenti di giochi e lotterie possono infatti giustificare l´acquisto di beni e attività commerciali. Eludendo così i sequestri."

E' in questo contesto che è nata la nostra mozione, accolta con favore dall'assessore competente e da tutte la parti politiche presenti in comune, che entro i limiti di quanto è di competenza dell'ente locale, impegna la giunta a dare il suo contributo per contrastare questo fenomeno in modo concreto.

A distanza di un anno e con i dati che confermano il peggioramento del fenomeno, torniamo a fare il punto della situazione e un po' di fiato sul collo per l'attuazione della nostra mozione.

A metà settembre, con l'approvazione della delibera riguardante il nuovo regolamento per la disciplina dei contratti, è stata introdotta la possibilità da parte del Comune di rifiutare sponsorizzazioni per motivi di opportunità. Si sono aggiunti i "Superalcolici" e il "gioco d'azzardo che genera patologie o dipendenza". Un primo passo: non vendiamo più spazi e visibilità per favorire il gioco e l'eventuale dipendenza!

A breve, si prevede durante il prossimo consiglio, verrà votata la delibera proposta dall'assessore che attua proprio due punti specifici della nostra mozione: obbligo del gestore di posizionare, in modo ben visibile vicino alla macchinetta, un cartello che ne segnala la pericolosità e imposizione agli esercenti l'obbligo di esporre materiale informativo sul gioco problematico.

Non sembrerebbe essersi invece ancora mosso nulla su un punto che era per noi fondamentale: la modifica degli orari di apertura delle sale giochi. E su questo a distanza di un anno chiediamo, anzi esigiamo, un'inversione di rotta. Attendiamo quindi che l'assessore venga a rispondere in aula alla nostra interpellanza e faccia chiarezza su tempi e modalità visto l'impegno netto che stato preso nei confronti del Consiglio.

Ci serve una Ruota Panoramica a Torino?

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Personalmente non mi pare un'iniziativa particolarmente utile per la città. Ma pare che alla maggioranza silenziosa piaccia! L'altro giorno in commissione di circoscrizione8 a Torino erano presenti numerosi cittadini e le considerazioni da loro espresse non erano davvero a favore. La Stampa testimonia l'evento ma questa volta l'articolo non piace alla maggioranza al potere.
Infatti la maggioranza politica della circ8 (tranne forse la cautela di SEL) ha accolto invece con entusiasmo la proposta di Massimo Piccaluga, vicepresidente dell'associazione Agis Piemonte (associazione dei giostrai). Il titolo dell'articolo pubblicato dalla rivista online del consiglio (Torino Wheel: un'idea turistica da sfruttare, senza dimenticare la tutela del territorio) sostiene l'ipotesi, nonostante la (quasi) unanime forte opposizione civile, perchè animata dalla ricerca della cd vocazione turistica del quartiere San Salvario.
L'imprenditore (co-fondatore di Gardaland) della cordata pronta ad investire nell'opera (9 mln di €) ha mostrato i fotomontaggi della ruota al Parco del Valentinoruota.jpg, unica location valida perchè per loro l'opera abbia senso. Spiega che le grandi capitali mondiali ce l'hanno, in Italia nessuna città, nemmeno Roma e loro hanno selezionato Torino. Le cabine avranno aria condizionata, TV e radio che raccontano la storia della città (alcune anche VIP con extra), il colore della ruota si può decidere e sono possibili illuminazioni a led dai colori differenti per ogni stagione! Il prezzo del giro panoramico sarà popolare (10€ adulti, 6€ bambini). Genererà lavoro anche: 20-25 dipendenti dopo 4 settimane di lavori d'istallazione.
Soave, insieme ad altri presenti accusati di rappresentare il fronte del "NO a prescindere", sono contrari alla Ruota al Valentino perchè:


  • la visione panoramica della nostra città è possibile dalla sua avvolgente collina, dalla Mole, da Superga, dai Cappuccini...

  • il parco aulico del Valentino - già stressato e sporcato dagli abusi dei locali della movida, attraversato da troppe automobili autorizzate e dipinto da strisce blu del parcheggio a pagamento nononstante il piano regolatore lo proibisca - non può ospitare strutture edificatorie

  • la Ruota attirerebbe un flusso di mezzi di mobilità privata assolutamente incompatibile con la già scarsa e critica disponibilità di parcheggio locale (il padiglione V è già a disposizione dele giostre natalizie e spesso chiuso!)

  • la qualità del flusso turistico che fruisce del parco peggiorerebbe sottraendo valore alle mete tradizionali come il castello medioevale


Molti cittadini concordano nel lamentare il rischio "elefante bianco" da dismettere a seguito del probabile flop oppure quando l'investimento non coprirà i costi di manutenzione - già presente ad esempio coi numerosi piloni di cemento residuo dei passati eventi che sono rimasti sul groppone della città. L'imprenditore chiarisce che la ruota sarà poggiata su struttura metallica e che quando non renderà più abbastanza loro se la porteranno via a spese proprie!
Ma è un problema di democrazia. Ben venga una città che evolve, ma occorre che sia per il bene comune e quindi se sarà utile si ricorra al limite anche al referendum cittadino per decidere!
La maggioranza (PD) eppure è convinta che la Ruota sarà un'opportunità di lancio turistico del quartiere. Che davvero chi verrà a Torino per visitarla scoprirà le potenzialità turistiche di San Salvario.
La giunta di Fassino non ha soldi per discutere l'ipotesi proposta e come in molti altri casi deciderà assumendosene la responsabilità politica.

Iren, la multiutility molto utile al PD

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Molti torinesi non hanno mai ben capito che cosa sia cambiato negli ultimi anni nella gestione dell’energia torinese. In fondo, le bollette elettriche sono sempre più o meno le stesse; cambiano solo il nome e il logo in alto a sinistra. Una volta c’era scritto Enel o AEM, società che si dividevano la città; poi dal 2002 AEM Torino, che comprò la rete di Enel; poi dal 2006 Iride, quando AEM si fuse con l’AMGA di Genova; poi dal 2009 Iren, quando Iride si fuse con l’Enìa di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. (E non è finita: adesso si parla di fondere Iren con la lombarda A2A.)

Cosa c’è dietro a questo turbinio di operazioni societarie? Il progetto viene etichettato come Multiutility del Nord: mettendo assieme tutte le vecchie società elettriche municipali, si crea una enorme azienda energetica che potrà effettuare risparmi di scala e competere efficacemente a livello europeo, evitando che anche in questo settore gli stranieri vengano qui a spadroneggiare.

La realtà, purtroppo, è ben diversa, se non altro perché il progetto, dal punto di vista industriale, è stato un misero fallimento: Iren si ritrova ora con quotazioni di Borsa in picchiata (dunque facilmente comprabile) avendo accumulato in pochi anni un debito di oltre tre miliardi di euro. Se considerate che Torino è il maggior socio e detiene in varie forme circa il 26% del capitale, vuol dire altri 800 milioni di euro di debiti in testa ai torinesi, da sommarsi a quelli già mostruosi del Comune; tutto questo senza alcun vantaggio percepibile per i clienti in termini di servizi e tariffe.

La verità è se mai che Iren è la cassaforte privata del PD del Nord; una società prevalentemente pubblica in teoria, guardando l’elenco dei soci, ma gestita come una SpA privata da manager e notabili allineati al partito. Per esempio, fino a pochi giorni fa il presidente di FSU – la scatola cinese che contiene le quote Iren di Torino e di Genova – era il notaio Angelo Chianale, verbalizzatore di riferimento di tutta la Torino bene insieme alla moglie, il notaio Francesca Cilluffo.

Lui ricopriva altre cariche di prestigio, come la presidenza della Fondazione che organizza MiTo, per conto dell’amministrazione torinese; lei è diventata deputato PD subentrando a Fassino quando si è dimesso per fare il sindaco, e il suo unico atto rimasto nelle cronache (oltre al prendere ogni mese anche lo stipendio da parlamentare) è un intervento in aula in cui sciacallava sull’attentato al povero Musy insinuando, ovviamente senza la minima prova, che fossero stati i No Tav (insinuazione subito spinta anche da La Stampa) o in alternativa i difensori dell’articolo 18. Peccato che l’Agenzia delle Entrate abbia appena scoperto che, sui propri milionari guadagni da notaio, i due fossero usi ad evadere le tasse facendo passare per rimborsi spese una parte dei propri compensi.

Il controllo su Iren è spartito tra le varie città, tutte storicamente rosse. Iren è difatti amministrata da un comitato di quattro dirigenti in rappresentanza dei quattro soci principali, ovvero Torino, Genova, Reggio Emilia e Parma: la crema del Nord democratico. Peccato che qualcosa si sia inceppato e che da qualche mese Parma (già prima non molto allineata e dunque titolare del dirigente meno potente) sia fuori controllo; bene, qual è la risposta democratica? Torino, Genova e Reggio Emilia si accordano per escludere Parma dal governo di Iren, affidandolo a tre persone invece di quattro, con la scusa di riorganizzare Iren in modo più efficiente.

I cittadini, in questo scenario, sono soltanto vacche da mungere, privati di ogni controllo e sottoposti a un monopolio di fatto sulle forniture energetiche. Di esso fa parte anche il teleriscaldamento, spinto e decantato in nome di presunte virtù ambientali ed economiche che abbiamo già smentito in passato, ma che di fatto serve a trasformare un mercato (quello in cui potete comprare il gasolio per la caldaia da chi vi pare) in un monopolio (visto che lasciare il teleriscaldamento dopo averlo installato è quasi impossibile), che Iren in futuro potrà manipolare più o meno a piacere.

Lo stesso discorso vale per i rifiuti: Fassino sta procedendo con la vendita di Amiat e TRM (rifiuti e inceneritore) e in Municipio si dà per certo che l’acquirente sarà Iren. Per capire cosa succederà, basta vedere cosa ha scoperto in poche settimane la nuova giunta a cinque stelle di Parma: è venuto fuori il piano industriale dell’inceneritore che Iren vuole realizzare a Parma, da cui si scopre che era stato stipulato un accordo per cui l’incenerimento dei rifiuti sarebbe stato pagato a Iren 168 euro a tonnellata, contro un prezzo di mercato di 90-100 euro, garantendo a Iren un margine tra il 15 e il 25 per cento annuo, ovvero, su vent’anni, utili per centinaia di milioni di euro ricavati gonfiando il prezzo del 70%. Capite che il dare in mano a Iren per vent’anni il nostro inceneritore, al di là di tutti i gravissimi problemi di inquinamento che esso comporta, è un modo per spremerci meglio e per garantire a chi controlla Iren vent’anni di lucro a nostre spese, anche se domani l’amministrazione di Torino dovesse essere diversa.

Nemmeno i rappresentanti dei cittadini possono immischiarsi in Iren: a una richiesta formale – nemmeno nostra: della maggioranza – che chiedeva di accedere all’elenco delle consulenze date da Iren, è stato risposto che i consiglieri comunali di Torino non hanno alcun diritto di accedere a tali informazioni. Dunque Iren è pubblica quando c’è da pagare il debito, ma è privata quando c’è da gestire senza scocciature e senza controlli l’immenso giro di soldi che essa genera, e che può venire aumentato a piacimento in caso di necessità, a spese degli utenti che pagano le bollette.

Iren è sempre pronta a garantire una mano al PD quando serve, che si tratti di aiutare Fassino a non fallire o di sponsorizzare la festa nazionale del PD in piazza Castello nel 2010; tanto, i soldi vengono trovati facendo debiti che resteranno sulle spalle dei soci, ossia noi. Quando il buco diventa troppo grande, in ossequio alla “finanza moderna” tanto cara al centrosinistra, si organizza una fusione con qualche azienda simile spacciandola per un grande passo avanti verso un luminoso futuro, in modo da gabbare qualche piccolo investitore di Borsa. Quando il sistema salterà, qualche privato – italiano o straniero – comprerà le nostre ex municipalizzate per un tozzo di pane, mentre noi cittadini dovremo pagare debiti all’infinito. Benvenuti al Nord.

Acqua alta a Falchera

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È tempo di vacanze e molti sognano di andare a Venezia. Ma perché? Anche se quasi nessuno lo sa, anche a Torino c’è una piccola Venezia: alla Falchera. Nell’area più vicina alla stazione Stura, infatti, garage, ascensori e cortili si trasformano in piscine estive, in molti casi con quasi un metro d’acqua. E lo fanno ogni estate. Da dieci anni.

A chi non farebbe piacere avere le fondamenta della casa invase dall’acqua per almeno tre mesi l’anno, con il rischio che a lungo andare marciscano e crolli tutto? Magari una casa comprata a prezzo di grandi sacrifici e per la quale ci si sta tuttora impiccando con il mutuo, nonché si pagano regolarmente IMU, TARSU e altre tasse?

Gli abitanti delle case si organizzano come possono, ad esempio dotandosi di grandi pompe. Ma è inutile, perché questa non è acqua fuoriuscita una tantum da qualche parte, ma è proprio la falda acquifera che sta sotto la pianura tra Torino e Lanzo, e che qui (ma anche al Villaretto e a Bertolla, proprio dove vogliono costruire decine di nuove palazzine, e dove hanno risolto il problema vietando alle nuove case di avere le cantine) è pochi metri sotto il terreno. E dunque, puoi pompare tutta l’acqua che vuoi, ma il livello non scende: c’è un intero pezzo delle Alpi a riempire di nuovo la vasca.

Quando le case sono state costruite, però, non era così; tanto è vero che tutte queste case sono regolarmente autorizzate dal Comune. La falda è risalita, dicono le istituzioni, perché non ci sono più le industrie che consumano l’acqua. Sicuramente è vero, tanto che anche altre città del Nord ex industriale, Milano in testa, hanno lo stesso problema.

E però, colpisce la coincidenza per cui il fenomeno è improvvisamente diventato pesante proprio tra il 2002 e il 2004, ovvero quando GTT ha costruito il nuovo sottopasso del 4, che parte dal fondo di corso Giulio Cesare, passa sotto la stazione Stura e riemerge a Falchera poco oltre queste case. Un’opera da decine di milioni di euro salutata come un grande regalo per Falchera, la fine del suo storico isolamento, con tagli di nastro e giubilei chiampariniani.

In realtà, gli abitanti e i loro periti sostengono che proprio quel sottopasso, costruito in maniera improvvida perpendicolarmente alla falda, ha creato una diga sotterranea che fa risalire l’acqua subito a monte, ovvero nelle case che vedete nel video. Ma le istituzioni negano: perché altrimenti il Comune potrebbe dover pagare decine di milioni di euro di danni ai cittadini. E dunque, è colpa delle piogge, della crisi industriale, del tempo che passa.

Da anni le istituzioni si rimpallano il problema senza risolverlo. Noi avevamo citato questa vicenda come esempio, nel discorso in piazza Castello, e quindi vogliamo mantenere le promesse; appena eletti, la scorsa estate, abbiamo fatto una interpellanza, a cui la giunta ha risposto che avrebbero provveduto insieme a Provincia e Regione a finanziare uno studio.

Ne abbiamo fatta un’altra in primavera, per chiedere come andava: la nuova risposta è stata che lo studio non si è fatto, naturalmente secondo il Comune per colpa della Regione, secondo la Regione per colpa del Comune. Sta di fatto che un altro anno è passato senza che si facesse niente; e colpiscono i ringraziamenti dell’assessore perché gli abitanti sono stati “civili e oggettivi” (si aspettavano torce e forconi?) e l’impegno in conclusione di discuterne quanto prima in Commissione Ambiente (sono passati tre mesi e ancora la riunione non è stata fissata).

A questo punto il Movimento ha deciso di finanziare, con i soldi tagliati dagli stipendi dei consiglieri regionali, delle analisi per verificare se quest’acqua oltretutto è anche inquinata, con conseguente emergenza sanitaria e obbligo di intervento rapido.

Sorpresi? Si sa che a Torino tutto va bene, non ci sono tagli, non ci sono problemi. Notizie come questa devono passare per forza a mezza voce, confinate al massimo alla pagina dei quartieri de La Stampa, se non in qualche caso eccezionale o quando ci scappa il morto, caso in cui sono concessi un paio di giorni di visibilità seguiti da grandi promesse della politica, che poi invariabilmente finiscono nel nulla.

La movida, Casacci e gli amici del localino

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È un po’ che volevo parlare di movida e me ne offre l’occasione un post di Max Casacci, leader dei Subsonica, che attacca frontalmente il “post di Grillo” che confronta la gestione della vita notturna a Parma e a Milano, dopo che il nuovo sindaco di Parma ha deciso di vietare il consumo di alcool fuori dai locali durante la notte, oltre che le bottiglie di vetro.

Casacci fa parte di quell’ambiente culturale che vive in simbiosi con l’amministrazione comunale, e dunque non stupisce l’attacco a Grillo a prescindere, peraltro in perfetto sincrono con una campagna ripresa da tutti i giornali di regime, che evidentemente passano le giornate in conciliabolo per inventarsi un modo di attaccarci: il Corriere fa un articolo con una falsa dichiarazione di Grillo e poi, pescato in castagna, lo cancella; La Stampa fa un articolo che riprende parola per parola il post di Casacci, come fa normalmente per qualsiasi post di qualsiasi blog, no? Casacci ritira persino fuori la storia che il Movimento 5 Stelle avrebbe fatto vincere Cota: e dai, è vecchia! Comunque, perlomeno potrebbe leggere meglio, dato che il “post di Grillo” a cui si riferisce è in realtà il commento del gestore di una web TV milanese.

Il resto del post di Casacci è una difesa a prescindere delle politiche dell’amministrazione torinese sulla vita notturna, la stessa che viene ammannita a chiunque osi protestare per il caos della movida: la città prima era morta e ora è il top per i giovani, i locali garantiscono la sicurezza e fanno girare l’economia, chi si lamenta è solo un vecchio barboso che ha beneficiato della riqualificazione. A meno naturalmente che non si tratti dello stesso Casacci, che nel post rivendica il diritto di tirare le uova in testa alla movida che passa sotto casa sua: vadano a movidare sotto casa di qualcun altro.

Il Movimento 5 Stelle viene dunque accusato di essere perbenista e bacchettone, incapace di cogliere l’esigenza di “noi ggiovani” di passare la notte a far casino. Ora, credo che le esigenze dei giovani ci siano ben chiare, se non altro perché l’età media della nostra lista era di qualche lustro inferiore a quella del PD; e mi piacerebbe ribattere a Casacci che una delle cause vere della movida sempre più aggressiva è il fatto che questa città secondo lui così ben gestita è in cima alle classifiche della disoccupazione giovanile, lasciando ai ragazzi solo molto tempo da riempire, tante frustrazioni e la voglia di sfogarle in qualche modo.

Ad ogni modo, noi crediamo che non si debba scegliere tra vivere o dormire, ma che una civile convivenza richieda regole e lo sforzo tollerante di tutti. In particolare, il provvedimento di Parma - obbligare di notte a consumare l’alcool dentro i locali - vige nelle città di mezza Europa, dove aiuta a contenere il disturbo e l’immondizia; può funzionare o meno, dipende dai costumi del posto, ma non impedisce certo il divertimento.

Del resto, quando si è parlato del problema in Comune, io ho esordito dicendo che chi abita in piazza Vittorio ha diritto al rispetto delle regole in materia di rumore, ma non può certo aspettarsi che alle due di notte sotto casa ci sia la quiete di un quartiere periferico. Ogni città ha le sue aree di vita notturna; se uno abita lì sa cosa si deve aspettare, e un abitante della Rambla di Barcellona che scrivesse al giornale locale per lamentarsi del casino non troverebbe ascolto.

Tuttavia, non è accettabile che certe aree ogni notte diventino terra di nessuno, assediate dalle auto in sosta vietata, piene di gente che grida, vomita, litiga e piscia sui portoni, e lascia immancabilmente un tappeto di immondizia. E allora il Comune dovrebbe fare di più; anche se lo Stato, con le varie liberalizzazioni, gli ha tolto quasi ogni potere, potrebbe agire perlomeno in termini di mobilità (bloccando l’assalto delle auto) e di igiene (basterebbero dei bagni pubblici, che a Torino sono un miraggio).

Basterebbe poi far rispettare i regolamenti in materia di rumore, che sono chiari: i locali non devono generare rumore udibile dall’esterno dopo le 22 (reg. 221 art. 44), e gli eventi rumorosi (es. concerti) possono arrivare fino alle 24 per massimo 12 giorni l’anno (30 in alcuni luoghi particolari) e massimo due sere a settimana (reg. 318 art. 14). La giunta comunale può concedere ulteriori deroghe solo “sulla base di documentate motivazioni di carattere artistico e socioculturale o comunque di interesse pubblico”.

La realtà però è ben diversa, e noi abbiamo analizzato in particolare due casi che ci sono stati segnalati per il pesante disturbo arrecato a chi ci abita vicino: quello della discoteca Rotonda del Valentino, annessa a Torino Esposizioni, e quello del punto estivo L’isola che non c’è alla Pellerina, non certo situati al centro della movida, ma in tranquille zone residenziali. Per la Pellerina, dove non sono state concesse deroghe, i residenti hanno più volte chiamato i vigili, mentre noi abbiamo presentato una interpellanza in circoscrizione e scritto all’assessore, ottenendo una gentile risposta ma scarsi risultati.

La Rotonda del Valentino, invece, ha ricevuto da Fassino una deroga con ammirevole velocità: richiesta il 13 aprile, approvata l’8 maggio. Con tale deroga, Fassino ha concesso a questa discoteca - a fronte del limite da regolamento di 12 o 30 serate (a seconda che per voi Torino Esposizioni sia dentro o fuori il Valentino) fino alle 24, di cui massimo due a settimana - di effettuare 132 serate per sei sere a settimana, praticamente per tutta l’estate, arrivando fino alle tre di notte il martedì e mercoledì e fino alle quattro (!) gli altri giorni. Immaginate il piacere di chi ci abita davanti…

Simili deroghe sono state concesse al Cacao e ad alcune associazioni culturali che gestiscono punti estivi, ma la perla è la motivazione: secondo Fassino la Rotonda del Valentino “rappresenta uno dei più importanti e storici punti di aggregazione socioculturale della Città assicurando al proprio pubblico performances musicali di dj, spettacoli live e cabaret. Tali attività presso la "Rotonda Valentino" garantiscono inoltre un presidio territoriale strategico svolgendo un controllo di sicurezza e tutela urbana. Inoltre per effetto della costante e perdurante attività l'immobile comunale è salvaguardato e correttamente mantenuto.”. Con queste motivazioni, pure casa mia potrebbe essere autorizzata!

Noi abbiamo presentato già due mesi fa una interpellanza, che però… è sparita. Giuro! E’ stata iscritta all’ordine del giorno e rinviata varie volte perché Fassino non si presentava a rispondere, poi di colpo è sparita e nonostante due richieste gli uffici comunali non hanno ancora saputo dirci perché. Pazzesco…

Vi rendete conto da soli che c’è qualcosa di strano, ma cosa? Possiamo solo fare delle ipotesi e osservare alcune coincidenze. Per esempio, L’isola che non c’è è gestita dall’associazione del consigliere della IV circoscrizione Massimiliano Lazzarini della Federazione della Sinistra. La Rotonda del Valentino, invece, è gestita dalla Black & White s.r.l., amministrata dal “sig. Fasano Marco”.

Ora, potrebbe semplicemente essere un caso di omonimia (lo chiedevamo nell’interpellanza), ma ci risulta che un Marco Fasano nel 2007 fosse iscritto e delegato dal PD di Moncalieri al congresso, in rappresentanza della mozione di Fassino. Ci risulta anche che un Marco Fasano sia vicepresidente - anzi no, da due giorni presidente - dell’associazione Amici della Fondazione Cavour, che ha “lo scopo di valorizzare il patrimonio storico, culturale e ambientale dei luoghi cavouriani di Santena”, cosa che fa piuttosto bene dato che sono appena stati stanziati cinque milioni di euro pubblici, di cui oltre un milione del Comune di Torino, per ristrutturare il castello di Santena.

Ma non finisce qui: parliamo dei Murazzi? In commissione, quando se ne parla, si vedono sempre delle fantastiche scenette: ho visto un consigliere del PD mandare affanculo un ex assessore che anni fa aveva preteso il pagamento degli affitti; o un consigliere di SEL insistere all’infinito perché la Città ripulisse con più efficienza la discesa dei Murazzi quando si alluviona, fino a far sbottare il vicesindaco. Perché? Non lo so, presumo solo amore per la vita notturna, però mi tocca riportare il commento fatto a verbale dal consigliere Viale: “ai Murazzi ogni locale ha il suo padrino politico, di destra o di sinistra”.

Certo è che la situazione dei Murazzi è preoccupante, dato che per anni i locali si dimenticavano di pagare i canoni al Comune, accumulando complessivamente 800.000 euro di debiti; dopo l’intervento dell’assessore di cui sopra, adesso gli affitti vengono pagati abbastanza regolarmente, ma in compenso risulta che quasi tutti i dehors siano abusivi e che per essi non venga pagata la tassa di occupazione del suolo pubblico.

Allora, perché a Torino non si riesce a far rispettare nessuna regola a chi gestisce la movida, e perché l’amministrazione comunale la difende a spada tratta, e anzi garantisce un profluvio di contributi grandi e piccoli alle “associazioni culturali” che la organizzano? Io un’idea me la sono fatta. Per questo vorrei dire a Casacci e a tutti gli “artisti della notte torinese” allineati al regime e sempre pronti a difenderlo che non ho nessun rispetto per loro, che conoscono perfettamente questa situazione e ci sguazzano da vent’anni. Almeno ci risparmino gli attacchi pelosi.

Chiomonte, lo Stato in gabbia

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Sabato scorso ancora una volta il popolo No Tav si è riversato sui sentieri tra Giaglione e Chiomonte, attorno al cantiere che non c’è. E’ stata una giornata di festa, alla faccia di uno Stato che in Valsusa è sempre più lontano e sempre più ridicolo.

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Partiamo per le frazioni di Giaglione, in un serpentone lunghissimo di cui non si vede la fine. Dopo un po’, la strada principale è bloccata, come già lo scorso ottobre; e come già allora, nessuno demorde. Basta inoltrarsi nella montagna, seguendo l’antico dedalo di sentierini e muretti a secco che mostrano com’era una volta questa montagna meravigliosa, piena di casette e di coltivazioni povere ma importanti, e com’è adesso, abbandonata dall’incuria degli uomini moderni.

Il sentiero supera un crinale e si fa più stretto, proseguendo a mezza costa verso la val Clarea. Si forma un gigantesco ingorgo di persone, ferme in fila indiana aspettando che il corteo riesca a proseguire. Il serpentone si sfrangia in rivoli che sfruttano ogni varco nel bosco, cercando di arrivare alla meta: il rio in fondo alla valle.

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Laggiù, il punto più difficile: il guado. E’ un’esperienza che resterà nella memoria di molti, perché il passaggio non è agevole; bisogna saltare tra grandi pietroni per poi varcare il fiume in punta di piedi, senza scivolare nell’acqua gelida in cui ci si potrebbe rompere il collo. E’ un grande esempio di solidarietà No Tav; dai giovani col cane fino alle vecchiette, tutti si aiutano a vicenda. Perfetti sconosciuti si sbracciano e si abbracciano per aiutarsi a passare, mentre un gruppo di attivisti si ferma sui vari guadi per un’ora a porgere la mano a tutti quelli che ne hanno bisogno.

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Si risale la montagna, e sono ormai quasi tre ore di marcia: siamo sopra al cantiere. E’ la prima volta che lo vedo da così vicino, e la sensazione è orribile: al posto di quella che era una serie di prati e di boschi c’è ora un’enorme montagna di terra smossa, una devastazione ambientale mostruosa. Ci raccontano che i proprietari sono stati privati di tutto, che la natura è stata svenduta dallo Stato, ogni castagno secolare risarcito con cento euro e via. Dentro, peraltro, non c’è niente; solo mezzi delle forze dell’ordine e qualche vago arnese in un angolino - non certo le attrezzature che servirebbero per fare davvero un lavoro epocale come il Tav.

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Quella che era l’area archeologica della Maddalena, dove ai tempi della Libera Repubblica No Tav si entrava con le pattine e stando attenti a non rovinare l’erba, è diventata un parcheggio per camionette e cingolati: nemmeno i cinghiali si comportano così. Sulla nostra testa continua a girare l’elicottero… tutto a nostre spese, milioni di euro pubblici buttati nel cestino senza un motivo plausibile, per un’opera che via via tutta Europa sta abbandonando, ultima la stessa Francia.

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Eppure, la tristezza per tutto questo spreco e questa devastazione lascia spazio anche alla soddisfazione: quella che viene dal senso di libertà. Sono loro a essersi chiusi da soli dentro il recinto, come animali feroci; noi gli giriamo intorno come vogliamo, sbuchiamo dai cespugli e dagli alberi, siamo in ogni angolo, migliaia di persone che li costringono dentro. Noi siamo in vacanza, a fare una bella passeggiata nei boschi tutti insieme; loro sono fermi sotto il sole a difendere il nulla da un nemico che non c’è, già sapendo che tanto i soldi mancano e l’opera non si farà mai. Anche dal punto di vista politico, nonostante l’informazione al loro servizio, sono loro quelli chiusi nell’angolo.

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Proseguiamo a mezza costa in mezzo alle bellissime vigne; molti sono tornati indietro per riprendere l’auto a Giaglione, altri hanno ceduto alla stanchezza, ma noi proseguiamo felici. Una signora anziana chiacchiera con un ragazzo di un centro sociale, che le racconta la storia della sua vita (viene da Piacenza, dunque per i giornali sarebbe un mercenario militare anarco-lanciatore di pietre convocato sul posto dalla Spectre). Arriviamo infine a Chiomonte, al ponte della centrale.

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Sul costone c’è l’ennesimo recinto con i tutori dell’ordine ordinatamente chiusi dentro; sul ponte c’è Alberto Perino che saluta tutti e dà una stretta di mano e un abbraccio a chiunque passi di lì, come premio per quattro ore di marcia; e l’essere arrivati in fondo è un gran premio di suo. Di fronte, la Dora è piena dei bagnanti del campeggio No Tav, il terribile “campo paramilitare” di ragazzi in bermuda e famiglie accaldate.

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Risaliamo fino a Chiomonte per tornare poi a Torino. E’ stata una splendida giornata e torniamo tutti a casa stanchi, ma con il morale alto: quest’opera è ormai agli sgoccioli e in gabbia ci sono soltanto loro.

P.S. Il movimento No Tav lancia la quarta edizione di Compra un posto in prima fila, per chi volesse acquistare una quota di proprietà di uno dei terreni teoricamente destinati ad essere invasi dai cantieri del Tav. Anche il Movimento 5 Stelle di Torino e del Piemonte parteciperà all’acquisto. Le quote partono da venti euro, aderite numerosi; contattateci per aderire con noi, oppure visitate i siti No Tav.

Lo schifo dei rifiuti in Sala Rossa

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Scusate se sarò un po’ lungo, ma l’arrivo dei rifiuti in Sala Rossa è stato un vero schifo; il punto più basso di un anno di gestione Fassino.

E così, alla fine anche i rifiuti e l’inceneritore, dopo i trasporti e l’aeroporto, sono stati privatizzati. Nonostante il nostro ostruzionismo, svolto in perfetta solitudine e contro tutti i partiti, e dopo una maratona di tre giorni, il consiglio comunale mercoledì sera ha approvato di mettere in vendita il 49% di Amiat - ma non vi inganni la percentuale, col 49% sarà data al privato anche la gestione - e l’80% di TRM (inceneritore).

In campagna elettorale, il centrosinistra aveva promesso l’esatto opposto: nelle linee programmatiche di Fassino, approvate un anno fa, a pagina 15 si legge che “si valuterà l’utilizzo degli asset delle partecipate, tenendo in ogni caso conto di due vincoli: il mantenimento del controllo della società da parte del Comune ed il nuovo quadro politico e normativo determinato dall’esito dei referendum del 12-13 giugno 2011″.

Infatti, un mese fa la delibera era partita dicendo che si sarebbe venduta la minoranza delle due aziende, e solo perché si era obbligati dalla legge dello scorso agosto che di fatto forzava i Comuni a vendere. Su questa ipotesi si è espressa la città, e in particolare le circoscrizioni; poi, all’ultimo momento, è diventata “vendiamo la maggioranza dell’inceneritore perché ci servono soldi”.

Poi, venerdì scorso, la Corte Costituzionale ha ribadito che il referendum aveva abolito l’obbligo di vendere le società comunali, e ha cancellato la legge a cui Fassino si era continuamente riferito; bene, facendo finta di niente, nel giro di una domenica la maggioranza ha presentato un emendamento di venti pagine che riscriveva da capo la delibera, ammettendo almeno la verità: la Città vende queste aziende perché ha bisogno assoluto di soldi.

In commissione, il vicesindaco ci ha fatto il conto della serva: per rientrare nel patto di stabilità il Comune deve incassare entro fine anno 330 milioni di euro. Pensa di prenderne 50 dal 28% dell’aeroporto, 100 dal 49% di GTT, 30 dal 49% di Amiat e dunque dall’inceneritore ne devono entrare almeno 150; per arrivare a questa cifra non basta vendere il 49%, serve vendere l’80%.

Per raggiungere questo obiettivo di brevissimo termine, si vende un’opera pericolosissima, nociva per la salute e per l’ambiente, che aumenterà il tasso di mortalità e di malattia in Torino e cintura; e se ne perde il controllo, dandolo in mano a un privato che avrà come unico obiettivo quello di guadagnarci il più possibile (secondo voi farà per bene la manutenzione programmata?), e impegnandosi per vent’anni a portarvi i rifiuti a qualsiasi costo, nonostante il Parlamento Europeo abbia deliberato qualche mese fa (punto 32) che entro il 2020 dovrà essere introdotto il divieto di incenerire qualsiasi tipo di materiale potenzialmente compostabile o riciclabile, cioè quasi tutti i rifiuti. Anzi, all’ultimo momento, per aumentare ancora un po’ il valore dell’azienda, hanno pensato addirittura di aumentare la durata della concessione a trent’anni - per fortuna questa cosa è saltata!

Tutta l’operazione è stata raffazzonata, con continui e improvvisi cambi di rotta a seconda del momento. Ma almeno, servirà a qualcosa? Certo non ad abbassare la TARSU, dato che il gestore privato dovrà guadagnarci: in delibera è già stata inserita una “remunerazione” del 2,5% sulla raccolta rifiuti, alcuni milioni di euro in più per tutti noi. Ma non servirà nemmeno ad evitare il dissesto della città: magari si tamponano le casse per quest’anno, ma l’anno prossimo? Cosa si venderà, la Mole?

Infatti il consiglio comunale non ha mai discusso sulla motivazione vera di questa operazione, ovvero il fare cassa: non ha mai discusso se pagare il debito sia un dogma incontestabile o se sia possibile andare a rinegoziare il patto con le banche, tagliando una parte dei debiti e spostando gli altri più in là nel tempo. Fassino in aula ha detto che Torino deve mantenersi da sola, a costo di vendere tutto quello che ha, e che non ha senso chiedere al governo centrale di cambiare la politica economica del Paese, salvo poi il giorno dopo andare in piazza davanti alle telecamere a chiedere la modifica della spending review (schizofrenia?). Questa discussione è tabù: non si può fare.

Ma non si è fatta nemmeno una discussione sull’acquirente più probabile, ovvero quella Iren che in teoria è una società pubblica, ma che di fatto è una società privata del PD; e che per Fassino dovrebbe diventare la base di una “multiutility del Nord” che gli permetta di gridare “abbiamo una grande azienda!”. Peccato che Iren in pochi anni abbia accumulato tre miliardi di euro di debiti; i nostri beni comuni, costruiti da generazioni di nostri antenati, vengono inseriti in questa scatola finanziaria e progressivamente spolpati, lasciando alla teorica proprietà, i Comuni, soltanto i conti da pagare. Anche i nostri rifiuti faranno questa fine?

L’ultima nota è per la tristezza del teatrino politico: a un certo punto, in aula, la Lega difendeva i beni comuni mentre il centrosinistra insisteva che era meglio privatizzare. Gli stessi partiti che esultavano per il referendum, con tanto di manifesti sul vento che cambia, ora insistono che il referendum non vale e non diceva quello che diceva. Il PD almeno è coerente, è ormai un partito liberista e amico della finanza; IDV invece non si sa che linea abbia, in aula uno ha addirittura votato a favore - si dice su ordine diretto di Di Pietro, anche se lui smentisce - e uno è scappato per non votare.

Ma il massimo è stato il comportamento di SEL: il lunedì mattina il suo segretario e capogruppo Curto sui giornali chiedeva un rinvio dell’operazione; il lunedì sera in aula SEL ha votato contro il rinvio da noi formalmente proposto. Mercoledì, dopo settimane che dicevano che la loro richiesta fondamentale era che si vendesse solo il 49%, SEL ha votato contro l’emendamento della Lega che lo proponeva. Peraltro mercoledì Curto non si è nemmeno presentato in aula: era già in viaggio per Cuba, ospite del governo di Fidel. SEL fa regolarmente l’opposto di quello che dice: possibile che nessuno dei loro elettori se ne accorga?

Il PDL, poi, era impegnato a chiedere apertamente a Fassino di cacciare SEL e farsi invece appoggiare da loro. Non scherzo: a un certo punto il capogruppo Tronzano ha detto apertamente “Fassino, se lei caccia SEL noi votiamo la delibera”. Che durissima opposizione!

Capite come, in questo scenario di inciuci e manovrine, dei beni comuni importi veramente a pochi; per molti è più importante evitare ad ogni costo di andare tutti a casa l’anno prossimo, come facilmente accadrebbe se la vendita fallisse, per tenere ancora per un po’ le mani sulla città.

Mi manifesto, contro la corruzione

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Venerdì scorso, al Palazzo di Giustizia di Torino, si è concluso il processo per l’episodio di tentata corruzione all’Amiat di cui fu vittima Raphael Rossi, a cui fu offerta una mazzetta per non ostacolare l’acquisto di un macchinario del costo di 4,5 milioni di euro che non serviva sostanzialmente a nulla.

Io, con tanti altri cittadini, ho risposto all’appello per essere presente davanti al tribunale prima dell’udienza per una singolare e colorata manifestazione.

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Il problema della corruzione, difatti, è che almeno in Italia è considerata un problema minore. Lo testimonia anche l’esito del processo: nonostante gli eventi siano stati provati, i responsabili dell’azienda che doveva vendere il macchinario sono stati condannati a pene abbastanza lievi, con la condizionale, che andranno senz’altro in prescrizione prima dell’appello (alcune delle accuse si sono già prescritte). I politici e i dirigenti pubblici coinvolti nel processo sono stati assolti, tranne l’ex presidente Amiat Giordano, del PDCI, che aveva già patteggiato una condanna a un anno. Alla fine, non pagherà nessuno.

La corruzione costa alla collettività italiana l’astronomica cifra di 60 miliardi di euro l’anno, una cifra che potrebbe risolvere molti dei nostri problemi economici, ma le istituzioni recuperano solo alcune decine di milioni di euro l’anno. Del resto, la risposta delle istituzioni alla vicenda Amiat è stata sconcertante: invece di essere premiato, Rossi è stato praticamente costretto ad andare via da Torino per poter lavorare. La Città non si è mai costituita parte civile, mentre l’ha fatto l’Amiat, dopo due anni di insistenze e pressioni pubbliche. Nonostante le mozioni del consiglio comunale, la Città non ha nemmeno aiutato Rossi con le spese legali, né promosso la visibilità del processo.

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Per questo venerdì eravamo lì davanti: per ribadire che la corruzione va denunciata e combattuta, e che serve un cambio radicale di rotta su questo tema. Raphael ha costituito l’associazione dei Signori Rossi, che ha iniziato a portare avanti iniziative sul tema. Serve però una presa di coscienza di tutti, perché solo una sorveglianza collettiva può cambiare le cose.

Quella che vi racconto è la storia dei nuovi parcheggi in Circoscrizione 1, Centro e Crocetta, parcheggi pertinenziali, cioè spazi di superficie venduti dal Comune a società private che scaveranno e ricaveranno box auto interrati da vendere a facoltosi privati , individuati nelle seguenti zone:

-piazza e via Lagrange

-corso Stati Uniti1 ( Galileo Ferraris/ Re Umberto)

-piazza Paleocapa

Ora al consiglio che si è tenuto il 2 luglio in Circoscrizione nell'ordine del giorno c'era, come punto 9 , la votazione del parere sull'individuazione di questi tre punti che determinava la partenza dello studio di fattibilità.

