Il Disegno di Legge sulla Concorrenza e sul Mercato

Da qualche mese sta succedendo qualcosa di particolarmente grave senza che il dibattito politico nazionale e la maggior parte dei media mainstream se ne stiano occupando.

Lo scorso 4 novembre il Consiglio dei Ministri ha approvato un “Disegno di Legge sulla Concorrenza e sul Mercato” che impegna ad un riordino normativo sulla materia dei servizi pubblici locali.

Questa proposta, purtroppo, intensificherà di molto il processo di privatizzazione dei nostri servizi pubblici e dei nostri beni comuni, a partire dall’acqua per arrivare alle aziende di trasporto pubblico locale.

In estrema sintesi, il disegno di legge prevede che la gestione pubblica da parte dei Comuni dei servizi locali diventi un’eccezione rispetto all’affidamento in gara, e quindi alla messa sul mercato, con tutte le conseguenze, in termini di tariffe per gli utenti e in termini di garanzia dei diritti di tutte e di tutti, che ciò comporta.

Ne ho parlato ieri in Consiglio Comunale presentando, su proposta delle associazioni che si occupano della difesa dei beni comuni, un atto che impegna il Governo a stralciare questa inaccettabile proposta. Purtroppo il mio atto è stato respinto dall’attuale maggioranza di centrosinistra, che ha ben pensato di presentarne a distanza di una settimana uno fotocopia, ma più blando nel dispositivo, e approvarsi solo il suo.

Al di là di queste scaramucce imbarazzanti non nuove ad un Partito Democratico che già mostra segni di spaccatura al suo interno, sono e resto realmente preoccupata di ciò che ci attende.

Torino non si può svendere: i nostri servizipubblici sono un patrimonio di tutte e tutti i torinesi e non possono piegarsi a mere logiche di profitto per pochi.

Come MoVimento 5 Stelle Torino ci siamo, e ci saremo, per portare avanti fino alla fine la battaglia per la difesa dei beni comuni e dell’autonomia degli enti locali.

Diffidate dalle imitazioni.

Tanti auguri per questo 2022

Il capodanno, con i suoi buoni propositi, mi è sempre piaciuto. Si ha la percezione che niente sia perduto e tutto possa migliorare per il semplice fatto di desiderarlo e di augurarlo al prossimo.

Non è così semplice, ma la spinta ideale che si crea questa notte dobbiamo provare a conservarla e utilizzarla come leva per le azioni che scandiranno i nostri prossimi 365 giorni.

Non fermiamoci alla speranza, ma mettiamoci tutta la nostra determinazione e tenacia affinché questo “mondo grande e terribile” (cit.) possa cambiare ed essere finalmente messo al servizio degli esseri umani, della loro felicità e di quel desiderio di giustizia, sociale e ambientale, che non può mancare.

A tutti voi che non vi siete rassegnati e che per me ci siete sempre stati, tanti auguri per questo 2022, che sia splendido ma soprattutto più giusto e solidale.

ANCORA VITTIME SUL LAVORO A TORINO

Tre lavoratori hanno perso la vita oggi per il crollo di una gru in via Genova a Torino, tra loro anche un ragazzo di vent’anni.

Appena tre giorni fa è morto un macchinista, travolto da un treno, allo scalo merci di Orbassano.

In un momento storico in cui lavorare è praticamente un lusso, morire per guadagnarsi da vivere è inaccettabile.

Ogni vittima di questa strage infinita dovrebbe ricordarci che non stiamo facendo abbastanza, e non stiamo investendo abbastanza, per tutelare le condizioni e la vita di chi lavora.

Ma dovrebbe ricordarci anche che incentivare la precarietà, eliminare le tutele a favore dei lavoratori, erodere i diritti e criminalizzare il reddito di cittadinanza ha una conseguenza: finire per accettare che il profitto venga prima di tutto, vita compresa.

Facciamo in modo che da domani, quando si spegneranno i riflettori sulla tragedia, non resti tutto come prima.

Le mie condoglianze alle famiglie delle vittime e la vicinanza ai passanti feriti.

LO SCIOPERO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

All’inizio della pandemia, in quei giorni in cui eravamo chiusi in casa per il lockdown, avevo davvero sperato che il momento storico che stavamo attraversando, con così tanta preoccupazione, potesse essere la leva per costruire una società più giusta e per affrontare con serietà i temi della povertà, della disoccupazione, del precariato giovanile, della perdita di potere d’acquisto delle famiglie e di una più equa distribuzione della ricchezza.

