
L’attività consiliare non è fatta solo dei grandi temi, quelli che finiscono sul giornale, quelli a cui di solito dedichiamo i post e le discussioni più accese in rete. Ognuno di noi riceve ogni giorno parecchie segnalazioni di problemi e proposte, di solito accompagnate da una richiesta di incontro; alcune vicende riguardano situazioni personali, mentre altre hanno un valore collettivo. Noi cerchiamo per quanto possibile di dare ascolto e seguito a tutti, anche se questo spesso ci impedisce di approfondire tutto; spesso le segnalazioni potrebbero dare il via a indagini o studi interessanti, ma che richiederebbero ore o giorni da dedicare a quel singolo problema, cosa di cui non disponiamo; per questo chiediamo ai cittadini di attivarsi, ad esempio nei gruppi di lavoro.
Comunque, quando le segnalazioni riguardano problemi collettivi, spesso ci ritagliamo le ore necessarie per analizzarle e produrre una interpellanza, ovvero un atto che richiede alla giunta comunale di rispondere alle nostre domande ufficialmente, in aula, con ciò costringendo l’amministrazione a prendere atto del problema e “mettere la faccia” su promesse di risoluzione. Le interpellanze vengono trattate il lunedì mattina in un’aula solitamente deserta, dato che ognuno viene soltanto a sentire le risposte alle proprie, e che sono solo alcuni consiglieri, praticamente tutti di opposizione, a utilizzare regolarmente questo strumento. Noi, però, quando possibile estraiamo il video e lo mettiamo sul nostro canale Youtube; inoltre i video sono reperibili sul sito del Comune, nella sezione dei verbali del consiglio.
In questi due anni, io ho scritto e presentato 124 interpellanze, più un altro centinaio scritte da Chiara (ognuno di noi firma le interpellanze dell’altro) e qualcuna presentata insieme ad altri colleghi. Per darvi qualche piccolo esempio, qui sotto riporto i video di alcune delle interpellanze di cui mi sono recentemente occupato io, con una piccola spiegazione; così potrete capire che fine fanno le vostre segnalazioni, o le mie osservazioni di situazioni problematiche.
I) Qualche tempo fa, diversi cittadini si sono accorti che i nomi e i dati dei propri cari defunti erano stati riportati senza autorizzazione su un sito Web organizzato come “cimitero virtuale” da una società di origine americana, con tanto di offerte di servizi aggiuntivi a pagamento; i dati erano stati scaricati dal sito del Comune, che li pubblica in maniera aperta a tutti. Questa è la spiegazione data dall’amministrazione su come sia stato possibile: in pratica, attendono da un anno e mezzo un parere del garante della privacy sulla legittimità della pubblicazione, legittimità che secondo me, come sentite nella mia risposta, è molto dubbia.
II) Negli anni subito prima del 2006, corso Francia è stato oggetto dei lavori per realizzare la metropolitana; a fine lavori, solo il tratto fino a piazza Bernini fu risistemato, mentre il resto fu rappezzato alla meglio a titolo “provvisorio”. Tuttavia, da allora la risistemazione definitiva del tratto più periferico viene continuamente rinviata per mancanza di fondi, e allora noi abbiamo chiesto, per la seconda volta da quando siamo stati eletti, quand’è che pensano di farla, o se (come di fatto ci dicono) l’opera sia ormai passata in cavalleria, e in questo caso se non si possano almeno sistemare le buche e i punti pericolosi.
III) L’hitball è uno sport nato a Torino e che vanta in città un buon numero di praticanti, tanto che negli anni si era parlato di aggiungere una seconda sede all’unico impianto disponibile… fin quando non si è scoperto che la Città vuole sfrattare gli sportivi dall’unico impianto perché ha venduto l’area agli “operatori immobiliari”.
IV) Il fenomeno dei furti di rame e del commercio illegale di rame è in continua crescita, e viene spesso collegato nell’opinione popolare ai roghi nei campi nomadi: è vero? Cosa fa l’amministrazione per reprimere questi fenomeni, e quanto spesso interviene?
V) Con un blitz, alcune settimane fa i vigili urbani hanno fatto chiudere alcune copisterie in cui si fotocopiavano testi universitari; eppure le fotocopie sono l’unico modo con cui molti studenti possono avere accesso ai testi. Siamo sicuri che l’intervento sia stato fatto correttamente, e come possiamo aiutare il diritto allo studio?
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Torino è una città dall’anima urbanistica particolare, meravigliosa. Ve lo dice persino il sito del Comune, ricordando come Le Corbusier abbia definito Torino come la città con la più bella posizione naturale del mondo; tra i fattori fondamentali di tale giudizio cita “i 300 chilometri di strade alberate”.
Tra le strade alberate ce n’è una piuttosto particolare, quella storicamente nota come corso del Valentino. Quando nel Seicento fu costruito l’attuale castello del Valentino, davanti al suo ingresso si concepì uno scenografico viale alberato che collegasse la reggia con il convento di San Salvatore (popolarmente San Salvario). Quel viale alberato è chiaramente riportato in tutte le carte storiche, come ad esempio quella del Grossi (1791). Gli alberi ovviamente sono cambiati col tempo, ma il viale esiste come tale da circa quattrocento anni, e l’unico cambiamento significativo degli ultimi cento, dopo la sua inurbazione, è stato intitolare il corso a Guglielmo Marconi dopo la sua morte.
Ma poiché questa è un’epoca senza storia e senza memoria, l’amministrazione di Fassino è pronta a cancellare quattrocento anni di storia per farci un parcheggio; l’immancabile, imperdibile vascone di cemento destinato a ospitare le auto dei pochi fortunati che possono ancora permettersi l’auto e anche il box, come se non sapessimo tutti che tra quarant’anni (nemmeno quattrocento) la mobilità sarà tutta diversa, causa esaurimento del petrolio, e chissà se serviranno ancora i box interrati.
Non dite che non l’avevamo detto: noi (non l’amministrazione, che dovrebbe farlo per mandato) lo scorso autunno abbiamo pubblicato l’elenco dei parcheggi proposti dall’amministrazione e abbiamo chiesto il parere dei cittadini. E poi in perfetta solitudine abbiamo votato contro la delibera, presentando anche una serie di emendamenti per chiedere l’eliminazione di tutti i progetti particolarmente devastanti, tra cui – esplicitamente citato nell’intervento in aula che vedete nel video – questo di corso Marconi. E dunque, tutta l’aula ha specificamente bocciato il nostro emendamento che proponeva di cancellare questo parcheggio e poi ha allegramente approvato la delibera, con noi soli contrari.
Quale sia il senso di un parcheggio privato interrato nella parte finale di corso Marconi sfugge ai più. Non si tratta nemmeno di un parcheggio pubblico, ma di box privati; 180 box privati da vendere a 50-60.000 euro l’uno. In compenso, sarebbe rasa al suolo l’alberata e creata una grande piazza pedonale (dall’uso tutto da capire), con quei pochi alberelli che possono crescere sopra una soletta di cemento, eliminando 220 posti dalle strisce blu in superficie, dunque peggiorando ancora la situazione dei parcheggi a San Salvario. L’unico che ci guadagna è il privato, che a fronte di quasi 10 milioni di euro di incasso potenziale ne spenderebbe quattro o cinque per lo scavo e la risistemazione superficiale, e una cifra indefinita (ma probabilmente sotto il milione di euro) per il diritto di concessione.
Ieri sera si è finalmente svolto il consiglio di circoscrizione aperto, su mozione del nostro consigliere di circoscrizione Claudio Di Stefano. Per l’amministrazione è stata una disfatta, con l’assessore Lubatti che è scappato a metà (aveva un altro improrogabile impegno) e i tecnici comunali presi a insulti dalla gente. Persino il bollettino ufficiale della Circoscrizione parla di contestazione…
Bastava parlarne prima con i cittadini della zona, e chiedere a loro se volevano o no un parcheggio (tanto i box servirebbero eventualmente a loro, a chi se no?). Ma su piccole e grandi opere l’atteggiamento del centrosinistra è sempre questo: decidiamo noi per voi cittadini, e se qualcuno si oppone è un retrivo ignorante. Per fortuna la gente è sempre meno disposta a subire!
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Sono passati ormai diversi giorni dal consiglio comunale di lunedì e non si è ancora spenta l’eco della clamorosa mozione con cui la Sala Rossa all’unanimità ha imposto la revoca del blocco del traffico agli Euro 3 diesel in centro. Questo è stato il nostro intervento in aula.
Anche noi abbiamo votato a favore, e anzi abbiamo chiesto la revoca totale, liberalizzando anche la circolazione degli Euro 0 gpl e metano, perché sin dal principio – da novembre, quando il provvedimento fu annunciato – abbiamo contestato l’errore di fondo. Difatti, questo provvedimento non spinge le persone all’unica soluzione strutturale, ovvero lasciare a casa l’auto e utilizzare i mezzi pubblici, la bicicletta o le altre alternative, ma le invita semplicemente a cambiare auto e poi a continuare a girare come prima, discriminando inoltre tra chi ha i soldi per comprare un’auto nuova e chi non se lo può permettere.
Sicuramente bisogna disincentivare, limitare e talvolta fermare il traffico privato per motivi ambientali: siamo una delle città più inquinate del mondo e il fatto che ciò sia dovuto anche alla nostra posizione geografica non vuol dire che possiamo rassegnarci a morire di cancro e di asma. Tuttavia questo va fatto con equità sociale e in modo efficace, e non con provvedimenti tanto per fare e dall’efficacia quasi nulla, grazie anche all’elevato numero di eccezioni di ogni genere.
Questa è proprio l’obiezione maggiore che si può fare alla giunta Fassino: l’improvvisazione continua su quali provvedimenti prendere, e, per quanto riguarda la mobilità alternativa, un’abbondanza di annunci e dichiarazioni roboanti quasi mai seguite dai fatti. L’anno scorso non si sono fatti blocchi perché secondo la giunta e la maggioranza erano inutili, quest’anno invece (a fronte di dati circa uguali) i blocchi erano necessari, però dopo due settimane sono diventati di nuovo inutili e sono stati revocati dalla stessa maggioranza: che senso ha?
Nel frattempo, da tre anni si attende il piano della mobilità ciclabile, e non si è riusciti nemmeno a mettere in sicurezza i peggiori punti neri per le bici; sulla seconda linea di metropolitana si susseguono annunci, ma poi si approva di costruire un parcheggio pertinenziale proprio nel mezzo del percorso e se non sono io a sollevare il problema succede che l’amministrazione manco se ne accorga; le ulteriori pedonalizzazioni sono ferme non si sa perché; i mezzi pubblici sono sovraffollati e sempre più intasati; e così via, senza parlare poi degli interventi sulle altre sorgenti dell’inquinamento dell’aria.
Il piano originariamente concepito dalla Provincia, pur contenendo una serie di dati interessanti, è la stanca riproposizione della logica dell’auto nuova ogni tre anni che non è più sostenibile, né economicamente, né ambientalmente (anche perché il costo ambientale di costruire continuamente nuove auto non viene mai preso in considerazione). E’ ora di cambiare logica.
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Ricorderete la polemica della scorsa estate, una delle tante montate ad arte dai giornali, su “Grillo contro la movida”. In realtà nessuno vuole fermare la vita notturna o impedire alle persone di divertirsi, ma si vorrebbe semplicemente garantire a tutti la possibilità di vivere in pace in casa propria.
Il video che vedete è infatti stato girato dagli abitanti delle zone “calde” di Torino, da piazza Vittorio a San Salvario; zone che per diverse notti a settimana si trasformano sempre più spesso in una bolgia priva di regole. A nessuno farebbe piacere restare sveglio una notte dopo l’altra, di fronte a persone che in strada si divertono a fare rumore per il puro piacere di farlo, o che si picchiano selvaggiamente, magari mentre i vigili passano e vanno via.