Un lavoro degli uffici tecnici comunali che sottrarrà tempo ed energie per due siti che davvero ritengo poco idonei come piazza Paleocapa e piazzetta Lagrange/ via Lagrange.

Eppure.nonostante tutte le perplessità espresse in Consiglio, sulla necessità di altri parcheggi in Centro, che sono, come tutti sappiamo, attrattori di ulteriore traffico, che sono , nella fattispecie delle due zone, in contrasto con l'idea di un centro senza auto e con mezzi pubblici efficienti, stati votati dalla maggioranza.

Bastava rispondere con parere negativo, bastava aggiungere la perplessità su due piazze storiche e credo anche auliche con monumento centrale che non hanno bisogno di essere riqualificate superficialmente ma svuotate delle poche auto lì parcheggiate.

Bastava avere un po' di coraggio , toglier la scheda e fare cadere il numero legale e il parere non veniva dato...c'erano mille strade, ma nessuna è stata percorsa.

C'è chi poi ,capogruppo del partito di maggioranza, ha anche favoleggiato di città tedesche dove si entra negli interrati e l'auto non vede la luce del sole, bell'esempio certo di pianificazione che però nulla ha a che fare con la politica a spot dei nostri parcheggi pertinenziali.

Io ringrazio tutti i giorni di essere del Movimento 5 Stelle perchè non mi devo comportare come se fossi una marionetta posso votare seguendo il buon senso che ci dice che per pochissini parcheggi, circa 35 in piazza Paleocapa, i cittadini dovranno di nuovo affrontare anni di disagio causato dalle polveri e dal traffico del cantiere. Ma si sa i cittadini sono pazienti, finchè dura...
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Ambizione e partecipazione!

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Da mesi in circoscrizione 8 a Torino si sono seguite Commissioni scarsamente partecipate dai cittadini (frequentano i soliti volti noti a parte qualche piccola novità...) su argomenti sostanzialmente coerenti con problemi ridondanti. Mobilità sostenibile, scarsità di parcheggi, movida notturna.
E seppur pochi, i cittadini presenti lamentano la mancanza di un approccio integrato e complessivo per andare oltre i vari empasse che le singole questioni presentano. Si propone un parcheggio interrato a Porta Nuova relizzato da privati per raggranellare qualche piccola compensazione in arredi urbani chiamandola riqualificazione. La modifica della viabilità del traffico in Via Valperga Caluso per ridurre un po' il traffico privato. Sono addirittura stati illustrati due o tre scenari di (futuribile) riqualificazione di via Nizza con tratti (interrotti) di pista ciclabile nuova. In piazza Govean i topi hanno occupato l'area verde (abbastanza squallida) intorno alla statua.
Addirittura una parziale e provvisoria pedonalizzazione" di largo Saluzzo.
L'ossessione della lobby dei commercianti, dei proprietari di locali con dehors, dei residenti che non trovano parcheggio spaventano una maggioranza (e tutta l'amministrazione in verità) costretta dalla chiusura dei cordoni finanziari della città a rischio commissariamento se non vende tutto il vendibile per fare cassa.
E le soluzioni proposte sono sempre all'insegna del mettiamo una pezza e vediamo come regge.
Ripeto e sottolineo che le soluzioni sono sempre proposte dall'alto con spesso mille problemi di dialogo e compatibilità fra gli uffici tecnici comunali competenti che magari negano un risultato raggiunto con lo sforzo di energie civili in ottica sperimentale a costo zero. Ad esempio "Manà Manà" lamentava che le "panchine portabici" inventate e proposte a costo zero, ben accolte da un ufficio tecnico si scopre non sono accettabili da un'altro.
La "semi-pedonalizzazione" (buon idea ma finta) di largo Saluzzo sarà sperimentata nel mese di agosto (e basta probabilmente).
Insomma la domanda è: ma perchè non vengono coinvolti attivamente e sistematicamente i cittadini, residenti ed fruitori del territorio, per accogliere, valutare e scegliere interventi e strategie?
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Occorre essere ambiziosi per una politica dei cittadini che rivoluzioni il modo di decidere le soluzioni insieme a chi vuole partecipare. E sono molti a non sentirsi coivolti. Perchè le soluzioni imposte a tavolino sono sempre discutibili poichè non partecipate. La valorizzazione delle idee di tutti invece ed il dibattito con momenti sistematicamente pubblici cui si possa partecipare davvero aprono al vero cambiamento condiviso. Anche senza soldi. Perchè la gente vuole fare.

Come il Comune spende i nostri soldi

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Ieri il Comune ha approvato il bilancio; ora, finalmente, è pubblico. Non è questione da poco, perché, fosse per me, avrei già pubblicato da settimane la bozza di bilancio con tanto di relazione, e avrei chiesto a tutti dei commenti. Non si può, mi hanno detto i legali. Come non si può, ho risposto io: non possiamo dire ai cittadini come il sindaco pensa di spendere i loro soldi? No, non possiamo finché non è approvato. Pazzesco.

Per prima cosa vorrei riassumere alcuni punti salienti sui bilanci dei settori che seguo io. Il bilancio della viabilità è piuttosto magro, e si sono trovati 7.800.000 euro, qualcosa in più dell’anno scorso, per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade e dei marciapiedi, rinunciando invece alla riqualificazione urbana; può sembrare molto ma quattro anni fa il budget era quasi il quadruplo, dunque la situazione non migliorerà di molto. In compenso partiranno i lavori dell’argine del Po al Fioccardo, dove le case in passato sono finite sott’acqua. Quello del verde non è tanto meglio; il budget per la manutenzione dei parchi è di 3.100.000 euro, -54% rispetto al 2009. Peggio ancora sarà col verde “spicciolo” gestito dalle circoscrizioni: aspettatevi sempre più savane.

Il vero massacro, però, è sul welfare: credo che questa tabellina dica tutto.


2011 2012 Variazione % sul tot.
Stranieri e nomadi 4.229.312 4.291.577 1,5% 5,1%
Anziani e famiglie 37.689.973 29.581.872 -21,5% 34,9%
Adulti in difficoltà 6.864.354 6.925.343 0,9% 8,2%
Minori 22.607.373 18.737.517 -17,1% 22,1%
Disabili 27.186.539 25.243.076 -7,1% 29,8%
Altro 498.994 25.500    
TOTALE 99.076.545 84.804.885 -14,4%
di cui



Fondi comunali 41.172.897 40.176.639 -2,4%  
Fondi esterni
57.903.648 44.628.246 -22,9%  

Oltre il 20% in meno sugli anziani, quasi il 20% in meno sui minori, il 7% in meno sui disabili: e poi Fassino ha la faccia di dire che “non è stato tagliato nulla”. In verità nelle scorse settimane sono stati approvati una serie di provvedimenti che penalizzano fortemente chi ha bisogno di assistenza, con aumenti di tariffe, restrizioni dei requisiti per avere assistenza, tagli dei servizi e delle sovvenzioni. E sul fatto che l’unico capitolo in crescita sia “stranieri e nomadi” molti avranno da obiettare…

Vorrei anche poter pubblicare le quattro pagine fittissime di enti e associazioni (per una buona metà parrocchie ed enti religiosi) che ricevono contributi comunali per gestire progetti di assistenza, per un totale nel 2011 di 4.195.000 euro; in mezzo ci sono molti progetti che conosco e che sono ottimi, ma in tanti altri casi non ho veramente idea di cosa venga fatto con i nostri soldi, magari la rete ce lo saprebbe dire.

A questo punto però vorrei condividere un’altra cosa che colpisce: a fronte di questa situazione drammatica, la presenza nella spesa comunale di moltissime voci di entità che a una persona normale sembra abnorme, per progetti tutto sommato non particolarmente fondamentali (quasi tutti peraltro legati al cemento). Qualche settimana fa ci fu una polemica per il milione di euro destinato al Filadelfia, ma scorrendo il programma delle opere pubbliche e le relazioni al bilancio, anche solo nei miei settori, si scoprono spese come queste:

260.000 euro ad agenzie interinali per attività di ricollocazione dei lavoratori
19.000.000 di euro per la realizzazione di un Energy Center nell’area ex Westinghouse (via Borsellino)
2.915.000 euro per lavori di messa in sicurezza delle OGR
4.971.000 euro per la ristrutturazione del castello di Santena
1.084.000 euro per risistemare il piazzale della basilica di Superga
3.000.000 di euro per “attività di riqualificazione dell’area dello scalo Vanchiglia non meglio precisate
500.000 euro per la manutenzione dei segnali stradali
514.000 euro per la sistemazione dell’area verde di via Assisi
1.347.000 euro per la risistemazione dell’area di via Sesia / via Montanaro
1.084.000 euro per la sistemazione viabile e pedonale di via Ghedini
600.000 euro per un sottopasso pedonale che colleghi piazza Valdo Fusi al museo delle Scienze
660.000 euro per la navigabilità del Po
749.000 euro per 950 metri di pista ciclabile su via Anselmetti (stradone largo e dritto in mezzo alle fabbriche)
200.000 euro per il ripristino di scorci panoramici sulla strada dei colli (panoramica di Superga)
2.226.000 euro per nuove passerelle al Parco Dora
1.220.000 euro per il Parco Stura a Lungo Stura Lazio (una bella passeggiata tra le baracche?)
172.000 euro per le spese di funzionamento dell’ATO Rifiuti (fondamentale organo burocratico di cui tutti apprezzano l’esistenza)
6.500.000 euro per il restauro del mastio della Cittadella
1.000.000 euro (nel 2013) per la manutenzione straordinaria della chiesa di Santa Croce
2.300.000 euro per la manutenzione straordinaria della palestra e del cortile della cascina Marchesa
500.000 euro per la manutenzione straordinaria e bonifica edifici via Revello 3 e 5 (ma lo sanno cosa c’è a quell’indirizzo?)

Sono sicuro che ognuno di questi progetti ha un motivo e una logica che magari dal titolo non emergono, ma questi soldi non potrebbero essere meglio spesi? La verità purtroppo è che il bilancio di un Comune non funziona come il nostro portafoglio, e non si può pensare così facilmente di prendere soldi da una parte per metterli da un’altra; in particolare, prendere i soldi destinati a un investimento, o derivanti da entrate straordinarie e non ripetibili come la vendita di un immobile, e destinarli alla spesa corrente (welfare, stipendi… quel che volete), è una pessima pratica amministrativa, perché l’anno prossimo poi questi soldi non ci saranno più, mentre la spesa sarà di nuovo da pagare. In passato lo si è fatto, ma ormai la Corte dei Conti è prontissima a sanzionare questo comportamento.

Un’altra osservazione è che tutte le spese meno prioritarie derivano tipicamente da finanziamenti esterni e vincolati; se l’Europa ti dà dei soldi per il Parco Dora, tu non puoi prenderli e spenderli per altro. E’ però vero che anche i soldi europei, nazionali e regionali sono alla fine soldi nostri, quindi bisognerebbe se mai chiedersi come spendono i soldi questi enti più grossi; la sensazione è che più si va in alto e più i soldi, disponibili in quantità sempre maggiori, vengano buttati con generosità. Idem per le fondazioni bancarie: è vero che l’Energy Center lo pagano (oltre all’Europa) San Paolo e CRT, ma non nascondiamoci dietro a un dito, le fondazioni sono legate alla politica a doppio filo e le loro politiche di investimento sono concordate.

Comunque, la coperta è corta e che di soldi ce ne sono pochi, specialmente se non si mette in discussione la priorità (sia locale che nazionale) che dice che prima si pagano i debiti alle banche e poi, se avanza qualcosa, si fa tutto il resto. E quando si tratta di scegliere cosa fare del poco che c’è viene il difficile.

Si scontrano infatti due considerazioni opposte. Se parli con un disabile, un anziano, un malato, un genitore con bambino al nido, ti dice: cosa c’è di più prioritario di me? Piuttosto eliminate la cultura, lo sport, le opere pubbliche, non fate le piste ciclabili e non tagliate l’erba nei prati, ma mettete i soldi sui servizi che mi sono necessari per avere una vita decente. Chi potrebbe sostenere il contrario?

Dall’altra parte, però, c’è una grande quantità di cittadini che non usufruisce del welfare, e che dice: io pago le tasse, allora cosa ricevo in cambio? Se tutto viene speso per assistere la fascia più debole della società, e se nel frattempo i trasporti non funzionano, le strade sono piene di buche, i giardini diventano savane e gli impianti sportivi sono a pezzi, chi me lo fa fare di vivere e pagare le tasse a Torino? Effettivamente nessuna città può sopravvivere se la parte economicamente produttiva si ferma e sparisce, anche per mancanza di infrastrutture fisiche, organizzative, culturali; l’assistenza tramite le tasse è possibile solo se c’è qualcosa in attivo da tassare.

Compenetrare queste due visioni è molto difficile, e, secondo me, non può nemmeno essere fatto arbitrariamente da chi amministra (anche se le priorità di Fassino, alla luce di quanto sopra, mi sembrano piuttosto discutibili). Dovrebbe essere la stessa cittadinanza a scegliere dove mettere i propri soldi, almeno a grandi linee. Di qui la proposta del bilancio partecipativo e la richiesta di maggiore trasparenza, tramite una mozione che chiedeva di pubblicare da subito almeno i dati di sintesi del bilancio. Mozione bocciata, anche se l’assessore Passoni ha dato disponibilità a discutere il tema.

Ma non è nelle corde di questa politica; chi vive nel sistema rappresentativo si sente autorizzato a spendere i soldi di tutti come se fossero propri. Ed è proprio da qui che nascono i guai.

Le nostre proposte ignorate dalla maggioranza.

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Per qualche settimana abbiamo lavorato, recependo anche moltissime segnalazioni di cittadini e lavoratori del settore, sul regolamento IMU.
Questi approfondimenti e lo studio di regolamenti di altri comuni, ci hanno portato a proporre più di una decina di emendamenti di merito e alla stesura di due documenti di accompagnamento alla delibera.

E' stato davvero spiacevole e decisamente alterante scoprire che i nostri emendamenti sono stati accorpati dalla maggioranza e che pertanto non sono stati discussi nel merito ma votati in un'unica soluzione: cioè bocciati a priori.
La nostra "colpa" era aver fatto ostruzionismo ad un'altra delibera, che nulla aveva a che vedere con quella in oggetto. Non eravamo pertanto meritevoli del diritto democratico di discutere le proposte di merito. Non vi sto a raccontare qui quanto mi abbia infastidito la cosa, anche perchè in aula ho proprio dedicato qualche minuto a questo tema (potete vedere il video dell'intervento).

Questa premessa era dovuta perché nostro malgrado ci siamo trovati costretti ad avere in aula tempi di discussione contingentati che di fatto non ci hanno quasi permesso di presentare i provvedimenti di accompagnamento che avevamo scritto ma che sollevano questioni a nostro avviso decisamente rilevanti.
Ovviamente la maggioranza non li ha colti e con grande superficialità, secondo me senza nemmeno grande consapevolezza dei temi affrontati, li ha bocciati il giorno dopo in un consiglio durato fino alle 3 del mattino.

La prima proposta bocciata evidenziava la presenza presso il catasto di errori nella definizione della zona censuaria di alcuni alloggi. Questi errori fanno sì che in alcune particelle (immobili) ci siano dei subalterni (i singoli appartamenti) con zona censuaria diversa , il che comporta che vi siano cittadini che non pagano correttamente l'ammontare dovuto, alcuni in difetto ed altri in eccesso. A fronte di questa distorsione con la nostra proposta di mozione avremmo impegnato il Sindaco ad attivarsi presso l'agenzia del territorio, soggetto competente, affinché si facesse carico del problema e attuasse gli interventi necessari per identificare e correggere gli errori presenti, informando e coinvolgendo i cittadini.
Ma evidentemente alla maggioranza questa questione non interessa...

Con il secondo documento, un ordine del giorno a cui tenevo particolarmente, abbiamo evidenziato l'iniquità oggi presente per quanto concerne i 50 euro di detrazione prevista per ciascun figlio di età non superiore ai 26 anni.
La detrazione è concessa solo nel caso in cui i figli dimorino abitualmente e risiedano anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale.
Nel caso di genitori separati, infatti, mantenendo l'attuale diretto collegamento della definizione di nucleo familiare con la residenza anagrafica si consolidano privilegi a vantaggio del genitore co-residente a la corrispondente penalizzazione dell'altro genitore.
Facendo un esempio pratico: oggi, se si considera una famiglia separata nella quale madre e padre hanno gli stessi redditi e ospitano i figli per tempi uguali, solo il genitore presso il quale il figlio ha la residenza potrà godere della detrazione inserendolo nel suo nucleo famigliare.
Questo è un tema sollevato anche da un movimento trasversale che sostiene e promuove da tempo la bigenitorialità, termine introdotto alcuni anni fa nel vocabolario italiano che definisce il diritto naturale del bambino ad avere due genitori e ad avere un rapporto stabile con entrambi, anche nel caso in cui essi siano divorziati e separati.
A fronte di questa iniquità, chiedevamo al governo di prendersi carico della situazione e intervenire con le iniziative che riteneva più opportune per rendere più equa la detrazione per i figli in caso di genitori separati.
Anche qui muro di gomma, la maggioranza, in blocco, ha votato no.

Ovviamente ripresenteremo i due documenti per cercare di permettere che avvenga la discussione, ma questo atteggiamento da parte della maggioranza è stato davvero inaccettabile e totalmente irrispettoso di chi, come noi, ha lavorato sul merito.

Il bilancio 2012 della città di Torino

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Ieri, in un consiglio fiume iniziato alle 13 e finito alle 3 di notte, abbiamo discusso del bilancio previsionale 2012.

L'assessore Passoni ha raccontato le linee di indirizzo, i presupposti e il contesto in cui è stata studiata questa manovra.

Nel mio intervento in aula ho cercato di riassumere, nel poco tempo a disposizione, le mie impressioni e considerazioni su questo primo bilancio che mi sono trovata a dover affrontare.

Riporto di seguito una rapida trascrizione del mio internvento. Chiedo scusa in anticipo per la sintassi non proprio perfetta, ma credo che il senso complessivo lo si riesca a cogliere ;)

Chiara

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"A differenza di quanto scrive il direttore generale nell'introduzione alla relazione previsionale programmatica in cui definisce il 2012 come "l'anno che sarà ricordato dalla storia come l'anno di avvitamento della spirale economico finanziaria in cui si è inviluppata l'economia dell'europa e dell'Italia", io e i cittadini Torinesi credo che lo ricorderemo come l'anno dell'introduzione dell'imu, l'anno alla ricerca di un tentativo disperato di arrivare al 31/12 e di rientrare nel patto di stabilità, l'anno della privatizzazione dei servizi educativi, dei precari lasciati a casa, della vendita/svendita delle partecipate.

E non lo dico io ma lo dicono proprio i 3 presupposti di questa manovra, evidenziati nella relazione di accompagnamento e ricordati anche ieri sera dall'assessore Passoni che ha illustrato il bilancio di previsione e che ricordo brevemente:

1) La riduzione della spesa corrente - cioè tagli.
2) La dismissione delle quote delle società partecipate - cioè la progressiva alienazione del patrimonio della città;
3) Il massimo sfruttamento delle voci di entrata (a cominciare dai tributi locali) - cioè l'aumento della pressione fiscale sui cittadini.

Permettetemi ora di entrare brevemente nel merito di ciascuno dei tre elementi citati, iniziando dalla spesa corrente.

1. SPESA CORRENTE

Su un bilancio da 1.329 mln rispetto ai 1.322 mln di consuntivo 2011, epurando l'effetto dell'accantonamento di 20 mln a fondo e delle voci di spesa sui cui non si può intervenire, abbiamo di fatto una riduzione della spesa che è quasi esclusivamente riconducibile a tagli sul personale che incidono per 21 mln di €.

Ricordo poi che anche quest'anno, come in passato, sulla spesa incidono ben 10 mln di euro a causa dei derivati.

Certo, sono derivati sul nozionale, il cui costo, come ama ricordare l'assessore Passoni, si aggira intorno all'1% a fronte di un nozionale di circa 900 mln, che però rappresentano una cifra che si aggira intorno al totale dei bilanci di tutte e 10 le nostre circoscrizioni.

Le previsioni inserite nella relazione prevedono che peri prossimi anni (fino al 2014) i 10 mln all'anno di costo verranno confermati. Sarebbe quindi opportuno smetterla di affermare che i derivati non hanno impatto sul bilancio.

Segnalo anche che sulla spesa corrente incidono quest'anno 250 mln di uscite per interessi e rimborsi di quote di capitale, circa il 19% del totale della spesa corrente, una cifra che ci permetterebbe di coprire più del 50% delle spese del personale, che si attestano sui 400 mln circa (con cui copriamo le spese dei circa 11 mila dipendenti della macchina comunale).

Il tutto per far fronte a un debito che al 31/12 si aggirava intorno ai 4,5 mld.

Apprendiamo che il debito si ridurrà di ulteriori 80 mln dopo i primi 32 mln del 2011, il che, è certamente un buon segno visti i disastri fatti negli anni passati (soprattutto nel pre-olimpiadi), ma , a fronte del debito complessivo che detiene la città, è veramente poco.

Non mi risulta, tra l'altro, dall'analisi dei documenti di bilancio pluriennali che il debito vada quest'anno al di sotto dei 3 mld come mi pare invece di aver sentito annunciare dal sindaco recentemente ad un'intervista a quartarete.

Ricordo inoltre che i 3,3 mld di debito sono solo la parte finanziaria (mutui e obbligazioni) a cui vanno aggiunte tutte la altre forme di debito, ad esempio i debiti di funzionamento e più in generale i residui passivi, per arrivare a cifre che si attestano tra i 4 e i 5 mld.

Esprimo inoltre forte preoccupazione per quanto concerne la copertura di spesa corrente: non solo per l'incertezza legata all'imu, segnalata peraltro anche dai revisori, ma anche per altre voci di entrata straordinaria (45,5 mln), che sebbene in misura ridotta rispetto agli anni precedenti, sono a copertura di spesa corrente.

Esprimo particolare preoccupazione per circa il 50% di queste entrate, più precisamente i 25,5 mln da alienazione di beni patrimoniali derivanti da aste di cui oggi non abbiamo realizzato nulla.

Tra l'altro, anche se l'assessore dice che verranno utilizzate a copertura dei 36 mln di trasferimenti in meno a causa della fuoriuscita dal patto, confermando effettivamente la capacità dal prossimo anno di coprire la spesa corrente con entrate correnti, per questo anno che stiamo analizzando, sono pur sempre risorse necessarie a coprire spesa corrente che, se non si realizzeranno, creeranno certamente problematiche di non poca rilevanza.

Allo stesso modo, per quanto concerne la spesa, esprimo forte preoccupazione in merito all'effettiva capacità di finanziare i circa 200 mln di spese in conto capitale, di cui il 50% quasi (97 mln) derivano da alienazioni di beni. Certo, queste risorse non verranno spese se le entrate non si realizzeranno, ma ritengo che alcuni di questi interventi in conto capitale non siano prorogabili (ci sono interventi di manutenzione, contributi alla cultura), quindi la mancanza della realizzazione delle entrate da titolo IV potrebbe avere effetti decisamente preoccupanti.

Vediamo poi un fondo di accantonamento di 20 mln per la svalutazione dei crediti. Un grande sforzo vista la situazione che sta vivendo il comune, ma a fronte dei residui attivi iscritti a bilancio al 31/12/2011 di circa 1,5 mld potrebbero essere briciole. Ovviamente tutto dipende dalla "qualità" di questi residui, che io non conosco, e cioè di quanti di essi siano oggi realmente incassabili.. A fronte di questo numero tanto alto però la domanda sorge spontanea, come si è potuti arrivare ad accumulare tanti residui in passato?


2. DISMISSIONI DELLE QUOTE

Non condividiamo per nulla questa scelta dalla quale la città dovrebbe introitare circa 270 mln.

Una scelta a mio avviso valutata in un'ottica di breve termine che non può essere la reale soluzione ad una situazione economica finanziaria tanto difficile. E ci tengo a precisare che non è sola una questione di imposizione da parte del governo nazionale, come in parte si vuol far apparire, ma è una vera e propria scelta politica voluta. Ne sono l'esempio le dichiarazioni del Sindaco Fassino in sede di discussione di GTT e lo è la scelta di cedere il 28% di SAGAT.

Decisamente peculiare, tra l'altro, che non sia precisato nel bilancio (almeno io non l'ho trovato) a quanto ammonti la parte di TRM che vendiamo. Mi ha fatto sorridere che nella relazione si legga "quota cospicua " di TRM senza specificare la percentuale.

Infine rilevo la mancanza di coerenza con quanto dichiarato dallo stesso sindaco Fassino durante la campagna elettorale di cui riposto testuali parole: "In questa campagna alle primarie c'è qualcuno che ha fatto credere che io sarei per privatizzare le società partecipate. Non è vero! Non ho mai sostenuto la privatizzazione delle società partecipate, ho anzi sostenuto che queste società sono uno strumento, il braccio operativo del comune di cui il comune non può fare a meno".

Ma questo evidentemente ha poca importanza.


3. MASSIMO SFRUTTAMENTO DELLE VOCI DI ENTRATA (a cominciare dai tributi locali)

Come ho già avuto modo di dire in altre sedi, nessuno mette in dubbio che le risorse per erogare i servizi debbano essere prelevate dai cittadini e riconosciamo perfettamente il ruolo di esattore che in certi casi esercita il comune per conto dello Stato (imu), ma è altrettanto evidente che questa proposta di tassazione è oggi irricevibile per un cittadino che si trova sacrificato a pagare imu e tarsu da un lato e dall'altro vede l'amministrazione che trova le risorse per pagare 180.000 euro all'anno un portavoce nominato.

Ricordo inoltre che 6,5 mln di imposta di soggiorno non sono stati destinati alla cultura e al turismo come da mozione di cui è primo firmatario il presidente della commissione bilancio in seguito ad un lavoro condiviso da maggioranza e opposizione. La mozione in impegnativa definiva in modo netto che le risorse dovevano essere destinate, riporto il primo punto dell'impegnativa, "destinare, nella predisposizione della proposta di bilancio di previsione, le risorse entranti dall'imposta di soggiorno alle voci di bilancio concernenti il turismo e la cultura, reinvestendo così le risorse sul settore che le ha generate, con particolare attenzione all'accoglienza e alla promozione della città", questo non è avvenuto. Alla faccia del rispetto per il ruolo di indirizzo del consiglio...

Mi preoccupa inoltre, il ricorso all'anticipazione di tesoreria per 300 mln a fronte di una chiusura al 31/12 che, se non erro, prevedeva già debiti per anticipazioni di cassa per 142 mln, elemento che evidenzia lo stato tensione finanziaria in cui versa la città, rilevato peraltro anche dai revisori dei conti.

Questi 3 presupposti dovrebbero essere le linee guida per riuscire ad arrivare alla fine dell'anno e rientrare nel patto di stabilità che oggi è diventato prioritario, a differenza del 2011, quando sembrava proprio non esserlo, anzi, il sindaco si vantò allora di avere fatto un atto coraggioso e ne andava fiero.

Peccato che per rientrare nel patto ci vorranno ben 370 mln da entrate da titolo quarto, almeno così leggiamo dalla relazione, di cui circa 90 da alienazioni di immobili e 280 dalle partecipate. Tutto tra l'altro, mi sembra anche giusto dirlo per chiarirci, da incassare entro il 31/12/2012. Vero, ci sono 310 mln in uscita in conto capitale che potrebbero non essere effettuate, ma quante di queste spese in conto capitale sono davvero prorogabili?

Trattandosi del mio primo anno di bilancio in qualità di consigliere, concludo esprimendo forte rammarico per il metodo di lavoro adottato dalla maggioranza e dalla giunta.

Ed è proprio questo il motivo principale che ci ha spinto a fare ostruzionismo.

Ritengo che l'illustrazione sia stata troppo spesso superficiale e lacunosa, moltissime richieste di chiarimenti, infatti, non hanno ricevuto risposta oppure l'hanno ricevuta a emendamenti chiusi.
Ne sono alcuni esempi i bilanci di divisione mai pervenuti e i dettagli sulle politiche giovanili che in parte stiamo ancora aspettando.
E' vergognoso che abbiate chiuso gli emendamenti alle 9 di mercoledì senza aver completato la discussione con l'assessore al bilancio.

Tutto ciò ha di fatto reso impossibile ai consiglieri di entrare nel merito, rendendo questo bilancio di fatto blindato.

Pertanto non lo ritengo un atto di consiglio, bensì un qualcosa che siamo chiamati a ratificare.

Sfido inoltre i consiglieri che voteranno questo bilancio a sapere esattamente cosa c'è dentro.

E concludo davvero auspicando per il futuro, ammesso che questa giunta un futuro ce l'abbia, maggiore serietà, condivisone, impegno, tempestività, trasparenza e coerenza.

Per quanto riguarda le scelte operate, invece, credo di essere già stata abbastanza chiara ed esaustiva nel commentare i 3 punti della relazione dell'assessore.

E' evidente sindaco, che le sue promesse elettorali sono state totalmente disattese. Si assuma le sue responsabilità e agisca di conseguenza."

Perchè No al Bilancio...

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Programmato in doppia convocazione il Consiglio di Circoscrizione di martedì 19 giugno era centrato sul parere al bilancio di previsione 2012 e si pensava che si sarebbe svolta una battaglia strenua tra maggioranza e minoranza a colpi di emendamenti

L'intervento dell'assessore Passoni invece è stato significativo perchè ha alzato il livello della disputa su questioni importanti come : valore del decentramento, utilizzo e modalità dei derivati, vendite delle partecipate e Imu.

Un bilancio difficile che deve ottemperare all'uscita dal patto di stabilità spiegato in termini molto politici che rimandano come sempre a colpe altrui come i tagli dati dalla Regione Piemonte sui servizi socio-assistenziali e colpe imputate allo Stato che trattenendo per sè il gettito prima casa lo toglie al Comune.

Altri motivi di "sbilancio"le minori entrate per multe e costruzioni.

Scendono i numeri del personale con una proporzione di cento che se ne vanno e 20 che vengono assunti e il debito viene definito lineare in costante dimunuzione anche se si mantengono gli investimenti perchè non farli peggiorerebbe la situazione debitoria.

Passoni è uno dei pochi assessori che stimo perchè è davvero un funambolo del bilancio e non lo invidio perchè io non riuscirei a dormire la notte pensando ad amministrare una città così indebitata come Torino. Detto questo non credo che come dice l'assessore i numeri non siano univoci, e che il problema non sia il debito.

Alla mia domanda sul suo giudizio sul lavoro svolto dal predecessore Peveraro sulla questione dei derivati e del costo annuo di 10 mln per passare ad un tasso fisso, ha commentato che lui non avrebbe fatto questa operazione ma che non si poteva prevedere il futuro e che comunque .sbagliare in buona fede è possibile e che abbiamo solo tre derivati strutturati .

Alla mia richiesta sugli stipendi d'oro di Giovannetti ( 180.000 euro annui) e Vaciago ha risposto che la Corte dei Conti vigila che non si superi per consulenze esterne la somma del 20% del bilancio comunale, ( quindi se rientrano non c'è nulla di male a mantenerli...!)

Alla mia richiesta su quale effetto ha la vendite delle partecipate sul bilancio conunale ha risposto che non vengono cedute per dismissioni di cassa, ma per normativa statale che lo impone in caso di sforamento e ha aggiunto che non è colpa sua se non è nato con Giolitti ma vive quando c'è stato il governo Berlusconi.

Sul decentramento ha risposto che non è volontà della Giunta lo smantellamento ma sono in analisi alcuni decentramenti.

Per concludere ho votato contro al bilancio perchè a fronte di tanti tagli non c'erano sufficenti proposte, perchè le politiche di indebitamento su più generazioni vanno evitate in un periodo di crisi strutturale e non ciclica, perchè anche il 20%del bilancio in consulenze esterne è un numero troppo grande rispetto ai sacrifici chiesti invece ai cittadini.

Al PD mancano le parole?

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Ormai passerà in tutti i Comuni e tutte le Circoscrizioni la richiesta di dare la cittadinanza onoraria a tutti coloro che sono nati a Torino, che non sono in possesso della cittadinanza italiana e che frequentano le scuole dell'obbligo.

E' subito comprensibile che si tratti di un atto assolutamente politico che genera anche delle aspettative ma che in realtà, concretamente, vengono disattese, perchè si tratta solo di un bluff...

Infatti questo è un riconoscimento fittizio, la parola "cittadinanza" evoca ben altri scenari, ma questa rimarrebbe solo una onorificenza che però, senza essersela guadagnata, anch'essa perderebbe di significato.

Mi chiedo aldilà della campagna" Italiano sono anch'io", e non voglio entrare nel merito, se fosse opportuno intaccare un'onorificenza data a Torino a personaggi come :
Dalai Lama
Pino Masciari
Marisela Ortis
Don Pasqual Chavez
Ernesto Oliviero
Aung San Suu Kyi
che davvero si sono meritati questo titolo.

E ancora se essere italiani sia un merito, mentre non esserlo sia un demerito...
Inoltre aver concesso la cittadinanza al primo bambino straniero nato a Torino nel 2012 non era sufficente come gesto simbolico?
Mah ...comprendo l'incapacità del PD trovare vocaboli adatti, ma certo non lo approvo.

L'insostenibile pesantezza dell'IMU

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Se c’è una cosa che mi sorprende sempre di moltissimi italiani, è che più vengono maltrattati e più chinano la testa. Solo così si spiega il fatto che a fronte di un governo di gente scelta non dagli elettori ma dalle banche, che guadagna decine di migliaia di euro al mese (qualcuno sette milioni di euro l’anno), e che impone a tutti una tassa mostruosa come l’IMU, peraltro pasticciandola fino a renderla ingestibile, senza aver ancora nemmeno provveduto a tagliare gli stipendi dei parlamentari e dopo avere esentato dall’IMU stessa le suddette banche, la reazione degli italiani sia quella di mettersi ordinatamente in fila allo sportello per compilare un modulo astruso e versare allo Stato una mesata di stipendio o giù di lì come tassa sulla casa.

Intanto è bene chiarire una cosa: il Comune in questa vicenda è soprattutto un esattore per conto di Monti. L’IMU sulla prima casa resta al Comune, ma lo Stato ha contemporaneamente tagliato i fondi a ciascun Comune per l’equivalente dell’IMU sulla prima casa calcolata al 4 per mille; dunque in realtà al Comune resta solo la differenza, nel caso in cui applichi un’aliquota più alta. Sulle seconde case, invece, l’introito è diviso a metà tra Comune e Stato. Nel complesso, dunque, più di metà del gettito va nelle casse nazionali.

A fronte di una situazione del genere, un sindaco coscienzioso avrebbe dovuto fare una sola cosa: disobbedienza civile. Avrebbe dovuto dire: se volete aumentare le tasse agli italiani, andate avanti voi e non mandate avanti me. Avrebbe dovuto far notare che molte famiglie non sono assolutamente in grado di pagare alcune centinaia di euro sulla casa in cui vivono, e su cui spesso, con gran fatica, stanno ancora pagando il mutuo. Avrebbe dovuto farlo in pubblico, anche con gesti clamorosi. Ma non ora: avrebbe dovuto farlo mesi fa.

E infatti, il 19 aprile noi abbiamo presentato un ordine del giorno che chiedeva più o meno questo; e la maggioranza, dopo aver sforbiciato le parti più polemiche, ha pure approvato la versione rivista. Ma per scherzo, perché poi Fassino ovviamente non ha fatto nulla di tutto ciò.

Al contrario, vista anche la situazione disperata delle casse comunali, Fassino ha alzato le aliquote il più possibile. La proposta della giunta dice 5,75 per mille per la prima casa e 10,6 per mille - il massimo - per le altre, tutte, senza nemmeno più la distinzione tra sfitte e affittate, con pochissime riduzioni. E qui, in ottica di riduzione del danno, noi abbiamo presentato da settimane le nostre richieste; abbiamo chiesto un trattamento agevolato per chi sta ancora pagando un mutuo significativo, e poi per tutta una serie di situazioni che fino all’anno scorso sono (quasi tutte) sempre state equiparate alla prima casa e che oggi, grazie a Monti, non lo sono più, a partire dalle case date in uso gratuito come prima casa ai parenti fino al secondo grado, da quelle rimaste vuote degli anziani che sono in casa di riposo, e poi quelle acquistate tramite cooperativa, quelle occupate abusivamente da terzi, quelle date in uso all’ex coniuge dopo il divorzio (abbiamo anche chiesto che il governo si occupi di ripartire equamente le detrazioni tra gli ex coniugi). Abbiamo chiesto che tutte le pertinenze della prima casa usate direttamente (cantina, box ecc.) siano tassate alle aliquote della prima casa, mentre il regolamento della giunta prevede che solo una per tipo lo sia. Abbiamo poi chiesto che vengano corrette le rendite catastali, che spesso contengono errori macroscopici, come appartamenti identici dello stesso palazzo che risultano in zone diverse della città e con rendite molto diverse.

Di tutto questo, la questione degli anziani e quella dei divorziati è stata affrontata a livello nazionale, mentre a livello locale è stata accolta la questione delle cooperative e sarà concesso uno sconto dal 10,6 al 7,6 per mille alle case date ai parenti, ma solo per i parenti di primo grado (genitori e figli) e non quelli di secondo (fratelli, zii, nonni). Ci saranno agevolazioni per le case in affitto convenzionato. Tutti gli altri, probabilmente, pagheranno il massimo; noi possiamo anche proporre degli emendamenti, ma difficilmente passeranno.

L’effetto dell’IMU sarà pesante: un normale appartamento da 70 mq in periferia, anche con le detrazioni da prima casa, paga alcune centinaia di euro; se poi per caso se ne possiede un altro, magari comprato in tempi migliori o ereditato, solo per quello si arriva tranquillamente a un migliaio di euro o più. Ma forse non ve ne rendete conto; già, perché la prima rata è calcolata sulle aliquote base, mentre la vera mazzata arriverà a dicembre - un trucchetto deciso all’ultimo per rimandare la rivolta. Ma c’è di peggio: se in autunno i conti dello Stato e/o del Comune non torneranno, entrambi gli enti potranno ancora aumentare le aliquote…

Ora, capite che leggere sui giornali cittadini di questi ultimi due giorni la gara tra PD e PDL a chi contesta di più l’IMU fa davvero girare le scatole. Già, perché questi due partiti sono proprio quelli che reggono il governo Monti che l’ha decisa, nonché quelli che hanno retto l’Italia portandola nella situazione in cui sta. I giornali, invece di partecipare a questo teatrino, dovrebbero scandalizzarsi per la lunga lista di poteri più o meno forti che non la pagheranno, grazie agli aggiustamenti approvati in Parlamento da questi partiti.

Del resto, durante la prima riunione di commissione sul tema ormai molte settimane fa, quando ancora non era stato deciso a livello nazionale, qual era la prima richiesta di agevolazione menzionata da entrambi questi partiti? I grandi costruttori edili con tante case invendute. Alla faccia dell’italiano medio.

Circoscrizione 1 invasa dai cani...

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Forse non si era mai visto nulla di simile in Circoscrizione 1 dove normalmente si lavora in Consiglio con la sala riservata al pubblico vuota.
Ieri invece, richiamati da una mia interpellanza sulle aree cani in centro, circa 30 detentori di cani si sono ritrovati in Circoscrizione gentilmente accolti dagli addetti della Circoscrizione con molte carezze ai poveri cani.

La questione della mancanza di aree di sgambamento cani in Centro città è infatti una questione che avrebbe dovuto da tempo avere risposte e risposte chiare.
Intanto perchè l'anno scorso è passata a maggioranza la Mozione di impegno del Presidente e della Giunta affinchè si individuasse un'area idonea e si attuasse da subito una sperimentazione di fasce orarie. La questione è spinosa perchè si procrastina da troppo tempo tenendo così i cittadini in una situazione di illegalità intollerabile.

Intollerabile che non si sia arrivati a proporre neanche una soluzione dal momento che esistono già situazioni di convivenza che vanno solo sanate. Un esempio sono i giardini Cavour dove convivono i detentori di cani, i bambini, i fidanzati, gli anziani, che si alternano in orari diversi in modo molto rispettoso. Altra situazione semplicemente da sanare sono i giardini già recintati alle Porte Palatine, nella parte verso corso Regina Margherita dove lo sgambamento cani è una realtà migliorativa rispetto alla presenza dei "tossici".

Il coordinatore competente ha ha chiesto di non essere "sbranato" e ha rimandato tutto a oggi ore 14.00 sempre in via Bertolotti 10 dove potremmo incontrare i tecnici degli uffici comunali e discutere sull'ubicazione dell'area cani.
Personalmente mi sono comunque sentita profondamente insoddisfatta di come è stata gestita sino a qui la vicenda perchè per un problema almeno una soluzione va trovata e passato un anno non si è giunti a nulla nonostante di possibilità ne siano state prospettate tante, dai Giardini Reali alle Porte Palatine alla sperimentazione delle fasce orarie .