Era la speranza di tanti e invece siamo ancora qui, a giustificare la legittimità di uno sciopero generale nel silenzio, imbarazzato e imbarazzante, delle principali testate giornalistiche.

Per questo oggi sono dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori

che hanno scelto di lottare contro le misure, chiaramente inadeguate, proposte dal Governo.

Oggi sono dalla parte di chi giustamente sciopera perché il conflitto sociale è, per me, l’unica via per allargare la partecipazione democratica e per estendere i confini dei diritti sociali.

PATRICK ZAKI E’ LIBERO

7 febbraio 2020 – 7 dicembre 2021: 668 giorni di carcere.

Ma oggi Patrick Zaki è libero.

Non ancora assolto, ma libero. Ed è una bellissima notizia, il primo spiraglio verso la piena libertà.

Forza Patrick, l’Italia al tuo fianco! 💪❤

Marco Giusta nuovo Presidente del Coordinamento Torino Pride GLBT

Congratulazioni a Marco Alessandro Giusta: nuovo Presidente del Coordinamento Torino Pride GLBT.

Con Marco, negli anni in cui abbiamo avuto l’onore di averlo come nostro assessore, tante sono state le battaglie condivise per i diritti e per il contrasto ad ogni forma di discriminazione.

In questo mandato continuerò a seguire la Commissione Consiliare Comunale che si occupa di questi temi, consapevole di quanto la strada per una reale uguaglianza sia, purtroppo, ancora lunga.

Ma noi continueremo ostinatamente a percorrerla tutte e tutti insieme con quella passione che mai ci è mancata.

Buon lavoro Presidente e un grazie ad Alessandro Battaglia per esserci sempre stato 🏳‍🌈

La Stampa intervista Valentina Sganga

“Il Movimento di Torino deve riorganizzarsi, creare una classe dirigente. E ripartire dalle assemblee con i cittadini nei quartieri per coinvolgerli nella vita istituzionale”. Valentina Sganga, 35 anni, è stata la candidata M5S al Comune. Negli ultimi cinque anni ha fatto la capogruppo, tenendo incollata una maggioranza che rischiava di rompersi per le tensioni interne. Pochi giorni fa è tornata in Consiglio comunale, sedendo, per la prima volta, dalla parte opposta dell’aula.

Esordio all’opposizione. Che effetto fa?

“E’ strano. Mi ha fatto impressione la Sala Rossa, che è la stessa, ma completamente nuova per chi la compone. Certo, c’è un po’ di rammarico per come sono andate le elezioni, ma le nuove esperienze sono sempre stimolanti”.

Con l’attuale maggioranza condividete molti elementi, ma siete all’opposizione, insieme a forze politiche con cui la distanza su alcuni temi è siderale. Che equilibrio tenere?

“In Sala Rossa siamo tre consiglieri M5S che si muovono in un sistema bipolare. Diciamo che dobbiamo definire l’identità istituzionale che avremo in Consiglio. Siamo distanti anni luce dalle altre opposizioni da cui ci vogliamo differenziare: le scene che abbiamo visto l’altro giorno al Senato sul ddl Zan a Torino non le voglio vedere. Con quella destra non abbiamo nulla a che fare. Con il centrosinistra c’è una certa comunanza sui temi, ma vogliamo avere un’identità che non si sovrappone. Lo faremo portando posizioni radicali, ad esempio sull’ambiente”.

Cosa fare in questi cinque anni?

“Salvaguardare quanto fatto e guardare avanti. Facendo opposizione avremo più tempo per stare nei territori, sui quartieri, raccogliere le istanze dai cittadini. Abbiamo visto alle elezioni lo sfaldamento tra persone e politica. Ecco, ora va recuperato il dialogo. Noi possiamo farlo, riportando quello che c’è fuori nelle istituzioni”.

Idea ambiziosa. Come la volete realizzare?

“Mi piacerebbe lavorare ad assemblee pubbliche nei vari quartieri, includendo i cittadini nel dibattito. E soprattutto cercando di coinvolgere le donne, i giovani, le persone con disabilità e gli stranieri: tutte le persone che la storia e l’economia hanno marginalizzato”.

Nel frattempo il Movimento 5 Stelle si riorganizza. Deve farlo anche a Torino?