Il Comune ha oggettivamente poche possibilità di gestire una situazione che ormai pare sfuggita di mano; la legge non permette di porre veri limiti alla proliferazione dei locali, e molto del rumore viene prodotto dopo l’orario di chiusura, quando la gente ubriaca si sposta in strada. Eppure, a Torino per vent’anni l’industria dell’intrattenimento notturno ha potuto fare ciò che voleva, al punto che è intervenuta la magistratura per far smontare i dehors abusivi dei Murazzi. Eppure, almeno dal punto di vista della mobilità – San Salvario di notte è invasa dalle auto in cerca di un parcheggio inesistente – il Comune potrebbe fare di meglio.
La vera questione da porsi, tuttavia, è come mai fasce crescenti di persone trovino il disturbo notturno come unico sfogo alla propria voglia di evasione. A qualsiasi persona sociale risulta ovvio cercare di disturbare gli altri il meno possibile, e invece in molte di queste immagini si vedono persone che nel fare rumore, nel sapere di danneggiare qualcun altro, sembrano trovare una realizzazione personale. Senza nemmeno rendersene conto, è come se – persi i freni inibitori – si vendicassero sugli incolpevoli abitanti delle case circostanti per tutti i crescenti problemi della vita di oggi, o se questo fosse il loro modo per sentirsi protagonisti dell’attenzione pubblica.
Non si può generalizzare, e la maggior parte di chi esce la sera vuole semplicemente svagarsi e stare con gli amici. Eppure, in queste immagini c’è qualcosa di profondamente inquietante, come se di notte la città si trasformasse in una giungla pericolosa e senza regole, sempre più lontana dalla civiltà.
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Spesso si dice che di questi tempi è importante dare lavoro, e che il Tav Torino-Lione porta lavoro, e che dunque il Tav Torino-Lione è un progetto importante. La realtà è ben diversa: quale lavoro porta il Tav, e a chi?
Se ne sono occupati i No Tav, andando ad analizzare in un corposo dossier alcune delle aziende che hanno già avuto appalti per il Tav, quelli per il “cantiere” di Chiomonte (ricorderete dalle foto dell’ultima visita che dentro non ci sono quasi lavori, solo tanta polizia). E ovviamente hanno scoperto inquietanti legami tra Tav, politica e criminalità organizzata.
Nel dossier sono infatti descritti e provati tutti gli elementi che gravano su diverse aziende che lavorano nel cantiere di Chiomonte e sui loro soci, a cominciare dalle famiglie Martina e Lazzaro, già coinvolte nell’inchiesta Minotauro e anche in altri problemucci, per venire al Consorzio Valsusa-Piemonte Imprese per lo Sviluppo, presieduto dall’ex parlamentare DS Luigi Massa, che comprende – oltre alla nuova impresa dei Lazzaro denominata Italcostruzioni – diverse aziende riconducibili a persone già in passato arrestate o condannate in inchieste relative ad appalti per lavori pubblici in Piemonte, come i casi in cui furono coinvolti l’allora viceministro Martinat e l’imprenditore Gavio.
La risposta del partito del cemento non si è fatta attendere. Un mesetto fa è stata organizzato un incontro della Commissione Antimafia del Comune di Torino con Mario Virano, che ha presentato le misure antimafia che saranno introdotte negli appalti del Tav: difatti, le gare d’appalto vengono fatte non in Italia ma in Francia, paese che non dispone di una legislazione antimafia. Peccato che, in questa riunione a porte chiuse di autorità incravattate, ci fossi anch’io: dunque ho potuto alzare la mano e cominciare a snocciolare in faccia a Virano & friends una serie di nomi, dati e condanne penali.
La cosa più divertente è stata quando un megadirigente delle ferrovie ha replicato sdegnato “ma questi nomi non li conosco, non hanno mai lavorato con noi!”, salvo poi beccarsi un colpetto di gomito da Virano, seguito da comunicazione all’orecchio e da successiva rettifica: “ah, mi dicono che forse hanno vinto delle gare in Francia…”. Ma anche quando ho fatto a voce alta il nome di uno dei vari condannati e diversi presenti hanno cominciato a discuterne: “chi?” “ah ma quello là” “ah già è vero, me lo ricordo…”. Addirittura il TGR ha voluto riprendere le mie dichiarazioni: come risultato, abbiamo fatto un po’ di rumore ma devo essermi fatto altri nemici.
Qualche settimana fa, tra gli ospiti della nostra festa alla Falchera, abbiamo avuto il piacere di ospitare Alberto Perino che ha raccontato al pubblico queste vicende. Siamo lieti di presentarvi ora un estratto video: perché queste verità continuino a circolare.
Nel frattempo, siete tutti invitati alla manifestazione No Cmc - una delle cooperative rosse che spargono cemento - che si terrà domani a Ravenna: qui trovate le informazioni.
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Ormai siamo abituati ai progetti di cementificazione di Torino, ma questo è uno di quelli che farà più discutere: il bando dell’amministrazione Fassino per venti nuovi parcheggi sotterranei sparsi per la città sotto il suolo pubblico (strade e giardini).
Si tratta in particolare di parcheggi pertinenziali, ovvero di box auto destinati a chi vive nei palazzi adiacenti; non di parcheggi a rotazione disponibili al pubblico. Se da una parte questa tipologia di parcheggio crea meno problemi in termini di attrazione di traffico, dall’altra anche i vantaggi per il pubblico sono ridotti, visto che in superficie si libera spazio soprattutto di notte, quando le strade sono occupate dalle auto dei residenti.
L’operazione è dunque essenzialmente di una speculazione immobiliare in cui a guadagnarci sono in due: il costruttore innanzi tutto, che ha solitamente margini di guadagno superiori al 50 per cento, e il Comune, che incassa un diritto di concessione del suolo pubblico definito mediante un’asta al rialzo. Ovviamente è contento chi, potendo permetterselo, compra uno dei nuovi box; meno contenti sono tutti gli altri abitanti della zona e in particolare i commercianti, che devono subirsi un cantiere che spesso si allunga all’infinito (io vivo a pochi metri da piazza Chironi, che ormai da diversi anni è un buco recintato di cui non si vede la fine).
E poi, c’è il danno ambientale, che ovviamente dipende da dove si fa il parcheggio. Secondo l’amministrazione, questa operazione è una “riqualificazione” delle piazze e dei giardini; la realtà è che un conto è farlo sotto un piazzale asfaltato, un altro è demolire un giardino pieno di alberi per sostituirlo con delle aiuole stentate, visto che sopra una soletta di cemento non è che cresca granché. C’è poi un danno più sottile: chi ci dice che tra cinquanta o cento anni non avremo bisogno del sottosuolo? Quali sono veramente gli effetti di spargere per la città degli enormi cubi di cemento sotterranei, eterni, impermeabili e fissi?
Noi non abbiamo una preclusione di principio verso i parcheggi sotterranei, anche se preferiremmo opere per il trasporto pubblico; tuttavia, bisogna verificare se veramente ce n’è necessità (spesso nei palazzi vicini alle zone prescelte ci sono dei box in vendita…), se si può realizzare nel luogo in questione senza danneggiare il paesaggio e l’ambiente, e soprattutto se la cittadinanza lo vuole: dovrebbero essere gli abitanti più vicini a decidere se una proposta di parcheggio è utile oppure no.
Aggiungo dunque l’elenco delle zone proposte dall’amministrazione comunale, di modo che ognuno possa commentare la propria: difatti molti cittadini non scoprono il progetto se non quando arrivano le ruspe. In fondo ne commenterò qualcuna.
Circoscrizione 1
Piazza Lagrange e primo tratto di via Lagrange fino a corso Vittorio Emanuele II
Piazza Paleocapa
Corso Stati Uniti tra corso Re Umberto e corso Galileo Ferraris
Circoscrizione 2
Corso Allamano 64 sotto il prato fronte incrocio di via Grosso
Via Gorizia angolo via Filadelfia lato nordovest (area Saint-Gobain)
Via Barletta tra piazza Santa Rita e corso IV Novembre
Circoscrizione 3
Via Tofane sotto il giardino sul retro della biblioteca Carluccio
Via Rivalta angolo via Osasco sotto la pista di pattinaggio
Circoscrizione 4
Via Carrera e via Salbertrand int. 57 sotto il campo di calcio
Via Servais int. 92 sotto il parcheggio esistente
Circoscrizione 5
Largo Giachino lato nordest fronte via Stradella 104-112
Piazza Mattirolo all’interno delle alberate del giardinetto
Circoscrizione 6
Corso Giulio Cesare 194-196 sotto il piazzale tra via Pergolesi e via Porpora
Circoscrizione 7
Piazza Gozzano sotto il rettangolo a est (compresa la parte più a est del giardino)
Largo Boccaccio sotto l’ovale centrale
Circoscrizione 8
Corso Marconi tra via Madama Cristina e corso Massimo d’Azeglio
Piazza Nizza (metà ovest)
Circoscrizione 9
Corso Benedetto Croce 29-31 sotto la banchina
Piazzale Pasquale Paoli (metà sud, verso via Asuncion)
Piazzale San Gabriele da Gorizia sotto la carreggiata nord-est (davanti n. 175-175bis)
Tranne la decima circoscrizione, tutta la città ha qualche progetto in vista; questi venti sono già quelli che restano da una sessantina di idee iniziali, selezionate poi in base alla fattibilità e ai pareri delle circoscrizioni.
La selezione tuttavia lascia un po’ a desiderare, visto che in commissione, appena ho visto la lista, ho alzato il sopracciglio e chiesto: ma sotto corso Stati Uniti tra corso Re Umberto e corso Galileo Ferraris non dovrebbe passare prima o poi la seconda linea della metropolitana? Attimi di panico e risposte confuse: no forse passa di là, ma magari la spostiamo un po’, ma non andava in via Sacchi? in effetti non sappiamo… In sostanza pare nessuno si fosse accorto del problema, anzi mi hanno molto ringraziato per la segnalazione e adesso verificheranno dove sta attualmente la riga sulla cartina della metro 2!
Ma non è mica l’unico caso problematico: a voi sembra sensata l’idea di abbattere tutti gli alberi di corso Marconi nella metà verso il Valentino per farci sotto un parcheggio? E quelli di piazza Nizza? O piazza Mattirolo, dove teoricamente gli alberi sono fuori dal perimetro del parcheggio, cioé a mezzo metro dai muraglioni di cemento: quante chance avrebbero di sopravvivere davvero al cantiere?
In piazza Gozzano è già nato un agguerrito comitato per salvare il pezzo di giardino che sarebbe eliminato; altri comitati si segnalano in corso Benedetto Croce e in piazza San Gabriele da Gorizia. Ma che senso ha un parcheggio privato per gli abitanti delle case di fronte, se gli abitanti delle case di fronte si organizzano per combatterlo?
E poi ci sono le piazze auliche: piazza Paleocapa e piazza Lagrange. E’ vero che se il risultato fosse una pedonalizzazione potrebbe anche avere un senso, ma i box privati non sostituirebbero i parcheggi pubblici in superficie e dunque così non è; e poi, ma davvero è utile continuare a scavare sotto il centro? E in piazza Paleocapa non saprebbero nemmeno dove mettere le rampe, visto che nella piazza sarebbero oscene e in via XX Settembre passano i tram.
C’è una cosa che colpisce di questo piano: non c’è nessuna vera valutazione della necessità di posti auto nelle singole zone, e nemmeno degli impatti sulla viabilità. Un piano parcheggi avrebbe senso se il Comune prendesse una per una le microzone cittadine, studiasse se mancano parcheggi e di che tipo (diurno, serale o notturno; per residenti o per visitatori; eccetera), nonché i problemi di viabilità e di vivibilità, e in base a quello decidesse un piano complessivo che può anche prevedere un parcheggio sotterraneo, ma funzionale ad altri interventi come pedonalizzare una piazza o ridisegnare il trasporto pubblico o introdurre una ZTL o così via.
Invece, qui per prima cosa si apre un cantiere e si fa un buco perché il Comune deve incassare e qualcuno deve provare a vendere dei box, e poi dopo, ammesso che il cantiere vada a buon fine, si capirà che effetto avrà sul quartiere e si aggiusteranno le cose alla bell’e meglio: la classica approssimazione all’italiana.
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Sabato scorso ancora una volta il popolo No Tav si è riversato sui sentieri tra Giaglione e Chiomonte, attorno al cantiere che non c’è. E’ stata una giornata di festa, alla faccia di uno Stato che in Valsusa è sempre più lontano e sempre più ridicolo.