Intanto il tempo gioca a sfavore dei cittadini e le multe continuano ad arrivare ( 100 euro per un cane lasciato libero di correre )mentre un consigliere Pd ci suggerisce di fare come lui e non liberare mai il cane dal guinzaglio.
E qui permettetemi di sorridere dal momento che vi immaginate quanti anziani possano correre insieme al proprio cane?

Estate al Vale...ntino

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Finalmente le Circoscrizioni 1 e 8 uniscono le forze e prende vita, nonostante i previsti tagli comunali, un progetto congiunto di un' Estate Adolescenti 2012.

Per la Circoscrizione 8 si tratta di un progetto consolidato portato avanti da anni dall'Asai, Associazione Animazione Interculturale , presente e conosciuta sul territorio, per la Circoscrizione1 una buona occasione per pubblicizzare e partecipare a un'iniziativa su un territorio di confine chiamato " la collina del fumo".

Si tratta in fatti della zona collinare del Parco del Valentino tra corso Massimo D'Azeglio, corso Vittorio Emanuele II, viale Medaglie D'Oro e la Fontana Luminosa, dove verrà allestito un padiglione, offerto dalla Circoscrizione 7, dove potranno ritrovarsi adolescenti tra i 14 e 20 anni.

PERIODO: 18 giugno-17 luglio

COSTO: nessuno

PARTECIPANTI: aperto a tutti gli adolescenti della città di età compresa tra 14 e 20 anni.

Gli obbiettivi animazione,con i coinvolgimento dei ragazzi, educazione con la partecipazione di Terra- Mondo, cultura e intercultura, con la possibilità di svolgere laboratori artistici, teatrali e musicali.

Verrano inoltre coinvolte altre associazioni come per lo spot con tornei di calcio e di pallavolo(Uisp), le attività circensi e la giocoleria a cura degli operatori della Fondazione Uniti per crescere insieme.

L'iniziativa si intreccerà anche con l'Associazione Matamatò presente nell'area nello stesso periodo , che organizzerà concerti ed eventi.
Il numero di utenti previsto è di circa 300 ragazzi.

COSTO COMPLESSIVO: 18.000 euro.

COSA FARE: pubblicizzare e partecipare


Se presenti una mozione di impegno che non ha bandiera politica ma tratta di un argomento di bene comune ti aspetti che passi, che ti emendino qualcosa di soppressivo o di aggiuntivo ma che passi.
Se poi , facendo quello che è il lavoro della maggioranza, tutta la minoranza si adopera per arrivare a una mediazione sopprimendo o integrando la mozione per quello che riguardava i locali che risultava difficile reperire per i Gruppi di Acquisto.
Se poi ancora ti viene detto che il tema è interessante, che sta veramente a cuore del Pd, ma che vogliono riscriverlo insieme a te e insistono perchè tu lo ritiri.

Alcuni dubbi sono assolutamente legittimi:
-perchè il testo non lo avete discusso tra di voi prima che arrivasse in Consiglio?

-perchè se l'argomento vi trovava d'accordo in linea generale almeno non avete votato gli emendamenti che lo rendevano più simbolico e entravano meno nel dettaglio della gestione dei Gas?

-perchè nonostante siano state dedicate più di due ore con numerose richieste di sospensione per infruttuose riunioni di maggioranza non siete giunti a proporre qualcosa di vostro da aggiungere al testo?

La mozione è stata bocciata dalla maggioranza che ha bocciato anche l'emendamento che sostitiuva l'impegno a reperire un locale con l'impegno a fornire informazioni sui Gruppi di Acquisto Solidale.
L'ostacolo più grande era che fosse stato il Movimento 5 Stelle a proporlo?
Proprio per questo non l'ho ritirato e richiedendo l'appello nominale hanno dovuto dichiarare a voce il "No", così perchè si vergognassero un po'....

Testo della mozione:Gruppi di Acquisto Solidale

Premesso che

è ormai realtà consolidata torinese la creazione di GAS, ovvero gruppi di acquisto solidale

-che i gruppi acquistano direttamente dai produttori incrementando il Km 0 e la microeconomia

- di fatto sono solo esperienze alternative al grande commercio, GDO, e non al piccolo commerciante sotto casa

- rappresentano un efficace contenimento, in tempo di crisi , alla diminuzione della potenzialità di acquisto delle famiglie

Tenuto conto che

-il maggior ostacolo alla creazione dei gruppi di acquisto è dovuto alla necessità di trovare un locale da utilizzare per poche ore, una volta al mese per la consegna delle merci.

Chiede

-l'impegno del Presidente e della Giunta a reperire un locale della circoscrizione per la consegna dei gruppi di acquisto. ( che avrei trsformato vista la difficoltà che mi ha prospettato il Presidente in: "fornire informazioni utili alla costituzione di Gruppi di Acquisto Solidale")

-la diffusione tramite incontri e conferenze delle esperienze dei Gruppi di acquisto

- la pubblicizzazione dell' attività svolte dai Gruppi di Acquisto Solidale direttamente sul sito della Circoscrizione 1

Lo stadio Filadelfia, gli asili e La Stampa

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La prima volta che, molti anni fa, entrai in Municipio da cittadino per ascoltare una commissione consiliare, fu per la vicenda dello stadio Filadelfia, una storia che si trascina da vent’anni tra manifestazioni di decine di migliaia di persone, raccolte di firme, progetti spontanei, collette tra i tifosi, folle sotto il Comune per il minimo incontro tecnico; per non parlare di un paio di sabati (ma c’è chi lo fa ogni settimana da anni) passati a ripulire l’area dalle erbacce o a togliere con un cucchiaio dal terreno di gioco i cocci lasciati dalla festa del quattro maggio, insieme a personaggi come la leggendaria Lorena, una ragazza di Santiago del Cile che venne fino a Torino per aiutare il Fila. Insomma, una lotta autenticamente popolare contro tutti i poteri forti della città, che, se fosse per loro, avrebbero già provveduto, tra uno spintone e l’altro, a realizzare sull’area il famoso “giardinetto della memoria”, ovviamente stretto tra due palazzine dei Recchi (amici degli Agnelli) e una galleria commerciale realizzata dalla DeGa (già parenti di Castellani).

Per questo mi sono profondamente incazzato quando persone intelligenti ma disinformate si sono messe con grande superficialità a criticare lo “stanziamento” di fondi per il Filadelfia a fronte della privatizzazione degli asili, cadendo nella manipolazione de La Stampa - ribadita ieri con l’ennesima letterina pelosa pubblicata da Specchio dei Tempi, la rubrica che dà voce ai cittadini che danno voce alla Fiat, a partire da due o tre lettere a settimana contro i ciclisti, che come tutti sappiamo sono il vero problema di Torino - a cui non è parso vero di poter accostare ad arte le due notizie. Dunque mi pare opportuno raccontare alcune cose.

Intanto, parliamo di un impianto che si chiamerà “stadio” in onore alla memoria storica, ma la cui parte sportiva è costituita in realtà da un campo per gli allenamenti e per le giovanili con alcune migliaia di posti; certo non un terzo stadio in alternativa all’Olimpico e allo stadio Juventus. Ad esso si aggiungeranno però l’accoglienza per i giovani che vengono a studiare calcio in città, il museo del Toro attualmente esiliato a Grugliasco (e pure lì fa più visitatori di vari musei comunali), gli spazi sociali e i locali pubblici per i tifosi e per il quartiere.

Non si tratta dunque di un progetto commerciale come quello dello stadio Juventus (con tanto di ipermercato interno) che pure la Città ha finanziato in maniera ben più ingente tramite agevolazioni sul terreno e sulle licenze, ma di un bene pubblico, di proprietà di una fondazione di cui il Torino sarà solo un affittuario; un progetto voluto proprio dal quartiere, che ha addirittura inserito “Filadelfia” nel proprio nome ufficiale, e che ha la necessità di riqualificare un’area degradata. Non si tratta di un’opera olimpica con una vita di due settimane, che pure abbiamo finanziato con centinaia di milioni di euro, ma di un impianto capace di mantenersi economicamente da solo e di diventare un punto di riferimento per la città.

Quanto ai fondi, a fronte dei 3,5 milioni di euro che il Comune ora dovrà mettere, esso ha ricevuto negli anni quasi sette milioni di euro grazie alle speculazioni edilizie rese possibili dalle cubature generate dall’area dello stadio. E’ vero che 4,3 milioni in realtà sono stati persi; si tratta dei soldi che Cimminelli, il fornitore Fiat vecchio proprietario del Toro, aveva dato in garanzia per la ricostruzione del Filadelfia, e che il Comune avrebbe potuto incassare al suo fallimento. Purtroppo, quando il Comune ha rinegoziato gli accordi con chi ha rilevato il fallimento, ha commesso in maniera del tutto involontaria uno spiacevole errore di stesura del testo, il che ha permesso a chi ha rilevato il fallimento di andare in causa col Comune presso il Tribunale di Torino e vincerla, ottenendo di non dover più pagare questi 4,3 milioni. Ah, vi ho detto che chi ha rilevato il fallimento è la Fiat? Del resto non l’ha detto nemmeno La Stampa.

Comunque, il Comune ha potuto incassare 2,2 milioni di euro di oneri di urbanizzazione dal supermercato Bennet di via Taggia e dalle palazzine costruite grazie alle cubature dell’area, a cui vanno aggiunti 170.000 euro di fondi raccolti quasi vent’anni fa, con una colletta tra i tifosi, dal progetto diretto dall’ex sindaco Novelli (erano molti di più - si dice che solo il Comune mise 600 milioni di lire - ma a quanto pare Novelli ha investito i soldi in titoli che sono andati malissimo, per cui 170.000 euro è tutto ciò che è rimasto). Insomma, il Comune reinveste nell’opera ciò che ha incassato dai privati, che, come sempre in Italia, hanno concluso e guadagnato sulla parte privata dell’operazione da molti anni, mentre le opere pubbliche di compensazione urbanistica, in questo caso il centro sportivo, sono ancora da fare. Inoltre, il resto del costo sarà probabilmente coperto dal Credito Sportivo.

Va inoltre detto che, anche se si fosse deciso di destinare questi fondi ad altro scopo (ammesso che sia legale, dato che gli oneri di urbanizzazione sono destinati ad opere pubbliche di utilità urbana e non per altro), non li si sarebbe potuti usare per gli asili, che sono stati privatizzati non per mancanza di fondi, ma perché, dato che Fassino è uscito dal patto di stabilità, il Comune ha il divieto di assumere o comunque ingaggiare i precari che li tenevano aperti, anche avendo i soldi necessari. Inoltre, gli stipendi delle maestre sono spesa corrente e non possono essere pagati con soldi destinati agli investimenti.

Mi spiace dunque che tante persone si siano fatte prendere dalla disinformazione e dalla manipolazione mediatica riguardo a un progetto portato avanti dal basso, da tante persone, con tanti sacrifici per vent’anni. Purtroppo esiste, specie nella “sinistra bene”, un pregiudizio contro lo sport, il calcio in particolare, visto come attività riservata a maschi trogloditi dal congiuntivo debole. Basterebbe frequentare un po’ gli ambienti legati al Filadelfia per capire che non è così; e poi, va detto che in democrazia ogni cittadino ha il diritto di vedere realizzate le opere pubbliche che ritiene più opportune, e a giudicare dalla partecipazione i torinesi interessati al Filadelfia sono almeno pari, se non di più, a quelli interessati al fatto che gli asili siano gestiti da personale comunale anziché da personale delle cooperative.

Alla fin fine, sarebbe il caso di non cadere in queste guerre tra poveri, quando sarebbe possibile mandare avanti tutti i progetti in parallelo, se solo non avessimo avuto una classe politica che ha spolpato le casse pubbliche fino all’osso e che ora si diverte a giocare con l’informazione per metterci gli uni contro gli altri.


Cos'è la politica? E qual'è la differenza fra fare politica e fare demagogia o essere populisti? Per me non è fare politica fare i congressi, avere segretari, tesorieri, presidenti, sezioni che si riuniscono e pensano che solo per il fatto di riunirsi e parlare fanno politica. Questo si chiama cantarsela e suonarsela da soli. Cosi come non è fare politica organizzare serate con il patrocinio delle banche per parlare ai cittadini e far finta di essere interessati ai loro problemi. Parlo di questo.
Il giorno 31/05 alle 21 si terrà un convegno all'Unione Culturale, via Cesare Battisti 4b con la partecipazione dell'assessora Ilda Curti, dal titolo " Quali indirizzi di politica urbanistica per Torino?" Nel volantino d'invito si conclude dicendo : "Una nuova politica urbanistica dovrà perciò prevedere un'effettiva partecipazione dei cittadini al progetto di una città più giusta e più vivibile per tutti" .
E poi quando i cittadini chiedono di incontrare le istituzioni per questioni come la variante 255 (Salva Rockwood) non rispondono e fanno finta di niente. Questo è il "loro" modo di fare politica.

Ma veniamo a cosa significa per il Movimento 5 Stelle fare politica. Semplicemente fare quello che facciamo quasi tutti i sabati. Incontrare i cittadini nei luoghi pubblici e parlare con loro, capire le loro esigenze e poi presentare interpellanze o interrogazioni nei consigli di circoscrizione o comunali.
Oggi è stato bellissimo avere il banchetto circondato da una piccola folla per tutta la mattina. Il nostro gruppo della circoscrizione 5 di Torino ha semplicemente offerto gratuitamente il servizio di calcolo dell'IMU e la cosa ha avuto talmente successo che il 9 giugno dovremo ripeterla. Questo è per noi fare politica. Il resto sono chiacchiere.
foto della giornata.
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( partecipanti Albero Unia, Antonio Fornari, Roberto Merotto, Pilot Gianluca, Ivan Grippa, Giovanni Michele Franco e se ho dimenticato qualcuno perdonatemi )

Fonte http://movimentocircoscrizione5.blogspot.it/

La Movida che non rispetta le regole...

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Incontro con l'assessore Tedesco e presentazione del Patto, cioè un atto che arriva dopo mesi di mediazione tra cittadini, commercianti, gestori, polizia municipale. L'accordo è già firmato e non si potranno apportare modifiche quindi noi di Circoscrizione 1 veniamo solo messi a parte.

Sostanzialmente viene introdotta la patente a punti per i locali, 20 punti che si perdono se non ci si attiene alle regole. Alla perdita di tutti e 20 i punti il locale riduce di un'ora l'orario di chiusura.

Tedesco ritiene che questo sia uno strumento valido perchè non aggiunge sanzioni ma razionalizza e mette a sistema, mentre solo la sanzione inasprisce i gestori ma di fatto, i cittadini non vedono miglioramenti.

Sembra anche essere in arrivo l'ordinanza del Prefetto di non vendere bottiglie di vetro.

La riduzione dell'orario appare la soluzione con effetti migliori mentre la chiusura completa sembra non sortisse così gravi ripercussioni.
I locali che aderiranno al patto sono il 95%, resta comunque esclusa la zona Murazzi, già all'attenzione del Prefetto, perchè il patto è sperimentale e aderiscono piazza Vittorio e zone limitrofe. Sui Murazzi si è quasi del tutto risolta la morosità verso il Comune .

Considerazioni personali:

La Movida è un fenomeno in crescita esponenziale.

Il problema non è solo dei residenti, ma è anche un problema di ordine pubblico e di salute pubblica.

Per quale motivo non si attuano politiche di contenimento del consumo di alcool, vietando la pubblicizzazione dei sconti degli alcolici due per tre? Quale senso hanno allora le campagne di prevenzione?

Mi chiedo perchè non venga presa anche in considerazione la questione traffico, quando con l'aumento tariffe dei parcheggi blu sono penalizzati i commercianti diurni ma non quelli notturni.

Sarebbe auspicabile anche una Ztl notturna per contenere lo sforamento delle poveri PM10, magari facendo girare gli Star 1 e2 elettrici.

Infine ritengo un brutto segno che non si sia intervenuti per primi sui Murazzi, sancendo con la loro esclusione dalla patente a punti di fatto l'illegalità, per esempio con dehors abusivi o fuori metratura consentita, in cui si trovano.

La cosa più interessante è stato il suggerimento di una cittadina che ha descritto un apparecchio chiamato Decibell-kill che ridurrebbe automaticamente il rumore, contenendo i decibell nella fascia consentita e staccherebbe ad orario prefissato.

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Zanzara tigre a Torino, ma quanto ci costi?

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La zanzara tigre Aedes albopictus, originaria del sud-est asiatico, ha sfruttato i trasporti commerciali umani per diffondersi in molte zone del mondo, e se la sua comparsa risale solo a 10 anni fa quando a Genova fu trovata una colonia in un deposito di pneumatici usati , da allora si è diffusa in tutta la penisola compresa la nostra città.

A differenza della zanzara nostrana è decisamente più aggressiva, colpisce di giorno, viene attirata dal colore nero, mentre la nostra dal colore bianco e il suo territorio di azione è molto circoscritto , circa 150 metri.

Pur provenendo da regioni tropicali ha trovato anche modo di superare i rigori invernali in microhabitat adeguati,un luogo molto amato sono per esempio i cimiteri, mentre non ha antagonisti naturali cioè specie indigene lungamente insediate in grado di impedirne la diffusione.

Il modo migliore per combatterla è prevenendo la riproduzione cioè limitando al massimo i luoghi di riproduzione. Infatti depone le uova nei sottovasi delle fioriere, nelle pozzanghere, nelle caditoie, e in generale in qualsiasi recipiente che possa contenere acqua.

Il lavoro di contenimento sia numerico sia di diffusione si attua con un monitoraggio, con ispezionie sopraluoghi, utilizzando ovitrappole per stimarne la densità e la localizzazione e inibendo la riproduzione con l'immissione per esempio nei tombini e nelle grondaie del l Bacillus thuringiensis israelensis( Bti).

Per il contenimento naturale esistono inoltre le libellule, i pipistreli e pesciolini tipo gambusie , ma introvabili in città.

La Regione Piemonte già sensibile al problema della diffusione delle più comuni Culex nostrane nelle risaie è titolare di un contratto con la società Ipla , istituto per le piante di legno e l'ambiente che coordina le attività da 6 anni , mettendo a bilancio per combattere il fenomeno della diffusione dell'insetto 110.000 eurodivisi in :

-personale 85.000 euro

-prodotti 3.700 euro

-trattamenti zanzaratigre.gif3200 euro

-materiali 7.200 euro

Il Comune di Torino partecipa con la metà della spesa cioè 55.000 euro.

Rimangono invece fuori dal programma di contenimento i comuni limitrofi, cioè Settimo, Moncaglieri e Nichelino.

Ma anche i cittadini possono partecipare attivamente attuando una corretta prevenzione e segnalando al numero verde 800.171198 la presenza dell'insetto.

Le bugie dalle gambe corte...

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Giovedì 3 maggio 2011 eravamo in tribunale a Torino Palazzo di Giustizia" Bruno Caccia", per il processo contro 22 attivisti No-Tav, imputati di aver violato i sigilli della baita in Val Clarea più affettuosamente detta" Presidietto".

La baita costruita in perfetto stile locale è infatti stata eretta per ripararci dai rigori invernali e poter presidiare le opere del cantiere Tav, una vigilanza attuata dalla popolazione locale, ma anche dai tanti attivisti del movimento No-Tav che provengono da tutta Italia.

Al processo, partito con più di un'ora di ritardo, erano presenti in qualità di imputati anche Beppe Grillo e Alberto Perino e decine di fotografi e giornalisti attentissimi ad approfittare di ogni momento per chiedere interviste e commenti sull'accusa.

Il processo si è svolto con tranquillità, nessuna arringa da parte di Beppe Grillo che si è fermato il tempo necessario per l'identificazione che consisteva nel dichiarare le proprie generalità .

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=jhy_LrqoAvc#!

Questa invece è la cronaca data da Rai 3, e lascio a tutti voi commentare come ormai l'informazione venga continuamente e bellamente distorta.

Solo per chiarezza l'unico momento di tensione, c'è stato quando è scappato un 'applauso per la dichiarazione delle generalità del povero Giorgio, che appariva come imputato e attualmente agli arresti, sempre per fatti No-Tav. Era solo un'applauso di incoraggiamento per chi viene tenuto, dicono per motivi di spazio, nelle stesse celle dove si tengono i mafiosi e i peggiori criminali.

Concludo dicendo che è inutile che si cerchi di criminalizzarci, farci passare ore in tribunale, modificare le notizie, tanto con la rete siamo in grado di difenderci, di dare le informazioni in tempo reale.

E cogliamo anche la velata minaccia portata con l'apertura di servizio che recita:" Uno dei primi procedimenti penali..."come a spiegarci che ne seguiranno altri ancora...

Ma non ci abituerete a sentirci degli illegali , dei criminali, perchè la nostra è anche una battaglia ideologica come questo è chiaramente un processo politico...

L'aula bunker di Torino, aula che in passato aveva accolto i famosi processi contro le Brigate Rosse e i processi di mafia, è stato il luogo scelto per lo svolgimento del processo contro i due sindaci, rispettivamente Mauro Russo di Chianocco e Simona Pognant di Borgone , accusati di aver picchiato il 6 dicembre 2005, all'indomani del famoso sgombero di Venaus, due poliziotti.

Il processo si sarebbe dovuto svolgere a Susa , ma la motivo dello spostamento alquanto risibile era che era un tribunale troppo piccolo e non consentiva l'accesso ai disabili. Quindi in un gelido, e mi chiedo che se sia consentito tenere una temperatura così bassa, e alquanto inquietante tribunale di circa 1000 mt ben 34 persone, compresi poliziotti, testimoni,giudici, avvocati e i due imputati si sono ritrovati per celebrare il processo.

Abbiamo ascoltato con attenzione le testimonianze delle sette persone che erano vicini ai sindaci la mattina del 6 dicembre e che hanno raccontato, corredando la loro testimonianza con fotografie scattate proprio in quel momento, come Mauro e Simona avessero svolto il coraggioso ruolo di mediazione tra Forze dell'Ordine e manifestanti e mai avessero alzato le mani per picchiare .

Un poliziotto aveva accusato Mauro Russo di averlo colpito con una gomitata , lui in tenuta antissommossa con il casco con la mascherina abbassata, e di avergli rotto il naso, l'altro accusava Simona Pognant di averlo strattonato e procurato un grave problema alla schiena.

Nessuno però dei presenti che testimoniavano ricordavano di aver visto poliziotti contusi o feriti e l'autombulanza era sì arrivata, ma per soccorrere uno dei manifestanti con la testa rotta da una manganellata.

Ora il processo prosegue, come anche il tentativo di criminalizzazione del Movimento, l'abituarci a frequentare le aule dei tribunali, farci sentire dei delinquenti e della peggiore specie, ma una cosa è certa, se c'è ancora giustizia in questa povera Italia , che si faccia presto chiarezza su queste accuse , e soprattutto si smetta di dare la caccia alle streghe per dedicarsi alla caccia ai ladri, che in questo paese pare abbondino.

Aumentano gli homeless a Torino, ma chi se ne occupa?

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Digiunando al tendone in piazza Castello per il presidio "Ascoltateli" presidio per la riapertura del dialogo sul Tav, capita sempre più spesso di trovare persone che chiedono di poter condividere la tenda per passare la notte.

Sono i nuovi homeless cittadini, persone che inizialmente hanno perso il lavoro, poi successivamente, non potendo più pagare l'affitto hanno perso anche la casa e si sono ritrovati senza un posto dove dormire .

E dopo aver vagato, in una notte di pioggia, da un punto di accoglienza all'altro, trovano una tenda in centro città e chiedono di entrare.

Raccontano storie di vita vissuta, incredibili e purtroppo vere, e non si tratta di alcolizzati o malati mentali ma di persone che, spesso giovani, hanno perso dopo la casa soprattutto la speranza di poter ricominciare.

Sono un popolo silenzioso, perchè nella nostra società della povertà ci si vergogna, ma è un realtà di cui bisogna tenere assolutamente conto.

Le strutture di prima accoglienza ci sono

http://www.comune.torino.it/servizionline/schede/userTorinoE.php?context=torinoE&submitAction=homeIndice&id=700&idRoot=134&refLanguage=it

ma ci viene riferito che alcune sono chiuse e altre sono state dimezzate in numero di posti.

Ora questa realtà va indagata e con cura perchè se c'è qualcosa che sento come diritto di un uomo è quello di avere un tetto sotto cui posare il capo e se il risultato di tanto ostentato benessere è un aumento esponenziale dei poveri allora ben venga la sana decrescita di cui si parla da anni .

Come dire un po' meno ma un po' per tutti.

Qualche mese fa l'assessore Passoni è stato chiamato a rispondere alle nostre domande in merito alla controversa assunzione del portavoce del Sindaco.
Come ormai saprete, da corollario alla vicenda c'è un curriculum depositato agli atti ma non ancora on-line a 5 mesi dall'assunzione (come previsto per tutti i dirigenti), nel quale si legge "corso di laurea in.." ma per il quale, come confermato dall'Assessore in aula, non era stato conseguito il titolo di laurea (obbligatorio per gli incarichi dirigenziali), un contratto ex-art 110/267 che erroneamente riporta in testata "Dr. Giovannetti" ed uno stipendio che impegna le casse comunali per circa 1 mln di € in 5 anni.

Già allora avevamo espresso forti dubbi e contrarietà in merito a questa assunzione che conferiva un ruolo dirigenziale ad un soggetto privo del titolo di laurea, contrariamente a quanto sancito più volte dalla Corte dei Conti in altre regioni. Avevamo quindi scritto una mozione con la quale impegnavamo il Sindaco (unico soggetto titolato a farlo) a chiedere un parere alla corte dei conti, documento che è in discussione in questi giorni.

A distanza di 4 mesi, in seguito alla riorganizzazione della macchina comunale, con un'altra interpellanza abbiamo chiesto all'Assessore Passoni se vi fossero stati sviluppi in seguito alle nostre osservazioni. E indovinate un po' cosa ci è stato detto?

Al Portavoce del Sindaco è stato tolto l'incarico di Direzione del Servizio Centrale Informazioni e Rapporti con il Cittadino, quindi non ha più incarichi dirigenziali coerentemente con quanto previsto dalla legge essendo soggetto privo di laurea.
Una battaglia vinta, verrebbe da dire....e invece no, perchè, incredibile (forse non troppo) ma vero, non gli è stato ridotto lo stipendio. Una funzione in meno, cioè una responsabilità in meno, dovrebbe implicare senza se e senza ma una riduzione di stipendio. E invece no...almeno non per questa amministrazione.

Inutile ribadire per l'ennesima volta che uno stipendio con un costo annuale da €180.000 all'anno sia già una follia di per sé, e lo diventa ancor di più se si pensa alla situazione economica nella quale versa il comune. Diventa poi quasi una barzelletta se lo si paragona ad altri soggetti fuori dall'Italia come Jay Carney, il portavoce del Presidente Obama, che guadagna circa €118.000 all'anno.

Ma diventa davvero inaccettabile, una vera presa in giro, che a fronte di minori responsabilità non corrispondano minori compensi: se si alleggeriscono le funzioni deve diminuire lo stipendio, oppure questo per il portavoce del Sindaco non vale?

Cercansi scrutatori

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Non molti sanno che da qualche anno anche la nomina a scrutatore di seggio è soggetta alle spartizioni della politica: infatti gli scrutatori vengono scelti uno per uno dalla commissione elettorale comunale, un organo formato da tre consiglieri comunali più il sindaco. Come degli scrutatori nominati dai partiti possano garantire la massima correttezza delle operazioni elettorali è un mistero, ma in questo modo si ottiene la possibilità di far avere qualche soldo ai nominati in cambio di un lavoro facile facile a spese dello Stato, con in più uno o due giorni aggiuntivi di ferie dopo l’evento per riprendersi.

Certo, ogni tanto si esagera: è noto che i dipendenti GTT vengono precettati in massa per fare lo scrutatore o il rappresentante di lista (altra figura nominata dai partiti, non compensata ma che ha comunque diritto ai permessi e ai riposi compensativi) per conto di alcuni partiti e correnti del centrosinistra che storicamente controllano l’azienda, costringendo quest’ultima a lasciare a piedi i cittadini per mancanza di personale… evidentemente le elezioni sono prioritarie.

Potete dunque capire come la commissione elettorale sia importante, tanto è vero che in rete si trova tuttora questo opuscolo interno di Forza Italia, risalente all’anno di istituzione del meccanismo, in cui si legge, scritto in rosso e sottolineato, “È inutile sottolineare come, per garantire una nostra presenza all'interno dei seggi elettorali, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche del 9 aprile 2006, diventa di fondamentale importanza eleggere un consigliere di Forza Italia all'interno della Commissione elettorale del vostro Comune.”

Ovviamente, noi nella commissione elettorale non siamo rappresentati: è stata votata a inizio consigliatura con un accordo bulgaro, due PD e uno PDL. La prassi comunque vuole che i posti di scrutatore a disposizione siano rigidamente divisi: due terzi ai partiti della maggioranza e un terzo a quelli della minoranza, e all’interno dei due blocchi proporzionalmente al numero di consiglieri. E dato che a Torino ci sono 919 seggi e che per ognuno sono necessari tre scrutatori per i referendum o quattro per le elezioni, i posti da assegnare sono una bella quantità.

Siccome si avvicina il referendum regionale sulla caccia del 3 giugno prossimo (pochi lo sanno, tanto che noi abbiamo presentato una mozione per chiedere che il Comune informi sulla sua esistenza…), con 2757 scrutatori da nominare, ci è giunta questa tabellina:

Posti di scrutatore assegnati alla Minoranza Consiliare: n. 919. Così ripartiti:
Pdl 460
Lega Nord 173
Movimento 5 Stelle 115
Fli 57
Terzo Polo - Udc 57
Torino Libera No Euro Lista Grilli Parlanti 57

Come potete immaginare, non abbiamo nessuna intenzione di cercare 115 amici da segnalare in quanto simpatizzanti del Movimento (peraltro dovrebbero essere già iscritti all’albo degli scrutatori, come da domanda che si può presentare ogni anno a novembre: quest’anno contiene 35.021 aspiranti). Però ci siamo chiesti, a maggior ragione in questi tempi di crisi, perché riservare questa opportunità di lavoro a chi ha i contatti con un partito che può nominarlo? E dunque, invece di lasciare anche i “nostri posti” ai partiti, abbiamo pensato di aprire questa possibilità a chiunque, ad eccezione ovviamente di chi ha una tessera di partito in tasca e/o un partito che già lo nomina.

Invitiamo dunque chiunque sia già iscritto all’albo degli scrutatori e voglia essere nominato per il 3 giugno a compilare il modulo che trova in questa pagina. Avete tempo fino alle ore 12 di giovedì 5 aprile, dopodiché nel pomeriggio procederemo a un sorteggio tra tutti quelli che si saranno segnalati; ci è sembrato il metodo più equo… in attesa di poter andare in Parlamento a cambiare anche questa legge.

Sull'attentato al consigliere Alberto Musy UDC

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E' doveroso , dopo aver appreso del grave attentato al Consigliere comunale di Torino Alberto Musy esprimere solidarietà a lui ai suoi collaboratori, alla sua famiglia.

E' altresì doveroso dare solidarietà alla sua battaglia contro l'illegalità nella nostra città, soprattutto nell'attenzione verso i Murazzi, su cui aveva scritto un'interpellanza che doveva essere discussa in Comune.

Non è accettabile invece che si sottintendano legami tra questo attentato e il pacifico movimento NO-Tav che prosegue la sua battaglia non -violenta anche in piazza Castello con il digiuno di centinaia di persone.

La gravità del momento è acuita ancor più da falsi e tendenziosi suggerimenti che la stampa promuove riguardo alle contestazioni di Musy in Valsusa e non mettendo in luce il suo impegno per il contrasto dell'illegalità nel cuore di Torino.

Lasciamo che la Magistratura prosegua le sue indagini e i giornali non ipotizzino scenari assurdi.

Salvare l'ospedale Valdese

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Torino, 13 marzo. Sala piena, gente in ascolto anche all'esterno. Consiglio Aperto in Circoscrizione 8 per l'Ordine del giorno: "Riorganizzazione dell'Ospedale Valdese". Tema molto sentito dagli abitanti non solo del quartiere ma di un buon pezzo di città intera. Presenti anche moltissimi medici e altro personale del Valdese, giornalisti, politici ...valdese01g.jpg
Assenti invece invitati illustri: l'Assessore Regionale alla Sanità Paolo Monferino, passato sulla poltrona ancora bollente della Caterina Ferrero - di cui si sta occupando la magistratura - si giustifica con una lettera (letta pubblicamente dal Presidente Circoscrizionale Levi) in cui spiega che "riconfermiamo la volontà di mantenere tali servizi di tipo ambulatoriale, di day surgery e, più in generale, i servizi sanitari a carattere diurno." Niente di di sicuro tuttavia. Il piano regionale è in progress.
L'Assessore Comunale alla Sanità Elide Tisi, anche lei con una lettera esprime solidarietà alla circoscrizione affermando contrarietà alla "riconversione del Valdese". Assente anche il Direttore Generale Sergio Morgagni.
Apre gli interventi la capogruppo in circoscrizione8 PDL, Cristina Tommasi, da anni si batte per il Valdese ed è stufa di avere notizie dai giornali e non dai canali ufficiali dell'amministrazione pubblica, dimostrando come in Regione si ignorino le istituzioni più vicine al territorio.
Dal 2004, l'ospedale voluto dalla Tavola Valdese in San Salvario a Torino, è entrato nel SSN ed è pure tutelato con specificità dalla Legge regionale 11 del 2004. Sarebbero, secondo Giacomo Manuguerra - commissario Asl To1 e To2 - gli art. 1 e 4 ad impedire formalmente la trasformazione del Valdese in RSA ovvero Residenza Sanitaria Assistenziale, ovvero . Ma c'è chi riconosce che anche le leggi regionali possono essere ignorate.
Intanto oltre cinquemila firme raccolte dal comitato a difesa dell'ospedale. Il chirurgo Giuseppe Avogliero denuncia: "Ci aspettavamo, inoltre, di essere interpellati, ma nessuno ci ha ascoltati e non c'è nessuna intenzione di farlo." Le prestazioni ed i servizi della struttura sono state contate in migliaia l'anno scorso. I cittadini presenti sono la testimonianza di un'eccellenza palese in molte specialità.
Il Pastore Eugenio Bernardini, in rappresentanza Valdese, afferma "Ma i soldi della spesa sanitaria si sprecano proprio al Valdese?" e chiede il ripristino della Commissione consultiva apposita (dal natale 2009 non viene convocata) che coinvolge la Tavola Valdese e la Circoscrizione sui processi decisionali.
Intervengono tuttavia ben tre noti consiglieri regionali.
Nino Boeti (PD) dichiara di fare opposizione al Piano Sanitario regionale con numerosi emendamenti, propone poi trasferire la senologia delle Molinette al Valdese.
Anche Eleonora Artesio (Fed. Sinistra) annuncia i suoi emendamenti e definisce il Valdese "ospedale di territorio". Ed acutamente centra il nocciolo politico su cui la maggioranza in Regione sta strutturando la propria linea. Rivolgendosi ai professionisti medici in sala chiede loro di trovare una modalità di dimostrare l'eccellenza particolare del Valdese come "funzionale alla rete regionale", perchè sostanzialmente è questa l'obiezione della giunta di Cota alle proteste.
Ultimo Carossa (Lega) dichiara che dalle parole di Monferino emerge la volontà di salvare il grosso delle attività dell'ospedale, tuttavia lamenta l'attaccamento al mattone del personale medico. Anche quando è trasferita l'eccellenza resta tale, dice.
Una paziente oncologica, che ha proprio già "subito" il trasferimento da altro ospedale, chiede al leghista risposte ufficiali dall'assessore assente.
Io ho votato a favore dell'ODG in circ8 per impedire la trasformazione in struttura non ospedaliera e ripristinare la consultazione del territorio nelle decisioni.
Tuttavia la razionalizzazione andrà fatta. Anche il PD la farebbe. Il nodo centrale resta la "funzionalità alla rete". Una battaglia di relazione fra presidi. E speriamo che anche gli altri numerosi piccoli e medi ospedali sotto scacco riescano a sopravvivere. Perchè la salute pubblica è di tutti.

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Nell'ultimo consiglio comunale è stata approvata la nostra mozione che prevede che a breve venga attivata la diretta streaming audio sul sito del comune di Torino delle sedute pubbliche delle Commissioni consiliari.

La diffusione della diretta audio è un'iniziativa in favore della partecipazione e della trasparenza dell'attività di Palazzo civico. Le commissioni, luogo in cui si entra nel merito delle questioni che riguardano la Città analizzando e dibattendo le proposte nel dettaglio, si svolgono normalmente in orario lavorativo e la necessità di doversi recare fisicamente presso la struttura per poter assistere ai lavori genera un evidente disincentivo a seguirle.

Siccome oggi l'audio è già registrato e archiviato per adempimenti di verbale, questo intervento non comporterà alcun costo aggiuntivo per la città. Sarà, per tutti i cittadini che lo desiderano, una grande opportunità per partecipare e seguire i lavori dell'amministrazione, anche da casa o dall'ufficio.

Per noi è una grande soddisfazione poiché questa mozione rappresenta un primo passo avanti sul tema della partecipazione e della trasparenza, punti fondanti del nostro programma, scritto e condiviso con i cittadini.

E ora andiamo avanti con il resto...

Lo Stato mi deve difendere, non mi deve offendere...

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Stamattina piangevo, guardavo lo zaino che avevo preparato per la sera con dentro il sacco a pelo , l'asciugamano, lo spazzolino, la torcia e un po' di biscotti, pensando di partecipare al presidio dei terreni che avevamo regolarmente acquistato.

Non era solo per Luca del Cels che ho conosciuto come l'autista del furgone da cui Alberto Perino parlava nell'8 dicembre 2005 nel prato di Venaus, uno che c'era sempre, uno che si dava da fare, un'idealista...

Piangevo perchè un ragazzo pur di resistere era caduto da un traliccio alto 15 metri e per quanto si cercasse di sminuire l'accaduto, riportando la notizia come una semplice bravata, qualcuno pur di fermare il cantiere aveva messo a rischio la propria vita.

Ma DOVREMMO DARCI FUOCO PERCHÈ VENGANO ASCOLTATE LE NOSTRE RAGIONI?

Quanti Luca Abbà deve sacrificare la Valsusa?

Tutta l'Italia deve scendere in piazza e chiedere che il cantiere venga fermato , è tempo di riflettere, è il tempo di porsi dei dubbi, perchè se si è è disposti a morire per fermare il Tav non si tratta più solo di un treno.

UN PAESE VIOLENTO NON E' IL MIO PAESE

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Dopo una giornata dove abbiamo camminato per chilometri, sotto il sole , con in faccia il vento che spira senpre in Val di Susa, dopo una giornata di partecipazione, oltre 70.000 persone, anche se la Rai diceva 5000, di solidarietà, di rispetto della legalità. Dove hanno marciato bambini, handicappati, anziani, tantissimi giovani e non ho visto nessun terrorista...
La sera a Porta Nuova , dai racconti di chi era lì , i polizziotti non lasciavano andare via i ragazzi, salire semplicemente sul treno per tornarsene a casa. Ma che paese è questo?
Vi preparate per domani vero? Quando nella completa illegalità recinterete il Non-cantiere e le proprietà private dei cittadini? Da che parte sta la legge...ditemelo dopo i fatti di Porta Nuova.http://www.youtube.com/watch?v=fTk6Syrhvlk&feature=player_embedded

Vi paghiamo e non volete farvi riprendere

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Come alcuni sanno dall'inizio dell'insediamento in Comune e Circoscrizioni insieme ai Consiglieri del MoVimento è entrata la battaglia per la trasparenza, abbiamo iniziato a chiedere di fare entrare le telecamere nelle assemblee publiche come i Consigli QUI un riassunto di quanto abbiamo fatto in Circoscrizione 2.

L'ultimo capitolo è stato scritto Lunedì 13, durante l'ultimo Consiglio, da Fabio Versaci che ad inizio seduta ha acceso la sua telecamera...ma dopo pochi secondi tra i consiglieri, ma soprattutto tra i banchi della giunta, si notano i primi movimenti volti ad avvisare il Presidente dell'imprevista e scomoda presenza.

