La Stampa intervista Valentina Sganga

“Il Movimento di Torino deve riorganizzarsi, creare una classe dirigente. E ripartire dalle assemblee con i cittadini nei quartieri per coinvolgerli nella vita istituzionale”. Valentina Sganga, 35 anni, è stata la candidata M5S al Comune. Negli ultimi cinque anni ha fatto la capogruppo, tenendo incollata una maggioranza che rischiava di rompersi per le tensioni interne. Pochi giorni fa è tornata in Consiglio comunale, sedendo, per la prima volta, dalla parte opposta dell’aula.

Esordio all’opposizione. Che effetto fa?

“E’ strano. Mi ha fatto impressione la Sala Rossa, che è la stessa, ma completamente nuova per chi la compone. Certo, c’è un po’ di rammarico per come sono andate le elezioni, ma le nuove esperienze sono sempre stimolanti”.

Con l’attuale maggioranza condividete molti elementi, ma siete all’opposizione, insieme a forze politiche con cui la distanza su alcuni temi è siderale. Che equilibrio tenere?

“In Sala Rossa siamo tre consiglieri M5S che si muovono in un sistema bipolare. Diciamo che dobbiamo definire l’identità istituzionale che avremo in Consiglio. Siamo distanti anni luce dalle altre opposizioni da cui ci vogliamo differenziare: le scene che abbiamo visto l’altro giorno al Senato sul ddl Zan a Torino non le voglio vedere. Con quella destra non abbiamo nulla a che fare. Con il centrosinistra c’è una certa comunanza sui temi, ma vogliamo avere un’identità che non si sovrappone. Lo faremo portando posizioni radicali, ad esempio sull’ambiente”.

Cosa fare in questi cinque anni?

“Salvaguardare quanto fatto e guardare avanti. Facendo opposizione avremo più tempo per stare nei territori, sui quartieri, raccogliere le istanze dai cittadini. Abbiamo visto alle elezioni lo sfaldamento tra persone e politica. Ecco, ora va recuperato il dialogo. Noi possiamo farlo, riportando quello che c’è fuori nelle istituzioni”.

Idea ambiziosa. Come la volete realizzare?

“Mi piacerebbe lavorare ad assemblee pubbliche nei vari quartieri, includendo i cittadini nel dibattito. E soprattutto cercando di coinvolgere le donne, i giovani, le persone con disabilità e gli stranieri: tutte le persone che la storia e l’economia hanno marginalizzato”.

Nel frattempo il Movimento 5 Stelle si riorganizza. Deve farlo anche a Torino?

“Abbiamo perso voti perché chi ci sosteneva non è andato a votare e non è andato a votarci. Ricostruire un dialogo con la cittadinanza è fondamentale. Per farlo dobbiamo avere una presenza capillare sul territorio, con strutture fisiche e una nuova organizzazione del partito a livello locale, con figure riconoscibili che operino con obiettivi precisi. Poi dobbiamo dotarci di una classe dirigente, per arrivare al prossimo appuntamento elettorale con persone capaci e competenti”.

E lei vuole essere parte di questo nuovo corso?

“Spero di essere coinvolta. Il Movimento non deve fare l’errore di abbandonare persone che hanno maturato esperienze e competenze. Il discorso ovviamente non vale solo per me”.

Nel frattempo il sindaco Lo Russo si è insediato. La convince l’avvio?

“Su alcune cose sì, altre no. Mi è piaciuto quando al forum organizzato due giorni fa da La Stampa ha parlato del consumo di suolo zero: ora però lo deve fare davvero. Sulla giunta sono incerta: alcuni assessori sono stracarichi di deleghe, altri ne hanno poche”.

Se lo aveste appoggiato Lo Russo al ballottaggio magari ora sareste in maggioranza con un posto in giunta. Pentita della scelta?

“Avere un assessorato, o un altro ruolo, senza costruire un percorso comune non è utile al Movimento né alla città. Va bene così”.

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