Partiamo per le frazioni di Giaglione, in un serpentone lunghissimo di cui non si vede la fine. Dopo un po’, la strada principale è bloccata, come già lo scorso ottobre; e come già allora, nessuno demorde. Basta inoltrarsi nella montagna, seguendo l’antico dedalo di sentierini e muretti a secco che mostrano com’era una volta questa montagna meravigliosa, piena di casette e di coltivazioni povere ma importanti, e com’è adesso, abbandonata dall’incuria degli uomini moderni.
Il sentiero supera un crinale e si fa più stretto, proseguendo a mezza costa verso la val Clarea. Si forma un gigantesco ingorgo di persone, ferme in fila indiana aspettando che il corteo riesca a proseguire. Il serpentone si sfrangia in rivoli che sfruttano ogni varco nel bosco, cercando di arrivare alla meta: il rio in fondo alla valle.

Laggiù, il punto più difficile: il guado. E’ un’esperienza che resterà nella memoria di molti, perché il passaggio non è agevole; bisogna saltare tra grandi pietroni per poi varcare il fiume in punta di piedi, senza scivolare nell’acqua gelida in cui ci si potrebbe rompere il collo. E’ un grande esempio di solidarietà No Tav; dai giovani col cane fino alle vecchiette, tutti si aiutano a vicenda. Perfetti sconosciuti si sbracciano e si abbracciano per aiutarsi a passare, mentre un gruppo di attivisti si ferma sui vari guadi per un’ora a porgere la mano a tutti quelli che ne hanno bisogno.