Sotto trovate il video integrale di quanto successo, la sala del Consiglio era piena di gente che ha visto un Presidente imbarazzato che non sapeva quale legge citare per evitare le riprese, alcuni cittadini si sono espressi in maniera forte verso tutto il consiglio " Vi paghiamo noi e non volete neanche farvi riprendere".

qui il video

I toni sono a tratti poco consoni ad una sede istituzionale, sentiamo il Presidente dare del giullare al cittadino Fabio Versaci.

Tra i Consiglieri uno dei più adirati alla vista della telecamera è Plazzotta (Lega Padana Piemont - Lista del grillo ecc.), dopo aver sentito il Presidente dire che non si può riprendere incalza dicendo : " c'è la legge, qui non siamo come in altre Regioni che fanno quello che vogliono"

Continueremo sicuramente la nostra campagna per la trasparenza in tutte le Circoscrizioni perchè proprio non riusciamo a capire come mai dei personaggi pubblici siano così allergici a delle telecamere.

A voi i commenti...a prestissimo gli aggiornamenti

Puzza di soldi bruciati

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Del problema della puzza di marcio che a ondate ammorba Torino, specie di notte, ci occupiamo sin dal principio; ne avevamo già parlato a novembre. Il consiglio comunale ne ha discusso di nuovo grazie a un nostro ordine del giorno, in cui ponevamo una richiesta molto semplice: chiudere l’impianto responsabile della puzza.

Vale la pena ripetere che la puzza ormai è ben documentata e che la sua origine è accertata. Non viene tanto, come spesso si crede, dalla discarica di Cassagna, sita nell’area alle spalle della tangenziale tra Collegno, Druento e Pianezza, in cui anche Torino porta i rifiuti indifferenziati; viene invece dall’adiacente impianto di compostaggio Punto Ambiente.

L’impianto è di proprietà del CIDIU, l’azienda dei rifiuti di Collegno, Grugliasco e Rivoli, e accoglie l’organico di questi comuni (quello torinese va a Pinerolo). E’ entrato in funzione nel 2009 ed è costato ben 22 milioni di euro, che il consorzio suddetto ha preso a prestito dalle banche dando come garanzia i futuri introiti del trattamento dei rifiuti. Peccato che, per errori di progetto, lasci uscire una puzza mefitica che ammorba l’intera città.

Ora, direte voi, se una attività industriale puzza e da anni rende impossibile la vita ai cittadini la si chiude d’imperio, no? L’abbiamo detto anche noi, ma purtroppo la politica non funziona così. Già, perché se l’impianto non funziona il CIDIU non guadagna, e se il CIDIU non guadagna non può pagare i debiti contratti per realizzarlo, e se il CIDIU va a picco si aprono voragini nelle casse di Rivoli, Collegno e Grugliasco e degli altri Comuni soci minori, tra cui Alpignano e Pianezza.

E siccome la Città di Torino, danneggiata dalla puzza, e la Provincia di Torino, che è l’unica che può ordinare la chiusura dell’impianto, sono governate dalla stessa parte politica che governa Rivoli, Collegno e Grugliasco, uno sgarbo del genere è politicamente inopportuno. Di qui il fatto che la vicenda si sia trascinata per anni e che le contromisure prese siano sempre parziali; l’ultima è stata, a dicembre, la riduzione alla metà della quantità massima di rifiuti trattata dall’impianto.

Ma qui entriamo in gioco noi e il nostro “fiato sul collo”; e dunque abbiamo messo sul tavolo un atto per cui la Città chiedesse formalmente alla Provincia la chiusura dell’impianto per il tempo necessario a ristrutturarlo ed eliminare gli odori (la ristrutturazione costerà ai collegn-grugliasc-rivolesi un’altra decina di milioni di euro, ma mica possiamo tenerci la puzza). Gli impianti di compostaggio per accogliere temporaneamente l’organico di Punto Ambiente non mancano: basta volere.

La discussione in commissione, il 2 febbraio, è culminata nel classico intervento da bastian contrario del consigliere Viale (radicale del PD) sul fatto che lui non aveva mai sentito questa puzza e dunque si trattava probabilmente di una psicosi collettiva. Superata l’obiezione con una generale conferma di tutti - assessore compreso - a proposito dell’effettiva esistenza della puzza, ci fu però detto che la richiesta di chiusura non aveva senso, perché bisognava attendere che la riduzione della quantità di rifiuti adottata a dicembre avesse effetto; l’organico impiega circa tre mesi a marcire, quindi il beneficio completo sarebbe scattato a marzo. E che problema c’è? Noi siamo arrivati in aula con un auto-emendamento che diceva di aspettare aprile, ma poi, se la puzza continuava, di chiudere comunque l’impianto.

In aula, è stato il presidente di commissione, Grimaldi di SEL, a chiederci di eliminare la richiesta di chiusura dell’impianto, lasciando solo la parte che diceva di aspettare aprile. Ma noi avevamo pronta la controproposta; abbiamo eliminato la richiesta al CIDIU di bloccare subito l’impianto, ma abbiamo lasciato la richiesta alla Provincia di chiuderlo per la ristrutturazione anti-puzza, che era la cosa importante. A questo punto, dopo una ulteriore dimostrazione di disponibilità politica, non c’erano più motivi per non votare l’atto; e difatti l’ha votato tutta l’aula, a parte il solito Viale e l’astensione della Lega (forse l’olfatto padano è meno sensibile): obiettivo raggiunto.

Esiste dunque ora un atto formale della Città di Torino, che prende posizione chiedendo alla Provincia di obbligare il CIDIU a ristrutturare l’impianto se entro aprile la puzza non sparisce. E’ il massimo che possa fare la Città, visto che l’impianto non è di sua competenza; nel frattempo, nei comuni limitrofi è il caso che comincino a chiedere conto dei soldi così mal spesi in questo progetto…

"Spifferi a 5 Stelle" ?

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Spiffero.jpg

Oggi Lo Spiffero ha colto l'occasione per pubblicare un articoletto di poche righe intitolato "Svarioni a 5 Stelle", riprendendo una polemica su Facebook da parte di un consigliere della terza circoscrizione che, in mancanza d'altro, fa dell'attacco ai "grillini" il centro della sua azione politica. LINK
La realtà è ovviamente ben diversa da quanto raccontato: qualche mese fa abbiamo scritto una proposta di delibera di iniziativa consiliare per modificare il regolamento comunale degli istituti di partecipazione, come primo passo di una serie di proposte per favorire la partecipazione dei cittadini. Difatti, nonostante la legge 267/2000 permetta l'accorpamento di referendum locali con operazioni di voto regionali, nazionale ed europee, il regolamento della città di Torino lo vieta in modo esplicito. Per questo motivo, con una proposta di delibera di nostra iniziativa, abbiamo proposto la modifica del comma 2 di questo regolamento per accorpare quando possibile i referendum cittadini ad altre elezioni che si svolgano nello stesso periodo, con un significativo risparmio per le casse del Comune.
Dove nasce la polemica? Secondo lo Spiffero e altri soggetti, ci sarebbe una sorta di nostra dimenticanza circa l'esistenza del comma 1, riguardante l'obbligo di tenere il referendum cittadino tra 15 giugno e 15 luglio, mentre i referendum nazionali si devono tenere entro il 15 giugno.
Certo è un vincolo non da poco, e infatti non ce ne siamo assolutamente dimenticati, tant'è che il comma in questione è addirittura riportato nel testo della proposta di delibera che abbiamo presentato. LINK
Abbiamo tuttavia deciso di non inserire l'abrogazione di questo comma in questa prima fase, in quanto prima volevamo verificare se vi fosse in generale una volontà politica favorevole all'accorpamento. Inoltre, anche dal punto di vista tecnico è normale cominciare a far valutare agli uffici, nella prima stesura della delibera, il punto potenzialmente più controverso.
L'adeguamento delle date può essere fatto successivamente, ad esempio in sede di discussione della delibera in consiglio comunale, se (come appare) tutte le forze politiche sono d'accordo.
Comunque, tutte le proposte migliorative del testo sono benvenute, e siamo lieti di aver finalmente suscitato interesse sul tema della partecipazione dei cittadini.

Non puoi ridurre il No-tav ad una scritta sul muro.

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In questi giorni dovrò discutere di una interpellanza della Lega Nord contro la scritta No Tav sui muri di via Roma.

Non è la prima volta che devo difendere le cose in cui credo e questa sarà, dopo le varie mozioni di solidarietà alle forze dell'ordine, che sono state calendarizzate l'anno scorso nelle varie Circoscrizioni , l'ennesima occasione per parlare di qualcosa che conosco e conosco bene.

Del Movimento N0-TAV, una realtà che nasce in Val di Susa , venti anni fa, con piccole riunioni in cui si invitavano i cittadini per far sentire il rumore che un treno ad Alta Velocità avrebbe creato , concentrando il suono, in una valle abbastanza stretta come la nostra.

Ricordo più tardi le conferenze di tecnici di diverso indirizzo,gli uni pagati che proponevano gli indubbi vantaggi dell'Opera, gli altri che volontariamente ed onestamente ci spiegavano quale devastazione avrebbe comportato ambientalmente alla Valle ed economicamente all'Italia.

Ricordo le giornate passate ai presidi, esempio moderno di AGORA' dove trovavi dall'operaio di fonderia al professore di Università e conversavi per ore davanti ad una fetta di polenta e un bicchiere di vino locale.

Ricordo che mi rivolsi a mio marito dicendo:"Ma io volevo solo fermare un treno non un sistema economico", rendendomi conto che quella non era solo una battaglia, ma la madre di tutte le battaglie ambientaliste e soprattutto un modo diverso di intendere l'economia.

Ora in Circoscrizione si parlerà di muri , di scritte inappropriate e che io stessa non approvo e che un inadeguato servizio d'ordine ha permesso.

Non si parlerà del 2005 quando migliaia di persone sfilarono in città e un servizio d'ordine improvvisato dai No-Tav non solo impedì scritte sui muri ma addirittura ripulì le strade, Mauro Galliano in coda con la scopa... e non si parlerà del libretto scritto da Cavargna, che io ho regalato alla Circoscrizione perchè leggano le ben 150 ragioni di contrarietà al Tav.

Tutto verrà sminuito ad una scritta su un muro, dimenticando le persone che sono in prigione , quelle che sono state accusate, quelle che sono state indotte a tacere.

Allora, forse, quella scritta sul muro io la incornicio mentalmente e la considero alla stregua di un'opera d'arte contemporanea, perchè esprime la sofferenza di una Valle che lotta contro un destino che non coinvolge solo lei ma la situazione economica di tutta l'Italia, perchè porta con sè tutta la rabbia di chi , sotto la neve e il freddo continua a presidiare il territorio, di chi è stato gasato, di chi scrive, tratta, prova a combattere per un mondo diverso. Migliore.

Ultimo arrivato...ben accontentato.

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Ieri abbiamo finalmente nominato il terzo membro del collegio dei revisori dei conti.

Il Collegio è disciplinato dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000 n. 267 (all'articolo 234) e dallo Statuto della città di Torino (art 82). Ai sensi della 267, il collegio è composto da tre membri che restano in carica tre anni e , ai sensi dello statuto della Città, in caso di dimissione di un componente, il revisore deve essere sostituito entro 30 gg.

Il collegio dei revisori svolge un ruolo fondamentale di controllo e indirizzo e ha dei compiti molto importanti e ampi che, con la recente evoluzione, normativa si stanno ampliando sempre più, tanto è che secondo le recenti indicazioni, si sta tramutando addirittura in un ruolo di vero e proprio controllore della legittimità della spesa, a tal punto che la Corte dei Conti sembrerebbe anche avvalersi dei revisori per svolgere le proprie funzioni di controllo.

Insomma, un ruolo chiave...e cosa succede in comune? Da Ottobre 2010 la città ha solo due membri anziché tre...Come mai?

Mancava l'accordo politico sul nome oppure una semplice dimenticanza? Difficile pensare che si possa trattare di una dimenticanza, non solo perché c'era già stato un bando al quale non era conseguita la nomina nel dicembre del 2010, ma anche perchè l'organo composto solo da due membri era evidentemente sotto staffato.

Anche per questo motivo, in seguito alla nostra interpellanza, abbiamo chiesto un'audizione in commissione controllo di gestione dell'organo, per capire se sia stato in grado o meno in questo periodo di adempiere al suo compito.

Così a Dicembre 2011 (con scadenza a gennaio 2012) viene aperto di nuovo il bando e sono pervenute le candidature. I nomi sono parecchi, abbiamo il plico di cv sulla nostra scrivania da venerdì. Stranamente, però, ieri mattina ci viene consegnato un ultimo nominativo, Anna Paschero: revisore dei conti, ex assessore del Comune di Rivoli ed ex staffista tra il 2001 e il 2010 della ex presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso.

E indovinate chi viene votato ed eletto alla carica? Anna Paschero. Sarà proprio un caso?

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Eppure manca qualcosa

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La vicenda dell’Opera Pia Lotteri, storica casa di riposo torinese, ritorna ciclicamente sui giornali da alcuni anni. L’Opera è una di quelle classiche istituzioni ottocentesche, fondata da un prete e finanziata nei decenni dalle donazioni del meglio della borghesia torinese; attualmente ospita alcune decine di anziani non autosufficienti, nel suo grande complesso di via Villa della Regina. A partire dagli anni ‘90, un po’ per una gestione poco attenta e un po’ per i costi delle ristrutturazioni necessarie per adeguare i vecchi edifici, l’ente ha cominciato ad accumulare debiti, fino al fallimento. Ma la storia è tutt’altro che chiara, e a metà dicembre siamo andati a discuterne direttamente sul posto col nuovo commissario dell’ente, l’ex assessore Marco Borgione.

Nel novembre 2007, sotto il peso di oltre sette milioni di euro di debiti, l’ente fu commissariato; la Regione, allora guidata da Mercedes Bresso, la affidò ad Adolfo Repice, al tempo segretario generale del Comune (il segretario generale è una figura tecnica ma assolutamente vitale, perché certifica la regolarità di tutto ciò che il Comune decide; e Repice era grande amico di Chiamparino).

Se ci seguite, il nome di Repice non vi è nuovo: è il signore che abita in un maxiappartamento di lusso in corso Massimo d’Azeglio 2, vista Valentino, che il Comune gli affitta ad equo canone; il Comune lo ricevette in eredità da una signora che voleva così finanziare borse di studio e garantirsi la manutenzione della tomba… qui vedete com’era ridotta, dopo una interrogazione e due interpellanze sono intervenuti. Alla fine del mandato di Chiamparino, Repice si trovò un’altra occupazione: lo stesso Chiamparino e l’attuale ministro Profumo contribuirono alla sua elezione a sindaco di Tropea. Peccato che dopo solo un anno l’abbiano cacciato pure da lì, dopo che Tar e Consiglio di Stato hanno riscontrato irregolarità in alcuni seggi elettorali della ridente cittadina calabrese.

Dunque, Repice tentò inizialmente di vendere la struttura, ma l’asta nel 2009 andò deserta; allora cercò qualcuno che se ne assumesse la gestione. La gara fu vinta dalla società Villa Maria Pia Hospital, del colosso Villa Maria Pia del ragionere romagnolo Ettore Sansavini, che forse alcuni ricorderanno da una memorabile puntata di Report; i più ignorano la sua esistenza, ma è uno degli uomini più ricchi del Paese. La società in questione offrì 14 milioni di euro per aggiudicarsi la gestione della struttura per quarant’anni; ci furono ricorsi da altre case di cura private, e si arrivò così al gennaio 2011.

Il 14 gennaio, il Tar respinge il ricorso e si potrebbe procedere; tra le mani di Repice, però, i debiti erano ormai esplosi a 16 milioni di euro - più che raddoppiati in meno di quattro anni. I creditori avevano dunque fatto partire le procedure di pignoramento, e il 25 gennaio era fissata l’asta giudiziaria per vendere all’incanto i beni dell’ente - essenzialmente il complesso di via Villa della Regina, ovvero vari edifici, in parte storici, e un pezzo di parco, in una delle zone più chic e costose di Torino - per coprire 11,9 milioni di euro di crediti.

All’asta arrivano tre offerte, e vince… Villa Maria Pia Real Estate, sempre dello stesso gruppo, che offre 13,5 milioni per la proprietà dell’intero complesso. Di fatto, pagando anche un po’ meno, in questo modo Villa Maria ottiene ben di più: immobili per complessivi 9000 metri quadri più giardini, in una zona di lusso. Vogliamo dire 3000 euro al metro quadro, perché sono da ristrutturare? Fa 27 milioni di euro. Ma se mai venisse autorizzato il cambio di destinazione dell’area, da casa di riposo ad appartamenti, il valore sarebbe di molto superiore: quanto vale al metro quadro un appartamento in via Villa della Regina angolo corso Lanza?

Nell’agosto, dopo che sono cambiate sia la giunta regionale che quella comunale, la Regione decide infine di ringraziare Repice e cambiare commissario, nominando Borgione. Egli si ritrova in una situazione difficilissima: il servizio tira avanti, gestito direttamente dall’ASL (anche perché così le rette, da 80 a 100 euro al giorno, possono essere usate per pagare i lavoratori e non i creditori), ma sempre in passivo (anche se minimo rispetto al passato) e senza prospettive chiare. L’ente ha 22 dipendenti, ma quattro aspettano la pensione e otto sono inabili agli sforzi richiesti dall’assistere anziani non autosufficienti (questi sono tra i motivi per cui la stessa casa di cura gestita in regime pubblico, con garanzie e sindacati di mezzo, accumula debiti, mentre gestita da un privato, con precari e cooperative di mezzo, genera utili). E, gentilmente, la nuova proprietà scrive al commissario che loro adesso sono occupanti abusivi e se ne devono andare.

E succedono altre cose strane: per esempio, esiste una legge che dice che un immobile di un ente pubblico destinato allo svolgimento di un servizio pubblico non è pignorabile, proprio per evitare situazioni come questa; ma l’opposizione al pignoramento viene respinta dal giudice, sulla base di una lettera di un funzionario regionale prodotta dai creditori.

Si arriva dunque all’inchiesta di questi giorni, che coinvolge Repice e il presidente del Tar Piemonte Bianchi, accusati di avere aggiustato le sentenze del gennaio 2011, in cambio di una raccomandazione alla Rai per il figlio di Bianchi. Se fosse vero sarebbe tremendo, ad esempio per la quantità di comitati di cittadini che hanno faticosamente raggranellato migliaia di euro per ricorrere al Tar contro delibere del Comune ritenute illegittime, per vedersi poi respingere il ricorso: ora tutti si staranno chiedendo se veramente tra Tar e Comune ci siano consultazioni prima delle sentenze.

Vedremo quali saranno i successivi sviluppi di questa vicenda, ma penso che ne abbiate capito il senso: sia sull’assistenza sanitaria che sul patrimonio storico degli enti di beneficenza girano cifre da capogiro, a fronte delle quali non ci si ferma davanti a niente; e sono cifre che quasi sempre vengono dalle nostre tasche o da quelle dei nostri antenati.

E’ per questo che vorrei aggiungere una postilla che, negli articoli scandalistici di questi giorni, non leggerete. Non vi sembra che in tutta questa discussione manchi qualcosa? Tra aste, inchieste, burocrazia, politica, business un elemento è scomparso, ed è quello che invece, visitando queste strutture, ovviamente colpisce per primo.

E’ il fatto che all’Opera Pia Lotteri ci sono tuttora decine di persone, che si trovano a trascorrervi gli anni che le separano dalla morte, spesso in solitudine, spesso in malattia, in ogni modo deboli, senza potersi difendere, con il solo aiuto di chi, nonostante tutto, nonostante la crisi e i tagli e le manovre, ancora si dedica a loro.

Se c’è un motivo per cui serve la politica, è proprio quello di difendere chi non può difendersi da solo, e ricordare che la grande macchina della sanità e dell’assistenza deve essere al servizio delle persone, e non il contrario.

Nevica, governo tecnico

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Quella del titolo è la battuta della settimana, che ovviamente a Palazzo Civico è stata molto movimentata; con tanto di due o tre commissioni andate buche per sparizione degli assessori, che Fassino ha mandato a sorvegliare lo spalamento neve in giro per la città, uno per Circoscrizione - per dire quanto erano disperati.

Decine di migliaia di torinesi sono infuriati per come è stata gestita l’emergenza neve; basta girare Facebook e forum per leggere tonnellate di insulti al sindaco. La macchina comunale ha retto fino a lunedì, ma tra martedì sera e giovedì mattina c’è stato un vero tracollo, con strade impercorribili, piccole Siberie in ogni periferia, ingorghi e incidenti ovunque, mezzi pubblici fantasma e ogni genere di problema (più sotto troverete una piccola rassegna di mie fotografie). Lega e PDL ci hanno marciato in ogni modo possibile; noi abbiamo scelto una linea diversa.

Invece di fare polemica, infatti, credo che sia utile individuare alcuni aspetti specifici che hanno funzionato particolarmente male, e con calma, nei prossimi giorni, segnalarli e pretendere che vengano affrontati per la prossima volta. Io comincio a elencarne alcuni: l’elevata quantità di condomini che non provvedono a pulire il proprio marciapiede, apparentemente senza che vi siano effettivi controlli; l’incomprensibile balletto di chiudo-apro-no,chiudo-no,apro le scuole, perdipiù senza coordinamento con i Comuni vicini; l’esistenza di terre di nessuno che non si sa chi deve pulire; la mancanza totale di pulizia delle piste ciclabili; l’indisponibilità di mezzi pubblici aggiuntivi da mandare in giro quando il traffico rallenta, per ridurre i tempi d’attesa che altrimenti salgono; la mancata pulizia dei parcheggi all’aperto; e l’incomprensibile scelta di sospendere la ZTL quando invece si doveva cercare di ridurre il numero di auto in giro (ma a Torino, si sa, qualsiasi scusa è buona per sospendere la ZTL). Allungate pure l’elenco.

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Mercoledì sera, stazione Re Umberto della metro: per arrivare lì dal Municipio ho impiegato oltre mezz’ora, dato che in via Milano secondo il pannello 5T non transitava niente (forse un 4 dopo venti minuti) e che ho atteso quasi venti minuti al gelo nella centralissima via Pietro Micca senza che passasse nemmeno un mezzo di nemmeno una linea in nessuna delle due direzioni; ho poi corso per prendere in via Arsenale un 15 visto apparire all'orizzonte. Finalmente giungo alla metro e trovo i tornelli aperti, e penso: guarda che sveglio l’assessore Lubatti, ha reso gratuita la metro perché è l’unico mezzo che gira. Invece no, i tornelli erano proprio rotti e spalancati per il freddo (secondo il giornale, sono poi andati col phon a scongelarli).

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Mercoledì sera, stazione Re Umberto (lato sud): questa scala mobile è rotta da tre mesi (io ho già fatto tre interpellanze in sette mesi sui malfunzionamenti della metro, l’ultima una decina di giorni fa). Certo che se devono subire pure cinque centimetri di neve, c’è da chiedersi come facciano ad aver mai funzionato; la Città da anni deve tirar fuori i soldi per realizzare la copertura delle uscite, ma preferisce buttarli in manutenzione straordinaria.

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Mercoledì sera: il primo tratto pulito è quello del mio condominio, quello successivo, davanti al giardinetto, è del Comune; la foto si commenta da sola. I primi pulitori comunali sono arrivati lì stamattina (sabato).

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Giovedì mattina, piazza XVIII Dicembre: una folla attende mezzi pubblici che sono una rarità (matematicamente, se aumenta il tempo di percorrenza e i mezzi in servizio sono sempre gli stessi, aumenta proporzionalmente il tempo di attesa).

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Giovedì mattina, via Pietro Micca: se sono così le strade più centrali, figuriamoci la periferia.

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Giovedì mattina, capolinea del 29 in piazza Solferino: la fermata chiaramente non è mai stata pulita da quando, cinque giorni prima, ha iniziato a nevicare.

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Venerdì mattina, corso Re Umberto: questa sarebbe una pista ciclabile che è anche il percorso pedonale di accesso alla fermata (geniale anche senza neve). Nonostante abbia smesso di nevicare da ventiquattr’ore, pare proprio che non sia passato nessuno a pulire.

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Venerdì mattina, pista ciclabile di via Bertola, il principale accesso ciclabile al centro da ovest. Mai pulita, il sentiero che vedete è stato conquistato dai pedoni. Su un forum però (non scherzo!) ho trovato uno che ringrazia il Comune, è un praticante di mountain bike e ha usato la pista per allenarsi al fuoristrada invernale…

Per qualche settimana in commissione pari opportunità si è discusso del tema della prostituzione. il tutto è nato a fronte di una proposta della Lega Nord approdata in commissione consiliare: un ordine del giorno che invitava il governo a discutere una proposta di legge (in particolare la proposta di legge Lussana) presentata dalla Lega stessa.

Pur riconoscendo l'importanza del tema, sia io che Vittorio abbiamo ritenuto che questa versione del documento fosse davvero invotabile per svariati motivi. Ad esempio il testo della proposta di legge Lussana, già nelle premesse stesse della proposta, aveva punti difficilmente condivisibili, quali l'inclinazione ad affrontare il tema come una questione morale e di decoro pubblico. Inoltre, un punto dell'impegnativa dell'ordine del giorno della lega faceva intravedere nella prostituzione una "interessante" fonte di entrata per i comuni che, vista la situazione finanziaria attuale tanto drastica, avrebbero dovuto, secondo i proponenti, compartecipare alle entrate.

Non volendo però ignorare l'importanza del tema e l'esistenza del fenomeno, in commissione, insieme alle altre forze politiche abbiamo affrontato la discussione, senza pregiudizi e non sul piano morale, proponendo tutta una serie di modifiche al testo, rendendolo una presa d'atto dell'esistenza del fenomeno ed un invito al parlamento a discutere le proposte di legge sul tema della prostituzione

Testo che alla fine abbiamo votato lunedì in consiglio a favore, riconoscendo la necessità di aprire un dibattito sul tema, senza farne una questione morale, cercando soluzioni che siano nell'interesse di tutte le parti coinvolte, soprattutto quelle più deboli, tutelandone la salute, difendendo la dignità della donna e cercando di contrastare i fenomeni di violenza.

Quanto riportato da alcune fonti giornalistiche, non solo è in contrasto con quanto emerso dalla discussione in commissione e in aula, ma è anche una strumentalizzazione, di chi, forse, il problema non vuole che venga affrontato in modo serio dalle istituzioni.

La crisi c'è, è reale , i consumi o diminuiscono di quantità o lo devono fare per qualità rivolgendosi ,per quanto riguarda l'abbigliamento, esclusivamente al mercato asiatico.

Ma in netta contrapposizzione a un'economia globalizzata, dove non sappiamo più dove, cosa e come compriamo, che non ci dà nessuna possibilità di valutare anche solo la possibilità che il lavoro sia svolto da adulti piuttosto che da bambini, ecco che a Torino nasce spontaneamente una nuova forma di economia.

Inizialmente alcuni gruppi di mamme allestiscono, per la raccolta annuale fondi per la scuola Tommaseo ,un banchetto con tanti oggetti , collane, cappellini, sciarpe , realizzati con l'uncinetto o i ferri nei momenti di svago, chiaccherando tra amiche. E' un successo di vendita e di pubblico.

Ma la passione non si ferma e la sorella di una mamma della stessa scuola , incomincia a realizzare colli e sciarpe in pura lana italiana e la passione dilaga.

I prezzi sono buoni la qualità dei materiali ottimi, così rinunciare all'usa e getta" di un prodotto scadente è un passaggio più facile.

Anche per le graziose vie del centro prendono vita piccoli punti vendita di lana e in via San Massimo puoi trovare un negozio dove vendono cappottini per cani realizzati dalla proprietaria che li sferruzza proprio dietro al bancone.

E se proprio Ghandi, mentre parlava alle folle, filava e indossava gli abiti tradizionali indiani per salvare l'economia del suo paese, anche un gesto come autoprodurci qualcosa dell'abbigliamento o favorire lo sviluppo diun'economia locale, ha un grandissimo valore.

Se poi questi lavori diventassero corsi da seguire a scuola , come succede in questo periodoLavoro-a-maglia.jpg negli Stati Uniti, certo sarebbero più produttivi di quei videogiochi, che isolano, che tengono occupati per ore, senza vedere mai un risultato concreto, come invece può essere invece una calda sciarpa intorno al collo.

Verticalife: Che viaggio del CUBO

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Sono apparsi come cubi di legno compresso abbandonati da qualche camion in posti strategici della città e ci rimarranno fino al 26 febbraio 2012, per poi essere donati alla Circoscrizione.

I cubi sono in P.zza Corpus Domini - P.zza Statuto - P.zza XVIII dicembre fronte Stazione Porta Susa - P.zza Duca d'Aosta - P.zza San Secondo. e sono assolutamente irrispettosi del contesto in cui sono stati posizionati e per nulla graditi ai cittadini.

Ma la loro storia inizia il 30 novembre in Circoscrizione quando, nonostante le mie proteste viene concesso il contriibuto di 3900 euro all'Associazione Verticalife

relativamente al progetto di una mostra fotografica che prevede la realizzazione di 5 installazioni collegate da un percorso di orienteering urbano e 5 serate/incontro sui temi della mostra stessa.

Il progetto presentato dall'A.S.D. Verticalife prevede la realizzazione di una mostra all'aperto con fotografie a carattere culturale/sportivo le cui tematiche si riconducono a viaggi realizzati in giro per il mondo e vengono proposti come un'occasione di fruizione di atmosfere esotiche soprattutto per quelle fasce di popolazione che non possono permettersi viaggi impegnativi in luoghi lontani.

Davvero solo con questa premessa io volevo bloccare il contributo perchè ritengo che fosse a quel punto più sensato pubblicizzare gli internet point delle biblioteche cittadine dove tutti, tramite internet, possono viaggiare dove gli pare.

L'obiettivo specifico dell'esposizione e del progetto nel suo insieme è quello di offrire la possibilità ai cittadini della Circoscrizione 1, e in particolare agli anziani e ai giovani, di essere trasportati in luoghi lontani e difficilmente accessibili.

Ora visto il tipo di installazzione, come si può far pensare di far viaggiare i cittadini con 10 fotografie?

Altra chicca del progetto "La sensazione che si vuole far vivere al cittadino è quella dell' esplorazione e dell'avventura che caratterizza i viaggi, raccontati con gli strumenti tecnologici innovativi e le applicazioni multimediali delle installazioni" e qui la tecnologia la voglio proprio vedere perchè cos'abbia di tecnologico un cubo di legno normalmente usato per l'imballo me lo devono spiegare.

Ultimo regalo le installazzioni verrano donate alla Circoscrizione come patrimonio mobiliare e anche qui mi piacerebbe sapere cosa se ne farà la Circoscrizione di questo bel dono.

Ritengo che la mia richiesta di vedere preventivamente le fotografie e anche il tipo di installazzione fosse doveroso per il Coordinatore che ha proposto il progetto, nulla di personale con l'Associazione che ha semplicemente presentato un progetto.

Questo perchè esistono progetti validi che vanno votati e con il contributo premiati ed è proprio responsabilità dell'amministrazione votare i buoni progetti e cassare quelli poveri di contenuti e di poca rilevanza culturale.

Torino sperimenterà il bilancio partecipativo?

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Questa settimana è approdata per la prima volta in commissione bilancio la nostra proposta di sperimentazione del "bilancio partecipativo".
La mia prima impressione è stata che molti consiglieri conoscessero ben poco o addirittura non avessero mai sentito parlare dello strumento, impressione confermata dopo una decina di minuti di dibattito.

Suddetta impreparazione, in parte, è giustificabile per due motivi: il primo è che non è stato facile spiegare in pochi minuti la proposta di mozione a soggetti che non conoscevano la materia (tanto è che credo di non essere stata del tutto compresa avendo dato per scontate alcune conoscenze); il secondo è che si tratta di uno strumento nuovo per la città di Torino.

Alcuni consiglieri hanno espresso palesemente contrarietà, definendolo uno strumento contrario al principio della delega rappresentativa, secondo il principio per cui "io eletto democraticamente non ho la necessità di far re-intervenire i cittadini direttamente nel decidere come spendere una parte del bilancio". Posizione diversa invece quella dell'Assessore che ha evidenziato alcuni limiti (che credo siano superabili) dello strumento in termini di applicazione, ma ha colto con interesse la nostra proposta.

Con la nostra proposta (qui il testo completo), come hanno già fatto molti altri enti locali, vogliamo far si che siano i cittadini tramite le circoscrizioni (che dovrebbero essere il reale strumento di interlocuzione dell'amministrazione con essi) a decidere, in un ambito predefinito, come spendere una parte delle risorse economiche dell'ente.

Altro non si tratta che di instaurare una forma di trasparenza, partecipazione, e condivisione con i cittadini. I modelli applicabili sono molti e si differenziano in base alle caratteristiche della città e del luogo di attuazione (qui potete trovare un breve resoconto in materia di Allegretti, uno dei maggiori esperti in materia), ma i benefici sono trasversali e molteplici:

- facilitare il confronto con la cittadinanza e promuovere scelte e decisioni condivise, riducendo anche i conflitti;

- permettere di rispondere in modo più efficace alle necessità dei cittadini, consentendo anche l'emersione di sofferenze e fabbisogni nascosti;

- favorire e permettere lo sviluppo della "cittadinanza attiva", coinvolgendo il Torinese nel processo della gestione pubblica attraverso forme di democrazia diretta;

Gli enti locali che in Italia lo hanno già sperimentato sono molti, eccone alcuni esempi: Reggio Emilia, Pescara, Paderno Dugnano, Nola.

Torino sarà la prossima città tramite le sue circoscrizioni?

Ad oggi l'Assessore si è impegnato a discuterne con i presidenti di circoscrizione, che dovrebbero, di fatto, attuare la sperimentazione su indicazione del comune.

La mozione è rimasta pertanto sospesa in commissione bilancio, in attesa di approfondimenti ed emendamenti.

Vi aggiorneremo sugli sviluppi.


Ieri il sindaco del PD Fassino in conferenza stampa ha dichiarato che il Comune di Torino sforerà il patto di stabilità per circa 320 mln di €.

Con estrema leggerezza ha provato a far digerire la notizia ai Torinesi dichiarando che "Il patto di stabilità è stupido" e uscirne permetterà di non tagliare i servizi ai cittadini.

Sarà stupido secondo la logica "Fassiniana", ma è decisamente INQUIETANTE scoprire come alcuni suoi colleghi di un certo "peso", la pensino diversamente da lui. Mi riferisco al collega sindaco Pisapia che lo scorso 16 Dicembre 2011 ha dichiarato:

"... Tutte le nostre iniziative hanno sempre avuto l'obiettivo di scongiurare gli effetti CATASTROFICI che il mancato rispetto del Patto di Stabilità avrebbe procurato sul bilancio comunale con la conseguenza inevitabile un DRASTICO TAGLIO AI SERVIZI che il Comune offre a tutti i cittadini. L'aggiudicazione del 29,75% di Sea, ci consente quindi di affrontare il 2012 con un bilancio sano e trasparente come è doveroso per un'Amministrazione pubblica. Ancora una volta le polemiche del centrodestra si dimostrano strumentali, vogliono solo creare confusione. Risulta chiaro che avrebbero preferito che il Comune sforasse i parametri del Patto di Stabilità, malgrado questo avrebbe comportato effetti gravissimi per tutti i milanesi".

Due posizioni CLAMOROSAMENTE opposte!

Sto studiando per capire meglio quali saranno le conseguenze, per ora sono praticamente certe le sanzioni imposte dal del patto di stabilità stesso per l'anno successivo al mancato rispetto dei limiti e quindi:
- la riduzione dei trasferimenti statali (si parla di un buco di circa 30 milioni di euro)
- il divieto di contrarre mutui
- il blocco alle assunzioni
- la riduzione del 30% delle indennità degli amministratori (sindaco, assessori e consiglieri).

a questo link maggiori dettagli sulle sanzioni: http://www.leggioggi.it/2011/08/01/come-cambiano-le-sanzioni-del-patto-di-stabilita-interno-dopo-l'ottavo-decreto-attuativo-del-federalismo-fiscale/


Prima di chiudere ritengo opportuno ricordare che comunque lo "stupido" patto di stabilità a cui fa riferimento Fassino è oggi lo strumento "volto ad assicurare il concorso degli enti territoriali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica nel rispetto dei principi di coordinamento della finanza pubblica di cui agli articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione".

Seguiranno ulteriori approfondimenti..anche perchè ho appena finito la stesura di un'interpellanza in cui chiediamo un paio di cosette in merito.

Certo è che la totale mancanza di informazione e condivisione in merito a tale scelta in sede di commissione o consiglio, il blocco delle assunzioni dal 2012 (nonostante le continue promesse non mantenute nei confronti di soggetti idonei che hanno effettuato dei concorsi a fronte di inserimenti ad personam con contratti da quasi 200.000€ euro all'anno) e le probabili riduzioni di trasferimenti dallo Stato rendono la situazione davvero seria e grave.
Certamente non una questione da annunciare a fine anno con tanta leggerezza e superficialità.391942_10150467883948049_546723048_8570994_1641250802_n.jpg

Tutti gli aumenti di Fassino

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Alla fine, nonostante una settimana di opposizione dura, l’aumento generalizzato delle tariffe della mobilità torinese - un altro tassello nel sistematico smantellamento dei nostri beni comuni - è stato approvato: ne leggete su tutti i giornali di oggi.

Di fatto ci è stato impedito di elaborare e presentare delle controproposte serie; il piano di Fassino & c. era approvare un aumento lampo la sera di venerdì 23 dicembre, in modo che i giornali non potessero parlarne. Noi abbiamo fatto resistenza e siamo riusciti ad arrivare fino a ieri, e almeno oggi ne parla tutta la città; ma all’arroganza del metodo vorrei dedicare un post nei prossimi giorni, perché da fuori non lo potete nemmeno immaginare.

Parliamo invece di sostanza, che è pesante: +50% sulla corsa singola, da 1 a 1,50 euro; +30% sui carnet da 15 corse, da 0,90 a 1,17 euro per corsa; +28% il giornaliero; +19% il mensile; +7% l’annuale. Altrettanto sulle strisce blu: +12% la tassa annuale per i residenti; +25% in centro; +13% alla Crocetta; addirittura +100% (da 0,65 a 1,30 l’ora) nelle zone meno centrali.

La motivazione ufficiale è che ci sono stati tagli sui fondi per i trasporti, sia a livello nazionale che regionale. E’ vero; peccato che i tagli siano in buona parte rientrati la settimana scorsa, grazie anche a ulteriori tasse sulla benzina. Di fatto, su questi tagli non ci sono stati forniti dati precisi, se non qualche percentuale sparata lì, e così si fa strada il dubbio che il vero scopo degli aumenti sia quello di ingrassare GTT per renderla più appetibile ai privati, avendo già deciso di venderla tra tre mesi.

Gli effetti saranno evidenti: innanzi tutto un forte disincentivo a prendere i mezzi pubblici, specialmente per chi li usa saltuariamente. Se andare e tornare in due in bus costa 6 euro, l’auto è quasi sempre più conveniente, anche perché in genere se ne calcola solo il costo marginale (benzina e sosta) dato che tutti comunque hanno un’auto. Di fatto, si alimenta una segregazione classista: chi può, gira in auto; chi non ha i soldi deve utilizzare mezzi pubblici sempre più costosi e inefficienti, anche perché non sono previsti potenziamenti del servizio ma se mai nuovi tagli di percorso a partire da marzo, dopo quelli di un mese fa.

Eppure si è visto con il gigantesco ingorgo di venerdì 16 cosa succede se chi normalmente usa gli autobus passa all’auto; la città sarà sempre più intasata, bloccata e inquinata (a proposito, avrete notato le scelte della giunta a fronte dei 140 giorni di sforamento dei limiti di legge o giù di lì: parlare di grandi iniziative a lungo termine e intanto non fare niente).

Ci sono poi alcune categorie particolarmente danneggiate: per esempio, l’abbonamento ridotto per gli anziani, che prima partiva dai 60 anni, ora partirà dai 65 e solo per chi ha meno di 36.000 euro di reddito. Grazie a un intervento dell’ultimo minuto, richiesto anche da noi in commissione, si è quantomeno permesso a chi già aveva questo abbonamento di continuare a mantenere la riduzione anche se non rientra nelle nuove condizioni; analogamente è sparito all’ultimo minuto l’aumento dell’11% sull’abbonamento per i disoccupati (da vergognarsi solo ad averlo pensato), che però dovranno farlo per minimo sei mesi anziché tre. L’esenzione fino a un metro di altezza è diventata fino a 11 anni, mentre inizialmente prevedevano un biglietto “ridotto bambini”.