“Abbiamo perso voti perché chi ci sosteneva non è andato a votare e non è andato a votarci. Ricostruire un dialogo con la cittadinanza è fondamentale. Per farlo dobbiamo avere una presenza capillare sul territorio, con strutture fisiche e una nuova organizzazione del partito a livello locale, con figure riconoscibili che operino con obiettivi precisi. Poi dobbiamo dotarci di una classe dirigente, per arrivare al prossimo appuntamento elettorale con persone capaci e competenti”.

E lei vuole essere parte di questo nuovo corso?

“Spero di essere coinvolta. Il Movimento non deve fare l’errore di abbandonare persone che hanno maturato esperienze e competenze. Il discorso ovviamente non vale solo per me”.

Nel frattempo il sindaco Lo Russo si è insediato. La convince l’avvio?

“Su alcune cose sì, altre no. Mi è piaciuto quando al forum organizzato due giorni fa da La Stampa ha parlato del consumo di suolo zero: ora però lo deve fare davvero. Sulla giunta sono incerta: alcuni assessori sono stracarichi di deleghe, altri ne hanno poche”.

Se lo aveste appoggiato Lo Russo al ballottaggio magari ora sareste in maggioranza con un posto in giunta. Pentita della scelta?

“Avere un assessorato, o un altro ruolo, senza costruire un percorso comune non è utile al Movimento né alla città. Va bene così”.

Proclamazione del sindaco e degli eletti in Sala Rossa

Partecipare alla proclamazione del sindaco e degli eletti in Sala Rossa è stata, ancora una volta, una splendida emozione.

Come da cerimoniale abbiamo iniziato questo nuovo corso sulle note dell’inno di Mameli, con tanti sorrisi e tanti nuovi colleghi con cui spero di condividere anni ricchi di passione e di impegno per Torino.

Ringrazio il Sindaco Stefano Lo Russo per la menzione a me e a Paolo Damilano nel suo primo intervento. Ha ragione, è stata una campagna elettorale che si è misurata sulla lealtà e sulla serietà nel confronto.

Ma è stata, soprattutto, una campagna elettorale in una fase storica complessa che ci impone ora, nei rispettivi ruoli, di lottare con tenacia affinché la solidarietà, la cooperazione e la responsabilità prevalgano come antidoto alle ingiustizie e alle disuguaglianze che vivono ancora il nostro tempo.

Come la goccia che scava la roccia continuerò a credere che ciò sia possibile e ce la metterò tutta.

3,2,1…si parte!

È GIUNTA!

Questa mattina il neo sindaco Stefano Lo Russo ha presentato la squadra degli assessori che lo accompagnerà in questo mandato.

Faccio i miei auguri di buon lavoro a tutti loro.

Ovviamente non è mia abitudine giudicare le persone prima che possano dimostrare chi sono e come lavorano, e non ho intenzione di farlo neanche questa volta, tuttavia due brevi considerazione di ordine amministrativo e politico credo si possano avanzare.

La prima è relativa alla distribuzione delle deleghe.

Accorpare ambiente, trasporti, viabilità, servizi cimiteriali e innovazione in un unico super assessorato con a capo una sola, oberata, persona mi sembra davvero un azzardo. Non vorrei che alla lunga, visto che si tratta di materie estremamente complesse e impegnative, si rivelasse un passo falso del nuovo sindaco.

La seconda considerazione riguarda invece l’urbanistica.

Non conosco Paolo Mazzoleni, né intendo giudicarne la professionalità e le capacità. Ma mi chiedo se davvero, tra tutti i professionisti torinesi, non c’era una persona di pari spessore che poteva e voleva ricoprire quell’incarico senza andare a scomodare il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano.

E poi, ancora, guardare a Milano è una scelta singolare ma chiara negli intenti.

Il modello di sviluppo urbanistico della città di Milano ha tante luci ma anche altrettante ombre, che non mi sento di ignorare. Non posso ignorare, ad esempio, che lo sviluppo edilizio esasperato e il consolidamento di una città dei consumi, quale è il capoluogo lombardo, coincida molto spesso con una modello classista di sviluppo urbanistico che non mi sento di augurare a Torino e che mai vorrei fosse la direttrice che la nuova amministrazione intende perseguire.

Questo è quanto, per ora. In fondo, per il resto, abbiamo ancora cinque anni.