Si risale la montagna, e sono ormai quasi tre ore di marcia: siamo sopra al cantiere. E’ la prima volta che lo vedo da così vicino, e la sensazione è orribile: al posto di quella che era una serie di prati e di boschi c’è ora un’enorme montagna di terra smossa, una devastazione ambientale mostruosa. Ci raccontano che i proprietari sono stati privati di tutto, che la natura è stata svenduta dallo Stato, ogni castagno secolare risarcito con cento euro e via. Dentro, peraltro, non c’è niente; solo mezzi delle forze dell’ordine e qualche vago arnese in un angolino - non certo le attrezzature che servirebbero per fare davvero un lavoro epocale come il Tav.

Quella che era l’area archeologica della Maddalena, dove ai tempi della Libera Repubblica No Tav si entrava con le pattine e stando attenti a non rovinare l’erba, è diventata un parcheggio per camionette e cingolati: nemmeno i cinghiali si comportano così. Sulla nostra testa continua a girare l’elicottero… tutto a nostre spese, milioni di euro pubblici buttati nel cestino senza un motivo plausibile, per un’opera che via via tutta Europa sta abbandonando, ultima la stessa Francia.

Eppure, la tristezza per tutto questo spreco e questa devastazione lascia spazio anche alla soddisfazione: quella che viene dal senso di libertà. Sono loro a essersi chiusi da soli dentro il recinto, come animali feroci; noi gli giriamo intorno come vogliamo, sbuchiamo dai cespugli e dagli alberi, siamo in ogni angolo, migliaia di persone che li costringono dentro. Noi siamo in vacanza, a fare una bella passeggiata nei boschi tutti insieme; loro sono fermi sotto il sole a difendere il nulla da un nemico che non c’è, già sapendo che tanto i soldi mancano e l’opera non si farà mai. Anche dal punto di vista politico, nonostante l’informazione al loro servizio, sono loro quelli chiusi nell’angolo.

Proseguiamo a mezza costa in mezzo alle bellissime vigne; molti sono tornati indietro per riprendere l’auto a Giaglione, altri hanno ceduto alla stanchezza, ma noi proseguiamo felici. Una signora anziana chiacchiera con un ragazzo di un centro sociale, che le racconta la storia della sua vita (viene da Piacenza, dunque per i giornali sarebbe un mercenario militare anarco-lanciatore di pietre convocato sul posto dalla Spectre). Arriviamo infine a Chiomonte, al ponte della centrale.