E’ stata inoltre approvata in principio, in quanto adottata anche da IDV e SEL, una proposta che facevamo sin dalla campagna elettorale, ovvero di far pagare in futuro tariffe di sosta differenziate in funzione delle dimensioni, del valore e dell’inquinamento dell’auto.

Non è stata invece approvata la nostra proposta di un biglietto ridotto a 1,70 euro per chi deve fare due viaggi brevi in metropolitana (con tram e bus si fanno con un solo biglietto); e sono state bocciate dalla maggioranza varie altre nostre proposte generalmente a costo zero, come il poter portare la bici su tutti i mezzi, l’aumento dei controllori, il tasso zero sulle rateizzazioni degli abbonamenti, una migliore accessibilità per i disabili, una generale razionalizzazione degli orari.

E’ stata bocciata dalla maggioranza anche una nostra mozione che chiedeva due cose molto semplici, ovvero di fissare un tetto massimo pari allo stipendio del sindaco per tutti i dirigenti GTT (attualmente l’amministratore delegato, l’ex senatore DS Barbieri, incassa a vario titolo quasi 250.000 euro l’anno, e continuano le nomine politiche), e di riportare in gestione interna le linee subappaltate a fornitori privati, che costano a parità di servizio anche il 60% in più.

Insomma, le alternative c’erano… In parte erano politiche; per esempio, se ce ne avessero dato il tempo, si poteva studiare una riformulazione delle tariffe della sosta che magari colpisse meno determinati quartieri ma si allargasse su altri, con opportune salvaguardie per concentrare i costi sulle auto più grosse e inquinanti, incentivando così l’uso del mezzo pubblico. In parte erano semplicemente legate al taglio degli sprechi e dei favori, come i due citati poco fa o come il lucroso contratto per i controllori della linea 4, per cui GTT spende 145.000 euro al mese che vanno in gran parte nelle tasche della cooperativa Rear, presieduta da un consigliere regionale del PD, che paga ai lavoratori stipendi di pochi euro l’ora… basterebbe usare invece il personale interno che, divenuto inabile alla guida, non ha granché da fare.

Credo di avervi dato il quadro della situazione; mi scuso se è un po’ lungo, ma noi a questo tema dedichiamo da sempre gran parte delle nostre energie, per affrontarlo in modo serio e realistico. Speriamo che ci sia la possibilità di farlo in questo modo anche col resto del consiglio comunale, perché in questa occasione proprio non c’è stata.

Fiato sul collo o strana coincidenza???

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Ai primi di Dicembre, anche in seguito agli sviluppi del contesto normativo a livello nazionale, avevo scritto un'interpellanza in merito al Collegio dei Revisori dei Conti.

Non starò qui a tediarvi con tutti i tecnicismi normativi che ne definiscono il ruolo, la composizione e il funzionamento, mi limiterò a darvi qualche breve informazione per comprenderne l'importanza.

Il Collegio è disciplinato dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000 n. 267 (all'articolo 234) e dallo Statuto della città di Torino (art 82). Ai sensi della 267, il collegio è composto da tre membri che restano in carica tre anni e , ai sensi dello statuto della Città, in caso di dimissione di un componente, il revisore deve essere sostituito entro 30 gg.


Il collegio dei revisori svolge un ruolo fondamentale di controllo e indirizzo e ha dei compiti molto importanti e ampi: dall'attività di collaborazione con il Consiglio Comunale, ai pareri sulla proposta di Bilancio di Previsione e le sue variazioni; dalla relazione al Rendiconto della gestione alle periodiche verifiche di cassa presso il Tesoriere e gli agenti contabili interni; ha ingerenza sulle questioni connesse alla gestione contabile e al patto di stabilità, tra cui non solo le regole di bilancio, ma anche le verifiche sulla correttezza di voci di spesa rilevanti, quali quelle connesse al personale.

Con la recente evoluzione normativa, i compiti di questo ente sono stati ampliati rafforzando l'importanza dell'organo tanto è che, secondo le recenti indicazioni, si sta tramutando in un ruolo di vero e proprio controllore della legittimità della spesa, a tal punto che la Corte dei Conti sembrerebbe anche avvalersi dei revisori per svolgere le proprie funzioni di controllo.

Insomma, un ruolo chiave...e cosa succede in comune?

Scopro che noi abbiamo un collegio composto da soli DUE membri anzichè TRE...così scatta subito l'interpellanza: la legge lo permette, ma perché avere solo due membri in un organo tanto importante, soprattutto a fronte della recente legislazione che non fa altro che ampliarne e rafforzarne il ruolo?

La risposta ufficiale all'interpellanza sarà a gennaio...ma sapete quale è l'incredibile coincidenza?

Proprio alla fine della scorsa settimana, il Presidente del Consiglio ha pubblicato il bando per la nomina del terzo membro del Collegio.

Pura coincidenza o effetto del nostro fiato sul collo? Io, essendo ottimista, penso che sia anche merito nostro e quindi opto per la seconda opzione...

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Se la Circoscrizione non esce dal buco

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Alla scorso consiglio mi hanno volontariamente bocciata la mozione di impegno
del Presidente e della Giunta per pubblicizzare le attività della
Circoscrizione. Pur condividendo le premesse hanno volontariamente evitato di
emendare le soluzioni.

Qui: http://www.facebook.com/groups/188436864531693/doc/279404732101572/

il testo della mozione.

Ora i fatti parlano da soli, in Circoscrizione sovvenzioniamo spettacoli,
concerti, incontri, convegni a cui partecipano pochissime persone .

Con la poca pubblicità che viene data alle iniziative, alcune seguite
personalmente altre tramite resoconto di persone che vi hanno partecipato, mi
vengono riportati dati assolutamente sconfortanti, alcuni esempi:

-Teatro Carignano spettacolo gratuito di musica classica, lunedì 12 dicembre
ore 21.00 sono stati staccati circa 400 biglietti su circa 800 di capienza del
teatro.

- Associazione Glocandia incontro in via Dego 6 mercoledì 14 dicembre alle ore
17.30 sul tema :"Mangiare sano mangiare sostenibile" appuntamento
interessantissimo circa dieci persone....

Attendo notizie sul Pluto dell'Accademia dei Folli ...

La gravità non è tanto avere bocciato una mozione ma non averla studiata per
tempo e soprattutto non essere stati in grado di emedare, cioè integrare o
sopprimere alcune parti , per mancanza di idee verrebbe da pensare o per paura
di dare seguito ad un'iniziativa dell'opposizzione che sarebbe anche peggio.

Sono state le stesse associazioni più volte a chiedere un aiuto non solo in
termine di contributo pecuniario ma di aiuto nella compilazione delle
richieste, nelle modalità di stesura dei progetti e soprattutto di
publicizzazione delle loro iniziative.

La risposta che vorrei dare a questo punto non è istituzionale, non abbiamo i
numeri, sono solo una povera consigliera di minoranza, ma abbiamo la rete e la
volontà di far partecipare i cittadini alla politica ma anche alle iniziative
culturali, ludiche che la Circoscrizione1 offre.

Così se la Circoscrizione non riesce da sola ad uscire dal buco la staniamo
noi, pubblicizzeremo noi le iniziative e inviteremo le Associazioni a
pretendere che la Circoscrizione si faccia carico della diffusione delle
iniziative, con strumenti semplici e a loro disposizione come un'informativa
tra associazioni di via, , diffusione tra gli enti socio-assistenziali,
attraverso le associazioni sportive e culturali, congiuntamente tra le
commissioni 3, 4 , 5.

Ora il ragno esca dal buco e tessa la sua tela è nato per questo non per
imbalsamare i consiglieri nelle modalità del "E' sempre stato così... è uso e
consuetudine ..." , e lo faccia presto, prima che i cittadini si accorgano che
se serve a così poco, se ne può fare a meno.

Più aree per i cani in città

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Lunedì 5 dicembre il consiglio comunale ha approvato ben due mozioni proposte dal Movimento 5 Stelle. Una è quella per contrastare il gioco d’azzardo, una vera piaga sociale; l’altra riguarda invece il benessere dei cani che vivono in città.

I cani, infatti, hanno il bisogno naturale di “sgambare”, ovvero di correre liberamente in un’area di dimensioni sufficienti. Poiché però non a tutti piacciono i cani e qualche cane maleducato potrebbe anche infastidire anziani e bambini, la Città permette di farlo soltanto all’interno delle apposite aree cani, ovvero dei recinti posti nei giardinetti; altrove, i cani devono sempre avere il guinzaglio. Il problema è che in alcune zone della città, a partire dal centro, non esistono aree cani: chi abita in centro e possiede un cane è costretto a violare quotidianamente le regole, rischiando anche un centinaio di euro di multa.

Per questo noi abbiamo presentato una mozione che chiedeva all’amministrazione di impegnarsi su due fronti: il primo è quello di valutare la possibilità di concedere il passeggio dei cani senza guinzaglio in alcuni giardini del centro in certe fasce orarie, ad esempio al mattino presto e alla sera, quando comunque non ci sono bambini che giocano; il secondo è quello di concordare con le circoscrizioni e con le associazioni animaliste un piano per creare nuove aree cani in tutta la città, specialmente nelle zone in cui mancano.

Purtroppo la maggioranza ha bocciato la prima proposta, ma ha accolto la seconda; e così la nostra mozione, tolto il primo punto, è stata approvata all’unanimità.

A questo punto, l’assessore ha quattro mesi di tempo per avviare le consultazioni e definire il piano di nuove aree cani; e noi siamo contenti di aver dato la spinta a risolvere un problema apparentemente piccolo ma molto importante per migliaia di torinesi e per i loro animali.

Lunedì scorso il Consiglio Comunale ha approvato la nostra proposta di mozione avente per oggetto il contrasto al fenomeno del gioco d'azzardo. Un atto che ritengo molto importante e che sancisce un'ulteriore presa d'atto e di coscienza da parte dell'amministrazione nei confronti di questo terribile fenomeno che sta assumendo sempre più i contorni di una piaga sociale.

I dati sul fenomeno sono sconfortanti: secondo un'indagine promossa da Eurispes, il gioco pubblico rappresenta la terza industria italiana; nel 2010 gli italiani hanno speso per giochi d'azzardo e scommesse più di 61 miliardi di euro, con un incremento del 13 per cento rispetto all'anno precedente, e per il 2011 si stima che la spesa raggiungerà gli 80 miliardi di euro.

E' evidente anche dai dati che il fenomeno del gioco, legale e illegale, sta assumendo una dimensione sempre più vasta, colpendo sopratutto le fasce economicamente più deboli della popolazione, portando a volte i giocatori e le famiglie coinvolte verso derive sociali preoccupanti.
E' in questo contesto che è nata la nostra mozione, accolta con favore dall'assessore competente e da tutte la parti politiche presenti in comune, che entro i limiti di quanto è di competenza dell'ente locale, impegna la giunta a dare il suo contributo per contrastare questo fenomeno in modo concreto.
Con l'approvazione da parte del Consiglio comunale, la nostra mozione impegna la giunta a:

1. rafforzare l'informazione ai cittadini ed in particolare sui giovani in merito alla pericolosità dell'abuso dei giochi che consentono vincite in denaro;
2. valutare e analizzare nuove azioni per contrastare questo fenomeno;
3. contrastare l'utilizzo distorto delle slot machines e video poker nei circoli privati dove diventano pericolosi strumenti di gioco d'azzardo;
4. armonizzare gli orari delle sale giochi con quelli degli altri pubblici esercizi in considerazione delle effettive esigenze dei consumatori ed in conformità dell'articolo 50 del Testo Unico Enti Locali;
5. obbligare il gestore a posizionare, in modo ben visibile vicino alla macchinetta, un cartello che ne segnala la pericolosità modificando il Regolamento;
6. imporre agli esercenti l'obbligo di esporre materiale informativo sul gioco problematico.

Soddisfazione ma soprattutto una bella emozione: il primo atto sul quale ho lavorato che viene approvato e condiviso da tutto il consiglio e al quale hanno contribuito molti consiglieri, indipendentemente dall'appartenenza politica.
Ma questo è solo l'inizio...ora parte la fase "fiato sul collo", tra tre mesi vedremo cosa avrà fatto la giunta Fassino per rispettare questi impegni presi.

Qualche mese fa vi avevamo raccontato del caso dell'appartamento di Corso Massimo d'Azeglio 2, immobile di cui Il Comune di Torino è entrato in possesso grazie alla donazione di una signora che ne aveva anche vietato la vendita.

La rendita derivante dal canone di affitto era stata vincolata a quanto indicato nel testamento: "per istituire uno o più premi annuali per l'arte, da assegnarsi ad uno o più artisti italiani o stranieri, particolarmente insigni nel campo della pittura, scultura, architettura".

Sempre nel testamento la Sig.ra Baccigalupi aveva anche specificato che il Comune di Torino "avrebbe curato la manutenzione dei loculi ove riposano, nel Cimitero Monumentale, Madre e Fratello".

Nell'interpellanza avevamo fatto notare il pessimo stato in cui versava la tomba della donatrice. (foto prima...)

A distanza di qualche mese abbiamo qualche aggiornamento sulla questione:

1) ci risulta che l'immobile continui ad essere affittato al Dott. Repice ad un canone decisamente basso (mi chiedo chi affitta 190 mq a 1.000€ al mese in una delle zone più belle di Torino). E per chi non lo sapesse ricordo che il personaggio in questione non è altro che l'ex Segretario Generale, nonché ex Sindaco di Tropea, Commissario della casa di riposo Opera Pia Lotteri, ex segretario dell'Agenzia per la Mobilità Metropolitana, ex Segretario del Consorzio Associazione d'Ambito per il Governo dei Rifiuti, ex Revisore dei Conti degli Ospedali Cto e Maria Adelaide ed infine ex Componente Nucleo di Valutazione della Regione Piemonte. Insomma, un personaggio "poco noto" al mondo politico...Ma siamo in attesa di conferma, perchè il vecchio contratto è scaduto il 30/09.

2) ad oggi non abbiamo ancora trovato evidenza dell'esistenza di un vero e proprio premio annuale "Baccigalupi" per l'arte, da assegnarsi ad uno o più artisti italiani o stranieri, così come richiesto dalla donatrice...


3) una piccola, buona notizia...


Alle parole dell'Assessore Passoni sono seguiti i fatti...la tomba della donatrice è stata effettivamente ripristinata e mantenuta...

Ovviamente continueremo a seguire la questione, ma la domanda sorge spontanea...
Dovremo interpellare ogni 5 anni per ricordare al Comune l'impegno preso?

Abbiamo presentato una nuova interpellanza sul tema...per avere conferme su alcuni di questi punti.

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I criceti del debito

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Come ormai dovreste sapere, la scorsa settimana la giunta Fassino, ignorando il referendum di giugno e col voto favorevole di tutti i partiti (PD, SEL, IDV, Moderati), ha dato il via alla privatizzazione di Amiat, TRM e GTT, ovvero dei rifiuti e dei trasporti torinesi… dico “dovreste sapere” perché la cosa è stata fatta passare il più possibile sotto silenzio, e ancora oggi mi arrivano messaggi di persone che dicono “ma è vero che…?”. Noi abbiamo fatto il possibile: presentando 400 emendamenti ostruzionistici (alcuni anche un po’ goliardici) abbiamo perlomeno ottenuto che si rinviasse il voto di due giorni e che i giornali dovessero dire che c’era anche qualcuno che non era d’accordo. Anche i cittadini hanno fatto la loro parte, inviando centinaia di mail… ma Fassino & c. se ne sono fregati.

Io e Chiara ci siamo divisi le cose: lei ha fatto un grande lavoro per settimane, andando a discutere la delibera nel merito tecnico, nei meccanismi di gestione delle aziende e nei metodi di valutazione dei valori; a me è toccato, in aula, fare l’intervento più generale spiegando perché siamo contrari a questa privatizzazione.

Ho smontato una per una le ragioni portate a sostegno della proposta, e poi ho cercato di dire la cosa più importante: che i politici si sono ridotti a criceti in una ruota, costretti a correre all’infinito vendendo il patrimonio pubblico, tagliando posti di lavoro, riducendo i servizi, senza in realtà arrivare un centimetro più vicino a ripagare il debito che hanno contratto in decenni di sprechi, regali e cattiva gestione. La politica dovrebbe avere il coraggio di dire basta, di ridiscutere le basi della moneta e della finanza, di ripensare il meccanismo con cui la collettività finanzia le spese necessarie a vantaggio di tutti; continuare a svendere vuol dire soltanto distruggere i beni comuni per incassare soldi che evaporeranno in pochissimo tempo nei pagamenti alle banche, arrivando lo stesso al fallimento.

Mi spiace che nessun giornale voglia riportare mai questi argomenti; la rete resta l’unico ambito dove si riesce a farli circolare. Spero che questi pochi minuti (nel video in alto) possano convincere anche qualche scettico!

Circoscrizione1 primo quadrimestre.

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La Circoscrizione 1 con portavoce Viviana Ferrero in questi mesi ha lavorato sulle seguenti tematiche:

1-TRASPARENZA Con la richiesta protocollata di poter filmare gratuitamente, integralmente e senza commenti i Consigli e le Commissioni al fine di coinvolgere maggiormente i cittadini che potranno così seguire anche da casa propria lo svolgimento degli incontri.( siamo in attesa che venga predisposta l'apparecchiastura istituzionale di registrazione)

2- LEGALITÀ con l'approvazione all'unanimità della Mozione di impegno del Presidente a realizzare fascie orarie per lo sgambamento cani e reperire idonea area in Centro, togliendo così i cittadini dalla situazione di continua illegalità nel far correre i cani in Centro e Crocetta.

3-RISPARMIO DI DENARO PUBBLICO abbiamo rifiutato il gettone di presenza coinvolgendo altri 2 consiglieri quando la commissione serviva solo a cedere gratuitamente un locale per un'ora al mese alla Socrem ( ogni commissione costa 1500 euro lordi), insistendo e verbalizzando quando i consiglieri entrano firmano e poi si assentano, abitudine ora quasi del tutto abbandonata.

4- PUBBLICITÀ delle attività della circ.1 interpellanza e poi Mozione per rendere credibile attraverso la diffusione delle informazioni relative tutte le attività che si svolgono con il patrocinio della circoscrizione, con impegno del Presidente a reperire spazi propri sulle vie di maggiore transito e comunicazione alle scuole.

5- MOBILITÀ CICLABILE con approvazione all'unanimità di un un ODG di impegno del Presidente e della Giunta a realizzare rastrelliere anche nelle piazze e vie del centro storico.

6- SMOG cofirmatari di una richiesta per il lavaggio delle strade, respinto dalla maggioranza, e successiva richiesta di avere i dati relativi allo sforamento delle PM10, ai percorsi di lavaggio delle strade e punti di rilevamento delle centraline Arpa.

7-SALVIAMO LA MOLE cofirmatari della richiesta di chiarimento sull'iter del progetto di un palazzo in via Riberi e forti sostenitori in Commissione della necessità di diminuire la cubatura edificabile per rendere armonioso il nuovo edificio con il contesto ottocentesco in cui si trova.

8- NO-TAV uno dei primi atti è stato regalare alla circoscrizione diverse copie delle"Le 150 ragioni del No-Tav" scritto da Mario Cavargna Bontosi, in modo da mettere a conoscenza dei consiglieri le ragioni sensate di contrarietà a quest''opera.

9- SBUROCRATIZZAZIONE PRATICA ASL, cofirmatari di uno snellimento di una pratica amministrativa, passata poi a maggioranza.

10- GIARDINO DI PALAZZO CISTERNA cofirmatari nella richiesta di impegno del Presidente a rendere fruibile ai cittadini i giardini prospicenti via Carlo Alberto ora pedonalizzata.

Puzze, odori e inquinamento

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Ieri in Consiglio Comunale è stata una giornata campale; come forse avrete letto su qualche giornale, presentando 400 emendamenti (una domenica passata a scrivere) io e Chiara abbiamo impedito l’approvazione immediata della privatizzazione di Amiat, GTT e TRM, ottenendo due giorni di rinvio e costringendo i giornali e il TGR a menzionare che un po’ di opposizione dopotutto c’è (potete leggere il nostro comunicato).

Non solo, ma la tenacia di Chiara è stata premiata quando al mattino abbiamo costretto l’assessore Passoni ad ammettere ufficialmente che l’ormai famoso Giovannetti, portavoce del sindaco con stipendio da 187.000 euro annui, non è nemmeno laureato; secondo i pareri legali da noi reperiti parrebbe dunque illegittimo il suo ingaggio in qualità di dirigente (qui la nota di Chiara).

Ciò deve aver fatto alquanto innervosire il sindaco Fassino, che ieri, appena entrato in aula, si è diretto verso i nostri banchi e, davanti alla sua stessa maggioranza che lo guardava sbigottito, ci ha fatto una vera e propria ramanzina, con tanto di dito puntato. Ci ha detto che lui non fa politica per soldi (ma mica parlavamo del suo stipendio) e di stare attenti a ledere l’onorabilità delle persone con “i post sui blog”. Ma noi non infanghiamo nessuno, ci limitiamo a scoprire e pubblicare i fatti perché ognuno li giudichi; in un paese libero dovrebbero farlo i giornalisti, ma così è l’Italia.

Comunque, in tutto questo volevo invece parlare di un altro tema che purtroppo si sta perdendo in queste altre notizie: il tremendo inquinamento dell’aria torinese.

Non è una novità, ma negli ultimi giorni si sono intensificate le segnalazioni della puzza che ammorba parti crescenti di Torino ormai da qualche anno, specialmente di notte; il responsabile pare essere sempre l’impianto di compostaggio Punto Ambiente di Druento. Ieri anche alcuni consiglieri della maggioranza hanno chiesto all’assessore Lavolta spiegazioni per le puzze; l’assessore, dopo aver correttamente fatto notare che il Movimento 5 Stelle le chiede da due mesi (qui la nostra interpellanza di un mese fa), ha detto che come soluzione il CIDIU - cioé l’azienda raccolta rifiuti di Collegno, Grugliasco e Rivoli, proprietaria dell’impianto - ha gentilmente acconsentito a ridurre ben di un terzo la quantità di rifiuti trattata nell’impianto.

Il problema è che a quanto pare l’impianto è mal progettato, e non c’è verso di farlo funzionare senza far uscire gli odori in questo modo insopportabile; è normale che il compostaggio, ovvero il far marcire i rifiuti organici fin che non diventano concime, puzzi tremendamente, almeno se è fatto all’aria, ma gli impianti sono progettati per trattenere all’interno gli odori… questo evidentemente ha qualche problemuccio. E poi, naturalmente, c’è il dubbio che altre attività puzzolenti facciano che unirsi al coro, tanto c’è già questa puzza di base…

In aula io ho sottolineato che c’è una soluzione molto semplice, ovvero chiudere l’impianto; ma questo danneggerebbe economicamente il CIDIU e dunque non si fa. L’assessore ha ribadito che la Città è impotente, visto che l’impianto non è suo e non è sul suo territorio; e dunque, nulla accade. Noi torneremo alla carica, ma più che sollecitare non possiamo… ma stiamo studiandoci qualcosa.

Tanto per gradire, i giornali (tranne quelli cittadini) hanno riportato che Torino è sempre la città più inquinata d’Italia, in testa di gran lunga alla classifica per gli sforamenti del limite di legge delle polveri sottili (pm10). Anche su questo noi avevamo presentato una interpellanza già dopo l’estate, per chiedere cosa intende fare la giunta per gestire il problema in vista dei prevedibili picchi invernali.

La risposta è stata sostanzialmente “niente”. Già, perché a parte generiche affermazioni su piani di risparmio energetico, per cui peraltro i fondi scarseggiano, pare che quest’anno non ci saranno blocchi del traffico perché ritenuti inutili e impopolari. Infatti vi sarete accorti che domenica scorsa Roma e Milano, pur meno inquinate di noi, hanno fermato le auto; e noi? niente.

Io ho appena chiesto che domani in aula l’assessore venga a riferire anche su questo; mi pare un’emergenza. Oggi non hanno risposto alla richiesta e hanno rimandato la questione a domani. Chissà se mi diranno che è più urgente la svendita di GTT.

Privatizzazione di Amiat, GTT e TRM - Comunicato

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Era prevista per oggi l'approvazione della delibera che avvia la vendita del 40% di Amiat, GTT e TRM ai privati, secondo un'unica filosofia economica, tesa alla svendita e alla privatizzazione dei beni comuni e del patrimonio collettivo, perseguita da Fassino come da Chiamparino e dal governo nazionale.

L'approvazione tuttavia è saltata; il Movimento 5 Stelle con i propri 400 emendamenti ha bloccato i lavori per due giorni, il massimo possibile, per chiedere a tutta la Città una riflessione e il ritiro dell'operazione.

Chiediamo il rispetto della volontà di mantenere i servizi pubblici essenziali nelle mani dei cittadini, chiaramente espressa dagli italiani con il referendum del 12-13 giugno. SEL, IDV e PD, che lo sostenevano a parole, ora ne calpestano apertamente il mandato politico votando a favore di questa operazione.

I 150-200 milioni di euro ricavati dall'operazione sono una goccia in cinque miliardi di debito e non eviteranno il fallimento del Comune, se la crisi continuerà. Priveranno però i torinesi del controllo sui trasporti e sui rifiuti, servizi essenziali in un momento di crisi e di nuove povertà.

Per uscire dalla crisi e dal debito serve una politica che abbia il coraggio di dire no alla spirale del debito e della speculazione finanziaria, e di difendere i beni comuni, se necessario opponendosi alle politiche nazionali come già hanno fatto altri enti locali. A Torino, invece, l'amministrazione non vedeva l'ora di svendere il patrimonio costruito dai torinesi in cent'anni di lavoro: e ne pagheremo le conseguenze per decenni.

Vittorio Bertola, Chiara Appendino

Leggi il testo completo della mozione che abbiamo presentato in aula oggi.

P.S. Chi vuole manifestare di persona la propria opposizione può partecipare al presidio mercoledì 23 alle 15 sotto il Municipio in contemporanea con la votazione finale.

Salvare o affondare la Mole Antonelliana?

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Di questi giorni mole_rendering_g.jpgla notizia che i compratori dell'edificio di via Riberi, di fronte alla Mole Antonelliana sarebbero intenzionati a recedere dal contratto perchè la Sovrintendenza ha bloccato il progetto.

Ora alcune considerazioni vanno fatte perchè i cittadini vanno informati e tutto il lavoro fatto dal comitato Salviamo la Mole va compreso.

Innanzitutto se vendere un vecchio edificio per riqualificare la zona prospicente la Mole è un atto dovuto, il progetto va pensato nell'intenzione di rendere migliore il godimento dell'edificio storico da parte di tutti i cittadini e dei turisti. La richiesta della Sovrintendenza di lasciare uno spazio, come fosse uno scorcio, da cui si poteva apprezzare lo svettare dell'edificio mi pare plausibile, non altrettanto sensato riportare come ha fatto lo studio Negozio Blu architetti associati la cubatura in altezza.

L'intesa si deve trovare sulla base di uno spostamento di cubatura in esubero in altra zona, senza compromettere l'estetica di tutto l'isolato con un edificio a detta di molti "terrificante", alto 7 piani, che non rispetta lo sky line complessivo e che piomba come un'astronave aliena in un'area storica.

Poichè basta poco per rendere brutto ciò che è bello, in questo caso ci stiamo davvero impegnando.

Continuerà la battaglia tra il Comune che vuole ricavare i suoi 2,7 milioni di euro e la Sovrintendenza, ma il recesso degli aggiudicatari mi pare più pretestuosa che mai. Non sarà che la società ha difficoltà a gestire economicamente la partita? O forse vogliono solo ottenere di fare molti piani e molto incasso? Quello su cui vorrei insistere è che gli edifici storici sono bene comune e che la sottrazione della loro fruibilità, anche solo visiva è un impoverimento di tutti.

Le costruzioni che nascono male non migliorano nel tempo e se Torino vuole diventare città europea deve imparare a difendere a spada tratta il suo patrimonio storico a valorizzarlo, non cedere sempre alla tentazione del denaro come rattoppo di un devastante debito cittadino.

Per concludere va ringraziato il comitato "Salviamo la Mole" perchè rappresenta, in un quadro di assoluto disimpegno civile, la volontà nuova dei cittadini di riprendere il governo della propria città, di essere partecipi all'edilizia dell'urbe di voler salvare qualcosa, quando qualcosa possiamo ancora salvarlo.

Del Filadelfia e di piazza Grande Torino

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So che a molti non piace il calcio, e lo considerano un passatempo per lobotomizzati e violenti. Spiace; in realtà nel mondo del calcio viene riflesso quello reale, e dunque c’è anche molto di buono.

Negli ultimi giorni, in particolare, si sono susseguite parecchie buone notizie relative alla comunità di spiriti che vive attorno alla squadra di calcio cittadina. Parliamo innanzi tutto della ricostruzione del Filadelfia, un pezzo di storia e di anima; la relativa fondazione, avendo (quasi) risolto le ultime formalità burocratiche relative all’adesione degli enti locali, ha pubblicato il bando del concorso di idee per il progetto del nuovo stadio. C’è stata un po’ di discussione relativamente al requisito, peraltro già in parte previsto nello statuto, di ricostruire la tribuna com’era una volta, il che parrebbe escludere progetti avveniristici ma suggestivi come questo. Comunque, se qualche architetto volesse cimentarsi col tema (la scadenza è il 10 febbraio 2012) è il benvenuto… raccomando soltanto di documentarsi su storia, mito e simboli dell’impianto.

Nel frattempo, il Museo del Grande Torino - che da qualche tempo si trova a Grugliasco, visto il disinteresse delle istituzioni cittadine - organizza una mostra sulla curva Maratona e sul leggendario tifo granata; l’ingresso è gratuito ma il museo, gestito da volontari, è aperto solo nel fine settimana. Naturalmente si potrebbe paragonare il numero di visitatori di questo piccolo museo autogestito con quello delle tante istituzioni culturali ampiamente foraggiate con fondi pubblici, ma oggi siamo buoni e non vogliamo infierire.

L’ultima notizia è che si è sostanzialmente concluso l’iter per la grande ristrutturazione toponomastica attorno agli stadi, un argomento che ha appassionato i calciofili torinesi per alcuni mesi. Infatti lo stadio Juventus, appena entrato in funzione al posto del vecchio Delle Alpi, si trova tuttora in una strada intitolata al Grande Torino; la società bianconera, pur riconoscendo il valore storico e culturale della squadra perita a Superga, ha suggerito che fosse più opportuno spostare tale intitolazione vicino allo stadio Olimpico, dove gioca il Toro, assegnando alla via del suo stadio un nome neutro tipo “viale Continassa”.

A quel punto si è inserito il PDL, che ha proposto invece di intitolarlo alle vittime dell’Heysel; la società bianconera però aveva già in programma di dedicare loro un monumento e un giardino nelle vicinanze dello stadio; e allora ci si è accordati per chiamare la strada corso Gaetano Scirea.

In queste dinamiche mi sono inserito anch’io, cogliendo al volo l’occasione per chiedere di intitolare piazza Grande Torino il tratto di strada antistante la curva Maratona, ossia il tratto pedonalizzato di corso Sebastopoli, riprendendo una proposta ampiamente circolata tra i tifosi negli scorsi anni, e sostenuta anche da una petizione con centinaia di firme.

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Il problema era che un anno fa quel tratto era stato intitolato - anche se mai inaugurato - a Erminio Macario, che peraltro con lo stadio non aveva granché a che fare, anche qui dimostrando il solito spregio per le richieste della tifoseria granata. Il presidente del consiglio comunale è stato tuttavia così disponibile da attivarsi per concordare con la famiglia di Macario una nuova e più consona posizione, antistante al Teatro Ragazzi, e così, grazie anche al sostegno di tutta la maggioranza, alla fine abbiamo fatto contenti tutti: piazza Grande Torino davanti allo stadio Olimpico, corso Gaetano Scirea davanti allo stadio Juventus, piazzetta Erminio Macario davanti al Teatro Ragazzi. E per accontentare anche voi anticalciofili, dato che a Scirea in realtà era già stata intitolata una via a Mirafiori Sud e non la si poteva lasciare, si è deciso di cambiarle il nome in via Ludovico Geymonat, filosofo e scienziato. Più intellettuale di così…

So che adesso quelli a cui all’inizio non piaceva il calcio si saranno anche lamentando per la quantità di tempo dedicata a queste quisquilie - che però, lasciatemi dire, sono in grado di mobilitare fette di cittadinanza molto più consistenti di qualsiasi battaglia ambientalista o antispreco, e dunque è giusto che la politica si occupi anche di esse. La toponomastica è sempre argomento che scalda gli animi; per fortuna, almeno per un po’ non dovremmo occuparcene più.

P.S. E sì, nonostante le due richieste due di intitolare una via o un giardino a Steve Jobs, abbiamo soprasseduto; resta vigente il mio commento, “lo faremo se in cambio Apple ci paga il wi-fi libero”.

Chi sia l'Ing. Vaciago, credo sia ormai noto a molti. E' il Direttore Generale del Comune di Torino, nominato nel 1998 per la prima volta da Castellani e reiterato con le giunte Chiamparino e Fassino.

Un compito certamente molto duro, soprattutto a fronte dell'attuale situazione che grava sul comune di Torino. Proprio per questo motivo è stato decisamente interessante scoprire che il nostro direttore riesca comunque a trovare il tempo per dedicarsi anche ad altre attività...

Ne abbiamo avuto conferma lunedì quando l'Assessore Passoni ha risposto alla nostra interpellanza nella quale chiedevamo la conferma del fatto che il Direttore avesse svolto collaborazioni occasionali retribuite tra il 2002 e il 2010...

I nostri dubbi sono stati confermati: collaborazioni occasionali con università e ruoli in consigli di amministrazione.

Ovviamente, il tutto avviene in conformità con la legge (art 53 dlgs 165/2001): il contratto infatti prevede l'esclusività, definendo però che il Direttore "potrà svolgere ulteriori attività che non interferiscano con gli interessi della Città, previa autorizzazione, ove richiesta, del Sindaco".

Nell'attuale contratto si definisce anche il trattamento economico lordo annuo:

€ 43.625,63 + 213.933,4 = 257.559,03 .

A questo va aggiunto il premio legato al raggiungimento obbiettivi di € 46.813,10 (premio maturato nel 2010 ed erogato nel 2011) = € 304.372,13.

Considerando anche il premio, significa una cifra che si aggira intorno ai € 25.000 al mese, cioè 1160 euro al giorno lavorativo.


Uno sproposito, ancora di più se si pensa poi che il nostro Direttore addirittura guadagna di più del Presidente Obama, il cui stipendio è di circa $400.000 , l'equivalente di € 290.000 (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-02/casa-bianca-svela-stipendi-182601.shtml?uuid=Aa0j0pkD).

Siamo consapevoli del fatto che la legge permetta tutto ciò, ma noi lo riteniamo decisamente inopportuno e ci domandiamo: Vaciago non guadagna abbastanza e sente il bisogno di arrotondare con questi "lavoretti" oppure il Comune non lo impegna abbastanza, tanto da potersi permettere altre attività?

qui il link alla pagina del comune di Torino dove sono pubblicati tutti gli stipendi dei dirigenti:
http://www.comune.torino.it/operazionetrasparenza/

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.

E' di questi giorni lo sbandierare ai quattro venti la volontà dell'amministrazione Fassino di investire sulla cultura e sull'arte. Parole sante, diremmo noi, per una città che deve superare le monotematica automobile e diventare a pieno titolo una città europea.

Le parole però, non corrispondono sempre ai fatti e, chi avesse assistito alla V Commissione e all'intervento dell'Assessore Braccialarghe, sarebbe certo rimasto un tantino perplesso.

Infatti all'audizione della Fondazione Musei dove la Presidente Cattaneo, ex-sindaco di Torino, riferiva di essere senza stipendio si è a lungo parlato della GAM, la Galleria D'Arte moderna che si affaccia su corso Massimo d'Azeglio.

L'assessore Braccialarghe riteneva che fosse un museo decentrato rispetto, per esempio, a Palazzo Madama, che è situato in Piazza Castello e che è stato un successo enorme di pubblico.

Che l'ubicazione della Gam sia decentrata è cosa assolutamente falsa dal momento che,se non è nell'ultacento è comunque vicino a Porta Nuova e ha la fermata della metropolitana Re Umberto davanti.

La posizione non pare adeguata forse perchè è troppo vicina alle banche, così da attirarne l'attenzione?

Ci sono decine di Istituti di Credito vicini che potrebbero esere interessate all'acquisto ?

Se così fosse dobbiamo ricordarci che la GAM è il più antico museo d'arte moderna d'Italia , edificio di indubbio valore architettonico e che non possiamo svenderci tutto o meglio non quelle cose che danno valore alla città.

Altra obiezione era che fosse troppo piccolo, che venissero esposte solo 1000 delle 45.000 opere di patrimonio, potenzialità di 45.000 volte, sob! errore matematico , sono 45 volte le potenzialità...

Venivano poi citate le Officine Grandi Riparazioni che non sono di proprietà del Comune di Torino ma di Trenitalia e si trovano in Corso Castelfidardo 22 che è tanto decentrato quanto la GAM.

La proposta più interessante veniva dalla consigliera Levi Montalcini che parlava di Arte che esce all'aperto che viene esposta anche dove i cittadini possono vederla senza cercarla, cercando le migliori soluzioni tecniche per proteggere i quadri dai furti.

Mentre parlava ricordavo quel film in cui si cercava di fare entrare un grande quadro dentro ad una casa e non ci si riusciva , quasi che la cultura, l'arte, non si potessero ridurre nelle quattro mura di un abitazione .

L'Arte , soprattutto quella moderna, ha bisogno di libertà e pensare a posti diversi come caffetterie e ristoranti, oltre che scuole e convitti, sarebbe la soluzione migliore per utilizzare al meglio il patrimonio di cui disponiamo, per dargli vita portando l'Arte davvero in mezzo ai cittadini.

Tutto questo preservando quel gioiellino che abbiamo e che deve rimanere che è la GAM.Galleria_Civica_dArte_Moderna_e_Contemporanea_GAM-Torino-Italy.small.jpg

Il travagliato concorso da Dirigenti del Comune di Torino

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Tra le tante interpellanze rivolte al nostro assessore al Bilancio Passoni, vi racconto brevemente la vicenda che riguarda una dalle ultime discusse in aula.

Riguarda un contestatissimo concorso per la nomina a dirigenti, svoltosi in comune, e le cui nomine sono state bloccate a causa di un ricorso fatto al TAR. Dopo gli esiti del concorso, un gruppo di dipendenti decide di fare ricorso e le complicazioni per il comune nascono a Giugno quando il TAR del Piemonte impone al Comune di "ripetere l'intera selezione" dei dirigenti, contestando le scelte della Commissione esaminatrice. Una sentenza netta, anche se non definitiva, che stabilisce che vi sono dei "vizi".

Ma a rendere la storia ancora più imbarazzante è il fatto che, quello stesso giorno, con un comunicato stampa ufficiale del Comune di Torino, l'amministrazione sostiene "la sentenza del Tar conferma la correttezza nelle procedura", comunicato piuttosto fuorviante vista la sentenza netta del Tar e il fatto che il Comune si sia anche appellato al Consiglio di Stato...
Ecco qui i due testi. Il comune dichiara che il TAR "ha respinto tutte le richieste di risarcimento del danno dei ricorrenti. Sono state altresì respinte tutte le censure relative alla nomina e composizone della Commissione e al rispetto delle pari opportunità. Viene così confermata la sostanziale correttezza delle procedure adottate dall'Amministrazione Comunale e dell'esito del Concorso".
Nella sentenza del giudice si legge: " La natura delle illeggittimità riscontrate travolgendo tutti gli atti impugnati ad eccezione della detrmina 24/5/2010 n°38 di individuazione della Commissione Esaminitraice, permette l'assorbimento di tutti gli altri motivi di ricorso e conduce alla necessità di ripetere l'intera selezione"
Si tratta di una terribile svista? Difficile da credere...

E non finisce qui...in Comune si cerca di far calare il silenzio sulla vicenda, il City Manager Vaciago non vuole venire a riferire in commisisone in merito. Si riesce a ottenere la sua presenza in commissione controllo di gestione in un secondo momento, solo in seguito a svariate pressioni di molte forze politiche e dei mezzi stampa.

Sia durante la discussione in Commissione che tramite questa interpellanza, abbiamo espresso le nostre forti perplessità in merito alla trasparenza e alle procedure adottate in questo concorso. Una commissione esaminitrice che vede come presidente Vaciago (City Manager) e commissari Quirico, Repice (ex segretario generale), e Sorba (ex direttore del personale); una gradutoria che determina vincitori moltissimi esterni (non dipendenti del comune), di cui alcuni sono ex dirigenti ex. art 110 (dirigenti nominati ad personam) e quindi già in relazione con assessori o ex assessori o con lo stesso Vaciago, non può che sollevare ulteriori dubbi e spingere gli esclusi a fare ricorso.

Insomma, danni economici (costi) e di immagine (mancata trasparenza e ridotta credibilità) non da poco...

Ora comunque non ci resta che attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato, dato che il Comune ha scelto di ricorrere contro la sentenza del TAR Piemonte...

Salviamo i servizi pubblici di Torino

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Nessuno lo sa, eppure è vero: nel giro di un paio di settimane Torino perderà di fatto il controllo dei propri servizi pubblici. Già lunedì 7 novembre in Consiglio Comunale PD, SEL, IDV e Moderati approveranno la cessione del 100% di Amiat, TRM (inceneritore) e GTT alla holding Finanziaria Città di Torino SpA, la quale ne darà in garanzia una parte per ottenere dalle banche un prestito che verrà girato al Comune per tappare i buchi del 2011 e del 2012. La finanziaria provvederà poi a vendere entro marzo a privati il 40% di queste aziende, ripagando il prestito (se tutto va bene).

Non vi tragga in inganno il fatto che il Comune tratterrà (per ora) il 60% delle quote. Questo è già avvenuto in altri casi di privatizzazione, come l’aeroporto e le farmacie comunali; in entrambi i casi, però, è stato stipulato un patto parasociale per cui a comandare è il privato. Di fatto è un ulteriore favore: il privato paga per il 40% ma comanda per il 100%. L’unica banca disposta a finanziare l’operazione - Unicredit - ha chiesto di controllare addirittura l’intera holding.

I rifiuti finiranno quasi certamente nel calderone Iren - e se oggi è difficile farsi ascoltare da Amiat per le strade sporche o i cassonetti mancanti, figuratevi quando dovrete chiamare un call center a Reggio Emilia. La TARSU aumenterà senz’altro, visto che attualmente il Comune paga ad Amiat meno di quanto costa il servizio di raccolta; ora Amiat compensa con altri guadagni, ma un privato certo non lavorerà in perdita. L’inceneritore, una volta privato, avrà come unico obiettivo bruciare qui più rifiuti possibile. I trasporti finiranno come l’aeroporto, dove da dieci anni comanda Benetton che ha trasformato lo scalo in aerogrill: pochi voli e tanti negozi, utili elevati per gli azionisti, e i torinesi costretti a volare da Malpensa o da Bergamo.

Perdipiù, questa privatizzazione avviene a pochi mesi da un referendum votato da 27 milioni di italiani, che diceva esattamente l’opposto: i servizi pubblici essenziali devono rimanere pubblici. Il 14 settembre, zitto zitto, il governo ha reintrodotto la norma abrogata dal referendum, obbligando a privatizzare entro marzo. I partiti che governano Torino, che a giugno erano in piazza a farsi belli con il voto degli italiani, ne sono stati talmente addolorati che il 7 ottobre avevano già approvato in giunta la privatizzazione.

Ma da qui a marzo non saranno in vendita solo le nostre aziende, ma quelle di tutta Italia: una vera svendita in blocco del patrimonio pubblico, che ovviamente comporterà incassi bassissimi per i Comuni, e grandi guadagni per i privati che compreranno. I soldi incassati pagheranno qualche debito e poi saremo da capo. Anche chi non ha pregiudizi di principio contro i privati deve riconoscere che questo è un pessimo momento e un pessimo modo per privatizzare.

Lunedì pomeriggio, insieme al comitato referendario per l’acqua pubblica e a quello contro l’inceneritore, abbiamo organizzato un primo presidio sotto il Municipio; lo ripeteremo il 7 novembre. Ma è la città che deve svegliarsi, nonostante il silenzio complice dei mezzi di informazione. Invece di farsi da parte, i politici svendono la città per mantenersi il castello dorato ancora per un po’. E quando ci saremo venduti tutto?

Via Di Nanni: La riqualificazione inutile

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I commercianti della zona pedonale di via di Nanni lamentano diversi problemi e si sentono frustrati nel doverci comunicare che molte delle loro lamentele non sono mai state accolte dalla giunta comunale.
Quella che dovrebbe essere una zona pedonale, di notte, ma in certi casi anche di giorno si trasforma in un vero e proprio parcheggio a cielo aperto. In più occasioni gli abitanti dell'area hanno richiesto l'intervento dei vigili che secondo l'opinione di molti sarebbero intervenuti solo in rari casi.
Inoltre sembrerebbe che su tutta l'area ogni anno venga effettuata una manutenzione piuttosto scarsa dai costi esorbitanti (circa 250 mila euro). Attraversando la via in pieno giorno si notano tombini che si aprono, bidoni della spazzatura quasi inesistenti e infine per completare l'opera un' immensa fontana dalle forme ambigue e completamente inattiva che i cittadini disprezzano.
Due milioni di euro di soldi pubblici per una via di cui tutti si lamentano, motivando varie ragioni:
La fontana ha rimpiazzato il vecchio toretto, portando via spazio agli alberi, alle panchine, ma sopratutto agli ambulanti. Quando era in funzione a causa della sua forma geometrica imperfetta l'acqua tendeva a zampillare e a fuoriuscire e nei periodi invernali, questo comportava la formazione di un tappeto di ghiaccio sul terreno.
Tutto quello che chiedono i commercianti di via di Nanni è che per ora questa fontana venga rimpiazzata dal vecchio toretto, che la manutenzione effettuata possa essere eseguita a basso costo ripristinando i vecchi tombini al posto degli attuali tombini altamente tecnologici, ma sopratutto altamente costosi e inefficienti. Infine, richiedono che nei punti di accesso della via siano posti due piccoli pilastri, in modo da non consentire l'accesso alle vetture.

Il salmone controcorrente

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Nel bel mezzo di una insospettabile capigruppo capita che qualcuno decida di affrontare un colossale problema per la Circoscrizione 2..."facciamo pochi Consigli, questo mese abbiamo in calendario solo 11 incontri (= 11 gettoni di presenza) e quindi potremo farne di più, almeno 14 come dice il Comune"

In realtà il Comune non dice che dobbiamo calendarizzare 14 incontri tra Consigli, Commissioni, e Capigruppo ma che un Consigliere di Circoscrizione non puo' avere più di 14 gettoni di presenza.

Non sono riuscita a trattenermi e, anche se non era il mio turno per intervenire in assemblea, ho cercato di far capire a tutti che mi sembra essenzialmente inutile fare più Consigli se, ordine del giorno alla mano per il prossimo Consiglio, abbiamo 4 punti da affrontare e niente da deliberare. Ricordo inoltre ai gentili consiglieri presenti che le Commissioni sono un susseguirsi di Coodinatori che ci ricordano che non ci sono sold,i che alcuni progetti importanti li tagliano gli Assessori altri possono essere finanziati fino a Dicembre e poi si vedrà e noi cosa facciamo? Aumentiamo Consigli e Commissioni, proprio quelle Commissioni che vedono il valzer dei Consiglieri che firmano ascoltano per un quarto d'ora ed escono in cortile oppure vanno a casa, fanno una domanda o una considerazione e poi vanno via e quando il Coordinatore risponde loro non sono più in aula.

Aggiungo che forse sono inesperta ma che se avessi avuto la fortuna di avere un collega Consigliere del Movimento dentro al Consiglio ci saremo divisi le Commissioni e non come fanno i gruppi più numerosi o la maggioranza che presenziano in massa, ogni Consigliere che firma costa circa 60 Euro, quindi BASTA bisogna fare Commissioni che abbiano senso e con più punti all'ordine del giorno e così anche per i Consigli modificando il regolamento che al momento ci impone di inserire solo un documento per gruppo consiliare.

Raso mi invita a rinunciare sempre ai gettoni così poi loro con quei soldi vanno a mangiarsi una pizza alla faccia mia, tanto lui deve rispondere ai suoi elettori, aggiunge che comunque se va fuori dall'aula durante le Commissioni è per parlare con i colleghi o con qualche elettore che va a trovarlo....

Gli fa eco il Presidente Punzurudu che dice di essere sempre in ufficio quando ci sono le Commissioni e quando esce sì vede i Consiglieri fuori ma parlano di cose inerenti alla Circoscrizione e comunque " guarda quanti siamo Imbesi, solo tu non vuoi più Commissioni"

Povero Biscaretti...

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Povero Biscaretti

Carlo Biscaretti di Ruffia non è il nome di uno champagne ma il nome dell'uomo che legò il proprio nome al Museo dell'Automobile di Torino: lo ideò, radunò la collezione iniziale, si batté per farlo nascere e si adoperò tutta la vita per dargli una sede dignitosa. Pittore, disegnatore tecnico, giornalista, l'aristocratico torinese era figlio di Roberto Biscaretti di Ruffia il fondatore dell' Automobile Club di Torino , poi divenuto l'Automobile Club d'Italia e uno dei fondatori della Fiat.

Nel cercare di realizzare il suo sogno Carlo Biscaretti spese buona parte della sua vita, coinvolse nel suo progetto Mussolini, superò le ritrosie del senatore Giovanni Agnelli che, incredibilmente, dichiarò di non ritenere la tecnologia automobilistica italiana sufficientemente prestigiosa da dedicargli un museo. Inizialmente il museo infatti fu confinato nella periferia cittadina nei locali delo Stadio Benito Mussolini dove si esposero solo 73 dei 180 pezzi della collezione. Ma dopo la guerra Biscaretti ricominciò e, bussando a mille porte, riuscì ad ottenere una sede adeguata, ma non potè vedere il suo lavoro finito poichè morì, mentre disegnava l'allestimento di una sala , poco tempo prima dell'apertura al pubblico del Museo che poi gli fu dedicato.

Questo lungo racconto fa parte della storia di Torino che presto verrà cancellata con la nuova titolazione del museo in MAUTO Giovanni Agnelli.

A parte l'orribile scelta dello pseudo acronimo Mauto non si capisce proprio cosa abbia fatto di male il povero Biscaretti perchè venga eliminato il suo nome. Si parla di una questione di marketing, di rilancio del Museo, ma conservare la nostra storia e diffonderla non è forse più interessante che nominare un altro edificio all'Avvocato?

Le macchine contenute nel Museo di proprietà Agnelli non sono forse solo in comodato d'uso e potrebbero partire per gli Stati Uniti da un momento all'altro?

Perchè il Comune investe decine di miglioni nella ristrutturazione e alla Fiat con soli 300.000 euro viene data la Presidenza e il nome del Museo.

Perchè ogni tanto non ci ricordiamo che la storia dell'automobile non l'hanno solo fatta gli Agnelli ma tantissime industrie, nate nello stesso periodo, di cui abbiamo dimenticato i nomi?

Forse la storia la scrivono solo i vincitori?

Io Carlo Biscaretti invece me lo voglio proprio ricordare perchè è un uomo che ha saputo coniugare tante passioni dall'auto, alla grafica, alla pittura e soprattutto perchè è bis1_maxi.jpgstato un sognatore e ai sogni voglio ancora credere.

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Finalmente lunedì il vicesindaco risponderà alla nostra interpellanza sulla SVENDITA delle Farmacie Comunali avvenuta nel 2008.

Allora, con soli 12 milioni di euro un gruppo di farmacisti privati, capitanati da Platter, nome noto per le recenti cronache giudiziarie, costituitesi in un'associazione temporanea di imprese, unici partecipanti al bando, si aggiudicò il 49 per cento delle 34 farmacie comunali. Una cifra irrisoria (http://torino.repubblica.it/dettaglio/hanno-pagato-una-cifra-irrisoria-e-poi-non-si-vende-ai-concorrenti/1562569) se si pensa che, come sostengono in molti, normalmente il valore viene definito intorno a due volte e mezza il fatturato. In ques'ottica la cessione del 49 per cento doveva valere tra i 40 e i 50 milioni, dato che la società aveva allora un fatturato di circa 39 milioni di euro. A ridurre il valore, incidevano sicuramente i debiti e l'impegno del privato a rientrare ma comunque restano forti dubbi sull'operazione.

Ma non è finita qui...in questo modo i farmacisti privati da concorrenti sono diventati di fatto soci del servizio pubblico, acquisendo il potere di gestione dell'azienda comunale, costituendo a nostro avviso una posizione di monopolio sul mercato torinese, anche a causa delle modifiche effettuate allo statuto e ai patti parasociali, avvenute successivamente all'aggiudicazione.

Ora ci auguriamo che il Comune non intenda usare la privatizzazione delle farmacie come modello paradigmatico per quelle future, con particolare riguardo ai principi di concorrenza e di economicità...nel frattempo vogliamo comunque cercare di comprendere meglio le logiche e motivazioni sottostanti questa operazione, che noi riteniamo essere state una reale svendita a danno dei cittadini.

Rimaniamo quindi in trepidante attesa di sapere cosa ci racconterà lunedì il vicesindaco in risposta...

qui il link al testo dell'interpellanza completa:
http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti/atti/testi/2011_04760.html

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In data 21/06/2011 avevamo depositato una proposta di delibera in cui chiedevamo l'integrazione dell'Anagrafe Pubblica degli Eletti del comune di Torino.

L'anagrafe nasce ad Aprile 2006, a seguito di una proposta di iniziativa popolare, sottoscritta da oltre 1800 cittadini, volta a dare diffusione e trasparenza all'azione amministrativa.

L'anagrafe degli eletti contiene informazioni riguardanti gli amministratori della Città (sindaco, assessori e consiglieri) e le attività svolte.
Ad oggi sul sito Internet del Comune di Torino (non è stato ancora aggiornato con il nuovo consiglio...) devono essere disponibili nell'apposita sezione:
Senza consenso dei consiglieri comunali i dati anagrafici, gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo, gli atti presentati con relativo iter fino alla conclusione; il quadro delle presenze ai lavori dell'istituzione di cui fa parte ed i voti espressi sugli atti adottati dalla stessa; l'attività amministrativa svolta, comprensiva degli interventi effettuati, degli atti presentati come firmatario semplice o primo firmatario, le votazioni effettuate, lo stipendio, i rimborsi e/o i gettoni di presenza percepiti a qualsiasi titolo dal Comune
Previo consenso dei consiglieri comunali: le associazioni cui è iscritto; la dichiarazione dei redditi e degli interessi finanziari relativi all'anno precedente l'assunzione dell'incarico, degli anni in cui ricopre l'incarico e dell'anno successivo, dichiarazione da parte dell'eletto dei finanziamenti ricevuti;
Ritengo che sia davvero un bello strumento, che permette, a chi è interessato, di comprendere a fondo l'attività (o inattività), la coerenza (o incoerenza), la presenza (o assenza) di un consigliere durante il suo mandato.

Con una nostra proposta abbiamo chiesto l'integrazione dell'anagrafe degli eletti con aggiunta (TUTTE PREVIA AUTORIZZAZIONE DEL SINGOLO) della pubblicazione del:
1) Certificato penale
2) Curriculum Vitae contente almeno i dati concernenti il percorso scolastico, professionale e politico svolto, nonché eventuali cariche ricoperte in enti pubblici.

Dalla data in cui è stata depositata sono passati ben 3 mesi e oggi, dopo parecchi solleciti, mi trovo sulla scrivania una busta contenente il parere tecnico che richiede l'intervento del Garante della Privacy in merito. Quindi è tutto SOSPESO in attesa di risposta da parte del garante...
Non so quanto ci vorrà per ottenere questo parere, ma temo che si andrà per le lunghe...certo è che mi fa sorridere (amaramente) che per poter richiedere dei curriculum vitae on-line e certifciati penali di personaggi, che sono comunque di fatto pubblici (previo loro consenso), si debba ricorrere a pareri di garanti della privacy e attendere tempi così lunghi..
non sono esperta in materia, ma davvero mi ha lasciato perplessa....chissà tra quanto arriverà il parere...
e comunqe intanto la proposta di delibera rimane ferma...

Sala Rossa ritorno al passato, miserie del presente.

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La Sala Rossa è un tripudio di ricchezza, i divani di velluto cremisi, il barocco dei dorati soffitti a cassettoni., i piani azzurri con le pulsantiere in ottone, lo scranno di legno intagliato.

Sopra tutti una scritta che pare un monito: Ego Sapientia habito in Consilio.

Il loggiato di soli diciotto posti oggi era completamente vuoto e un orologio antico scandiva il quarto d'ora e il passare lento del tempo.

Nella sala altro deserto, con solo cinque consiglieri di minoranza, cinque assessori schierati e nessuno sul lato dei consiglieri di maggioranza.

Il profumo di antico, mal si integrava alle miserie moderne.

Un abilissimo assessore al bilancio come un funanbolo dimostrava che tutto era perfetto e ci sarebbe da credergli se non fosse che la città è Torino, la città più indebitata d'Italia.

Un altro assessore parlava, come nulla fosse, come un caso isolato, di cambiamenti climatici che avevano diminuito il numero di giorni di pioggia ma intensificato i millimetri caduti, portando ad un problema di collettori dell'acqua sovracarichi.

Molti consiglieri basavano le loro richieste su letture fatte sul gionale, di cui spesso non vi era reale riscontro.

Una consigliera, figlia del più grande catalizzatore di voti della città diceva di lanciare un ago nel pagliaio,non trovarlo e chiedeva riduzione dei canoni di affitto al Comune per i commercianti. Chi si disgustava della benedizione del Vescovo alla Stazione di Porta Susa e chi ultimo dei radicali arrivava in ritardo e poi si faceva aspettare.
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La Sala aulica rimaneva immobile e stranita nel sentire tante cose, così inutili per il bene del cittadino.

Intanto fuori, davanti al Municipio, un uomo interrompeva lo sciopero della fame perchè troppo debilitato e mi chiedeva:"Hanno parlato di me oggi...mi daranno una mano?"

Io mi allontanavo dopo averlo abbracciato , delusa da una politica che non riece ad essere all'altezza nemmeno della stanza che occupa, incapace di percepire il senso di responsabilità che quella stanza, nella sua aulicità, fortemente ispira.

Alcuni aggiornamenti sulla Circoscrizione1

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- sono stati messi a disposizione dal Comune di Torino 100.000 euro per la riqualificazione della zona di Largo Re Umberto, ma la circoscrizione ha deciso di utilizzarli per la riqualificazione dei giardini Valperga di Masino più noti come Clessidra occasione unica di progettare un giardino;

- variante 234: costruzione di alloggi vicino a Corso Dante angolo Largo Turati nelle ex officine dismesse, si potrebbe presentare un progetto per le vie dolci destinate a piste ciclabili?

- nell'ordine del giorno di circoscrizione è stato richiesto al presidente di impegnarsi a sveltire la burocrazia per gli anziani che devono passare ore per richiedere i ticket, la maggior parte della maggioranza non era preparata all'argomeneto ed ha disertato il voto non facendo raggiungere il numero legale alla votazione. La questione verrà ripresentata, ma la consigliera Viviana Ferrero e due consiglieri dell'opposizione hanno esortato a una maggior serietà nel dare risposte soprattutto per il bene comune.

- riguardo ai gettoni di presenza e alla partecipazione dei consiglieri per tutto il tempo delle riunioni oltre alla possibilità della doppia firma è stato proposto di prendere la parola quando qualcuno lascia la sala e dichiararne l'uscita in modo da avere una prova legale in caso di denuncia;

- contributo alle associazioni: sono stati presentati in circoscrizione 12 progetti da parte di diverse associazioni senza alcun tipo di specifiche, l'opposizione è molto rigida a riguardo e non vogliono votare progetti incompleti; l'unico progetto che è stato finanziato è stato quello dell'oratorio salesiano con 1200 euro;

- familyfare in Via Dego: presentata come un progetto sociale di aiuto alle famiglie, ci viene invece descritta come cooperativa privata con degli operatori che controllano semplicemente senza dare aiuti e sembra anche che non sia frequentato da bambini bisognosi o casi sociali;

-Progetto estivo Sambuy: è saltato tutto perchè sono stati congelati tutti i finanziamenti;

- per le circoscrizioni è stato tolto il rimborso del comune al datore di lavoro del consigliere di circoscrizione per l'intera giornata in cui si effettua il consiglio, ma solo per il tempo necessario per arrivare al consiglio e per tornare eventualmente al lavoro;

- riteniamo opportuno reperire uno spazio per il pattinaggio a rotelle e skate.
-per l'area cani non si è ancora trovato il modo per ottenere il voto favorevole per tutte le forze politiche.

Fango, fumo e tanta m...

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Forse non tutti sanno che - tecnicamente a Castiglione Torinese, ma dal lato del Po di Settimo - c’è una spianata grande come un aeroporto piena di vasche, pannelli fotovoltaici, pompe e gasometri. E’ il depuratore Smat di Torino, il più grande d’Italia, e serve a una cosa sola: filtrare il mare di m… che i cittadini di Torino e cintura producono giorno e notte. Tutte le fognature della città convergono su un grande condotto parallelo al Po, che riversa un fiume di liquami nell’impianto; lì ci sono dei filtri, poi delle vasche di decantazione, poi una serie di processi chimici et voilà, quello che avanza è sufficientemente pulito da finire nel Po.

Dove finisce la schifezza? Finisce in fango; e metà dell’immenso complesso è destinato a lavorarlo, recuperando calore ed energia e producendo 130.000 tonnellate l’anno di melma. Di queste, 20.000 vengono essiccate e portate alla discarica di Cassagna, mentre il resto viene riusato, rendendolo liquido al punto giusto e cedendolo all’agricoltura e/o al compostaggio. Il processo è altamente efficiente, e la stessa dirigenza Smat, durante un sopralluogo ufficiale, ci ha dichiarato che il sistema attuale è già ottimizzato, dato che praticamente tutto il fango viene riutilizzato anziché smaltito.

Perché vi racconto questo? Dovete anche sapere che il dinamico sindaco di Settimo Aldo Corgiat prova da anni ad attirare un inceneritore nel proprio Comune, perché bruciare la m… porta un sacco di soldi a chi gestisce l’impianto (e il cancro a chi ci vive accanto, ma questo pare non essere un problema). Peccato che alla fine si sia scelto di costruire l’inceneritore a Torino (ubi maior), accantonando il progetto di Settimo. Che fare? Basta aspettare un po’ e poi, in società coi privati, chiedere il permesso alla Provincia, il cui assessore all’Ambiente è dello stesso partito di Corgiat.

E’ sufficiente fare due conti per capire che un secondo inceneritore è inutile: la Provincia di Torino produce circa un milione di tonnellate di rifiuti l’anno, in calo per via della crisi e delle politiche anti-spreco. Più o meno metà viene riciclata, per cui avanzano 500.000 tonnellate; l’impianto del Gerbido ne può bruciare 420.000. Ne restano 80.000 che potrebbero tranquillamente andare in discarica, senza contare che in teoria - nonostante Torino abbia ottenuto una moratoria, dichiarandosi talmente piena di turisti da non poter reggere la spaventosa massa di rifiuti da essi generata - la legge, l’Europa e il buon senso planetario ci chiederebbero di arrivare subito a differenziare almeno il 65% dei rifiuti, il che ridurrebbe l’avanzo indifferenziato a 350.000 tonnellate in tutto.

Ma soprattutto, 80.000 tonnellate sono troppo poco per rendere un inceneritore economicamente sostenibile… cioé, l’inceneritore è per definizione economicamente insostenibile, dato che vive grazie alle tariffe che noi cittadini gli paghiamo per bruciare i rifiuti (circa 100 euro a tonnellata) più le sovvenzioni che noi cittadini gli diamo, come i certificati verdi (altri 100 euro per ogni megawattora prodotto); è una attività intrinsecamente in perdita per noi e in guadagno per loro. Ma se la quantità di rifiuti trattati scende sotto le 200.000 tonnellate l’anno, nemmeno le nostre laute sovvenzioni sono sufficienti a tenere in piedi la baracca; e questo ce lo confermò anche l’amministratore delegato di Amiat, Magnabosco.

Qual è stato allora il colpo di genio del “sistema Settimo” (la definizione non è mia ma dei dirigenti Smat)? Beh, se insieme alle 80.000 tonnellate di rifiuti avanzati bruciassimo anche una buona parte delle 130.000 tonnellate di fanghi del depuratore, opportunamente essiccate, allora si potrebbe giustificare sulla carta un secondo inceneritore e un secondo business. Peccato che nessuno l’abbia chiesto alla Smat, che stamattina ha decisamente negato che questa sia un’ipotesi per loro interessante.

E’ chiaro a tutti che in futuro, in un modo o nell’altro, ci saranno sempre meno rifiuti indifferenziati; e che Torino, regolarmente al top dell’inquinamento in Europa, avrebbe una grossa opportunità ambientale ed economica puntando sulle tecnologie e sulle pratiche del futuro, e costruendosi un know-how innovativo che potremmo poi andare a vendere in giro per il mondo. E invece no, siamo qui bloccati nel passato dalle scelte miopi e interessate della nostra classe dirigente, che ai cittadini sa proporre solo tanto fumo, spingendolo grazie all’informazione compiacente. E noi restiamo in un mare di merda.

Anche i poliziotti piangono...

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Intervista liberamente tratta da una chiaccherata con un agente Digos.( l'agente , che chiamerò Salvo, per celare il vero nome, l'ho davvero incontrato e spontaneamente mi ha parlato).

Stasera ci sono fuori dalla circoscrizione 7 due furgoni e circa 30 agenti, questa consigliatura ha un costo così alto che mangia anche una sua parte della sua pensione ?

Non me ne parli, restare qui a vedere i politici che discutono e urlano fino a tardi di cose che non c'entrano nulla con la Circoscrizione.

Lo Stato è in default, che senso ha spendere tutti quei soldi per un treno veloce, merci?

Io non posso parlare per tutti ma una parte di noi la pensa così, ci sono quelli neutri ma la maggior parte ha dei dubbi...

E sui fatti di Chiomonte cosa pensa?

Con le dovute eccezzioni, chi ha sbagliato deve pagare, da tutte e due le parti...

Sapete che l'uso dei gas CS per voi può diventare una malattia professionale?

Certo noi non siamo tutelati, in molti paesi come la Norvegia,a certe manifestazioni i poliziotti posano l'arma a casa e vengono dotati di proiettili di gomma, per evitare i rischi di incidenti gravi, noi non li abbiamo, non abbiamo le pistole per spararli.

Avrete altro agente Salvo?

Si, ( decisamente ironico) si figuri che la carta, il computer ce li portiamo da casa...

Ma la politica vi sostiene?

No, la politica non sta facendo il suo lavoro, ormai è la polizia a dover fare tutto, siamo in molti casi il primo centro di accoglienza, i politici pensano ai loro interessi e il nostro lavoro è sempre più difficile.

Quindi i politici non lavorano per il cittadino?

Esatto pensi all'amnistia, persone carcerate che uscivano senza soldi in tasca, senza un progetto, ritornavano a fare solo quello che sapevano fare...in meno di un mese, tornavano dentro.

Se potesse dare lei un indirizzo?

Progetti nelle carceri, insegnargli un mestiere, poi escono e ce la possono fare...più attenzione meno burocrazia, ricordo un ragazzo che rapinava, poi si è sistemato con una ragazza, ha imparato il mestiere dal suocero, ce l'aveva fatta, bè l'hanno richiamato per l'inserimento e lì ha incontrato i vecchi amici e ha ricominciato...

Arriva un suo collega e ridendo,mi chiede perchè parlo con un picchiatore dei No-Tav, io lo guardo e vedo un cittadino, come noi , come me ha figli e famiglia e si preoccupa della pensione dei suoi genitori.

Anche lo scontro in Val di Susa certo va rivisto, come una guerra tra politici e cittadini, non tra forze dell'ordine e manifestanti, come a una guerra tra poveri.

Soris e la proposta del PDL: cosa ne pensate?

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La scorsa settimana si è tenuta un'interessante discussione in commissione I sul tema della riscossione dei crediti che esercita SORIS (società totalmente detenuta dal comune di Torino) sulle tasse di competenza comunale (ICI, TARSU, COSAP...).

Il PDL ha presentato una mozione con richiesta esplicita di innalzare gli importi entro i quali Soris può avviare procedure di fermo, ipoteca e pignoramento.

Ad oggi è previsto:

1) il fermo amministrativo per importi superiori ai 100 euro;

2) il pignoramento immobiliare per importi superiori a 8.000 euro, 20.000 nel caso di prima casa;

3) il pignoramento mobiliare di autoveicoli per importi superiori ai 1.000 euro;

Prima che avvenga un atto di questo genere il contribuente, così ci ha spiegato SORIS, riceve, a seconda del tipo di entrata, da sei a nove solleciti di pagamento (passa quindi circa un anno e mezzo) e il pagamento delle rate blocca le procedure in atto.

Nonostante il mio intervento per comprendere meglio ed esprimere le mie preoccupazioni in merito alla questione del pignoramento immobiliare e comprenderne l'entità a Torino ( Soris ha dichiarato che le procedure di ipoteca attivate sono 300, ma nessun immobile è finora stato venduto), la discussione si è soffermata soprattutto sullo strumento del fermo amministrativo, blocco all'uso dell'autovettura, che attualmente avviene per importi superiori ai 100 euro.

Le intenzioni del PDL sono di chiedere un'innalzamento di questa soglia. Ovviamente sono stati chiesti a SORIS quali fossero gli effetti dell'eventuale innalzamento per comprenderne meglio i costi e i benefici sui cittadini torinesi e sulle casse comunali.

Ed ecco cosa emerge dai dati illustrati dai dirigenti Soris in seguito alle simulazioni eseguite dagli uffici tecnici: se nel 2010 la soglia per il fermo amministrativo fosse stata di 500 euro, sarebbero stati riscossi quasi 2 milioni di euro in meno rispetto a quanto avvenuto, pari a una diminuzione del 30%. Nel caso di un aumento più contenuto, da 100 a 200 euro, la perdita di introiti sarebbe meno significativa, circa 380.000 euro in meno.

Poiché l'assessore Passoni si è detto disponibile a valutare questa seconda possibilità, il presidente della commissione ha deciso di lavorare su una mozione proposta dalla commissione, quindi il tema verrà presto approfondito e concretizzato in un nuovo documento che indirizzerà la giunta.

In commissione quindi si discuterà nuovamente del tema e spero avremo la possibilità anche noi di intervenire con dei nostri contributi.

Ovviamente come prima cosa mi preme verificare che Soris si comporti davvero come descritto in aula dai dirigenti, quindi con almeno 6 avvisi bonari di pagamento e tutti quegli atti necessari per garantire al cittadino di poter adempiere al pagamento. Avete esperienze in merito?

Mi incuriosisce però anche sapere cosa ne pensate...fermi restando i principi per cui le tasse devono essere pagate e deve essere riconosciuto al comune il diritto ad incassare i crediti di cui è titolare per poter a sua volta adempiere agli impegni vero i fornitori, mi chiedo se, in un momento di scarsità di risorse, scegliere di rinunciare a 380.000 euro qui, quando dall'altra parte per la mancanza di 250.000 euro ci troviamo costretti a dover assumere educatori fino al 23 dicembre e poi rinnovarli al 7 di gennaio, sia la scelta migliore per la nostra città. Oppure penso, non si potrebbe forse lavorare maggiormente sulla rateizzazione del credito, cosa già prevista, per facilitare il pagamento anziché sulla soglia del fermo?

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Ripartire dal ground zero per la politica

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E' come quando scrivi un testo e vai fuori tema o prepari una torta e sbagli gli ingredienti, la politica in Italia è così , va riformata partendo dall'inizio.

Iniziando proprio dalla Circoscrizione dove ora fior fior di giovani vengono allevati alla peggior politica, infarciti di inutilità procedurali, di linguaggi formali scevri di significato, di meschini truchetti da prestigiatore dilettante.

Ripartire dal primo anello della politica ridandogli il posto altissimo che merita, luogo di ascolto verso i cittadini, luogo di confronto tra i cittadini , di interazione tra cittadino e istituzioni.

Creare il vivaio dei nuovi politici portando avanti una politica pulita e trasparente, fatta di competenze, di capacità e soprattutto di responsabilità.

Non è accettabile che i consiglieri arrivino in ritardo e vadano furtivamente via, prima che sia terminata la commissione. Non è rispettoso nei confronti dei cittadini presenti e non lo è nei confronti dei consiglieri che rimangono tutto il tempo.

Non è possibile presentare dei progetti sociali, legati a varie associazioni, senza che venga dettagliato il tempo dedicato, il numero di persone impiegate, il numero di persone coinvolte e soprattutto il costo totale del progetto, la parte erogabile dalla circoscrizione e dagli altri supporter del progetto e la rilevanza economica degli altri enti coinvolti, Fondazioni o Istituti.

Nessuna azienda sottoporrebbe mai ai suoi azionisti un progetto così redatto, nessun progetto verrebbe mai preso in considerazione se così predisposto.

Non attribuisco colpe alle Associazioni, ma imputo alla Circoscrizione 1 una superficialità inaccettabile e preoccupante che non mette in condizione i consiglieri di avere informazioni sufficienti per approvare un lavoro che potrebbe essere certo meritevole.

Anche in Circoscrizione si può fare esercizio di democrazia, usiamola come palestra per diventare politici migliori, la politica non cambierà se non saremo noi a cambiarla ma ci vuole coraggio e responsabilità, di votare senza genuflettersi, di commentare dispiacendo ,di rimanere in aula quando tutti se ne sono andati, perchè rappresentiamo il cittadino e il cittadino deve rimanere il nostro obbiettivo primario.

Sono solita dire che se il mondo sarà salvato, mettendo l'accento sul se..., saranno le donne a farlo.

E' una famosissima frase di F.M.Dostoevskij, "il mondo sarà salvato dalla bellezza", ma modificandola e traslandola è diventata anche mia...

Lo dico perchè numericamente siamo più forti , perchè confido nella generosità che la donna dimostra ogni giorno nell'accudire compagno e figli, e anche nella sua infinita capacità di fare mille cose insieme.

Ora l'arresto di Elena e Marianna attiviste No -Tav, tutt'ora in carcere per la partecipazione alle proteste contro il cantiere di Chiomonte, è un arresto di tutte le donne .

Colpire il più debole, questa è la strategia, chi ha tre figli come Elena rappresenta chi ha famiglia e non vuole coinvolgerla per paura di segnarla, colpire Elena è come colpire chi ha finito gli studi e deve entrare nel mondo del lavoro con Certificato Penale pulito.

Attenti ragazzi volete fare mica la fine di queste due donne, sottoposte alla critica perbenista?

Volete essere additate come ex carcerate dai passanti?

Volete mica prendervi tutta la responsabilità di un'Opera grande come il Tav?

Bè, credo che questa responsabilità , in questo preciso momento, ce la dobbiamo prendere proprio tutti , uomini e donne insieme.

Ma non posso non ricordare il ruolo che ebbero le donne nella Libera Repubblica della Maddalena, quella grande cucina da campo aperta giorno e notte, l'accoglienza, la disponibilità, la forza delle più giovani durante lo sgombero, di continuare a portare tronchi da inserire dove c'era la ruspa.

Non posso non ricordare le teste rotte, gli occhi neri su quei bei visi e le lacrime :quante lacrime hanno versato le donne a Chiomonte a causa dei lacrimogeni? Eppure si lavavano il viso con il limone e ricominciavano a rilanciare ...

Ho visto cose che una nata borghese come me non pensava di vedere in tutta la vita, ma ho anche visto un coraggio che credevo sopito, una forza che credevo annientata e con rispetto ringrazio Elena e Marianna che stanno in carcere anche per i miei figli e il loro futuro.

Postate dappertutto la storia di queste due donne coraggiose che stanno in carcere anche per noi, scriviamogli e teniamo alta l'attenzione , non sono sole ...facciamoglielo sapere.

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/419960/

Il business dei rifiuti a Torino

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La neo giunta Fassino deve tappare buchi e recuperare risorse.

E la discarica di Basse di Stura torna al centro dell'attenzione su cui si deve trovare una modalità per farla fruttare ancora. Il quadro è complesso.

Il Comune di Torino ha accumulato grossi debiti, maturati dalla gestione Chiamparino con manovre di finanza creativa e i faraonici impianti olimpici praticamente abbandonati. Inoltre da tempo non paga AMIAT per il servizio di smaltimento in discarica causando un discreto buco alla propria multiservizi. Infatti AMIAT è una SPA a socio unico del Comune di Torino.

Ad inizio 2010 Basse di Stura è stata definitivamente chiusa perchè arrivata al limite di capacità e da allora il Comune ha un mancato introito sul bilancio AMIAT.

De Alessandri, Vicesindaco di Fassino già in carica con Chiamparino, sta rilanciando recentemente le ipotesi di riapertura del sito, contestate a suo tempo dal Presidente della Provincia Saitta. "È una delle ipotesi che stiamo valutando, insieme a molte altre, nel contesto degli equilibri di finanza pubblica".

Magnabosco, AD di AMIAT, sostenuto dall'assessore torinese all'ambiente invece propone un parco fotovoltaico, progetto fantasioso considerando l'assoluta instabilità dei rifiuti accumulati in decenni sui quali si vorrebbe realizzarlo, ridottosi spontaneamente di una decina di metri in altezza in un solo anno!

Il problema dell'Amiat è che, non incassando più dal trattamento dei rifiuti dei non torinesi (prima a Basse di Stura oltre ai nostri andavano quelli di altre zone del Piemonte e di privati, e su questo incassavano bei soldi), è in passivo strutturale di una ventina di milioni di euro l'anno. O la città glieli dà sull'unghia (e non li ha), o si trova il modo di farglieli avere in altri modi (le loro idee sono privatizzare oppure far comprare ad Amiat quote dell'inceneritore), oppure (secondo loro) si riapre la discarica per materiali non puzzolenti e non pericolosi in modo che Amiat possa incassare un po' di soldi.

E la partita si continua a giocare a colpi di annunci a mezzo stampa: la differenziata porta a porta a Torino città non si può estendere perchè costa troppo! "...Un dato per tutti: l'estensione del «porta a porta» ai 70 mila utenti concentrati nei quartieri Nizza-Lingotto e Mirafiori Sud, avvenuta nel 2009, costò 3 milioni. In base ad alcune stime, rese approssimative dalla diversa conformazione e quindi dalle diverse esigenze delle aree centrali e semicentrali, ne occorrerebbero altri 10-15 per portare il servizio dove oggi manca: un assegno con la maiuscola, che in questa fase nessuno si sente di firmare..."

Eppure mezzo miliardo di euro dalla TARSU dei nostri prossimi trent'anni per il cancrovalorizzatore si sono trovati! A nostro dedito chiaramente!

Di ieri la notizia del rilancio del secondo inceneritore a Settimo da parte dell'Assessore Provinciale all'Ambiente Ronco " ora si potrà utilizzare una tecnologia più moderna rispetto a quella utilizzata al Gerbido e si realizzerà un impianto in linea con le reali necessità". Si rischia un'emergenza rifiuti? "No, abbiamo gli spazi sufficienti nelle discariche in esercizio per smaltire le quantità di rifiuti prodotti e i lavori al Gerbido vanno avanti secondo i programmi.

Proprio non si capisce come mai Comune e Provincia di Torino non abbiano avuto notizia che anche a Lucca gli inceneritori si chiudono! Come a Parma del resto.

Qui sta bene una citazione "Sarà dura".

Perchè il movimento rifiutizero sta dilagando anche a Torino! Una crescita esponenziale che motiva tutte queste notizie che sembrano in effetti carte giocate con la medesima strategia.

Partecipa! Iscriviti al logoRZT.jpgCoordinamento RifiutiZero Torino No Inceneritore!
Tieniti informato e visita il sito del Coordinamento!

Oggi ho rifiutato il gettone di presenza

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Oggi pomeriggio alle 17.30 in via Bertolotti 10 si è svolto il primo incontro di
Commissione 1: Bilancio e Programmazione

A coordinarla Pier Giorgio Carapella eletto con Idv nello schieramento per Fassino

All'ordine del giorno :

1) Presentazione del Coordinatore.

2) Rinnovo concessione di un locale del Centro Civico di via Bertolotti 10 alla SOCREM Torino

3) Varie ed eventuali

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Carapella ha dato le sue credenziali, laurea in management pubblico e capo Scout in Crocetta e ha spiegato e fornito i dati relativi ai pochi immobili di cui dispone la Circoscrizione.

Ha poi asserito che questa è una commissione senza sogni nel cassetto perchè il patrimonio non è particolarmente ricco.

Il bilancio tecnico è allegato al bilancio comunale.

Alla fine di una riunione durata circa un'ora eravamo stati semplicemente convocati per dare la disponibilità di un locale gratuito alla Socrem, società che si occupa delle cremazioni a Torino e avevamo speso almeno 1200 euro in gettoni di presenza della comunità.