Sul costone c’è l’ennesimo recinto con i tutori dell’ordine ordinatamente chiusi dentro; sul ponte c’è Alberto Perino che saluta tutti e dà una stretta di mano e un abbraccio a chiunque passi di lì, come premio per quattro ore di marcia; e l’essere arrivati in fondo è un gran premio di suo. Di fronte, la Dora è piena dei bagnanti del campeggio No Tav, il terribile “campo paramilitare” di ragazzi in bermuda e famiglie accaldate.

Risaliamo fino a Chiomonte per tornare poi a Torino. E’ stata una splendida giornata e torniamo tutti a casa stanchi, ma con il morale alto: quest’opera è ormai agli sgoccioli e in gabbia ci sono soltanto loro.
P.S. Il movimento No Tav lancia la quarta edizione di Compra un posto in prima fila, per chi volesse acquistare una quota di proprietà di uno dei terreni teoricamente destinati ad essere invasi dai cantieri del Tav. Anche il Movimento 5 Stelle di Torino e del Piemonte parteciperà all’acquisto. Le quote partono da venti euro, aderite numerosi; contattateci per aderire con noi, oppure visitate i siti No Tav.
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Come tanti torinesi, mi capita abbastanza spesso di percorrere in bici via Lagrange e via Accademia delle Scienze: da quando sono diventate pedonali, è l’unico attraversamento nord-sud del centro che non ti abbandoni tra le auto e i tram. Da qualche tempo, davanti al Museo Egizio, l’immancabile cantiere ha invaso gran parte della strada, per cui è necessario andare piano e fare attenzione alle persone.
Da qualche giorno, però, il cantiere si è allargato ulteriormente e all’inizio del tratto in questione è apparso questo:

Ora, io posso anche essere d’accordo sul fatto che le bici in un passaggio pedonale così stretto siano problematiche; come in altre parti della città, e persino in alcune “piste ciclabili promiscue” (così è, secondo il Comune, il mezzo metro di marciapiede di via Sacchi davanti a Porta Nuova), si può mettere un cartello che imponga la bici a mano.
Qui, però, siamo a un livello di odio per la bicicletta che merita un’accurata analisi (anche in senso clinico). In un solo punto ci sono ben cinque cartelli di divieto alle biciclette, peraltro di tre tipi diversi di cui uno solo regolare. Ma il massimo è il disegnino sulla fascia superiore, che, in uno stile naif che ricorda le incisioni rupestri preistoriche della val Camonica, raffigura una sequenza di piccoli omini e donnine che festosi si tengono per mano, fin che non vengono assaliti dal cattivo e gigantesco mostro-ciclista, rosso di rabbia e di sangue, che li arrota con crudeltà sparandoli via come birilli.

In attesa di capire come continuerà il ciclo pittorico - mi aspetto che dietro aggiungano la scena in cui il ciclista si nutre della carne dei pedoni, seguita da quella in cui gli omini con le lance infilzano il ciclista e lo cuociono a fuoco lento per vendetta - ho scritto una interrogazione per sapere perché il Comune abbia imposto il divieto di circolazione per le bici e disegnato un simile cartello, che peraltro credo abbia lo stesso identico effetto della richiesta di bici a mano, dato che, a quanto mi risulta, se la bici viene portata e non usata si diventa equiparati ai pedoni.
Certo che questo episodio ribadisce la sensazione che da tempo abbiamo, cioé che a Torino, a parte molte belle parole, si costruiscano piste ciclabili alla bell’e meglio solo per evitare che le bici disturbino le auto in strada, per poi vietare le bici quando si lamentano i pedoni, senza nemmeno preoccuparsi di prevedere un percorso alternativo, dando la netta sensazione che il ciclista sia soltanto un fastidio per tutti.
Nel frattempo, ha fatto scalpore - sta circolando persino sui giornali - la mia annotazione su Facebook relativa al costo delle riparazioni delle biciclette del ToBike dopo l’assalto di un gruppo di dementi che hanno tagliato le gomme a 267 bici. Eppure già da tempo i giornali avevano scritto che il prezzo delle riparazioni era di 30.000 euro; io mi sono limitato a fare una divisione e a scrivere la cifra per bicicletta, ovvero 112 euro. Capisco che i giornali abbiano spesso problemi con la matematica, ma non ci voleva molto…
L’azienda che gestisce “chiavi in mano” il ToBike è la Comunicare srl, che gestisce il bike sharing in molti altri comuni italiani; ha giustificato la cifra con la necessità di cambiare non solo le gomme ma spesso anche i raggi, di provare le bici una ad una, di utilizzare materiali antiforatura e più resistenti della media visto l’elevato utilizzo delle bici, e soprattutto di rimettere in piedi il servizio il più in fretta possibile, mobilitando quindici persone. Il costo è a carico loro e non erano assicurati, dunque per il momento sono fatti loro.
Tuttavia, il prezzo pare comunque elevato; tramite i nostri contatti, noi abbiamo trovato una persona che fa le riparazioni per uno degli altri comuni serviti da questa società, che ci ha assicurato che con 25 euro gli cambia direttamente la ruota. Verificheremo il contratto, e se dovessimo vedere un tentativo di scaricare la cifra sulle casse pubbliche chiederemo conto delle spese; abbiamo comunque già presentato da diversi giorni una interrogazione e attendiamo una spiegazione scritta.
Ah, ovviamente vi chiederete: ma i costi non li pagheranno gli autori del gesto? E’ tutto da verificare; anche costituendosi parte civile per poter chiedere i danni, resta il fatto che gli autori sono stati individuati da un video relativo a una sola delle decine di stazioni del ToBike danneggiate; non ci sono prove che siano loro gli autori di tutti gli altri danni. O le si trovano, o credo che questi se la caveranno con qualche centinaio di euro al massimo…
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Domenica scorsa io, Chiara e moltissimi attivisti del Movimento torinese abbiamo partecipato al Bike Pride, insieme a migliaia di persone; un mare di biciclette che ha invaso la città, accolto generalmente - a parte l’inevitabile manipolo di automobilisti frustrati - con grande festa da tutti i passanti. Nessuno si aspettava davvero una partecipazione del genere; alcuni giornali hanno parlato persino di ventimila biciclette.