Allora consultandomi con alcuni giovani consiglieri abbiamo deciso di rifiutare per iscritto il gettone di presenza.

A rifiutalo, Viviana Ferrero (Movimento 5 stelle) Alberto Claudio Saluzzo( PD), Gregorio Pettazzi( PDL), quindi un'adesione al rifiuto non partitica, ma di buon senso.

Anche altri consiglieri sono stati invitati a farlo ma non l'hanno scritto, che io sappia, ma sarebbero ancora in tempo a comunicare il loro rifiuto.

Ora se il decentramento verrà attuato avrà un senso ritrovarci, discutere e portare avanti le istanze dei cittadini, ma se si andrà avanti in questa farsa tanto varrebbe abolire le Circoscrizioni e risparmiare. Continuando a riconoscere alle Circoscrizioni il grande valore che avrebbero come anello tra la pubblica amministrazione e il cittadini qualora fossero messe nella condizione di contare qualcosa a livello decisionale.

La politica e la casa

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Ultimamente odio la politica, non solo quella della casta ma anche quella di certi colleghi, per cui il problema fondamentale del momento è se Grillo faccia o meno togliere i video da Youtube o come organizzare la fronda contro il famigerato Casaleggio.

La odio perché so che i problemi veri sono altri; per esempio, dopo la vicenda dell’anziano senza casa morto in macchina a Lanzo, ora finalmente i giornali si accorgono che non è un caso isolato. A Torino - a tre isolati da casa mia, in una zona che si vanta spesso di non avere i problemi di Barriera o di Porta Palazzo - una intera famiglia, due anziani e figlia trentenne, vive in un parcheggio sotterraneo dopo lo sfratto (la storia intera è qui).

E’ la crisi che avanza; in passato, vi si è sempre fatto fronte con il blocco forzoso degli sfratti, scaricando il costo dell’assistenza sui proprietari. Ora però questo non è più possibile, perché sempre più spesso i proprietari hanno bisogno del reddito della casa per sopravvivere o per aiutare a sopravvivere i propri figli, e talvolta ne hanno bisogno perché sono loro stessi finiti in mezzo a una strada.

Rispondere è non solo possibile, ma doveroso. Nel caso della famiglia di via Lera, ad esempio, il problema è duplice: queste persone hanno un reddito, ma non riescono a mettere insieme i soldi per la caparra di un nuovo alloggio; inoltre, sono in attesa dei tempi burocratici per ottenere un assegno di invalidità.

Il Comune - invece di rispondere, come hanno fatto le assistenti sociali, che la casa non è una competenza del loro ufficio - può farsi carico di assistenza temporanea; magari non è nemmeno questione di soldi, ma di aiutare persone poco esperte a trovare e gestire l’ingresso in un nuovo alloggio. Servirebbe un ufficio che, previa la massima trasparenza, possa dare su due piedi piccoli aiuti pratici o economici a persone che si trovano all’interno di una serie di condizioni predefinite - senza casa e senza lavoro, innanzi tutto anziani, senza dipendenze e senza pendenze penali.

Resta comunque la questione di fondo: ha senso che a Torino esistano 50.000 alloggi vuoti e contemporaneamente persone che letteralmente muoiono di stenti per strada? Ovviamente no, ma domanda e offerta non si incontrano; il Comune, pur provandoci, non ha soldi per pagare affitti anche calmierati per tutti quelli che non hanno una casa (e tantomeno per costruire un numero apprezzabile di case popolari); i proprietari, in assenza di offerte di mercato, preferiscono tenere sfitte le case proprio per la paura di non riuscire più a cacciare gli inquilini, e per i nuovi quartieri c’è anche la paura di “svalutare la zona” accogliendo inquilini squattrinati.

Nel lungo periodo bisognerebbe arrivare, a livello nazionale, a una legge che permetta di recuperare forzosamente almeno gli stabili lasciati in abbandono, che già sarebbero sufficienti a tamponare l’emergenza. Nel breve, quel che si può fare è assumersi ognuno la propria responsabilità; i proprietari potrebbero arrivare ad accettare affitti stracciati in cambio di garanzie assicurative su possibili danni e legali sugli sfratti; le fondazioni bancarie potrebbero metterci dei soldi. Il Comune dovrebbe essere efficiente nell’individuare e gestire i singoli casi, nel fornire soluzioni tampone per i periodi di passaggio, nel sollecitare le altre istituzioni a fare la propria parte.

Non è che non si faccia già, ma la dimensione del problema è destinata ad esplodere; o ci attrezziamo, o finiremo presto come negli Stati Uniti, dove in molte piazze e giardini delle città ci sono più barboni che foglie per terra.

Siamo tutti Turi. Sciopero della fame a staffetta.

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L'Italia è un paese strano legato certamente più di quanto si voglia ammettere alla figura del Re, del Capo, del Fuhrer, il conduttore.

E' una forma di delega che scherzosamente Beppe Grillo propone nel racconto del vecchietto che lo incita mentre salea693a_NoTavTuri.png sul palco :

-Avanti Beppe fagliela vedere dai...

-E tu?

-Be io sto qui, guardo, vedo un po' come si mette...

Anche noi, se ci guardiamo allo specchio siamo così, speriamo sempre in un politico nuovo che salvi il paese, in un calciatore che salvi la squadra del cuore, in un figlio bravo a scuola che risollevi le sorti della famiglia.

Ma nel paese di "Maradona salvaci tu " noi dobbiamo fare la differenza con un impegno personale, anche piccolo, di solidarietà con la Val di Susa.

Non basta appludire Turi che fa lo sciopero della fame, della sete e sale pure su un albero morto o incitare i ragazzi che stanno digiunando da giorni in Valle, facciamo tutti qualcosa per firmare la nostra contrarietà all'onerosa e inutile "ferrovia merci veloci."

Parlando con i ragazzi del meet-up di Carrara si è pensato di fare un digiuno di un giorno a staffetta, di città in città, risalendo la Versilia per arrivare fino alla Val di Susa, documentando naturalmente l'evento e filmando i partecipanti.

Un giorno di digiuno non fa male a nessuno, ma è un grande gesto se tutta l'Italia partecipa.

Organizziamoci per città e facciamo giungere attraverso la stampa locale e internet la nostra voce di dissenso con un gesto pacifico ma forte, come il digiuno.

Poi i telegiornali, la stampa nazionale ci oscureranno o tenteranno di farlo ma che importa ...non si può oscurare la verità e cosa c'è di più vero di un digiuno, per poterla raccontare?

La schizofrenia dei compensi dei politici

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Questa mattina ho avuto tempo di mettermi ad aggiornare il sito del Movimento 5 Stelle Torino, rivedendo un po’ l’home page; e ho potuto inaugurare la sezione destinata alla trasparenza, in cui troverete le informazioni per scrutinare il nostro operato.

Vorrei delucidarvi in breve sulla questione relativa alle nostre presenze e ai conseguenti gettoni di presenza, che - come già spiegato - determinano il nostro stipendio; perché non è così semplice come sembra.

Se confrontate le nostre buste paga con l’elenco delle nostre presenze (potete estrarlo anche voi da questa pagina), noterete che le presenze effettive sono superiori a quelle elencate nelle buste paga. Questo accade perché non tutte le riunioni sono retribuite; in particolare, non sono retribuite le riunioni della conferenza dei capigruppo, che cubano tranquillamente sei-otto ore a settimana, e che - a parte le prime due di giugno, prima della costituzione formale del gruppo consiliare - riguardano solo il capogruppo cioé io.

Inoltre, non sono retribuite le occasioni in cui, per nostro interesse, partecipiamo a una riunione di una commissione di cui non facciamo parte; per esempio, io qualche giorno fa ho partecipato alla riunione di prima commissione a cui si parlava di innovazione e agenda digitale, e per quella non sarò retribuito.

Sono invece retribuite le riunioni in cui ci facciamo sostituire formalmente; mentre in consiglio comunale non sono ammesse deleghe e dunque dobbiamo essere sempre presenti entrambi, io e Chiara possiamo gestirci i nostri impegni in commissione sostituendoci tra noi in caso di necessità.

Ricordo infine che esiste comunque un tetto massimo di tre riunioni retribuite al giorno e di 19 riunioni retribuite al mese, che tipicamente noi raggiungiamo già dopo le prime due o tre settimane. Tutto il resto diventa automaticamente non retribuito (potete capire quali sono le riunioni retribuite, a fine mese, guardando quelle che nell’elenco del Comune riportano la lettera L).

Alla fine, questo sistema porta a risultati abbastanza schizofrenici, a meno che non si raggiunga il tetto massimo e finito lì. Vi potreste chiedere ad esempio come mai Chiara a giugno ha guadagnato 604,25 euro lordi, e io invece solo 483,40. Vuol dire che Vittorio ha lavorato di meno? In realtà, se prendete le presenze, scoprirete che per certi versi io ho lavorato di più, partecipando a due conferenze capigruppo durate una tre ore e l’altra due ore e mezza.

Tuttavia, quelle non sono riunioni retribuite, mentre sono retribuite le riunioni iniziali delle commissioni, convocate per l’elezione del presidente; sono riunioni di dieci minuti, anche se sul verbale risultano di 30-45 minuti perché viene riportata l’ora di fine effettiva, ma l’ora di inizio teorica come da convocazione. La logica di questa scelta è che chi è puntuale è comunque lì da quell’ora, anche se la riunione inizia spesso con 20-25 minuti di ritardo. In pratica, io arrivo sempre alle commissioni con dieci minuti di ritardo, correndo e pensando che mi stiano aspettando, e trovo praticamente sempre la sala semivuota, con un paio di persone al massimo.

Dunque, le otto commissioni hanno fatto la loro prima riunione tra fine giugno e inizio luglio; il caso ha voluto che delle quattro di Chiara ne venissero convocate tre il 30/6 e una il 4/7, mentre le mie sono state divise due e due. Per questo motivo, a giugno Chiara ha una riunione retribuita in più di me, e dunque guadagna 120 euro (un gettone) in più di me. Poco male direte voi, Vittorio recupererà a luglio? No, perché a luglio comunque supereremo entrambi il tetto di 19 sedute, e dunque la seduta in più non sarà retribuita.

Non mi strappo i capelli per 120 euro, ma vi ho fatto questo raccontino per farvi capire la totale schizofrenia in una materia che a noi sta molto cara, quella della corretta compensazione dei politici per le loro attività. Peraltro, oltre alle sedute, noi dobbiamo dedicare una grande quantità di tempo (che nessuno può misurare o controllare) a tutto il resto, cioè a studiare le questioni, documentarci, scrivere e protocollare mozioni e interpellanze, partecipare a riunioni e incontri con cittadini e comitati, e raccontarvi le cose su Internet. Per certi versi sarebbe più corretto avere uno stipendio fisso, ma per altri, visto che comunque ci sono consiglieri che lavorano decisamente meno di noi, un compenso legato all’effettivo impegno è necessario.

D’altra parte anche il conteggio delle presenze è bugiardo, dato che un consiglio comunale di sei ore con decine di questioni e una commissione di mezz’ora di chiacchiericcio (in qualche caso ottenuta spezzando in tre sedute un argomento da un’ora e mezza, moltiplicando i gettoni) sono retribuiti allo stesso modo; e dato che basta farsi vedere in commissione per risultare presenti per tutta la sua durata, anche se magari si va via dopo dieci minuti.

Noi abbiamo presentato una mozione per introdurre la doppia firma e controllare almeno che le persone stiano alle commissioni per tutta la loro durata o quasi, visto appunto che alcuni vengono, ascoltano la prima mezz’ora e vanno via. D’altra parte mi è già capitato un paio di volte di avere due commissioni in contemporanea, dunque mi vedrete risultare assente per forza… Insomma, la questione non è così facile da affrontare come sembra!

La disinformazione e manipolazione de Lastampa

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Ieri abbiamo scritto un comunicato in cui denunciavamo la ricezione di due lettere anonime contenenti insulti pesanti nei confronti del movimento no Tav, del Movimento 5 stelle, di Beppe Grillo e di Vittorio Bertola.

A questo link il testo del comunicato stampa completo: http://www.facebook.com/#!/notes/movimento-cinque-stelle-torino/comunicato-n14-bertola-appendino-lettere-anonime-da-fanatico-si-tav-ricoprono-di/238185872872780

Questa mattina lastampa on line riporta la notizia della lettera di minaccia contenente proiettili e "casualmente" inerisce l'immagine della lettera che abbiamo ricevuto noi.

Apena ho visto la cosa ho chiamata la redazione, arrabbiandomi non poco, e chiedendo che venisse rimossa immediatamente l'immagine.
Cosa che è avvenuta dopo qualche minuto.

Ma mi chiedo, dovevano veramente aspettare che chiamasse qualcuno di noi per denunciare la scorrettezza?

L'aver associato l'immagine della lettera che abbiamo ricevuto noi, con tanto di logo del movimento, ad un articolo che parla di minacce con proiettili a un sindacalista Pro Tav ha dell'incredibile.
Inserire le immagini del nostro comunicato stampo all'interno di un altro articolo, che non ha alcuna attinenza, ha un qualcosa di creativo che ha ben poco a vedere con il giornalismo.

Si tratta dell'ennesima dimostrazione di un giornalismo disonesto, manipolato in un regime in cui vige la disinformazione.

E' una vergogna.

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Giornalista straniero, cercasi disperatamente...

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Il tentativo di criminalizzazione del Movimento NO-TAV in questi giorni è forte, fortissimo.

Se dobbiamo imparare dalla storia sappiamo come un movimento pacifico e con forti motivazioni come quello No-Global fu, con i fatti di Genova, letteralmente spazzato via. Con lui, tutti gli altri movimenti furono comunque indeboliti e anche il tentativo di creare la rete Lilliput da parte di Padre Alex Zanotelli, fallì.

Ora ci aspettano tempi terribili in cui tutte le nostre certezze come il diritto alla salute, allo studio alla pensione, potrebbero, anche in un tempo breve, non essere più certezze, veramente la lotta No-Tav assume una connotazione diversa da quella da cui eravamo partiti, di stampo prettamente territoriale, diventando un modello di sviluppo, che allo stato attuale è inaccettabile, economicamente inaccettabile e non solo per i valsusini , ma per tutti gli italiani.

Ma troppa attenzione alla battaglia ci fa perdere l'obbiettivo che è vincere la guerra, fermando l'opera in modo non-violento e in un sol colpo salvare la Valle e ancor più l'economia del Paese.

Ora se la stampa italiana è devotamente schierata contro il Movimento raccogliamo foto, filmati, testimonianze di come realmente sono andati i fatti, dei lacrimogeni CS sparati ad altezza uomo delle violenze gratuite ed dello scherno a cui è stato sottoposto il Movimento, tutte le tende posate sul piazzale della Comunità Montana tagliate e inzozzate di escrementi.

Allora facciamo arrivare tutto questo materiale ai giornali stranieri , non ci sarà un giornalista onesto in tutta Europa?

Alle 12 di oggi scadeva il termine per presentare gli emendamenti alle "linee programmatiche di Fassino". Devo ammettere che faccio addirittura fatica a scrivere il termine "linee programmatiche": un documento di 43 pagine, scritto in arial 14, per una città come Torino mi è sembrato un po' pochino....

In molte parti del testo, sembrava di leggere una sorta di tema di terza media in cui si evoca una "Torino, città di Giovani (senza politiche dettagliate e concrete per risolvere la questione della disoccupazione)" o una "Torino capitale dell'ambiente (con tanto di inceneritore previsto in azione).

Ma la cosa più sorprendente è stato il fatto che (e non so se sia voluto), sono stati resi talmente generici i contenuti, che è stato molto difficile per noi scrivere le integrazione.

Un documento che è poco concreto è davvero difficilmente emendabile...

Comunque noi abbiamo fatto quanto possibile cercando di inserire alcune tematiche del nostro programma, che avevamo stilato insieme ai cittadini.

Abbiamo deciso di presentare oggi circa una cinquantina di emendamenti, qualcuno un po' più generico, su tematiche ampie, e qualcuno molto specifico.


In realtà ne avevamo scritti parecchi in più, ma in seguito abbiamo deciso di non presentarli tutti per il rischio che venissero accorpati ed eventualmente bocciati tutti insieme, quindi di quelli redatti da me ne ho scelti una trentina circa.

Alcuni temi toccati che ho toccato sono l'esclusione di alienazione di partecipazioni necessarie per garantire l'accesso di tutti i cittadini ai servizi e ai beni essenziali, quindi tutti i settori dei servizi pubblici per i quali una gestione concorrenziale nel libero mercato non garantirebbe la soddisfazione dei bisogni primari dei cittadini stess; il cohousing; l'ottica di genere; la meritocrazia; locali coumni per i GAS;promozione dell'economia etica e solidale; il coinvolgimento dei giovani e così via.

Ora vedremo cosa accadrà lunedì, sperando in un dibattito costruttivo in consiglio.

Resistere per esistere

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E' da ieri che vi volevo raccontare come erano andati i fatti, ma ero troppo coinvolta e troppo stanca, per dare una visione, almeno chiara, di tutto quello che è successo alla Maddalena.

La sera prima c'era stata una fiaccolata da Chiomonte paese fino al Presidio , con una partecipazione massiccia di cittadini provenienti dalla Valle a anche da Torino. Credo che fossero circa 2000 persone che silenziose, pacifiche avevano, con una fiaccola in mano, manifestato il proprio dissenso all'opera e, come lucciole, avevano voluto illuminare un nuovo giorno: quello della resistenza ad oltranza nel Presidio della Maddalena.

Dopo la conferenza che si era tenuta sul palco prospiciente il Presidio, ci si era trovati, certi ormai dell'attacco, per coordinare le modalità della resistenza passiva.

Tre avvocati e due amministratori locali più 2 Cinque Stelle, venivamo definiti così, per ogni punto strategico ,per poter cercare una mediazione in caso di attacco.

Venivano mandati così Davide Bono e Claudio Di Stefano alla centrale, punto di ingresso alla strada tra le vigne che conduceva ai nostri accampamenti, io e Fabrizio Biolè all'autostrada, dove avrebbero potuto tagliare il guardrail per entrare, Vittorio Bertola e Nicola Santoro a Giaglione estremità più montana, ma di possibile accesso sempre dall'autostrada. La posizione di Vittorio e Nicola era in realtà quella potenzialmente più pericolosa, perchè se avessero attaccato lì sarebbe stato facile ,per i presidianti, rimanere isolati, mentre se avessero attaccato negli altri due punti sarebbero stati esclusi dallo scontro.

Il segnale poi dell'attacco sarebbe stato un fuoco di artificio sparato per avvisare tutti che erano arrivati.

Si discusse, sotto pressante richiesta di Valentina, anche sulle modalità di convincimento della polizia, su quali documenti esibire e quali le argomentazioni migliori da utilizzare.

E' passata così tra un buon tè e una fetta biscottata con il miele, chiaccherando con Giulietto Chiesa, buona parte della nottata.

Ma alle 4.30 circa sono arrivate le prime notizie che avrebbero attaccato alla centrale e contemporaneamente all'autostrada, allora ci siamo diretti davanti ai punti individuati con un nastro tricolore al braccio, riutilizzando un nastro da fioraio, noi amministratori, con una pettorina tipo stratorino gli avvocati.

Il fuoco d'artificio era stato sparato e noi carichi di buona volontà eravamo pronti per la mediazione.

Poi è iniziata l'attesa, una lunga attesa fatta di abbacci, pacche sulle spalle, di battute sulla poca puntualità della polizia, rallegrata dai racconti comici delle passate battaglie, un'atmosfera distesa che spazzava via la tensione. Sulle barricate tanti ragazzi e ragazze pronti a fare da barriera umana alle truppe di occupazione che però non arrivavano.

Ad un certo punto sono stati scaricati sull'autostrada dei mezzi cingolati, un mezzo enorme dell'Hitaci alto circa 6 metri con un braccio alla cui estremità c'era una cesoia , poi ne è arrivata un' altra ma con una pinza all'estremità e poi ancora due caterpillar che sgombravano le macerie del lavoro della prima, mentre diversi idranti lanciavano acqua dalla galleria. A quel punto che mediazione avremmo potuto fare? mica eravano Goldrake che prendeva il braccio dell'Hitaci e glielo torceva a foulard!

Molte donne hanno scavalcato la barriera e hanno urlato le ragioni del No-tav, una me la ricordo bene e diceva che lo facevamo anche per le loro pensioni e per il futuro dei loro figli.. ma nulla... la ruspa continuava il suo lavoro nonostante alcuni ragazzi lanciassero sull'enorme braccio qualcosa, forse escrementi

Poi abbiamo saputo che la prima barricata alla centrale era caduta poi la seconda e infine anche la terza.

Ci si è radunati sul piazzale della Comunità Montana, vicino al Presidio Sanitario per continuare la resistenza e testimoniare la nostra presenza, ma neanche questo è stato possibile perchè sono stati lanciati decine e decine di lacrimogeni anche lì e abbiamo dovuto ripararci nel bosco, ancora inseguiti dai lacrimogeni.

Fermo qui la narrazione perchè vorrei sottolineare che nessuno di noi o di voi è mai stato in guerra ma tutto quello che ho provato, da quel momento in poi, è stato molto simile ai racconti dei rastrellamenti dei tedeschi di mia nonna. Innanzitutto non sapevo cosa fosse un lacrimogeno e il bruciore a distanza di un giorno e il sapore amaro in bocca mi riportano a quei momenti, poi la paura per le persone che sono con te, che hai coinvolto e che vuoi riportare a casa sane e salve, ti inducono a pensare che ormai l'unica cosa sensata da fare è allontanarsi e non avere più contatti col nemico.

Forse mi sarei dovuta fermare, aspettare che i lacrimogeni si disperdessero, farmi identificare e parlare, prenderle senza motivo, ma avevo la gola completamente arsa dal lacrimogeno, gli occhi in fiamme e quella sensazione di smarrimento che non avevo mai provato.

Siamo saliti ordinati sulla mulattiera aiutandoci l'uno con l'altro, con i nostri zaini sulle spalle, con qualcuno che urlava qualcosa tipo Kantkatka, io pensavo fosse un povero cane rimasto al presidio, e l'elicottero che implacabile seguiva i nostri spostamenti, siamo saliti fino alla Ramat e poi ci siamo dispersi ognuno per la propria strada.

Ma qualcosa di me lassù è rimasto...è rimasto il mio cuore, mentre scrivo so che il mio cuore è ancora lassù in quel presidio di democrazia in mezzo alle montagne ...e per questo che domenica ci sarò per riprenderlo.

Prima riunione capigruppo circ.1

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Relazione sull'incontro capigruppo di martedì 21 giugno ore 18.30.
Il Presidente Guerrini sottopone ai consiglieri capigruppo il nuovo sistema di votazione con scheda eletronica che presenta però la limitazione dei posti fissi perchè da postazione parte voto e registrazione del voto. Si accende quindi una piccola discussione di dove logisticamente si siederà maggioranza e minoranza.
La consigliera Ferrero, io per intenderci, sarà seduta tra Emanuela Rampi( Musy ) e Pascale Giuseppe (U.D.C), proprio di fronte alla giunta.
Viene poi illustrato lo Sportello circoscrizionale, organo amministrativo di raccolta segnalazioni e l'Osservatorio circoscrizionale organo politico sulle decisioni da adottare in base alle segnalazioni, sarà possibile avere 2 consiglieri di maggioranza e 2 di minoranza, ma l'impegno non comporterà nè permessi, nè gettoni di presenza. Credo che mi candiderò a tale incarico.
Il Presidente ha poi aperto il dibattito relativo alla richiesta della consigliera Ferrero di effettuare riprese, visti i pareri del vice direttore generale Giuseppe Ferrari e dell'ufficio privacy della Città di Torino. Il consiglier Balena ,PDL, ha suggerito di incaricare un ente per le riprese, mentre la consigliera Rampi (Musy) propone di istituzionalizzare le riprese. Martucci, la sorella di Denis( lista domenico Coppola, quello deceduto per intenderci) propone un archivio di Dvd dei consigli.
Spiego che le riprese permetteranno un maggiore coinvolgimento dei cittadini e che la tecnologia deve essere vista come un aiuto e non un impedimento al regolare svolgimento dei consigli.
Il Presidente Guerrini che ha facoltà di ammettere tali riprese crede di poter rendere un buon servizio ai cittadini registrando le riprese dalle due telecamere fisse che già proiettano in altra sala,ma si riserva di avere parere del segretario generale del Comune, salva la facoltà per il consiglier di riprendere sè stesso, cosa che non mi interessa più di tanto...consegno comunque pubblicamente una chiavetta alla signora Acerbis per avere la registrazione vocale del primo consiglio. Conclude la consigliera Rampi chiedendo delucidazioni sull'"ecomostro" che oscurerà la Mole e il consigliere Vagnone della Lega preannuncia un'interpellanza in tal senso

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Martedì abbiamo presentato i nostri primi atti formali, di cui vi abbiamo già accennato ma che ci teniamo comunque a spiegare un po' più nei dettagli.

Tra i vari documenti presentati c'era anche la nostra prima proposta di deliberazione consiliare, che ha come oggetto la modifica dell'anagrafe degli eletti.
L'anagrafe degli eletti è nata ad Aprile 2010 a seguito di una proposta di iniziativa popolare, sottoscritta da oltre 1800 cittadini (http://www.comune.torino.it/anagrafeeletti/).

Si tratta di una pagina web del sito del comune in cui vengono pubblicate, per trasparenza, informazioni riguardanti il sindaco, la giunta e i consiglieri comunali, nonché le attività da essi svolte, quali le presenze in consiglio (e in commissione) e gli atti presentati.

Abbiamo ritenuto che fosse fondamentale che in questa pagina venissero anche inserite informazioni che riteniamo importanti, a cui i cittadini a nostro avviso dovrebbero avere il diritto di accedere.

Abbiamo pertanto richiesto che venissero inserite all'interno delle informazione raccolte anche:

1. copia del certificato penale all'inizio della consiliatura e che tale certificato venisse nuovamente richiesto e pubblicato a metà mandato per constatare la piena estraneità a qualunque forma di attività illecita;

2. copia del curriculum vitae nel quale venissero specificate almeno le seguenti informazioni

- l percorso scolastico effettuato con relative votazioni ottenute;
- il percorso professionale svolto con relative esperienze e competenze acquisite
- il percorso politico effettuato, esplicitando i ruoli, le candidature e i partiti nei quali essi sono stati ricoperti
- eventuali cariche ricoperte in enti pubblici e periodo di riferimento in cui essi sono stati svolti;

Ora vedremo cosa accadrà nel suo percorso..certamente vi terremo informati!

Il TGR si sbaglia di grosso...abbiamo ripreso, eccome!

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Il Tgr di questa sera al minuto 10:00 afferma che "non ci hanno consentito di riprendere la seduta del consiglio..."

http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-8cbbd8fc-3365-4785-a7ec-950b73541553.html

Non è proprio così.

Nonostante buona parte dell'aula fosse contraria, abbiamo trasmesso tramite Ustream praticamente tutto ( http://www.ustream.tv/recorded/15397837) , anche grazie all'efficace intervento in aula di Vittorio.
Non c'era d'altra parte alcun impedimento di legge o regolamento.

Sono saltati solo gli ultimi quindici minuti (si è scaricato il cell) quando, non senza la giusta dose di emozione, sono intevernuta anche io.
Abbiamo chiesto alcuni chiarimenti su un punto della delibera che riguardava i requisiti e i criteri da rispettare nelle nomine di dirigenti. Nella delibera non è stato fatto riferimento a delle mozioni e dei regolamenti già in essere che definiscono alcuni parametri qualitativi, quali la laurea, e quantitativi, quali il numero di dirgenti massimo.

La risposte di Passoni e Fassino non ci hanno soddisfatto per nulla e abbiamo votato contro... ovviamente siamo stati gli unici.

Registrazione sì...?

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Ieri abbiamo partecipato entrambi, rispettivamente in qualità di candidato sindaco e di consigliere anziano, alla prima conferenza dei capigruppo .

Abbiamo colto l'occasione per presentare la nostra intenzione di riprendere la seduta del consiglio di mercoledì.
Siamo intervenuti entrambi sul tema per spiegare la nostra posizione, ottenendo un invito esplicito da parte del sindaco al Movimento 5 Stelle a soprassedere per la prima seduta, non filmando con nostri mezzi, rimandando pertanto la questione alle prossime riunioni dei capigruppo.

Ecco le motivazioni sottostanti:

• Sono sufficienti le riprese effettuate dagli organi addetti;

• La tematica non è trattata specificatamente nel regolamento e durante l'incontro sono emerse posizioni contrastanti dei capigruppo, rappresentanti le forze politiche presenti in consiglio, principalmente contrari a causa del timore di montaggi da parte nostra stile "paperissima" che li "colgono in castagna"...;

• La seduta di mercoledì sarà già ampiamente ripresa da giornalisti e media.


Ora la scelta è nostra: mercoledì ci presentiamo con la videocamera e riprendiamo nonostante l'esplicito invito a non farlo?

Noi un'idea l'abbiamo...ma siamo curiosi di sentire la vostra...

Attendiamo commenti!

Vittorio
Chiara

Operazione trasparenza e partecipazione!

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Non volevo creare polemica, tuttavia ci sono riuscito. Ma sono lieto di aver suscitato l'interesse di cittadini, giornalisti e colleghi Consiglieri sui temi importantissimi della trasparenza e della partecipazione!partecipazione.jpg
Vorrei precisare che sono lieto di aver partecipato alla prima seduta di un Consiglio che mi ha dato la chiara impressione di voler lavorare con grande impegno per il bene della comunità!

Tuttavia, per dare corso nella sostanza alle linee programmatiche che il MoVimento 5 Stelle ha condiviso e cui tengo particolarmente, confido nella possibilità di portare la partecipazione di cittadine e cittadini negli spazi istituzionali, ma soprattutto di offrire loro l'opportunità di controllare anche nelle Circoscrizioni i propri dipendenti con tutta calma, attraverso la rete, senza dover pagare lo scotto della macchina burocratica per accedere alle registrazioni.
I Consigli della Regione Piemonte (mms://stream01.csi.it/streamconsreg_direttaweb) così come quelli del Comune di Torino (http://www.comune.torino.it/multimedia/) sono già accessibili. E noi lavoreremo perchè la partecipazione, almeno ai Consigli, diventi un'attività regolare di tutti, nella piena trasparenza.
In attesa di entrare nel merito dei temi veri, un saluto dalla Cirocscrizione8 di Torino.

San Salvario
I grillini filmano il consiglio Scoppia la lite
Il movimento 5 Stelle vuole riprendere e pubblicare l'attività delle Circoscrizioni
PAOLA ITALIANO
da la stampa del 8 giugno 2011 pag 66 - edizione Torino

Un consiglio della Circoscrizione 8
Prima volta dei grillini nelle Circoscrizioni, ed è già polemica. Ad accendere la discussione è l'intenzione del Movimento 5 Stelle di riprendere le sedute dei Consigli e pubblicarle su Internet. E se i grillini della Uno e della Due hanno preferito non girare immagini nella prima seduta, in attesa di autorizzazione, il loro collega della 8, Claudio Di Stefano, ha già filmato alcuni momenti e ha pubblicato 9 secondi sul gruppo Facebook del Movimento.

La sua videocamera non è sfuggita in aula e, a fine assemblea, c'è stata una lite tra alcuni consiglieri di maggioranza e Di Stefano. «Vorremmo - spiega il grillino - che anche i consigli di Circoscrizione fossero online, come avviene per Comune e Regione, perché riesca a seguirli anche chi non può partecipare». Per Viviana Rosso, consigliera alla 1, «potrebbero facilitare la comprensione delle vicende: il cittadino può rivedere o risentire con calma da casa».

L'audio delle sedute (che sono pubbliche) viene già registrato e può essere richiesto da chiunque. Ma per il Movimento sarebbe più democratico un accesso agli atti senza burocrazia e spese.

Di Stefano ha inviato una comunicazione venerdì scorso, avvertendo che avrebbe effettuato riprese da pubblicare su Youtube, «in forma integrale senza tagli o montaggi» e non ha avuto risposta. «Solo a fine Consiglio mi hanno detto che si discuterà la questione nella prossima seduta».

Il problema è formale: la prima riunione serve a proclamare consiglieri e presidente; il Consiglio non era ancora formato e non avrebbe potuto pronunciarsi.

La più infuriata è Daniela Pautasso (Pd), esplosa in una vera e propria invettiva fuori dall'aula: «Ci deve essere un'autorizzazione e la liberatoria di ogni persona presente». Qualcuno ha mostrato interesse all'idea di una ripresa istituzionale e non di parte, ma Pautasso osserva: «In tempi di tagli ai bilanci, mi sembra solo un nuovo costo da sostenere».

Il presidente Mario Levi sta studiando il problema: «Non ho visto il consigliere che riprendeva. Stiamo esaminando i regolamenti e sentiremo anche il Comune e le altre Circoscrizioni».

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Nonostante i media non abbiano voluto dar riscontro alla notizia, forse proprio perché gli unici "politici" presenti che hanno aderito all'incontro eravamo noi del MoVimento 5 Stelle, mercoledì mattina abbiamo partecipato con molto interesse all'incontro "con i Politici e con i Giornalisti " organizzato dal comitato "Salviamo la Mole" .

Il comitato è nato con l'obiettivo di opporsi alla delibera della variante parziale 233 del Comune di Torino, impedendo la costruzione del palazzo previsto nella via Riberi-via Ferrari a 7 piani e di studiare e attuare le vie per farvi opposizione, comprese quelle legali. Oltre ad aver spiegato la nascita e gli sviluppi del progetto, alcuni membri del comitato hanno espresso la loro contrarietà anche nei confronti del progetto del palazzo a 5 piani al quale hanno fatto riferimento alcuni giornali negli ultimi giorni: "Hanno riproposto il vecchio progetto iniziale di una costruzione di 5 piani per la cui la Sopraintendenza stessa aveva già espresso parere negativo. E' una bufala per far calmare le acque" (http://salviamolamole.altervista.org/)

Già durante la campagna elettorale avevamo organizzato un piccolo presidio per manifestare la nostra posizione di contrarietà all'ennesima speculazione edilizia favorita da Chiamparino che oscurerà la vista della Mole Antonelliana dall'unico angolo dove essa è visibile per intero.

http://www.youtube.com/watch?v=b-ysgAS7w5A&feature=player_embedded

Continueremo quindi, sperando anche nel supporto del comitato, a monitorare la questione e cercheremo di sfruttare al meglio gli strumenti che avremo a disposizione per impedire questo scempio.

Una piccola nota polemica. Ci fa sorridere che La Stampa, nonostante abbia raccolto anche le nostre dichiarazioni, non ne abbia fatto cenno e nell'articolo abbia riportato in modo molto generico: "durante una riunione pubblica sotto il simbolo della città, a cui erano stati invitati politici di tutti i partiti, anche se pochi sono stati presenti (http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/404078/).

Forse scrivere che le altre forze politiche avevano disertato sarebbe stata la dimostrazione che gli unici vicini, anche nei fatti, alle istanze del territorio e dei cittadini siamo noi del Movimento 5 stelle...

Chiara Appendino
Francesco Attademo

Pronti, partenza...

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Sono stati giorni davvero intensi e pieni di emozioni.

Come ormai quasi tutti saprete, abbiamo ottenuto un ottimo risultato eleggendo 2 consiglieri in comune, Vittorio Bertola e la sottoscritta, e un consigliere in ciascuna circoscrizione.

E' bello ripensare a questi giorni e alla passata campagna elettorale, faticosa e divertente, ma è già ora di guardare avanti: dobbiamo darci tutti da fare per costruire una vera e propria rete di persone e competenze per riuscire a portare avanti le nostre istanze nelle circoscrizioni e in comune.

Come abbiamo ribadito molto spesso in questi ultimi mesi la cittadinanza attiva e la partecipazione sono fondamentali, ora possiamo davvero provare a metterle in atto.

Vi aspettiamo pertanto numerosi martedì 24 Maggio alle 20 presso la Cascina Marchesa in Corso Vercelli 141, Torino - sala Colonne

A presto,
Chiara

Recuperiamo Torino per i Cittadini

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Dopo una giornata di duro lavoro, al calar del sole, è sempre un piacere passeggiare sul lungo Dora, allietati dal lento e tenue rumore dell'acqua che scorre, tra verde, bambini che giocano e si rincorrono.
Il finale perfetto di una giornata, per rilassarsi in famiglia, passeggiando tra i viali alberati che costeggiano la Dora, magari fermandosi anche la sera per godere della frescura notturna dopo una calda giornata d'estate.

Si! Sarebbe bello se tutte le giornate finissero così!

Peccato che questo, per chi vive vicino il lungo Dora Firenze (e non solo), sia solo un sogno!
Nel muoversi lungo il viale, completamente abbandonato a se stesso, è necessario porre attenzione a dove si mettono i piedi per non rischiare di pestare deiezioni canine, che padroni maleducati hanno abbandonato a perenne ricordo del loro passaggio, bottiglie vuote di alcolici vari o siringhe abbandonate da chi la sera usa questi anfratti bui per drogarsi.

I Cittadini, residenti in zona Aurora, sono stanchi dello stato di abbandono in cui versano i marciapiedi della zona, stanchi di non potersi godere il loro quartiere e, diverse volte, hanno chiesto al Comune di Torino di intervenire per cercare di riportare un po' di decoro ma il Comune è stato perennemente sordo e assente alle loro istanze. Stesso discorso vale per la Provincia, vista la sua competenza per le aree demaniali costeggianti il fiume.

Dopo aver letto l'ennessimo articolo su La Stampa della denuncia inascoltata da parte dei Cittadini, abbiamo deciso di mettere in atto una ulteriore azione dimostrativa, facendo seguito al blitz di Via San Donato e del Centro Contabile San Paolo.

La sera del 20 aprile 2011, a partire dalle 21:30, dotati di scope, palette, tagliaerba, sacchi e bidoni di immondizia per la raccolta differenziata, siamo intervenuti per ripulire la zona nel tratto in vicinanza dell'angolo tra corso Giulio Cesare e lungo Dora Firenze.

Si è provveduto a differenziare tutti i rifiuti e si è resa nuovamente gradevole la zona.
Siamo consapevoli di non poter essere tutti i giorni ovunque a sopperire le deficienze comunali ma abbiamo voluto lanciare un messaggio forte: i piccoli problemi quotidiani, i più sentiti dai cittadini, possono risolversi se c'è la volontà politica di trovare una soluzione reale.
Purtroppo, come stiamo notando in questa campagna elettorale, ormai quasi agli sgoccioli, la volontà politica partitica è chiusa in vuoti slogan elettorali che, a partire dal prossimo 17 maggio, saranno nuovamente disattesi.

Noi non vogliamo fare vuote promesse, non chiediamo fiducia incondizionata per i prossimi 5 anni, chiediamo a tutti i cittadini di interessarsi ai problemi della circoscrizione e della città attivandosi in prima persona per cercare e trovare insieme una possibile soluzione.

Questa mattina abbiamo presidiato l'angolo tra Piazza Vittorio e lungo Po Diaz per porre all'attenzione della Giunta Comunale le nostre perplessità in merito all'intervento sul manto stradale effettuato d'urgenza in Lungo Po Diaz.
Tutto è nato dall'esigenza di garantire alla Redbull un asfalto da Formula 1 sufficientemente di qualità, poiché il 30 Aprile a Torino, durante un loro evento si esibirà su strada, a tutta velocità, la monoposto della suddetta scuderia. L'autovettura effettuerà un circuito speciale che partirà da Piazza Vittorio e raggiungerà Largo Cairoli, costeggiando il Po.

A fronte di questa esigenza il Comune è intervenuto, con grande urgenza e bloccando di fatto il traffico per due settimane, riasfaltando lungo Po Diaz, esclusivamente nel tratto che sarà percorso dal mezzo di Formula 1, tralasciando le zone limitrofe in cui continuano ad essere presenti buche sul manto stradale.
Il dubbio ci è sorto spontaneo: per riasfaltare una strada nei propri quartieri, i cittadini sono costretti ad organizzare un grande evento di Formula 1? E quali sono le reali priorità con cui questo genere di interventi vengono pianificati alla luce del fatto che moltissime strade, anche di maggior importanza in termini di flussi di traffico, quali Corso Francia e Corso Lecce, continuano a versare in condizioni pessime da moltissimo tempo, generando di fatto un pericolo per chi le percorre?

Succede nei paesi poveri del mondo dove una consistente parte della popolazione è considerata sub-umanità, è troppo povera e indigente per votare e per contare qualcosa. Ombre della società che non hanno voce nè diritti.

Ma anche in Italia la tendenza è questa e riguarda strati sempre più ampi di popolazione.

Dopo il monopolio mediatico del berlusconismo, la vergognosa genuflessione della sinistra al potere economico, nessuno rappresenta i cittadini e la loro voce si perde in una rete internet tanto attiva quanto riservata agli informatizzati.

La casta dei politici si arrocca nei suoi privilegi, emergono quotidianamente sacche di nuovi poveri, disoccupati, precari, licenziati, la paura dell'incapacità di gestire la quotidianità fa chiudere gli occhi sul futuro e prima di tutto sulla politica.

Oggi pubblicate dal quotidiano La Stampa le affermazioni di Berlusconi ci chiariscono la situazione : «Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo, tutta colpa del disastro di Fukushima, un «accadimento» che «ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica più favorevole e conscia della necessità nucleare».

Ora noi non siamo bambini e le parole rassicuranti del "papi" lombardo mi preoccupano perchè i cittadini sono considerati solo "gente", non possono decidere su scelte fondamentali quali la privatizzazione dell'acqua e ancor più la realizzazione di pericolose centrali nucleari e depositi di scorie vicino a casa propria.

Ma se ci faranno saltare i referendum avremo ancora prima uno strumento per poter far valere la nostra capacità di giudizio e la forza di dire la nostra opinione: le elezioni comunali.

E questa volta smettiamola di tapparci il naso, mandiamoli a casa tutti e riproviamo con una politica dal basso, l'astensionismo dal voto sarà il nostro peggior nemico e il loro migliore alleato.

Viviana Ferrero detta vivi rosso
blog:www.vivirosso.it
mail:vivirosso1@libero.it
fb: viviana ferrero

Volevamo un giovane alla guida della città, e Fassino ha solo 62 anni, inizia appena la terza età.

Volevamo un volto nuovo e veramente Fassino ha dato delle nuove foto, ritratto con il cane e in posa sulla bici, ma chi ha mai visto questo politico girare in bicicletta a Torino?

Volevamo qualcuno che ci spiegasse dove erano finiti tutti quei soldi che ci hanno così pesantemente indebitati, ma se Chiamparino va via così felice, allora c'è la certezza che non si faranno le pulci alla passata amministrazione.

Volevamo qualcuno che affrontasse seriamente il problema del traffico e dell'inquinamento in centro, Fassino lo dice chiaramente che sogna di pedonalizzare, sogna, mica ha proposte concrete.

Volevamo una risposta al lavoro, vedrete con l'amico Marchionne quanti piccoli schiavi operai verranno fuori.

Volevamo un sindaco che dicesse qualcosa di nuovo, non vaghe promesse di fratellanza e solidarietà .

I cittadini hanno comunque votato e hanno creduto allo slogan di Fassino:"Il meglio deve ancora venire".

Adesso questo meglio io, con la crisi internazionale ed economica che non dà segnali di miglioramento, lo voglio vedere. Non solo per i grandi costruttori delle spine 1 e 3 e variante 200, non per i dirigenti delle aziende comunali con bilancio in rosso, non per l'industria automobilistica, lo voglio per tutti, per noi che siamo la piccola, grande, Torino.
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Anche se non si vede c'è

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Se ci sono le proposte, se ci si attiva concretamente possiamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati...
Cosi è successo per il progetto di Educazione Ambientale nella scuola primaria nato in un pomeriggio di Ottobre al Carp e sviluppato da due attivisti del Movimento 5 stelle di due territori diversi, Torino e Moncalieri.
Io ed Enrico abbiamo pensato che sin dalla più giovane età è importante prendere consapevolezza di ciò che sta intorno a noi che molto spesso diamo per scontato; decidiamo di chiamare questo progetto " Anche se non si vede c'è..." dopo un esame della realtà che ci ha portato a pensare che spesso capita di non fare più caso al nostro ambiente naturale perchè soffocati dall'abitudine, dalla fretta e da ciò che ci è più comodo.
Con questo progetto diamo la possibilità ai bambini di fermarsi un attimo, osservare e osservarsi cercando di capire come il nostro ambiente è cambiato tramite la mano dell'uomo e come ha inciso nella profonda trasformazione del territorio in cui viviamo.
Iniziamo affrontando il tema del territorio, delle risorse disponibili, dell'acqua, inquinamento e rifiuti in un progetto in divenire sempre aperto alle modifiche.
Creiamo una rete in modo che, chi ha tempo e voglia di proporre questo progetto nella sua città, circoscrizione, quartiere o scuola possa trovare un supporto già pronto.
L'ambiente per come lo intendiamo noi è un argomento traversale a tutte le altre aree e, parlando di didattica, assolutamente interdisciplinare con le altre materie ed è anche per questo motivo che non può essere tralasciato.
Abbiamo iniziato da una Scuola Primaria di Moncalieri che si affaccia su Piazza Bengasi, piazza che stanno svendendo, per trovare risorse finanziare al fine di completare la linea 1 della metro, e che cambierà radicalmente l'aspetto della piazza, e ben 5 classi hanno aderito.
Ed iniziamo dai bambini perchè ciò che seminiamo adesso ce lo ritroveremo nel futuro, cerchiamo, così facendo, di tutelare le prossime generazioni per garantirgli una vita migliore e un ambiente sano.

Blitz notturno del MoVimento 5 Stelle in via San Donato

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Dopo l'articolo uscito su La Stampa e due giorni in attesa che il Comune intervenisse, giovedì notte, gli attivisti del MoVimento 5 Stelle, hanno deciso di intervenire in prima persona.

Laddove era stata denunciata la scomparsa delle strisce pedonali e per i residenti era diventato impossibile attraversare la strada, attivisti volontari del MoVimento 5 Stelle, armati di caschetti, vernice e pennelli, le hanno ripristinate.

E' evidente: mentre i partiti impegnano le loro risorse per tappezzare Torino di manifesti, il MoVimento 5 Stelle, con spirito di volontariato, si attiva in prima persona per dimostrare che i piccoli grandi problemi della città si possono risolvere senza tante chiacchiere, basta volerlo davvero.

L'articolo de La Stampa...

...durante il nostro intervento...

...alla fine della pittura...

...e una foto di gruppo degli attivisti del MoVimento 5 Stelle presenti :-)


Quei due gianduiotti che mi sono andati di traverso

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All''inizio Atrium, cioè le due strutture a "gianduiotto", sorte in piazza Solferino nel 2006 per le Olimpiadi invernali, venivano presentate come una delle opere più significative realizzate a Torino negli ultimi anni, paragonate alla piramide del Louvre.

Erano una grande struttura di accoglienza ed informazione in vetro e legno progettate dalla Giugiaro Design.

Le spese di allestimento e gestione delle imponenti strutture erano pressoché completamente coperte da sponsorizzazioni, cominciando con la banca San Paolo, principale partner con 3,6 milioni di Euro, e continuando con Panasonic (500mila Euro), Ferrovie (0,8 milioni di Euro), TOROC (1,5 milioni), Provincia di Torino (900mila Euro).

Finite le Olimpiadi non si riuscì a collocarle in alcun modo, una prima trattativa con Firenze fallì con in più una richiesta di danni, una trattativa con dei privati per trasformare uno dei due gianduiotti - per altri 5 anni almeno - in un tempio del gusto, naufragò , come pure quella dell'esodo verso la Pellerina come da espresso desiderio di Luigi Chiabrera, il patron della Turin Marathon che contava di di piazzarne uno nel cortile della Cascina Marchesa alla Pellerina, ancora trasportati a Rivoli riveduti e corretti come punti di promozione dell'artigianato e dell'enogastronomia piemontese collocati in posizione strategica alle porte della città, ma non si fece mai.

Si incominciò poi a parlare di notevoli costi di mantenimento proporzionati all'uso e infine di esose cifre per lo smaltimento delle medesime, ed infine apparve una miracolosa impresa, la Campana Costruzioni di Torino che attraverso l'amministratore delegato Morato comunicò che le strutture non erano rimontabili, si comprò la piazza per 2 milioni di euro per fare 233 parcheggi interrati e smantellare gli edifici.

Ora credo, si potrebbe fare causa al comune di Torino perchè non ha proceduto all'acquisto di una struttura rimontabile, visto che la collocazione era provvisoria . Oppure, se la struttura era di pregio architettonico, perchè non erano stati calcolati i costi di manutenzione e gestione? Non si trattava di edifici in cui si era posta attenzione nella progettazione dei particolari costruttivi, soprattutto per quanto riguarda la protezione e la salvaguardia degli elementi strutturali direttamente esposti all'esterno e si erano adottare soluzioni tali da permettere il regolare deflusso delle acque, l'eliminazione di possibili punti di ristagno ed una opportuna ventilazione dei pezzi?

900 cittadini hanno firmato per eliminare una struttura in degrado che nessuno ha voluto, neanche gliel'avessero regalata, ora Atrium è stata abbattuta, ma a noi cittadini cosa è restato?

Meno di due gianduiotti...atrium_veduta_aerea.gif

I dati parlano chiaro. Negli ultimi anni sono stati autorizzati dodici nuovi centri commerciali nella città di Torino. Opere mastodontiche che vivono per se stesse e che di fatto nulla hanno a vedere con le mire di benessere dei cittadini. Questo brevemente il quadro che emerge da un articolo che compare su La Stampa di oggi a pagina 69.
Se da un lato l'assessore Viano è addirittura fiero di aver portato i centri commerciali all'interno della città, nell'articolo di spalla accanto si leggono tutte le perplessità in merito della prof.ssa Maria Cristina Martinengo, docente di Sociologia dei Consumi presso la Facoltà di Economia dell'Università di Torino.
Ma fermiamoci per un attimo a ciò che dice l'assessore all'Urbanistica Mario Viano. Egli sostiene che i centri commerciali posti nella cintura o all'estrema periferia della città abbiano "espatriato la domanda di consumo". Premesso che se una città come Torino ha più centri commerciali di una città come Milano probabilmente ci sarebbe da porsi qualche domanda in merito a questa "domanda di consumo", quantomeno valutare quanto di questo consumo non sia in realtà surplus indotto. Ma queste probabilmente sono fisse da comunista radical-chic; va bene lo concedo. Detto ciò. Per risolvere il problema Viano ha una soluzione a dir poco geniale, che suona più o meno così: "Basta con questi centri commerciali fuori dalla città che rovinano il commercio, costruiamoli dentro la città!". Bravo!!! Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima?! Logicamente non fa una piega: non voglio i centri commerciali, quindi... costruisco centri commerciali.
Ora, tornando seri. Al di là dell'illogicità della proposta di Viano il pensiero a monte è un altro: davvero siamo convinti che in una città sempre più spersonalizzata, sempre più indebitata, sempre più disoccupata costruire un centro commerciale il cui solo fine è far 'sì che le persone si spersonalizzino, indebitino e spendano ancora di più, sia davvero una buona idea?
In tutte le città d'Europa - Parigi fa da esempio - i centri commerciali sono fuori dalla città, e ben serviti dai mezzi pubblici. Se proprio devi fare la spesa grossa ti prendi mezza giornata e vai al centro commerciale. Nella città ci devono essere parchi e piccoli negozi. Quei posti perduti dove c'è ancora il senso della fiducia reciproca. Michael Pollan, nel suo Il dilemma dell'onnivoro spiega bene come oggi l'uomo si aggiri per gli scaffali senza più sapere ciò di cui davvero ha bisogno e cosa davvero gli può fare bene piuttosto che male. Esattamente come l'uomo primitivo faceva quando si trovava davanti a una pianta che non conosceva. Abbiamo perso l'abitudine a guardare in faccia chi ci dà da mangiare. Se la frutta era buona non abbiamo nessuno a cui dirlo, nessuno che ci tiene da parte il latte, nessuno che ci consiglia cosa può davvero essere la scelta migliore. Si è soli in mezzo a centinaia di persone, ognuno in una bolla ovattata.
I piccoli rivenditori sono pesciolini che vengono costantemente mangiati da questi squali patinati. Le saracinesche chiudono a ritmi sempre più preoccupanti, e la massima aspirazione per una persona che magari ha anche investito tempo, soldi e passioni per costruirsi qualcosa diventa la speranza di trovare un posto part-time proprio in uno di quei centri commerciali. Che quindi - malato di Sindrome di Stoccolma - devi pure ringraziare sostenendo la "filosofia aziendale".
E' vero che i centri commerciali hanno il merito di potersi permettere di mantenere prezzi molto bassi, ma... cavoli, a che prezzo. Se si paga meno di 50 cent un litro di latte che si è sciroppato migliaia di chilometri su un camion, che viene da un Paese estero,che praticamente no scadrà mai, che cosa pensiamo di buttarci nello stomaco? Con questo sistema i piccoli negozi al dettaglio non potranno mai competere con i colossi della grande distribuzione. Ma proviamo a portare i centri commerciali fuori mano, ad aumentare la concorrenza, a incentivare i "negozi leggeri" dove si acquistano i beni sfusi e senza confezioni laddove possibile (non solo costituiscono quasi il 70% dei rifiuti totali ma possono arrivare a incidere fino al 60% sul prezzo finale!), dove si vendono prodotti a chilometro zero, certificati e senza marchio, dunque senza pubblicità. Scommettiamo che i prezzi magicamente inizieranno a scendere?
E' vero, non può essere così per qualunque prodotto. Me ne rendo conto. Ma dire che non può essere così per ogni prodotto non equivale a dire che non può essere così per nessun prodotto.
La sfida parte anche da noi. Iniziamo a usare di più i negozi sotto casa e i mercati rionali. Sarà un ennesimo passo avanti verso un vero cambiamento.

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La cultura allo specchio

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Che il mondo non sta girando bene, lo sappiamo. Che l'Italia sta girando ancora peggio, pure. Che Torino, per parcondicio e solidarietà al mondo sembra avere intenzione di aprire la strada, lo stiamo apprendendo. Questo ci getta tutti in un tremendo sconforto. Sconforto a tratti sopito da qualche barlume di luce che ci auto-procuriamo come scoiattoli che raccolgono ghiande per l'inverno, isole felici a cui pensare quando le situazioni si fanno difficili.
In questi giorni però ho visto persone che di questi attimi di felicità ne hanno sempre meno, persone che non solo non vedono risultati in quello che fanno ma che vedono piano piano distruggersi tutto ciò che hanno costruito in una vita di sacrifici. Persone coscienti che ogni anno, ogni mese, ogni giorno andrà peggio del precedente e che sono troppo piccole per cambiare le cose, ma troppo grandi per lamentarsene. Sono persone quasi masochiste, amano la vita che fanno anche se questa vita non rende giustizia ai loro sforzi e che come se non bastasse vedono ogni anno questa loro vita giocata a dadi in un Ministero.
Queste persone si chiamano comunemente "Insegnanti". Li conoscete no? Chi più, chi meno, ci siamo passati tutti. Dalle loro mani usciranno tutti i futuri cittadini. Molti di loro saranno medici, altri artigiani, altri ancora, a loro volta, insegnanti. E avanti così da millenni e millenni. Da ché è nato il mondo il corpo degli insegnanti è sempre stato una delle più alte istituzioni della Società, gli alfieri della Cultura. Per i greci era la paideia, per i latini era la educatio, successivamente è andata articolandosi e per gli scolastici erano le materie del Trivium e del Quadrivium, e via dicendo fino ad oggi... ops, pardon, fino a vent'anni fa.
Oggi, quel corpus che tutti conosciamo è stato letteralmente destituito. La questione è semplice, nessuno ha più motivo per studiare. La scuola sta facendo la stessa identica fine di altre istituzioni fondamentali del nostro Stato, ad esempio la Magistratura. Con lenti ma costanti atti minatori, la scuola pubblica è continuamente sotto attacco, le viene tolta credibilità, non è che una disgraziata tappa obbligata nella quale si entra e si spera di uscire il prima possibile. Sei fortunato se riesci a entrare in una privata, ormai universalmente riconosciuta come "male minore".
Non è tanto grave che per gli studenti la scuola sia una perdita di tempo, in fondo il non volersi svegliare per andare a lezione è un po' un topos sociale storicamente riconosciuto, anzi, farebbe anche un po' strano eliminarlo. E' grave che vicino a quel ragazzo che non si vuole alzare non ci sia più la madre che urla che è tardi! Sono i genitori i primi a ritenere inutile passare cinque ore dietro a un banco. E se non ha più ragion d'essere leggere un libro insieme, parlare di cosa si è fatto a lezione durante la cena, discutere di un film o di un libro che si è letto, che senso ha lamentarsi di tutto quello che ci circonda? Che senso ha lamentarsi che la figlia vada in giro per negozi tutto il giorno a spendere soldi, che il figlio passi le giornate a bruciarsi il cervello davanti a un videogioco?
Se non c'è nulla all'infuori dello specchio per cui vale la pena vivere... che senso ha lo specchio?
Provando a essere concreti, noi - e chiunque voglia farne parte è ben accetto - abbiamo uno dei compiti più ardui degli ultimi decenni: dobbiamo cambiare i valori che reggono questa società. Ci sono voluti vent'anni di berlusconismo per distruggere tutto il buono che c'era, forse ce ne vorranno molti di più per ripristinarlo, ma bisogna cominciare. Non possiamo più aspettare.
Io sono ottimista, e credo che la direzione giusta siamo in molti a guardarla... ora è il momento di fare il primo passo.

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La mia Torino dei quartieri di domani.

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Voglio una Torino dove i miei figli abbiano amici in ogni quartiere.

Ed ogni quartiere abbia un cuore pulsante pedonale. Con una piazza dedicata alle chiacchiere di anziani e non solo, ai giochi in tranquilla sicurezza dei bimbi. commercio.jpg

Ad un angolo una casetta dell'acqua pubblica (controllata ogni giorno da SMAT con fontanella di gasata a prezzo popolare) con attorno tante botteghe di alimenti sfusi, il calzolaio, la sarta che ripara e rammenda, e tanti altri laboratori di artigiani. Con la primavera tante occasioni di musica, arte e proiezioni cinematografiche all'aperto e tante rastrelliere piene di biciclette per sfilare altrove verso altri quartieri.

Vicino al mercato rionale, al centro dell'area pedonale una "Casa di Quartiere", realizzata dai numerosi locali del Comune dove si possono insieme seguire numerose attività, offerte alle mamme, ai bambini, a tutti insomma. Con la biblioteca civica ed uno spazio internet gratuito. Dove ci trovi i laboratori di realizzazione giochi ed altri oggetti con materiali naturali e di recupero, gli spazi adibiti ai gruppi di acquisto solidale locali, uno sportello settimanale di riparazione/recupero ed assistenza informatica, l'officina di riparazione biciclette, il gruppo che allestisce il carro di carnevale. Un grande salone poi, per ospitare quando fa brutto tempo il mercatino settimanale dello scambio dove recuperare oggetti che altri non usano più. Sarà poi presente una bella area parco verde con alberi e foglie veri senza cemento o asfalto intorno, dove poter ascoltare uccellini e riposare.

Un'area vissuta in pieno dai suoi abitanti. E senza automobili! Che continueranno a circolare sempre meno fuori dai centri pedonali. Oltre una discreta Zona30.

Questa Torino di domani è già nata. Sta crescendo e maturando. Già ci sono la Cascina Roccafranca a Mirafiori e la Casa di Quartiere di via Morgari in San Salvario dove un comitato spontaneo di donne sta raccogliendo le firme per una zona 30 estesa fra c.so Vittorio Emanuele II a c.so Dante e da v. Nizza a c.so M. D'Azeglio. Rassegne di Cinema in piazza nei quartieri di periferia già esistono. I modelli sono solo da estendere e replicare in ogni quartiere. Per il futuro dei nostri figli!

La strada da compiere non è impossibile, partecipiamo e facciamo sentire la nostra voce! E pretendiamo insieme che le nostre tasse siano impiegate per migliorare servizi e spazi comuni. Basta con le grandi opere! Evviva la dimensione locale. La primavera sta arrivando! Il MoVimento siamo noi, insieme.

Spazi di scambio solidale nei locali comuni dei quartieri

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2 marzo 2011
Barattare, donare, riciclare. Le parole d'ordine dell'economia locale e solidale.

Donare: dare ad altri spontaneamente e senza compenso. Il dono non è sterile elemosina o un regalo studiato per ricevere in cambio una contropartita diretta. Donare significa far fronte all'esigenza di un singolo che è comunque parte di un gruppo, nella consapevolezza che prima o poi un'esigenza simile toccherà al donatore stesso.mercatino.jpg

Ogni seconda domenica del mese nella località di Ozzano dell'Emilia, alle porte di Bologna, è possibile barattare, donare e riciclare. Si tratta di un mercatino del dono e del baratto, un'iniziativa nata dalla collaborazione tra la Cooperativa Dulcamara e l'Associazione Amici della Terra di Ozzano. Negli ultimi mesi, in molte città italiane sono state proposte esperienze simili: luoghi in cui effettuare scambi non monetari hanno aperto le porte alla cittadinanza. Un esempio è l'iniziativa del baratto svoltasi a Roma il 21 aprile e promossa da Reti di Pace: un mercato in cui, senza l'ausilio della moneta, sono stati scambiati CD musicali, libri, abiti e altri oggetti.

A Torino da due anni si è ripetuto un eccellente evento ideato dall'Associazione Manamanà, Senza Moneta, ovvero una piazza dedicata allo scambio non monetario in un clima di festa per tutto il quartiere. Recentemente addirittura si sta ripetendo regolarmente alla Casa di Quartiere in via Morgari.

Dal Nord al Sud della penisola troviamo non solo spazi sociali concreti, ma anche sistemi di scambio non monetari, tra i quali il più diffuso è la Banca del Tempo. Nella società dei consumi, dove la grande distribuzione organizzata assume un ruolo sempre più totalizzante, un bisogno consapevole e diffuso è quello di riscoprire gli spazi di socialità, dove lo scambio dei beni sia alla base della relazione umana.

Storicamente, scambiare o barattare due oggetti presuppone un intento commerciale equo per entrambe le parti; ma non basta: donare è un'azione dal significato sociale e antropologico ancora più complesso. Non si può parlare di dono senza far riferimento al celebre Essai sur le dondi Marcel Mauss: l'antropologo individua, alla base del dono e della comunicazione tra singoli e gruppi, il principio di reciprocità, strutturato nel concetto tripartito del dare, ricevere e ricambiare.

Ma torniamo al nostro quotidiano. Le circoscrizioni della città di Torino gestiscono numerosi spazi pubblici (a disposizione dei cittadini) che, come già segnalato, sono molto spesso inutilizzati - uno spreco dunque, seppur noi stessi cittadini contribuiamo con le tasse per il loro funzionamento.

Quindi la nostra proposta è di predisporre sistematicamente con calendario stabile almeno uno spazio nel cuore di ogni quartiere nei locali pubblici disponibili per ospitare gratuitamente il luogo di scambio e recupero di tutto ciò che ormai considerato inutile da qualcuno e che può invece tornare utile ed importante per altri.

In altre parole vogliamo usare gli spazi pubblici esistenti per finalità sociali e ambientali. In questo modo si valorizza un modello culturale in cui oggetti di recupero in buono stato non sono considerati RIFIUTI ma offerti a chi non può permettersi di acquistarne di nuovi, con evidente ritorno economico seppur senza scambio di denaro.

Proponiamo inoltre una cultura del recupero della materia che ci liberi dal cosiddetto problema riifuti, perchè oggetti inutilizzati abbiano nuova vita grazie a chi ne ha effettivamente bisogno senza accumularsi nei cassonetti, in discsarica o peggio ancora inducendoci a credere alle false soluzioni dell'incenerimento.

Il miglior rifiuto è quello non prodotto.
Seguici sul blog della lista Torinese: http://www.movimentotorino.it/blog/

Asili condominiali

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Uno dei problemi maggiormenti sentiti dalle famiglie, dove entrambi I genitori lavorano è quello degli asili. Iscrivere il proprio bambino ad un asilo non è sempre facile, prima di tutto la mancanza di un numero adeguato di strutture di questo tipo nonchè avere un profilo famigliare consono per entrare nelle graduatorie senza contare le difficolta che gli asili devono affrontare per soddisfare le numerose richieste.
Le famiglie che hanno la fortuna di avere I nonni ricorrono a loro per lasciare I bambini quando sono al lavoro oppure, se hanno le possibilità economiche, si rivolgono alle strutture private. C'è però, una terza via ovvero, gli asili condominiali conosciuti anche come micro nidi che si stanno rivelando una valida alternativa ai nidi di tipo tradizionale e alle baby sitter.
Questi sono nati nel nord Europa negli anni 60 prevedono l'accoglimento di un numero limitato di bambini all'interno delle mura domestiche e sovente coloro che li gestiscono sono mamme disoccupate che desiderano avere un'entrata economica. Inoltre, sarebbe un'opportunità per regolarizzare il lavoro di baby sitter, notoriamente facente parte del sommerso.
Naturalmente l'apertura di un asilo condominiale è normato da leggi ben precise e cambiano da stato a stato comunque in linea di massima è necessario che il regolamento condominiale lo preveda, bisogna ottenere dei permessi dal Comune, dalla Asl e seguire dei corsi organizzati dalla Regione.
http://www.comune.torino.it/servizieducativi/se/03_nf.htm

Tele-Lavoro a Torino : Una Proposta Concreta

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Il Lavoro è il tema in cima alle mie priorità politiche poiché è un diritto di ogni cittadino.

Come tutto ciò che ci sta intorno, anche il modo di lavorare e di intendere il lavoro è in costante cambiamento ed il Tele-Lavoro (o come amo definirlo Tele-Pendolarismo) ne è la dimostrazione migliore. Poter lavorare senza più una dipendenza fisica dall'ufficio è una rivoluzione perché gli spostamenti ci rubano la vita, il tempo e la salute, sono le informazioni che devono viaggiare mentre le persone possono stare ferme.

"Il tele-lavoro è una forma di prestazione d'opera che, benché svolta al di fuori dei tradizionali confini aziendali, non implica una trasformazione dei vigenti rapporti di lavoro." INPS

I benefici di questa forma contrattuale sono molteplici ed includono un rilevante aumento di produttività, un senso di libertà personale, un uso migliore del tempo, ed anche un risparmio per l'azienda, tutti fattori che possono portare all'aumento dell'offerta di Lavoro a Torino.

Ritengo che il Comune di Torino per promuovere lo sviluppo del Tele-lavoro può:


  • ospitare, con canoni d'affitto agevolati, Telecentri in stabili di sua proprietà attualmente vuoti;

  • proporsi quale interlocutore con le aziende per i lavoratori che ne richiedano l'intervento;

  • sviluppare la rete Wifi a libero accesso per i cittadini e a pagamento, con garanzia di banda, per le aziende che ne usufruiscono per il tele-lavoro.


Approfondimenti:
www.inps.it


Agostino Formichella
Sito Web : www.formichella.org
Facebook : Agostino Formichella

Spazi all'economia solidale torinese

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Per Consumo Critico, base del modello di sviluppo alternativo a quello suggerito ogni giorno dai media, s'intende la pratica di organizzare le proprie abitudini di acquisto e di consumo preferendo prodotti con requisiti di qualità, le cui componenti essenziali sono:

  • modalità di produzione

  • sostenibilità ambientale del processo produttivo

  • eticità del trattamento accordato ai lavoratori

Il cittadino comprende la propria posizione di consumatore e persegue fini politici o etici, esercita dunque il diritto di poter scegliere tra diversi prodotti ricercando tutte le informazioni necessarie a compiere una scelta consapevole.gruppi_d_acquisto_solidale.jpg
L'analogia tra consumatore e lavoratore, evidenza la corrispondenza col diritto di sciopero e la sindacalizzazione. Tra consumatore ed elettore invece spiega lo slogan "voti ogni volta che vai a fare la spesa".
Il consumo critico può, oltre agli acquisti di beni materiali, anche riguardare le scelte inerenti al risparmio (finanza etica) e all'uso di servizi come ad esempio i trasporti o le telecomunicazioni.

Queste riflessioni ci fanno scoprire di non essere gli unici ad interrogarsi prima di comprare qualcosa. Gli acquisti sono strumento molto potente per "disincentivare" modelli economici e produttivi non rispettosi di ambiente e persone.

In gruppo poi tutto diventa più facile. La forza sta nella condivisione attraverso la comunità. Non solo si raccolgono e diffondono molte informazioni, ma si possono ottenere prezzi vantaggiosi e conoscere direttamente i produttori.

Ecco quali sono i vantaggi dunque di tutti i gruppi di acquisto (GAS= gruppi d'acquisto solidale, GAC=gruppi d'acquisto collettivo, GAP=gruppi d'acquisto popolare). Le persone che aderiscono a questi gruppi si pongono le stesse domande in merito ai propri consumi, scoprendo che si può migliorare la qualità senza incidere più di tanto sul portafogli. Migliore informazione quindi qualità, possibile tracciabilità, e perchè no, maggiore convivialità e socialità che deriva dal condividere momenti collettivi.

A seguito di alcuni momenti di confronto con gli attivisti del MoVimento5stelle di Torino, è emerso l'annoso problema dell'indisponibilità di spazi "liberi" per le "consegne" dei gas sui vari territori cittadini. La mia proposta è quindi di censire ed organizzare una guida per richiedere la disponibilità degli spazi del Comune gestiti dalle dieci Circoscrizioni di Torino! Gli spazi circoscrizionali disponibili (e sono numerosi) risultano molto spesso inutilizzati ma sono comunque causa di spese che supportiamo noi tutti col bilancio comunale. La loro concessione è normata dal regolamento comunale apposito, mentre sulle rispettive aree web delle circoscrizioni si trovano a fatica perchè in ordine sparso notizie a riguardo.

La modulistica per la richiesta della loro concessione temporanea (che può essere anche patrocinata quindi concessa gratuitamente) è molto simile, alcune circoscrizioni pubblicano addirittura alcune foto dei locali.

Molto importante è sottolineare che un gruppo d'acquisto funziona bene se è costituito da persone che vivono in prossimità quindi, se consideriamo Torino, preferibilmente nella stessa circoscrizione. Ed appunto le Circoscrizioni offrono la disponibilità ad iniziative preferibilmente locali.

Attualmente esiste sostanzialmente un sistema di gestione dei Gruppi d'acquisto basato sui contatti "elettronici" fra gli aderenti. Vale a dire comunicazioni mail ed ordini gestiti con fogli di calcolo elettronico, col supporto nei casi più strutturati di veri e propri siti. Solo alcuni gruppi d'acquisto hanno spazi per il ritiro consolidati. Con l"utilizzo degli spazi circoscrizionali si risolverebbero diversi problemi logistici ma soprattutto la Circoscrizione potrebbe giocare un ruolo di supporto alle esperienze partecipate offrendo oltre ai locali anche un luogo informativo stabile per sostenere queste iniziative di consumo consapevole e solidale.

Spesso il gruppo è nato da un gruppo di amici (pochi) che hanno a cuore l'idea di consumo critico. Esistono numerosi altri GAS sul territorio con i quali si possono creare sinergie e scambi di riferimenti e contatti (i GAS a Torino sul sito ReteGas).

Il maggior gruppo è il GASTORINO, che si occupa di promozione e sostegno ai Gas e più in generale al consumo critico e all'economia solidale attraverso lo scambio di informazioni, il sostegno reciproco ed attività culturali.

Altre importanti realtà sono il Turin -Gas, il Gas La Cavagnetta, etc.

Commentate e contribuite alla proposta!

I conti che non tornano

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Oggi il Comune di Torino ha annunciato sui giornali un nuovo provvedimento: le bollette del gas di tutti i torinesi saranno aumentate di circa 7 euro l'anno per costituire un fondo di 200.000 euro da dedicare all'assistenza sociale. I soldi saranno incassati dal proprio gestore del servizio del gas, che se diverso li girerà ad AES (che gestisce la rete dei tubi del gas cittadina), che a sua volta li girerà al Comune, sotto forma di aumento del canone che AES paga ogni anno al Comune per l'uso del suolo pubblico.

Peccato che a Torino ci sia un numero di appartamenti che non conosco, ma che certamente sta nell'ordine dei quattrocentomila: secondo il rapporto "Immobili in Italia 2010″ dell'Agenzia del Territorio, pagina 20, in Italia ci sono 32 milioni di appartamenti residenziali per 60 milioni di persone, uno ogni 1,88 abitanti; con la stessa proporzione, a Torino ci sono almeno 450.000 alloggi. Dato che praticamente tutti hanno il gas, una banale moltiplicazione rivela che l'incasso aggiuntivo di AES sarà di oltre tre milioni di euro l'anno.

Allora, delle due l'una: o l'articolo di giornale è impreciso e la cosa non è stata spiegata bene, o viene il dubbio che in realtà la storia funzioni al contrario; AES - società privata di proprietà al 51% della famigerata Iren e al 49% dell'Eni tramite Italgas - aumenta le bollette ai torinesi di tre milioni di euro, e per "vendere" la cosa ai cittadini ci fa (con i nostri soldi) una elemosina di duecentomila euro, che il Comune provvede prontamente a magnificare a mezzo stampa, per nascondere il fatto di aver come al solito calato le brache di fronte ai grandi interessi economici e magari a una fetta della torta sotto forma di tasse aggiuntive. Chissà, secondo voi come stanno le cose?

Una torino con più nonni per tutti!

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L'idea nasce dalla volontà di conciliare le esigenze emergenti nella società odierna, da un lato dei genitori in difficoltà nel riuscire a conciliare lavoro e famiglia, e dall'altro di una parte della popolazione che superata una certa età è ancora vogliosa di dare un proprio contributo.

A chi si rivolge:

over 50 che a titolo gratuito:

» abbiano voglia di condividere parte del loro tempo libero con dei bambini
» abbiano disponibilità ad andare incontro alle esigenze delle famiglie
famiglie con bambini che:

» abbiano la necessità di avvalersi della collaborazione di figure ulteriori a quelle tradizionalmente disponibili (genitori, parenti, babysitter etc).
» abbiano necessità di usufruire di un aiuto per servizi che possano essere effettuati da persone mature quali ad esempio accompagnare il bambino nel tragitto casa-scuola, accompagnare il bambino nell'attività pomeridiana (portare il bambino al parco, a una festa, a fare sport etc), seguire il bambino durante lo svolgimento dei compiti etc.
Funzionamento del sistema:

1) viene pubblicizzato il progetto sul territorio, in particolare nel luoghi sensibili di entrambe le parti (scuole, chiese, etc)

2) le circoscrizioni raccolgono le adesioni di entrambe le parti:

» nonni - recandosi all'ufficio forniscono la loro disponibilità in termini di tempo compilando un questionario in cui si richiedono informazioni personali e relative alle loro esperienze educative passate;
» famiglia - recandosi all'ufficio ricercano in base alle loro esigenze il profilo più addatto e successivamente si mettono in contatto con il nonno scelto;
3) le circoscrizioni raccolgono i feedback lasciati dalle famglie in seguito ad aver usufruito del servizio e li inseriscono nel profilo del nonno (insieme alle infromazioni precedentemente raccolte). Il profilo completo di feedback sarà consultabile dalle famiglie interessate.

4) a seconda della propria disponibilità la circoscrizione può mettere a disposizione un locale gioco nel quale nonni, bambini e famglie possono incontrarsi le prime volte.

Quali sono i vantaggi:

per i nonni:

» possibilità di sentirsi parte attiva della società odierna in modo costruttivo
» costruire nuove relazioni
per le famiglie:

» possibilità di avvalersi di una figura aggiuntiva nella gestione delle tempistiche della vita lavorativa-famigliare
per i bambini:

» possibilità di relazionarsi con persone mature alle quali possono affezionarsi, differenti da dalla cerchia stretta della parentela.
Punti deboli:

1.scarsa propensione delle famiglie ad affidare i bambini a persone sconosciute: il sistema di raccolta di informazioni e feedback permette alle famiglie di avere maggiore tranquillità. Con il tempo, si instaurerà poi un rapporto di fiducia.
2.rischio di frammentazione del rapporto nonno in adozione - bambino: potrebbe essere difficile per le famiglie soddisfare con un unica figura di nonno le loro esigenze. Il rischio è che vi sia la necessità di troppe figure di nonni per un'unica famiglia e ciò non gioverebbe l'instaurazione del rapporto di fiducia e di affetto tra il bambino e il nonno;

LA SANITA' ALLO SFASCIO

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Durante il prossimo Consiglio Regionale, martedì 6 luglio, sarà introdotta nell'ordine del giorno pomeridiano una discussione in sessione straordinaria sul tema "Blocco assunzioni sanità" richiesta anche dal Consigliere Davide Bono.

Infatti, molti di voi sanno che il 30 aprile uno dei primi atti della Giunta Cota è stato quello di sospendere tutte le nuove assunzioni, bloccare i contratti in scadenza e bloccare le nuove attività ospedaliere.

In pratica ha deciso, alla luce del buco di bilancio esistente nella sanità regionale, di bloccare tutto tanto per non sbagliare.

Questo blocco ha colpito anche chi, dopo aver superato un concorso, aveva già ricevuto la lettera di nomina, il camice e si apprestava a mettere la firma sul contratto.

I casi più emblematici sono di quegli infermieri che, ottenuta la nomina, si sono licenziati da cooperative o strutture private per poi sentirsi dire " c'è stato un contrordine" e rimanere senza lavoro.

Ora alcuni di questi sfortunati lavoratori hanno presentato ricorso e guarda caso l'hanno vinto.

Ora ci aspettiamo che anche altri addetti alla sanità seguano il loro esempio e facciano ricorso alla propria ASL e di conseguenza alla Regione.

Ma la cosa che ci lascia più perplessi è l'atteggiamento della Giunta e di Cota che di fronte ad un problema, al posto di cercare di risolverlo, mettono la testa sotto la sabbia e bloccano il costo del personale non rendendosi conto che tagliando l'assistenza e la prevenzione si genera una maggiore spesa per interventi in emergenza.

Inoltre questo è il biglietto da visita di come la Giunta e il Presidente Cota intendono operare: noi abbiamo deliberato così e il popolo deve adeguarsi. Se poi le nostre decisioni non sono legali saranno i giudici a dircelo. Mi ricorda qualcuno!

Ma allora ci chiediamo cosa paga a fare l'Ufficio Legale della Giunta ? ...o forse è tutto impegnato nei ricorsi?


P.S. Chiunque abbia notizie di casi analoghi (non di mala sanità, di quelle ne abbiamo già ricevute tante) è pregato di comunicarcelo entro martedì mattina a staffgruppoconsiliare@piemonte5stelle.it o telefonando allo 011/5757890.

Grazie.

Invito a tutti i torinesi .....cambio indirizzo!

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Comunicato del Movimento torinese

Le recenti elezioni Regionali in Piemonte hanno visto la partecipazione attiva di numerosi torinesi che hanno sicuramente contribuito a raggiungere l'importantissimo risultato di poter insediare due Consiglieri a 5 stelle tra i banchi di Palazzo Lascaris.

E' stato un lavoro di squadra, ma anche di iniziative di singoli che hanno usato i loro canali della rete e le loro conoscenze dirette per diffondere le nostre proposte. Persone che sono arrivate a stamparsi in proprio volantini e manifesti pur di poter comunicare a più gente possibile che una politica libera ed indipendente dai partiti e dagli interessi economici e che facesse i soli interessi dei cittadini poteva diventare realtà.

Il 28 e 29 marzo ci hanno dato fiducia più di 90.000 persone a livello regionale e ben 17.000 nella città di Torino.

Nel maggio 2011 saremo chiamati a rieleggere il Sindaco e il Consiglio Comunale di Torino.

Come per le Elezioni Regionali, il percorso da intraprendere dovrà permettere la più ampia partecipazione possibile, con il coinvolgimento di tutte le persone che si riconoscono nei nostri principi.

Domenica 6 giugno Beppe Grillo sarà a Torino per presentare il suo ultimo dvd, Un Grillo mannaro a Londra, e sarà una grande occasione per chiamare a raccolta tutte le persone che vedono nel MoVimento l'unica soluzione per fermare lo scempio e il dissesto economico, politico, culturale ed ambientale che i politici torinesi tutti hanno creato negli anni.

Abbiamo quindi bisogno di persone calate nel territorio, che sappiano ascoltare per dare risposte concrete e sostenibili ai problemi della cittadinanza. Persone pulite, senza tessere di partito, incensurate e con logiche nuove, fuori dagli schemi triti di destra e sinistra, che sappiano riportare fiducia nella politica, una politica fatta per migliorare la qualità della vita e non per renderci schiavi dei soliti comitati d'affari bipartisan.

Chiediamo a tutti i cittadini che vogliono contribuire anche solo con un suggerimento a questo progetto, di farsi avanti e partecipare il 22 giugno alla prima riunione che si terrà a Torino in Via Luserna 8 alle ore 21.
Lo Staff

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