E’ da quando siamo entrati in Comune, e ormai è un anno, che lavoriamo sulla mobilità ciclabile. O meglio, ci proviamo; perché è un anno che a tutte le proposte, richieste e segnalazioni viene risposto che “bisogna aspettare il bici plan”. Il bici plan sarebbe un allegato al piano della mobilità del Comune, il cosiddetto PUMS, che fu approvato nel febbraio 2011 (più di un anno fa, c’era ancora Chiamparino). L’allegato dovrebbe indicare quali sono le piste ciclabili e le altre infrastrutture per ciclisti che la Città intende realizzare nei prossimi anni.
Ora, già non si capisce, se davvero la ciclabilità è importante, perché non abbiano semplicemente inserito il piano ciclabile dentro il PUMS, insieme alle nuove strade e ai progetti per i mezzi pubblici; dubbio che si aggiunge a quello sull’ostinazione con cui le biciclette sono ancora in buona parte assegnate alla categoria “Ambiente” anziché alla categoria “Trasporti”. Comunque, questo “bici plan” è diventato un vero Santo Graal della nostra attività amministrativa; è passato un anno e ancora non ne abbiamo visto nemmeno una bozza, e nel frattempo le proposte in materia - ad esempio una nostra mozione presentata a dicembre che propone una serie di criteri di banale buon senso, come non far finire le piste nel nulla e non piazzarci in mezzo dei gradini, cose che pure a Torino accadono ordinariamente - vengono tranquillamente insabbiate.
L’amministrazione si è però svegliata dal torpore proprio giovedì scorso - combinazione, tre giorni prima del Bike Pride - quando è stata convocata una commissione in cui gli assessori Lubatti e Lavolta ci hanno presentato… il bici plan? No, quello ancora non c’è, però è stata presentata la presentazione del bici plan, così almeno sappiamo più o meno cosa ci sarà dentro. La presentazione è interessante, però alla fine non dice nulla di trascendentale: qui bisogna soprattutto decidere dove e come fare le piste, e metterci sopra dei soldi. Ma quello sta nel bici plan, che arriverà, si spera, dopo l’estate.
La mattina dopo, La Stampa ha riportato la discussione con un titolo a caratteri cubitali: “Mai più dehors sulle piste ciclabili” - virgolettato, ovvero presentato come dichiarazione degli assessori. Bello! Peccato che proprio quella mattina fossimo in commissione a discutere il nuovo regolamento per l’occupazione del suolo pubblico, e di tale previsione non ci fosse la minima traccia; anzi, ho alzato la mano, ho chiesto agli uffici dell’assessore competente (che non è né Lavolta né Lubatti, ma Curti) e si son quasi messi a ridere, ricordando che i dehors contestati (via Verdi) sono stati autorizzati prima di costruire le piste ciclabili e che comunque non c’è nessuna regola che affronti il problema.
A questo punto ovviamente ho scritto io un emendamento al regolamento in questione, che vieta esplicitamente di concedere dehors, chioschi, installazioni pubblicitarie e simili sulle piste ciclabili e sulle aree dove devono essere costruite; vedremo lunedì prossimo se verrà approvato. Nel frattempo, però, spero che sulle biciclette Fassino si possa dare una mossa; farò sinceramente i complimenti agli assessori se riusciranno a smuoverlo, visto che questa è pur sempre la città dell’auto e che secondo il giornale cittadino, rubrica Specchio dei Tempi, il vero problema di Torino sono i ciclisti.
Per ora, l’unico approccio del sindaco con le bici è quello contenuto nel video che vedete, nel quale non solo vengono commesse infrazioni varie (in bici sotto i portici?), ma si vede il panico di Fassino che interrompe a metà i discorsi per dire “piano, che c’è lo scalino” e, a ben tre isolati dalla partenza, “possiamo andare di là e rientrare in Comune”.
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Non accade troppo spesso che il giornale cittadino parli delle nostre proposte, ma venerdì scorso è successo - con un bel titolo “I vigili devono fare più multe”. Secondo alcuni, essendo che le multe sono impopolari, non era certo un favore; eppure noi siamo molto contenti che, come potete vedere nel video, la nostra mozione sia stata accolta e approvata dal consiglio comunale.
L’obiettivo, comunque, non è fare “più multe”, ma fare multe più giuste. Fino ad oggi, l’attività sanzionatoria dei Comuni è concentrata soprattutto sugli eccessi di velocità, tramite gli autovelox fissi e i terribili telelaser. Ora, noi troviamo giusto che si dissuada chi vuole usare i viali cittadini come piste da Formula 1, ma troviamo meno giusto che i limiti di velocità non siano adeguati alla normalità del traffico: su uno qualsiasi dei nostri stradoni tutte le auto corrono almeno a 60-70 chilometri orari, cioé oltre il limite dei 50, e delle due l’una - o tutti i torinesi sono pazzi incoscienti o il limite non è adeguato alla realtà.
Peggio ancora se l’ente pubblico si mette a multare in punti dove è molto più pericoloso andare ai 50 (rischio tamponamento) che andare agli 80, come alla fine della discesa della sopraelevata di corso Grosseto, o su vere e proprie superstrade, come hanno fatto recentemente alcuni comuni della cintura (vedi Rivoli su corso Allamano). Queste sono evidentemente multe fatte solo per fare cassa, sfruttando limiti talmente bassi che viene il dubbio che siano tenuti bassi apposta (e basta visitare i forum degli automobilisti arrabbiati per capirlo).
In compenso, ci sono violazioni che sono molto più pericolose e dannose per la collettività, ma che raramente vengono sanzionate. Una è quella di svoltare a sinistra da centro viale dove è vietato, specialmente quando l’incrocio è trafficato e si creano lunghe code per chi resta bloccato. Peggio ancora se, come in via Cernaia angolo corso Vinzaglio, chi svolta a sinistra illegalmente blocca i binari del tram e con esso una fila di mezzi pubblici carichi di persone, facendogli perdere un paio di minuti. Analogamente per due altri tipi di violazioni: la doppia fila sugli assi di scorrimento, che costringe il traffico a restringersi e le auto a cambiare corsia all’ultimo in modo pericoloso, e la violazione delle corsie preferenziali.
Già oggi queste violazioni vengono sanzionate, mandando una pattuglia ogni tanto; peccato che sui cinque incroci cruciali da noi segnalati siano state fatte nel 2011 1.600 multe per svolta vietata, che sembrano tante ma sono in realtà mediamente una al giorno per incrocio. Dato che le violazioni sono invece una al minuto, si capisce anche che il solitario beccato dai vigili si lamenti dicendo “perché io?”.
Ecco perché la nostra proposta è di usare le telecamere, come si fa per gli accessi alla ZTL; la tecnologia di oggi permette di individuare manovre e leggere le targhe dalle immagini in automatico, e se tutte le violazioni venissero regolarmente represse si otterrebbe contemporaneamente molta più equità e molta più efficacia, andando inoltre a recuperare entrate finanziarie non a caso, da chi si comporta esattamente come tutti e ha la sfortuna di essere preso di mira, ma solo da quella minoranza che compie manovre veramente dannose e pericolose.
Naturalmente la proposta ha suscitato qualche polemica, compreso l’intervento piccato di un consigliere comunale che era stato fermato e multato, a suo dire ingiustamente, proprio per aver svoltato a sinistra da via Cernaia in corso Vinzaglio. Alla fine però è passata, e ora vedremo come verrà applicata; inoltre vedremo se avrà esito positivo anche un’altra mozione da noi presentata, quella per studiare qualche sistema automatico per multare chi parcheggia alle fermate del pullman, impedendo ai bus di accostare e dunque di far salire gli invalidi. La nostra mozione per un maggior controllo su chi entra abusivamente in auto nelle isole pedonali è stata invece respinta dalla maggioranza, che ne ha chiesto il ritiro promettendo di affrontare l’argomento in commissione.
Ma dato che non vogliamo dimenticarci di chi invece è stato multato perché sfrecciava a “ben” 65 chilometri orari su un viale a tre corsie, segnaliamo anche che il consiglio comunale, tramite un nostro emendamento a una mozione della maggioranza, ha già approvato di elevare a 70 km/h il limite di velocità su tutti i grandi viali cittadini, portandolo invece a 30 km/h nelle vie residenziali; e che, alla notizia dell’ennesimo autovelox spremitore del comune di Moncalieri, abbiamo presentato anche un ordine del giorno per chiedere che la stessa cosa venga fatta dai comuni della cintura su tutte le grandi strade di accesso a Torino, ovviamente dove la strada è ampia e priva di incroci pericolosi.
Ecco dunque perché l’obiettivo che ci proponiamo non è fare più o meno multe… ma fare le multe giuste, a chi veramente guida come se sulla strada ci fosse solo lui, danneggiando e mettendo in pericolo tutti gli altri.
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Portato in Commissione per il parere "non-vincolante" della Circoscrizione 1, la costruzione di un parcheggio interrato sul lato di via Nizza, che prevede lo scavo di tre piani interrati , la realizzazione di circa 200 parcheggi, metà pertinenziali, metà di passaggio e la riqualificazione della superficie in un risicato giardino
La situazione attuale è di circa 70 parcheggi di superficie e dal momento che la Stazione di Porta Nuova non è considerata dal Comune di Torino prioritaria, come lo sono invece il Lingotto e Porta Susa, possiamo solo ipotizzare che i treni diminuiranno di numero.
Il Comune di Torino guadagnerà da questa operazione solo la sistemazione superficiale, che prevede il progetto di un giardino, diviso in aiuola fiorita, parte che c'è già ma è lasciata a sfalcio verso corso Vittorio e della parte rimanente di piazzale dopo lo scavo della rampa circolare di accesso delle automobili. Poi il Comune riavrà i parcheggi di transito tra circa 30 anni, mentre quelli pertinenziali verranno venduti dagli stessi costruttori.
Va inoltre presa in considerazione la possibilità che si scavino ulteriori piani, visto che il progetto non dà restrizioni sul numero di piani interrati e quindi il numero di posti pertinenziali può aumentare.
Riporto qui la sensata osservazione di una cittadina che partecipava alla Commissione, la quale riteneva più opportuno che il Comune vendesse, qualora se ne intravedesse la reale necessità, a cooperative di cittadini residenti
Questo perchè i residenti si trovano nel doppio disagio di avere il cantiere sotto casa e di dover pagare salato il box sotto casa.
C'è poi un parcheggio più interno, non considerato in questo progetto, di proprietà delle ferrovie, che invece andrebbe integrato a quello esistente in modo da ottimizzare il carico, scarico delle merci e delle persone.
Senza contare la difficile gestione dei giardini prospicienti le stazioni come i Giardini Sambuy di fronte a Porta Nuova che sono stati recintati, vengono chiusi di notte e sono oggetto continuo di atti vandalici.
Tutto questo perchè forse sarebbe meglio evitare anni di cantieri, polveri sottili e inquinamento dovuto al congestionamento del traffico, quando i parcheggi, lo sappiamo, sono sempre attrattori di traffico, per aver in cambio solo un giardinetto poco utilizzabile, ma facilmente vandalizzabile.
Se, come me, utilizzate la metropolitana tutti i giorni, sapete benissimo che da molto tempo ormai le scale mobili sono più spesso rotte che funzionanti, nonostante abbiano pochissimi anni di vita. In sostanza, pare che per un errore di progetto la cinghia che trascina i gradini si consumi più in fretta del previsto, tanto che alla fine il produttore ha accettato di sostituirla gratis; tuttavia non sono stati in grado di intervenire in tempi ragionevoli, perché non avevano i pezzi di ricambio pronti e non avevano previsto che le scale si sarebbero rotte così in fretta. Peccato però che il contratto di manutenzione sia costato alle casse pubbliche quasi un milione di euro in due anni!
Noi lavoriamo su questo problema sin da quando siamo entrati in consiglio comunale, e abbiamo all’attivo ben tre interpellanze. Abbiamo preparato il video che vedete per raccontare questa storia, sperando che a breve la situazione torni alla normalità. Certo che resta la domanda: alla fine chi ripaga la città dei mesi di disservizio?
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Ho passato l'estate a raccontare di Turi Vaccaro quell'uomo spettinato e un po' trasandato che salì su un'albero della Val di Susa emulando il gesto della famosissima americana Hill Julia Butterfly che rimase su una sequoia per due anni per impedire l'abbattimento di un bosco di sequoie millenarie.
Ero felice che un pacifista fosse venuto in Val di Susa a darci supporto, preoccupata dal fatto che si affidasse solo a lui tutto l'onere della protesta perchè, se c'è una cosa che ci ha insegnato il Movimento No-Tav che tutti sono a capo di questa protesta ed è per questo, che anche se negli anni ne hanno allontanati o "convinti" parecchi, il Movimento non ha mai perso di identità.
Abbiamo così iniziato uno sciopero della fame, alcuni come me impreparati a digiunare l'hanno eseguita a "staffetta", altri per molti giorni, aggiungendovi anche il digiuno della sete.
Ora apprendo che Turi ha ricevuto il foglio di allontanamento da Chiomonte e mi pare davvero insensato che le istituzioni abbiano timore di lui, di un uomo scalzo e senza appoggi politici , intendo.
Turi non è Ghandi, non fa politica, non parla a migliaia di persone, vuole semplicemente aiutare in una protesta che ha fatto sua , usando l'aglio e il digiuno. Tutte cose che alla potente macchina messa in moto dallo Stato per realizzare, senza sè e senza ma l'opera, con caterpillar e blindati, del povero Turi se ne dovrebbero fare un baffo...ma si vede che non è così.
Ora tocca a noi fare quella politica che Turi ci lascia, per esempio convincendo i sindaci a dargli la cittadinanza onoraria , lui che non vuole avere fissa dimora che diventi cittadino onorario della Valle, e se poi qualche volta sconfina...che ci possiamo fare? La sua libertà mica la possiamo restringere in una cartina geografica
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Lunedì sera il consiglio comunale ha parlato di Tav due volte; la prima in risposta alle comunicazioni urgenti di Fassino sugli scontri di sabato, richieste da noi (il punto saliente del suo intervento è che Luca Abbà sarebbe caduto perché il suo telefonino ha creato un arco elettrico coi cavi…); la seconda su due ordini del giorno, uno del PD sostenuto anche dal centrodestra, l’altro di SEL e IDV, che esprimevano solidarietà a Caselli per le minacce di morte prendendo nel contempo posizione rispettivamente “Sì Tav” e “Forse Tav”. Nel video in alto trovate il mio primo intervento; segue quello nella seconda discussione, difficile per le continue interruzioni e contestazioni dai banchi del PD (purtroppo nel video si sentono poco) e per la mia tracimante incazzatura.
Oggi Specchio dei Tempi apre non a caso con una lettera che dice: non importa se un ragazzo è caduto dal traliccio, cavoli suoi, io dovevo passare di lì e ci ho messo molte ore in più. Propaganda a parte, e comunque la si pensi sul Tav, il cinismo di molti è davvero disperante: chi se ne frega se una persona sta morendo per un ideale, l’importante è che io possa arrivare di corsa dove devo andare.
E chissà con che fretta poi, dato che la maggior parte degli italiani sono schiavi di una società che li obbliga a correre tutto il giorno per riuscire a malapena a sopravvivere, mentre una piccola parte vive nella ricchezza ottenuta spesso tramite soprusi, ruberie e manipolazioni della politica. Non di rado le persone che reclamano “ordine e disciplina” sono poi le prime a brontolare per la crisi e la corruzione; ma non fanno altro che lamentarsi, senza mai alzare la testa.
A me dispiace molto per i disagi che molte persone subiscono per le manifestazioni No Tav e me ne scuso, ma la Torino-Lione è l’ennesimo modo per portare 22 miliardi di euro nelle tasche dei grandi gruppi economici (quindi dei partiti che loro finanziano) e delle mafie (è già provata in tribunale l’infiltrazione della criminalità organizzata in tutta l’alta velocità italiana) quando allo stesso tempo gli stessi politici ti dicono che devono aumentare i biglietti del pullman del 50%, chiudere gli asili e far morire la gente sulle barelle al pronto soccorso perché “non ci sono soldi”. Se poi qualcuno preferisce che 22 miliardi di euro di soldi nostri vengano spesi in un treno supercostoso e inutile invece che nei servizi pubblici che usiamo tutti quotidianamente, va bene, è una opinione legittima, però poi non si lamenti della condizione in cui versa l’Italia.
Lunedì, dopo il mio intervento, io e Chiara abbiamo litigato ancora con alcuni consiglieri del PD; ci accusano di non rispettare le istituzioni, di contestare la magistratura, di fiancheggiare le manifestazioni e anche le violenze. Ma credono forse che non ci siamo chiesti dove porterà questo clima, dove finirà l’Italia? Eppure, i partiti di ogni colore ci chiedono, per non mettere a repentaglio la tranquillità di tutti, di chinare la testa; di accettare la corruzione, la prevaricazione, la distruzione dei beni comuni. Questo, mi spiace, non lo possiamo fare; ce lo vieta in primo luogo la nostra coscienza.
E non possiamo smettere di pensare che la prima responsabilità di ciò che sta accadendo sta in chi, avendo la responsabilità di gestire le istituzioni in nome del popolo, è disposto a sacrificare la pace e la democrazia per perseguire ad ogni costo un affare economico da miliardi di euro.
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Quella del titolo è la battuta della settimana, che ovviamente a Palazzo Civico è stata molto movimentata; con tanto di due o tre commissioni andate buche per sparizione degli assessori, che Fassino ha mandato a sorvegliare lo spalamento neve in giro per la città, uno per Circoscrizione - per dire quanto erano disperati.
Decine di migliaia di torinesi sono infuriati per come è stata gestita l’emergenza neve; basta girare Facebook e forum per leggere tonnellate di insulti al sindaco. La macchina comunale ha retto fino a lunedì, ma tra martedì sera e giovedì mattina c’è stato un vero tracollo, con strade impercorribili, piccole Siberie in ogni periferia, ingorghi e incidenti ovunque, mezzi pubblici fantasma e ogni genere di problema (più sotto troverete una piccola rassegna di mie fotografie). Lega e PDL ci hanno marciato in ogni modo possibile; noi abbiamo scelto una linea diversa.
Invece di fare polemica, infatti, credo che sia utile individuare alcuni aspetti specifici che hanno funzionato particolarmente male, e con calma, nei prossimi giorni, segnalarli e pretendere che vengano affrontati per la prossima volta. Io comincio a elencarne alcuni: l’elevata quantità di condomini che non provvedono a pulire il proprio marciapiede, apparentemente senza che vi siano effettivi controlli; l’incomprensibile balletto di chiudo-apro-no,chiudo-no,apro le scuole, perdipiù senza coordinamento con i Comuni vicini; l’esistenza di terre di nessuno che non si sa chi deve pulire; la mancanza totale di pulizia delle piste ciclabili; l’indisponibilità di mezzi pubblici aggiuntivi da mandare in giro quando il traffico rallenta, per ridurre i tempi d’attesa che altrimenti salgono; la mancata pulizia dei parcheggi all’aperto; e l’incomprensibile scelta di sospendere la ZTL quando invece si doveva cercare di ridurre il numero di auto in giro (ma a Torino, si sa, qualsiasi scusa è buona per sospendere la ZTL). Allungate pure l’elenco.

Mercoledì sera, stazione Re Umberto della metro: per arrivare lì dal Municipio ho impiegato oltre mezz’ora, dato che in via Milano secondo il pannello 5T non transitava niente (forse un 4 dopo venti minuti) e che ho atteso quasi venti minuti al gelo nella centralissima via Pietro Micca senza che passasse nemmeno un mezzo di nemmeno una linea in nessuna delle due direzioni; ho poi corso per prendere in via Arsenale un 15 visto apparire all'orizzonte. Finalmente giungo alla metro e trovo i tornelli aperti, e penso: guarda che sveglio l’assessore Lubatti, ha reso gratuita la metro perché è l’unico mezzo che gira. Invece no, i tornelli erano proprio rotti e spalancati per il freddo (secondo il giornale, sono poi andati col phon a scongelarli).

Mercoledì sera, stazione Re Umberto (lato sud): questa scala mobile è rotta da tre mesi (io ho già fatto tre interpellanze in sette mesi sui malfunzionamenti della metro, l’ultima una decina di giorni fa). Certo che se devono subire pure cinque centimetri di neve, c’è da chiedersi come facciano ad aver mai funzionato; la Città da anni deve tirar fuori i soldi per realizzare la copertura delle uscite, ma preferisce buttarli in manutenzione straordinaria.

Mercoledì sera: il primo tratto pulito è quello del mio condominio, quello successivo, davanti al giardinetto, è del Comune; la foto si commenta da sola. I primi pulitori comunali sono arrivati lì stamattina (sabato).

Giovedì mattina, piazza XVIII Dicembre: una folla attende mezzi pubblici che sono una rarità (matematicamente, se aumenta il tempo di percorrenza e i mezzi in servizio sono sempre gli stessi, aumenta proporzionalmente il tempo di attesa).

Giovedì mattina, via Pietro Micca: se sono così le strade più centrali, figuriamoci la periferia.

Giovedì mattina, capolinea del 29 in piazza Solferino: la fermata chiaramente non è mai stata pulita da quando, cinque giorni prima, ha iniziato a nevicare.

Venerdì mattina, corso Re Umberto: questa sarebbe una pista ciclabile che è anche il percorso pedonale di accesso alla fermata (geniale anche senza neve). Nonostante abbia smesso di nevicare da ventiquattr’ore, pare proprio che non sia passato nessuno a pulire.

Venerdì mattina, pista ciclabile di via Bertola, il principale accesso ciclabile al centro da ovest. Mai pulita, il sentiero che vedete è stato conquistato dai pedoni. Su un forum però (non scherzo!) ho trovato uno che ringrazia il Comune, è un praticante di mountain bike e ha usato la pista per allenarsi al fuoristrada invernale…
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